In un precedente articolo vi abbiamo parlato di cinque sigle di cartoni animati non interpretate da Cristina D’Avena. Per molti di voi avrà rappresentato un viaggio nella memoria, a quei pomeriggi passati davanti alla televisione in cui, magari prima di andare a giocare con gli amici, facevate merenda guardando un cartone animato e crescendo con valori che andavano a completare l’educazione familiare.

Le sigle a cui la celebre cantante italiana non ha prestato la sua inconfondibile voce sono svariate e coprono un lungo periodo di tempo. Quindi ci sembra opportuno accompagnarvi in un nuovo viaggio nella memoria, grazie ad altre cinque celebri sigle che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza di più di una generazione di telespettatori.

 

1. Arrivano i Superboys

Shingo Tamai e gli Europei di Calcio

Arrivano i Superboys (Akakichi No Eleven) è un anime andato in onda in Giappone tra il 1970 e il 1971, per un totale di 52 episodi. È basato sull’omonimo manga ideato da Ikki Kajiwara. In Italia è stato importato – e a volte distribuito con altri titoli – a partire dal 1980.

La serie si incentra su Shingo Tamai, un ragazzo proveniente dai quartieri meno abbienti di Tokyo, ribelle e deciso a primeggiare su tutti. L’incontro con l’ex giocatore di calcio Tempei Matsuki cambierà la sua vita e lo porterà a divenire una persona migliore, nonché un grande campione di calcio capace di rivaleggiare con i fuoriclasse del Brasile.

Shingo Tamai, protagonista di Arrivano i SuperboysArrivano i Superboys è il primo anime giapponese incentrato sul calcio, antesignano del più celebre Holly & Benji. A differenza di questi, ha però cercato di aderire a un maggiore realismo – pur non mancando alcuni tiri che sfidano ogni convenzione della fisica e della gravità – nella descrizione dei travagli esistenziali dei vari protagonisti.

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La sigla italiana, seppur con testo in inglese, intitolata GOAL [1], fu scritta da Gordon Fagetter, Paolo Dossena (con lo pseudonimo di Dresdy), Italo Greco e Luigi Lopez. Questi ultimi presero spunto dalla canzone Going Down Mexico dei Cyan, gruppo del quale alcuni di loro avevano fatto parte. Ad interpretarla fu lo stesso Lopez, il quale si accreditò come “Eurokids”.

La canzone infatti nacque come inno ufficiale degli Europei di Calcio del 1980, svoltisi proprio in Italia, e venne poi riutilizzata come sigla di Arrivano i Superboys.

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2. Heidi

Dalla Svizzera alla Germania

Heidi (Arupusu no shōjo Haiji) è un anime andato in onda in Giappone nel 1974, per un totale di 52 episodi. È basato su un romanzo pubblicato nel 1880 dalla scrittrice svizzera Johanna Spyri. All’anime collaborò anche Hayao Miyazaki. In Italia è stato importato a partire dal 1978.

La serie si incentra sulla piccola Heidi che, dopo aver vissuto per alcuni anni col nonno sulle Alpi Svizzere, è obbligata a trasferirsi a Francoforte per accudire Clara, una ragazza costretta su una sedia a rotelle.

Heidi e le sigle dei cartoni animati degli anni '70Con la sua solarità e spensieratezza, Heidi porta la felicità nella casa di Clara, la quale riuscirà anche a superare il suo handicap, permettendo a Heidi di ritornare da suo nonno.

La sigla italiana [2], intitolata anch’essa Heidi, fu scritta da Franco Migliacci (il paroliere di Nel blu dipinto di blu). Ad interpretarla fu Elisabetta Viviani, che prima di allora aveva partecipato a qualche carosello e programma televisivo e poco altro, e che grazie a questa canzone vide – in maniera forse paradossale – lanciata la propria carriera.

La sigla in realtà era un rifacimento/cover dell’intro tedesca realizzata da Christian Bruhn, poiché era dalla versione tedesca che l’Italia aveva basato il proprio adattamento. Anche le musiche all’interno delle puntate infatti differiscono dall’originale giapponese.

 

3. Candy Candy

Le disavventure di un’orfana

Candy Candy (Kyandi Kyandi) è un anime andato in onda in Giappone tra il 1976 e il 1979, per un totale di 115 episodi. È basato sull’omonimo manga ideato da Kyoko Mizuki, il quale a sua volta si è ispirato a un altrettanto omonimo romanzo scritto dalla stessa autrice. In Italia è stato importato a partire dal 1980.

La serie, che copre un lungo arco temporale del ventesimo secolo, si incentra sull’orfana Candy, la quale passa da una famiglia adottiva all’altra tra incomprensioni, morti e gelosie, prima di seguire la propria vocazione e diventare un’infermiera allo scoppiare della Prima guerra mondiale. Ma la sfortuna perseguiterà lei e chi le sta intorno, fino a un inaspettato finale.

La famosa Candy CandyLa sigla italiana [3], intitolata anch’essa Candy Candy, fu scritta da Lucio Macchiarella e Stefano Senesi. Ad interpretarla fu il gruppo dei Rocking Horse, capeggiato da Douglas Meakin, il quale collaborò anche alla stesura della musica.

Il gruppo era in precedenza noto come Superobots e con questo nome aveva composto e interpretato sigle per svariati cartoni animati incentrati sui robot, la più celebre delle quali fu quella de Il Grande Mazinger. L’esigenza di cambiare nome nacque per non invadere il mercato con prodotti simili collegati a un unico gruppo musicale… quantomeno nella forma.

 

4. Tutti in campo con Lotti

Spa-ghe-tti!

Tutti in campo con Lotti (Ashita tenki ni naare) è un anime andato in onda in Giappone tra il 1984 e il 1985, per un totale di 47 episodi. È basato sull’omonimo manga ideato da Tetsuya Chiba. In Italia è stato importato a partire dal 1986.

La serie si incentra su Lotti (Taiyo Mukai), un ragazzo orfano di padre che svolge mille lavori per aiutare la sua famiglia e continua a studiare solo dietro insistenza della madre. Un giorno, quasi per caso, scopre il gioco del golf e di esservi portato.

Lotti intento a colpire la palla da golfLotti inizia allora una grande ascesa verso il professionismo, consapevole che questo potrebbe risolvere i suoi problemi familiari.

La sigla italiana, intitolata anch’essa Tutti in campo con Lotti [4], fu scritta da Alessandra Valeri Manera ed Enzo Draghi. Ad interpretarla l’allora esordiente Manuel De Peppe. Costui aveva in origine lavorato con qualche piccola parte in alcuni telefilm, come ad esempio Love Me Licia, dove interpretava il bassista dei Bee Hive.

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Dopo Tutti in campo con Lotti, De Peppe ha alternato la doppia carriera di attore e musicista, in quest’ultimo caso anche nei ruoli di produttore e compositore. Impegni che lo hanno portato a trasferirsi negli Stati Uniti, dove vive tutt’ora.

 

5. Naruto

Io credo in me

Naruto è un anime andato in onda in Giappone dal 2002 al 2017, per un totale di oltre 700 episodi suddivisi in due serie (Naruto e Naruto: Shippuden), vantando il primato per il maggior numero di episodi riempitivo prodotti. È basato sull’omonimo manga ideato da Masashi Kishimoto. In Italia è stato importato a partire dal 2006.

La serie si incentra su Naruto Uzumaki, un giovane ninja reincarnazione di uno spirito maligno. La sua ambizione di divenire un maestro (Hokage) si scontra con quella di Sasuke Uchiha, un suo amico che diverrà però ben presto il suo più temibile nemico.

I personaggi di NarutoNel precedente articolo, parlando di Dragon Ball, avevamo detto come le sigle di questo cartone animato fossero legate all’artista Giorgio Vanni. Possiamo dire la stessa cosa per Naruto.

Vanni ha composto infatti le sigle di entrambe le due serie, con l’apporto di Giuseppe Dati. Entrambe hanno la particolarità di avere lo stesso titolo, Io credo in me [5], e i testi col progredire delle puntate subiscono leggere modifiche, riflettendo così i cambiamenti tra una saga e l’altra.

Entrambe le sigle, infine, hanno il particolare comune di essere incentrate sul valore dell’amicizia e sulla capacità di realizzare i propri sogni con la propria forza di volontà.

 

 

Note e approfondimenti

[1] La potete ascoltare qui.
[2] Qui la versione completa.
[3] Ecco la sigla completa originale.
[4] La memorabile sigla dell’epoca può essere ascoltata qui.
[5] Quella di Naruto potete sentirla qui.
[-] L’immagine di copertina ritrae Giorgio Vanni, cantante di varie sigle di cartoni animati, durante una esibizione nel 2011 (foto di Niccolò Caranti via Wikimedia Commons)

 

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