Una parte di voi non avrà probabilmente mai sentito parlare degli Amon Amarth. Un’altra parte, invece, lo penserà un riferimento tolkeniano [1]. Al contrario, con questo appellativo si identifica una delle più interessanti band di death metal degli ultimi anni.

Formatisi in Svezia nei primi anni ’90, gli Amon Amarth hanno oggi all’attivo una decina di album di studio, pochi successi da classifica (e tutti recenti) ma una schiera di appassionati fan. D’altronde, il loro sound è stato fin da subito uno dei più apprezzati e significativi della scena. Un sound che ha definito i contorni del cosiddetto melodic death metal.

Ma quali sono gli album migliori di questa band? Quali le canzoni più significative di Johan Hegg, Olavi Mikkonen e compagni? E da quali video di YouTube può essere interessante partire per conoscerli meglio? Cerchiamo di rispondere a queste domande nell’articolo che trovate qui di seguito.

 

1. Death in Fire

Come abbiamo detto, gli Amon Amarth iniziarono a suonare assieme negli anni ’90. Nel 1998 rilasciarono il loro primo album, Once Sent from the Golden Hall, un disco ancora per certi versi acerbo. Il percorso verso la maturazione proseguì poi con The Avenger del 1999 e The Crusher del 2001.

La copertina di Versus the World degli Amon AmarthIl quarto album, Versus the World, rappresentò la prima svolta della loro carriera. Il disco nacque infatti da un periodo di grande frustrazione all’interno del gruppo, dovuto al fatto che i lavori precedenti avevano lanciato segnali importanti, che la band però non riusciva a concretizzare.

I cinque di Stoccolma erano già nella formazione che li avrebbe trascinati verso i maggiori successi, ma in un certo senso non ingranavano. E per questo erano stati sull’orlo dello scioglimento. Non a caso il quarto album, in fase di lavorazione, era intitolato The End.

Il materiale che riuscirono a registrare, però, era inaspettatamente buono. Proprio nel momento in cui stavano per gettare la spugna, sembrarono così trovare la formula che consentiva loro di superare i limiti evidenziati nei lavori precedenti.

La traccia d’apertura di Versus the World

Già la prima traccia era sintomatica del nuovo corso. Il disco si apriva infatti con Death in Fire [2], una canzone che, pur essendo posizionata all’inizio, parlava della fine. Il tema era infatti il Ragnarök, la battaglia apocalittica di cui si narra nella mitologia norrena.

Paradossalmente, però, secondo la leggenda il titolo del brano venne da un motivo molto più prosaico [3]. Johan Hegg ha infatti raccontato che l’idea gli venne da un incontro con il suo amico Dan Lilker a un festival metal a Milwaukee. Hegg portava infatti in quell’occasione una t-shirt con la sigla DIF.

Johan Hegg degli Amon Amarth (foto di Achim Raschka / CC-BY-SA-4.0)
Johan Hegg degli Amon Amarth (foto di Achim Raschka / CC-BY-SA-4.0)

Il problema è che quel DIF stava in realtà per Djurgårdens IF, il nome della squadra di calcio di cui il leader degli Amon Amarth è tifoso. Solo che Lilker, da buon americano, non ha nessuna nozione di calcio e chiese se quella sigla stesse per “Death in Fire”.

Il titolo piacque e Hegg e soci ci costruirono sopra il testo della loro canzone d’apertura. Una canzone che è rimasta negli annali del loro repertorio.

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2. The Pursuit of Vikings

Due anni dopo gli Amon Amarth diedero seguito alla loro svolta pubblicando Fate of Norns. L’album, uscito con l’etichetta della Metal Blade, presentava d’altronde tutti gli elementi già presenti nell’osannato Versus the World.

Il suono infatti continuava a scorrere più lento ma anche più potente e brutale di prima. La maturazione artistica procedeva, ed era evidente anche nella capacità dei cinque membri – Johan Hegg, Olavi Mikkonen, Johan Soderberg, Ted Lundström e Frederik Andersson – di combinarsi magicamente insieme.

Gli Amon Amarth in concerto (foto di Sven Mandel / CC-BY-SA-4.0)
Gli Amon Amarth in concerto (foto di Sven Mandel / CC-BY-SA-4.0)

In viaggio coi vichinghi

Il brano più significativo, questa volta, non appariva all’inizio del disco ma a metà. The Pursuit of Vikings era infatti il quarto brano degli otto dell’album. Un pezzo in cui ancora una volta gli Amon Amarth trattavano il tema più frequente della loro produzione: la mitologia norrena.

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La canzone, infatti, è una sorta di inno dei vichinghi che partono sulle loro navi quando il ghiaccio si scioglie. Ed è anche un’invocazione al dio Odino, affinché guidi i possenti guerrieri nel loro viaggio verso la battaglia.

Oden! Guide our ships
Our axes, spears and swords
Guide us through storms that whip
And in brutal war.

Pursuit of Vikings è stata oggetto anche di un videoclip promozionale [4]. Inoltre, nell’edizione speciale dell’album è stato pubblicato un bonus DVD registrato dal vivo a Reykjavík, in Islanda.

 

3. Twilight of the Thunder God

Terza canzone e terzo diverso disco della nostra lista. Arriviamo infatti a Twilight of the Thunder God, brano tratto dall’album omonimo del 2008. Un disco su cui vale la pena soffermarsi un attimo.

Dopo Fate of Norns, di cui abbiamo già parlato, gli Amon Amarth fecero infatti uscire With Oden on Our Side. Si trattava di un tentativo di ritorno all’antico, al recupero delle sonorità che la band aveva esibito all’inizio della carriera.

L'illustrazione sulla copertina di Twilight of the Thunder GodUn tentativo in buona parte riuscito, soprattutto con il brano d’apertura Valhall Awaits Me e con Cry of the Black Birds. Entrambe le canzoni, non a caso, sono diventate dei classici del repertorio della band svedese.

Il disco del successo

Col disco successivo, appunto Twilight of the Thunder God, il quintetto seppe centrare ancora meglio il bersaglio. L’album, infatti, si presentò fin da subito come il migliore realizzato fino ad allora dagli Amon Amarth.

Apprezzato dai cultori del metal ma anche da chi questo genere lo coltiva con attenzioni marginali, Twilight of the Thunder God riuscì anche ad entrare in classifica negli Stati Uniti. Esordì infatti al cinquantesimo posto della graduatoria di Billboard, quando i precedenti non erano neppure riusciti ad entrare tra i primi 200.

La potenza del tuono degli Amon Amarth

Merito di tale successo è da ascrivere ad alcune tracce memorabili. La prima era proprio Twilight of the Thunder God [5], ispirata alla mitologica lotta tra Thor e il mostruoso serpente Jormungand.

Roope Latvala (foto di HaBa e Lassi Ohtonen via Wikimedia Commons)

La canzone, un poderoso brano death metal, simile a una vera e propria cavalcata, vedeva tra l’altro la partecipazione di Roope Latvala. Gli Amon Amarth non hanno mai indugiato in collaborazioni fini a loro stesse, ma negli anni più maturi si sono concessi infatti di ospitare qualche amico.
 
Latvala è un chitarrista finlandese, noto per aver fatto parte di due tra le principali band metal scandinave, i Children of Bodom e i Sinergy. E il risultato di questa collaborazione è ancora oggi – a distanza di una decina d’anni – memorabile.

 

4. Guardians of Asgaard

Sempre da Twilight of the Thunder God arriva anche il quarto brano della nostra lista, Guardians of Asgaard. Un pezzo ancora una volta ispirato agli antichi miti nordici, e in particolare alle figure dei guerrieri deputati a difendere la residenza degli dei.

Se conoscete gli Amon Amarth, sapete bene che questi temi sono da sempre al centro delle loro canzoni. Se però li state scoprendo solo ora, vale la pena di spendere due parole.

Una scena del videoclip di Guardians of AsgaardIl gruppo di Stoccolma, infatti, ha una posizione molto precisa sul tema del paganesimo e della religione. Essendo stata la prima band metal scandinava a mettere da parte i soliti temi (satanismo, violenza, barbarie) per un’organica visione norrena, ha avuto modo infatti di definire una vera e propria ideologia.

Un’ideologia che ha alla base il recupero delle vecchie tradizioni scandinave, almeno a livello culturale, da contrapporre al cristianesimo, visto come una religione imposta dall’esterno, quasi colonizzatrice.
 
Il tutto, però, non in chiave nazionalista o razziale, ma – a sentir loro – con l’intento di garantire un maggior pluralismo. Quel pluralismo che era normale nel paganesimo [6].

La canzone

Guardians of Asgaard [7] quindi continua sulla linea di esaltare i miti antichi e il valore dei vichinghi, un valore poi inquinato dal cristianesimo. Un tema, questo, particolarmente caro a Johan Hegg, di chiara derivazione nietzschiana.

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Standing firm
Against all odds
We are guardians
Asgaard’s migthy walls
We protect
The realm of asagods
No matter
What they send at us
We will never
Let them fall
 
We’re the guardians, guardians of Asgaard
Guardians, guardians of Asgaard
Guardians
Of Asgaard

Da notare, infine, che pure in questa canzone è presente una collaborazione importante. Alla voce si esibisce infatti anche Lars Göran Petrov, per molto tempo frontman degli Entombed.

 

5. Deceiver of the Gods

Concludiamo con una canzone più recente, Deceiver of the Gods. Il pezzo arriva infatti dal penultimo disco della band, che porta lo stesso titolo della canzone. Un disco che continua sulla falsariga dei precedenti, pur introducendo un maggior lavoro in fase di armonizzazione dei diversi strumenti.

Nel disco del 2013, infatti, si sente chiaramente il tentativo di mediare tra melodia e brutalità, che è un po’ la chiave di volta di tutto il melodic death metal. Un obiettivo difficile da raggiungere, ma che a tratti gli Amon Amarth portano a casa grazie anche a un gran lavoro sulle chitarre.

Gi Amon AmarthTutto questo ha permesso alla band di continuare la sua ascesa nel panorama mondiale. Non più confinata alle sole classifiche scandinave, è riuscita infatti a farsi notare (e recensire) anche nei più importanti mercati, di cui è ormai una presenza fissa.

L’album infatti è entrato in classifica in Germania – arrivando addirittura al terzo posto –, in Canada e soprattutto negli Stati Uniti. In quest’ultimo paese è stato conseguito forse il risultato più importante, visto che Deceiver of the Gods è arrivato fino al 19° posto della classifica generale.

La canzone

Deceiver of the Gods [8] era perfetta come brano d’apertura di quel disco, perché travolgeva l’ascoltatore con una carica di potenza inusitata. Le chitarre di Olavi Mikkonen e Johan Soderberg creavano il tappeto sonoro su cui poi si stagliava la possente voce di Hegg.

La copertina di Deceiver of the Gods degli Amon AmarthAnche in questo caso il tema era il classico asgardiano. C’era però una sostanziale differenza rispetto al passato. Al centro delle liriche non c’erano divinità come Odino o Thor, o prodi vichinghi in viaggio verso la conquista, ma un personaggio più ambiguo.

Deceiver of the Gods significa infatti “ingannatore degli dei”. Ed è l’appellativo che tradizionalmente è assegnato a Loki, personaggio che nella mitologia nordica è sì un dio, ma che cerca una rivalsa verso gli altri abitanti di Asgaard.

Asgård’s always been my home
But I’m of different blood
I will overthrow the throne
Deceiver!
Deceiver of the gods!

 

 

Note e approfondimenti

[1] In effetti, nella lingua creata da Tolkien quello è il nome del Monte Fato, dove Sauron forgiò l’Unico Anello.
[2] Qui potete vedere ed ascoltare il video ufficiale.
[3] L’ha raccontato lo stesso Johan Hegg qui.
[4] Lo potete vedere qui.
[5] Potete ascoltarla qui.
[6] Per una spiegazione più dettagliata dei rapporti tra Amon Amarth e cristianesimo, oltre che dei fraintendimenti in chiave razzista di alcune loro canzoni, leggete quest’intervista a Fredrik Andersson, che è stato il batterista della band fino al 2015.
[7] Qui il video.
[8] Lo potete ascoltare qui.
[-] La foto di copertina è di Antje Naumann.
[-] L’immagine di Roope Latvala è da accreditare a HaBa e Lassi Ohtonen.

 

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