Cinque affascinanti piante carnivore

Una Venere Acchiappamosche, la più famosa delle piante carnivore (foto di che via Wikimedia Commons)

 
Quando pensiamo alle piante carnivore ci vengono in mente immagini abbastanza truculente e scenari da paura. Del resto film come La piccola bottega degli orrori di Roger Corman (1960) o E venne il giorno di M. Night Shyamalan (2008) hanno contribuito a creare un immaginario collettivo sulle “piante cattive” con un appetito insaziabile.

Da dove è nato il mito delle piante carnivore

Idea, questa, non recente. Stando ad alcuni giornali del secolo scorso, delle piante carnivore nel 1878 avrebbero divorato una ragazza nel Madagascar. E pazienza se la stessa notizia anni dopo rispuntò in maniera diversa (cioè la ragazza sarebbe stata divorata nelle Filippine, non più in Madagascar): ormai il “seme” (è il caso dirlo!) della mitologia era stato gettato e, come ben sappiamo, è cresciuto nel corso degli anni. Inoltre, nella costruzione di un certo immaginario, non possiamo certo non citare Cleopatra, la pianta carnivora della famiglia Addams!

Dal punto di vista scientifico, il primo a scrivere di piante carnivore fu Charles Darwin nel libro Le piante insettivore del 1875. Tuttavia fu solo nel 1942 che venne coniato il termine “piante carnivore”: fu Francis Ernest Lloyd, biologo e botanico inglese naturalizzato statunitense, che ne scrisse nel libro The Carnivorous Plants.

In base alle trappole che mettono in pratica, si possono distinguere cinque tipologie di queste piante. Vediamo allora cinque affascinanti piante carnivore, una per ogni tipo di trappola.


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La pianta cobra

È così chiamata perché la sua “lingua nettarifera” ricorda molto quella del serpente

Una pianta cobra (foto di NoahElhardt via Wikimedia Commons)La Darlingtonia californica, comunemente nota come “pianta cobra”, è tipica degli Stati Uniti e, in particolare delle zone montane che vanno dalla California settentrionale all’Oregon meridionale. Cattura le sue prede con la “trappola ad ascidio”. Gli ascidi sono, in pratica, le foglie modificate che formano una sorta di caraffa, in cui gli insetti vengono intrappolati e digeriti.

Nello specifico, le caraffe della pianta cobra possono essere alte anche un metro e hanno la forma di un tubo avvolto su se stesso. Il colore è di un bel verde smeraldo. Il tubo ha un piccolo coperchio che permette all’acqua piovana di entrare ma non di uscire: in tal mondo diluisce il liquido viscido che c’è all’interno che è una sorta di gusto gastrico.

La brutta fine degli insetti

Gli insetti sono attirati dalle ghiandole nettarifere che si trovano all’interno dei gambi: entrano e si saziano di nettare; poi fanno per uscire ma sbattono contro la cupola del tubo e cadono in fondo dove vengono digeriti.

La pianta cobra può essere coltivata anche in casa, più o meno. Deve essere sistemata in una serra fredda e stare in una zona umida e ombreggiata. D’estate può prendere pure il sole, purché il terreno sia sempre umido e il calore non sia eccessivo.

 

La Rosolida

Un tempo era molto comune anche in Italia

La Rosolida, una delle piante carnivore che un tempo erano diffuse anche in Italia (foto di Petr Dlouhý via Wikimedia Commons)Rosolida è il nome comune della Drosera rotundifolia, una pianta carnivora che usa la “trappola adesiva”. La cattura del cibo, cioè, avviene per mezzo di una mucillagine collosa prodotta dalle foglie.

La Rosolida è alta tra i 10 e i 20 centimetri e ha foglie ovali con un lungo picciolo. Le foglie, a loro volta, hanno dei tentacoli di color porpora: sono questi che producono il liquido vischioso in cui restano intrappolate gli insetti. Una volta che i piccoli insetti sono stati catturati, i tentacoli si ripiegano su se stessi e la pianta si nutre.

Quando fiorisce e dov’è diffusa

La Drosera rotundifolia fiorisce da aprile a settembre e ha dei bellissimi fiori bianchi, molto piccoli. In inverno, invece, la pianta si chiude per affrontare il periodo di riposo.

È diffusa in pratica in tutto l’emisfero settentrionale e prima era molto presente anche in Italia. Oggi è molto rara da vedere nel nostro Paese. In ogni caso, non cresce a sud della Toscana e, in particolare, del Parco Naturale Migliarino – San Rossore – Massaciuccoli.

Secondo alcuni studi la rosolida avrebbe proprietà espettoranti, calmanti della tosse e sarebbe un ottimo coadiuvante per trattare bronchiti croniche e asma.

 

La Venere acchiappamosche

È la pianta carnivora per antonomasia

La Venere acchiappamosche all'opera (foto di Stefano Zucchinali Ste3986 via Wikimedia Commons)Un terzo tipo di trappola usata dalle piante carnivore è quello dello scatto o della tagliola. Nel momento in cui le parti sensibili della pianta rilevano una possibile preda, le foglie scattano immediatamente e la immobilizzano al loro interno. Questa è forse la tipologia di pianta carnivora che più colpisce l’immaginario comune.

La Venere acchiappamosche – o, meglio, Dionaea muscipula – usa questa trappola e si racconta che quando Darwin la vide la definì «la pianta più spettacolare del mondo». Del resto non è difficile da crederci: le sue foglie ricordano proprio una bocca piena di denti aguzzi! E il fatto che il termine Dionea derivi dal greco e sia uno degli epiteti di Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, la dice lunga su come possa essere stata assurta a simbolo di qualcosa che “divora” senza lasciare scampo!


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Da adulta la Venere acchiappamosche raggiunge i 14 centimetri: d’estate le sue foglie sono dritte, mentre d’inverno si abbassano per via del “periodo di dormienza”. I suoi fiori sono bianchi e i semi neri molto brillanti, simili a quelli dell’uva.

È una delle piante carnivore più diffuse nelle case ed è affascinante vederla all’opera (certo, è meno affascinante per il malcapitato insetto…). Un’annotazione: non bisogna usare acqua di rubinetto o di bottiglia per innaffiarla, ma solo acqua distillata, osmotizzata o direttamente acqua piovana; inoltre, non va innaffiata dall’alto, ma si deve riempire il sottovaso.

 

L’Utricularia

Il più grande genere di piante carnivore che cresce in tutto il mondo (Antartide escluso)

L'Utricularia, una delle più diffuse piante carnivore (foto di Ch.Andrew via Wikimedia Commons)Utricolo è il nome di una sorta di vescica che è usata da alcune piante carnivore. In questa vescica si genera un vuoto di pressione e la malcapitata preda ci rimette la vita.

Dall’utricolo deriva il nome dell’Utricularia che è il genere più grande di piante carnivore. A questo genere, infatti, appartengono oltre 200 specie che vivono in acque dolci o suoli molto pieni di acqua. I fiori dell’Utricularia sono molto belli e somigliano a quelli delle bocche di leone e delle orchidee. Tra l’altro i fiori sono l’unica parte visibile della pianta, al di sopra del terreno o dell’acqua.

Una pianta complessa e affascinante

C’è da tener presente che le utricularie sono considerate piante un po’ insolite e molto specializzate. In esse gli organi vegetativi non sono separati in radici, fusto e foglie come nelle altre piante. Inoltre, gli utricoli – le famose vesciche ammazza-prede – sono ritenuti essere tra le strutture più sofisticate di tutto il regno delle piante.

 

Le piante cavaturaccioli

Con un sistema astuto indirizzano le prede verso lo “stomaco”

Una delle cosiddette piante cavaturaccioli (foto di Denis Barthel via Wikimedia Commons)L’ultimo esempio di trappole è quello cosiddetto “a nassa”: alcuni peli costringono la preda a entrare nell’organo digestivo della pianta. Insomma, un’esecuzione in piena regola! La trappola funziona grazie a una foglia a forma di lettera “y” che permette alla preda di entrare ma non più di uscire: i peli, infatti, la costringono a muoversi solo in un verso e non nell’altro e per questo la spingono dritta dritta nello “stomaco” della pianta, che si trova alla fine della “y”.

Di questa trappola fa uso la Genlisea o pianta cavaturaccioli, un tipo di pianta acquatica o semi-acquatica che vive nelle regioni tropicali di Africa e Brasile.

 

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