Sapete cos’è uno scioglilingua? Si tratta di solito di una frase più o meno lunga caratterizzata dal fatto di essere difficile da pronunciare. Li si usa per allenare la mobilità della bocca e della lingua, ma a volte anche con scopo puramente ludico, per divertirsi mentre le labbra si attorcigliano sulle parole e sulle lettere. Per questo, gli scioglilingua italiani, quando usati a mo’ di sfida, possono essere anche particolarmente divertenti.

Di solito ognuno di noi ne conosce una manciata, tre o quattro, più o meno sempre gli stessi. Proprio per questo, superata una certa età può sembrare noioso e ripetitivo mettersi a provare a pronunciare frasi di questo tipo, già trite e ritrite. Pochi sanno, però, che, a ben guardare, di scioglilingua ne esistono in realtà un’infinità.

Qui di seguito ne abbiamo raggruppati addirittura 74, praticamente tutti quelli esistenti nella nostra lingua. Alcuni sono celeberrimi, e infatti abbiamo dedicato loro un po’ più di spazio. Altri sono meno noti, ma non meno divertenti da provare. Eccoveli, se volete fare bella figura con gli amici e passare una serata di sfide diverse dal solito.

 

1. Lo strano Apelle

Lo scioglilingua da cui abbiamo deciso di partire è uno dei più famosi della nostra tradizione, anche perché di solito viene imparato come una filastrocca fin da quando si è bambini. E perché è contrassegnato, a ben guardare, da una certa ironia e irriverenza. Eccolo:

Apelle figlio d’Apollo fece una palla di pelle di pollo e tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta d’Apelle figlio d’Apollo.

Ora, chi sia questo Apelle non è certo facile stabilirlo. Apollo, com’è noto, era uno dei più importanti dei dell’Olimpo e della mitologia greca, Dio del Sole e protettore delle arti, della musica e della profezia. Nella tradizione, però, non risultava avere un figlio dal nome così simile al suo.

D’altra parte, Apelle era comunque un nome piuttosto comune in Grecia. Lo portava ad esempio un importante pittore di cui ci ha parlato Plinio il Vecchio e che viene menzionato anche da Ludovico Ariosto nell’Orlando furioso. Sono esistiti poi anche filosofi e vescovi con questo nome. Di nessuno, però, si sa se si dilettasse a costruire palle di pelle di pollo.

 

2. L’Arcivescovo di Costantinopoli

Il secondo scioglilingua dell’elenco ha una radice non più mitologica ma storica, anche se non si sa bene chi l’abbia creato e perché. Fa riferimento, però, in maniera netta all’Arcivescovo di Costantinopoli, che occupa una carica molto importante ancora oggi ma ancora più decisiva nel passato.

Se l’Arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l’Arcivescovo di Costantinopoli?

Nella città che oggi è Istanbul, infatti, risiede fin dagli inizi del cristianesimo il patriarca, che nei primi secoli era secondo in grado solo al vescovo di Roma, il Papa. Poi, nel 1054, è avvenuto il cosiddetto Grande Scisma, che ha portato la chiesa orientale a staccarsi da quella romana, vedendo la nascita del Cristianesimo Ortodosso.

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Oggi il Patriarca ecumenico di Costantinopoli – Nuova Roma è quindi il “primo tra pari” all’interno della Chiesa ortodossa, e quindi viene riconosciuto come la massima autorità in quel campo. Difficile che lo scioglilingua volesse richiamare tutto questo, ma probabilmente il gioco linguistico deve essere nato tra studenti impegnati nello studio di questi fatti storici.

 

3. Il più famoso degli scioglilingua italiani

Il più celebre scioglilingua italiano però è sicuramente quello della capra e della panca, che tutti conoscono. Anche in questo caso, come in pressoché tutti i giochi di questo tipo, non è però facile stabilire la sua origine e il suo significato. Intanto però enunciamolo:

Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.

Come dicevamo, il significato di queste due frasi non è affatto evidente. Sono anzi state avanzate delle ipotesi (perlopiù scherzose) sul perché una capra debba vivere sopra alla panca e invece morire al di sotto di essa. C’è chi pensa, ad esempio, che la capra quando sta sotto alla panca ci sia rimasta incastrata, e quindi non possa nutrirsi.

C’è però anche chi interpreta lo scioglilingua come una sorta di metafora sociale. Chi sta sopra alla piramide sociale, chi “vive ai piani alti”, campa senza problemi. Chi sta sotto e sopporta il peso della vita, al contrario, muore, soccombe. Probabile che, come spesso accade, lo scioglilingua sia in realtà nato per caso, ma questa spiegazione è quantomeno suggestiva.

 

4. Le tigri in lotta

Come dicevamo in apertura, gli scioglilingua giocano sulle difficoltà di pronuncia. Una delle più comuni riguarda la lettera “r”, che non a caso è uno degli ultimi suoni che i bambini imparano a dire. E che diventa particolarmente complicato quando si associa ai suoni “t” e “g”.

Tre tigri contro tre tigri.

Per questo motivo lo scioglilingua che trovate qui sopra è tradizionalmente uno dei più difficili da pronunciare. Provate a ripeterlo più volte, velocemente, e vi risulterà piuttosto complicato riuscire a non attorcigliarvi la lingua.

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Tra l’altro, questo scioglilingua è così famoso che esiste anche un film che porta proprio questo titolo. È stato diretto nel 1977 da Sergio Corbucci e Steno: si trattava di una pellicola a episodi (appunto tre) con interpreti come Cochi e Renato, Massimo Boldi, Enrico Montesano, Dalila Di Lazzaro, Paolo Villaggio e Anna Mazzamauro.

 

5. I trentini trotterellanti

Chiudiamo con un altro scioglilingua altrettanto famoso, giocato di nuovo sul suono “r”, questa volta associato però solo con il suono “t” e in maniera forse addirittura esagerata. Ecco la frase incriminata:

Trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando.

Lo scioglilingua gioca sulla consonanza tra il numero trentatré, la città di Trento (con i suoi derivati) e l’atto del trotterellare. Mescolando il tutto in una formulazione veloce ne esce una frase che pochissimi riescono a portare a compimento indenni.

Che i trentini vadano a Trento non è per nulla strano. Sul fatto che siano trentatré ed entrino in città trotterellando, invece, il mistero si fa più fitto. Ma, come al solito, non bisogna cercare una logica in queste frasi: sono puri divertissement, creati ad arte per indurre all’errore.

 

Altri 69 scioglilingua italiani, oltre ai 5 già segnalati

Come promesso, però, non abbiamo certo intenzione di fermarci agli scioglilingua più famosi. Ecco gli altri 69 che vi avevamo annunciato, in rapida sequenza. Un’unica avvertenza, però: alcuni non sono difficili da pronunciare in prima battuta, ma diventano impossibili quando li si ripete velocemente più volte. Provare per credere.

– A quest’ora il questore in questura non c’è.

– Al pozzo dei pazzi una pazza lavava le pezze. Andò un pazzo e buttò la pazza con tutte le pezze nel pozzo dei pazzi.

– Al solstizio il Sol sta, sol stando; sol stando il Sol sta al solstizio.

– Andavo a Lione cogliendo cotone, tornavo correndo, cotone cogliendo.

– Caro conte, chi ti canta tanto canta che t’incanta.

– Chi ama chiama chi ama, chiamami tu che chi ami chiami. Chi amo chiamerò se tu non chiami.

– Chi seme di senapa secca semina sempre seme di senapa secca raccoglie.

– Chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente.

– Ciò che è, è; ciò che non è, non è; ciò che è, non è ciò che non è; ciò che non è, non è ciò che è.

– Con la tazza un mezzo pazzo vuota il pozzo del palazzo.

– Dieci limoni, cento limoni, mille limoni.

– Dietro il palazzo c’è un povero cane pazzo, date un pezzo di pane al povero pazzo cane.

– Due tazze strette in due strette tazze.

– E ti stizzisci… e stizziscitici pure!

– Eva dava l’uva ad Ava, Ava dava l’uva ad Eva.

– Figlia, sfoglia la foglia, sfoglia la foglia, figlia.

– Filastrocca sciogligrovigli con la lingua ti ci impigli, ma poi te la sgrovigli basta che non te la pigli.

– Filo fine dentro il foro, se l’arruffi non lavoro, non lavoro e il filo fine fora il foro come un crine.

– Forse Pietro potrà proteggerla.

– Guglielmo coglie ghiaia dagli scogli scagliandola oltre gli scogli tra mille gorgogli. Ho in tasca l’esca ed esco per la pesca, ma il pesce non s’adesca, c’è l’acqua troppo fresca. Convien che la finisca, non prenderò una lisca! Mi metto in tasca l’esca e torno dalla pesca.

– Il cuoco cuoce in cucina e dice che che la cuoca giace e tace perché sua cugina non dica che le piace cuocere in cucina col cuoco.

– Il mondo è fatto a scale: chi le scende e chi le sale. Chi le scende troppo in fretta gli si sciupa la scarpetta. Se la scarpa ha il laccio sciolto, collo scialle scalda molto. Lo scialle non è sciarpa, la sciarpa non è scarpa, il furbo non è sciocco, tira il laccio è sciolto il fiocco.

– In un piatto poco cupo, poco pepe cape.

– In un pozzo poco cupo si specchiò una volta un lupo, che nel poco cupo pozzo andò a battere di cozzo con un cupo tonfo fioco da smaltire a poco a poco e credette di azzannare un feroce suo compare; ma rimase brutto e cupo il feroce sciocco lupo.

– In una conca nuotano a rilento tre trote, cinque triglie e tinche cento.

– La marmotta, quando annotta, nella grotta già borbotta, che la pappa non è cotta! Quando è cotta riborbotta, perché è scotta!

– Li vuoi quei kiwi? E se non vuoi quei kiwi che kiwi vuoi?

– Lucio e Decio lisciano dodici gatti felici.

– Mazzo di carte, carte di mazzo.

– Mi attacchi i tacchi tu che attacchi i tacchi? Io attaccarti i tacchi a te? Attaccati te i tuoi tacchi tu che attacchi i tacchi.

– Nel castello di Mister Pazzin dei Pazzi c’era una pazza che lavava una pezza di pizzo nel pozzo. Mister Pazzin dei Pazzi diede una pizza alla pazza che lavava la pezza di pizzo nel pozzo. La pazza rifiutò la pizza, così Mister Pazzin dei Pazzi buttò la pazza, la pizza e la pezza nel pozzo del castello di Mister Pazzin dei Pazzi.

– Nel muro c’è un buco e un bruco nel buco scaccia il bruco e tura il buco.

– Nel pozzo di San Patrizio c’è una pazza che lava una pezza. Arriva un pazzo, con un pezzo di pizza e chiede alla pazza se ne vuole un pezzo. La pazza rifiuta. Allora il pazzo prende la pazza, la pezza e la pizza e li butta nel pozzo di San Patrizio, protettore dei pazzi.

– Nell’anfratto della grotta trentatré gretti gatti si grattano.

– No, non ho un nonno.

– Nove navi nuove navigavano.

– O Tito Tazio, tiranno, tu ti attirasti disgrazie tanto grandi!1

– Oh che orrore, oh che orrore, ho visto un ramarro verde su un muro marrone.

– Oh postino che porti la posta, dimmi postino che posta portasti.

– Peràro per perorare per Pero partì, però per perorare Peràro a Pero perì.

– Pisa pesa e pesta il pepe al papa; il papa pesa e pesta il pepe a Pisa.

– Porta aperta per chi porta, per chi non porta parta pur che non importa aprir la porta.

– Prendi questa barca e impegolamela e quando l’avrai impegolata disimpegolamela senza impegolarmi.

– Quanti rami di rovere roderebbe un roditore se un roditore potesse rodere rami di rovere?

– Sa chi sa se sa chi sa che se sa non sa se sa, sol chi sa che nulla sa ne sa più di chi ne sa.

– Scopo la casa, la scopa si sciupa; ma, se non scopo sciupando la scopa, la mia casetta con cosa la scopo?

– Se la serva non ti serve, a che serve che ti serva di una serva che non serve? Serviti di una serva che serve, e se questa non ti serve, serviti dei miei servi.

– Se oggi seren non è, doman seren sarà. Se non sarà seren si rasserenerà.

– Sessantasei assassini andarono ad Assisi tutti e sessantasei assassinandosi.

– Sette zucche secche e storte stanno strette dentro al sacco.

– Sono senza sesto senso.

– Sopra quattro rossi sassi quattro grossi gatti rossi.

– Sotto un cespo di rose scarlatte offre il rospo tè caldo con latte. Sotto un cespo di rose paonazze tocca al rospo sciacquare le tazze.

– Stanno stretti sotto i letti sette spettri a denti stretti.

– Stiamo bocconi cogliendo cotoni, stiamo sedendo cotoni cogliendo.

– Sul tagliere taglia l’aglio, non tagliare la tovaglia: la tovaglia non è aglio e tagliarla è un grave sbaglio.

– Supercalifragilistichespiralidoso.

– Ti che te tacchet i tacc’, tacchem i tacc’! Chi? Mi, taccat’ i tacc’ a ti, che te tacchet i tacc’. Taccheti ti i tó tacc’, ti che te tacchet i tacc’.

– Tigre intriga tigre.

– Tito, tu t’hai ritinto il tetto, ma te un tu te ne intendi tanto dei tetti ritinti.

– Tre fiaschi stretti stan dentro tre stretti fiaschi, ed ogni fiasco stretto sta dentro lo stretto fiasco.

– Tre tozzi di pan secco in tre strette tasche. Stanno in tre strette tasche stan tre tozzi di pan secco.

– Treno troppo stretto e troppo stracco stracca troppi storpi e stroppia troppo.

– Trentatré soldati stanchi van trottando verso Trento su trentatré cavalli bianchi.

– Un empio imperator di un ampio impero scoppiar fece una guerra per un pero; credeva conquistare il mondo intero l’imperator, ma perse l’ampio impero.

– Un limone, mezzo limone. Due limoni, mezzo limone. Tre limoni, mezzo limone. Quattro limoni, mezzo limone. Cinque limoni, mezzo limone.

– Una puzzola puzzona spazza un pezzo di pazza pezza che puzza in un pozzo che spazzola una pozza spazzata. Che pizza!

– Una rara rana nera sulla rena errò una sera, una rara rana bianca sulla rena errò un po’ stanca.

– Verso maggio con un paggio vo in viaggio. Non vaneggio, né motteggio; forse è peggio! Se mi seggo, più non reggo: mangio o leggo. Se non fuggo qui mi struggo, ma se fuggo vado al poggio e un alloggio là mi foggio, sotto un faggio, con coraggio.

 

Note e approfondimenti

  • 1 Tra l’altro, questo è considerato il primo scioglilingua di cui si ha notizia. Fu scritto in latino da Quinto Ennio negli Annales. Se siete curiosi, qui trovate alcune delle sue opere.

 

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