Canzoni napoletane: le più famose, classiche e moderne

Renato Carosone e le canzoni napoletane più importanti

La musica napoletana è famosa non solo nel nostro paese, ma in tutto il mondo. Grazie all’emigrazione e, soprattutto, alla qualità dei suoi testi e delle sue melodie, si è d’altronde diffusa ai quattro angoli del globo, diventando una delle forme più importanti della musica popolare. Ma quali sono le canzoni napoletane più famose?

Perché un conto è ricordarsi che sì, in effetti la musica napoletana è importante. Un conto è, invece, mettersi ad elencare tutti gli esempi che si potrebbero snocciolare. Magari vengono in mente un paio di titoli, ma non è detto che abbiate sempre sulla punta della lingua anche tutti gli altri.

Ed è per questo che ci siamo noi. Qui di seguito abbiamo raccolto le canzoni napoletane più celebri. Ve ne racconteremo la storia e i segreti, soffermandoci in particolare sulle prime cinque, ma poi dandovi una panoramica anche su tutte le altre. Cominciamo.

 

1. ‘O sole mio

Lo spartito di O sole mio!

Forse la più celebre canzone napoletana in assoluto è ‘O sole mio1, che è anche, in generale, una delle canzoni italiane più conosciute nel mondo. Fu scritta nel 1898 dal giornalista Giovanni Capurro per il testo e dal musicista Eduardo Di Capua per la musica.

Prima vennero stese le parole, e poi Capurro – che all’epoca lavorava presso il quotidiano Roma di Napoli – le spedì a Di Capua. Quest’ultimo si trovava infatti lontano da Napole, a Odessa, dove aveva seguito il padre, musicista in un’orchestra.

Secondo la leggenda, la canzone venne quindi in parte ispirata da una straordinaria alba sul Mar Nero, in parte anche dalla bella Anna Maria Vignati-Mazza, sposa di un senatore e prima vincitrice di un concorso di bellezza a Napoli.

   

 

2. Funiculì funiculà

Funiculì Funiculà

Alla fine dell’Ottocento – e per la precisione al 1880 – risale anche Funiculì funiculà2, altra celebre canzone scritta per il testo da un giornalista (Giuseppe Turco) e musicata da Luigi Denza. Le parole, d’altra parte, erano ispirate a un fatto di cronaca.

Nel 1879 era stata infatti inaugurata la funicolare del Vesuvio che permetteva di raggiungere la cima del vulcano e la canzone intendeva celebrare questa grande innovazione, che consentiva anche di ammirare il bel panorama circostante.

Il brano divenne subito popolarissimo, tanto che Ricordi – che ne pubblicò la partitura – riuscì a vendere un milione di copie nei primi mesi dall’uscita. E anche Richard Strauss, in quegli anni, decise di includere un pezzo di Funiculì funiculà nel suo poema sinfonico Dall’Italia.

   

 

3. ‘O surdato ‘nnammurato

Aniello Califano, autore del testo di 'O surdato 'nnammurato
Aniello Califano, autore del testo di ‘O surdato ‘nnammurato

‘O surdato ‘nnammurato3 è invece lievemente più tarda, visto che venne composta nel 1915, nel pieno della Prima guerra mondiale. E proprio alla guerra era ispirata, dato che descriveva la tristezza di un soldato al fronte, lontano dalla sua fidanzata.

L’autore delle liriche era il poeta Aniello Califano, che proveniva in realtà dalla provincia di Salerno, mentre le musiche erano state composte da Enrico Cannio. Nel corso degli anni è stata poi interpretata da decine di artisti, anche provenienti dalla musica pop e jazz, per via di un impianto musicale per l’epoca molto moderno.

Tra i tanti, vale la pena di ricordare Anna Magnani – che ne fece un suo cavallo di battaglia –, ma anche Massimo Ranieri, Enzo Jannacci e Roberto Vecchioni.

   

 

4. Tu vuò fa’ l’americano

Tu vuò fa' l'americano di Renato Carosone

La musica napoletana ha sempre molto forte, al suo interno, una componente popolare. Questo però non vuol dire che sia slegata dall’innovazione o dalle influenze che provenivano dalle varie parti del mondo. Lo dimostra Tu vuò fa’ l’americano, il capolavoro di Renato Carosone4.

Scritta nel 1956 da Carosone per la musica e da Nisa (ovvero Nicola Salerno) per il testo, la canzone si basava fortemente sul pianoforte e soprattutto su elementi jazz e swing, anche se era formalmente un boogie-woogie.

Il testo, poi, ironizzava sulla moda dei giovani di allora di vestirsi come gli americani e imitarne le gesta. Riprendeva, in questo senso, la stessa satira impostata poco tempo prima da Steno e Alberto Sordi in Un americano a Roma.

 

5. Malafemmena

Risale agli anni ’50 anche Malafemmena5, canzone che anzi è ancora più legata al mondo cinematografico. Fu infatti scritta dal celebre Totò, attore allora all’apice della propria carriera, e poi affidata a Mario Abbate, uno dei maggiori interpreti della canzone napoletana.

La canzone divenne celebre fuori dai confini campani quando poi, qualche anno dopo, proprio Totò recitò nel celebre film Totò, Peppino e la… malafemmina di Camillo Mastrocinque. In quella pellicola la canzone venne infatti interpretata, in un modo che divenne celebre, da Teddy Reno.

Totò e Peppino De Filippo in Totò, Peppino e la... malafemmina, uno dei più famosi film comici italiani
Si è discusso molto su quale fosse la donna responsabile di aver ispirato all’attore il testo della canzone, che parla di una donna insensibile e malvagia. A lungo si è pensato che fosse l’attrice Silvana Pampanini, ma la figlia di Totò ha poi spiegato che si trattava in realtà di sua madre, Diana Rogliani.

 

Altre 6 canzoni napoletane famose, oltre alle 5 già segnalate

Quelle che abbiamo presentato finora sono solo le più famose tra le numerosissime canzoni napoletane celebri nel mondo. Visto che sceglierne solo cinque ci sembra tutto sommato riduttivo, qui di seguito ve ne presentiamo altre sei.

 

Reginella

Reginella è datata 1917 e venne scritta da Libero Bovio e da Gaetano Lama, il primo responsabile delle parole, il secondo della musica. Raccontava dell’incontro di un ragazzo con una sua vecchia fidanzata, ora passata ad atteggiamenti appariscenti. Tra le interpretazioni più famose c’è quella di Roberto Murolo.

Luna rossa

Spostiamoci al 1950. In quell’anno Vincenzo De Crescenzo e Antonio Vian affidarono una canzone da loro scritta, Luna rossa, al giovane Giorgio Consolini. In poco tempo divenne estremamente popolare, tanto da arrivare perfino in America, dove fu incisa in inglese da Frank Sinatra.

 

‘O Sarracino

Torniamo a Renato Carosone e al suo sodalizio con il paroliere Nisa. I due, nel 1958, scrissero un altro grande successo, ‘O Sarracino, in cui ancora una volta ironizzavano su un tipo di napoletano che, in questo caso, assomigliava agli arabi, fascinosi e vistosi.

Anema e core

Sempre agli anni ’50, e in particolare proprio al 1950 esatto, risale anche Anema e core, scritta da Tito Manlio e Salve D’Esposito. Venne cantata per primo dal tenore Tito Schipa, ma poi nel corso degli anni è stata incisa anche da molti altri interpreti e soprattutto tradotta in molte lingue.

 

I’ te vurria vasà

L’autore della musica di I’ te vurria vasà è Eduardo Di Capua, di cui abbiamo già parlato perché compose anche ‘O sole mio. In questo caso fu convinto a scrivere la musica dall’autore delle parole, il calzolaio Vincenzo Russo, che le dedicò al suo amore Enrichetta Marchese, che non poteva sposare.

Torna a Surriento

Chiudiamo la nostra panoramica con Torna a Surriento, canzone del 1894 scritta da Giambattista De Curtis per il testo e dal fratello Ernesto per la musica. Inciso solamente nel 1905, il brano divenne presto popolare in tutto il mondo, tanto da venir reinterpretato addirittura da Elvis Presley.

 

E voi, quale canzone napoletana preferite?

Note e approfondimenti

  • 1 La si può sentire ad esempio qui, nella versione dei tre tenori.
  • 2 Potete sentirla qui, cantata da Andrea Bocelli.
  • 3 Qui potete sentirla cantata da un giovane Massimo Ranieri.
  • 4 Che potete sentire qui.
  • 5 Se volete ascoltarla, la trovate qui.

 

Pensi che ci siano altre canzoni napoletane da segnalare? Scrivile nei commenti.