Gli album di Guccini più famosi e belli: la guida

Francesco Guccini

Se potessimo analizzare le playlist di molti ascoltatori italiani, soprattutto di quelli che ormai cominciano ad avere qualche anno sulle spalle, probabilmente alcuni nomi ritornerebbero spesso, più presenti di altri. E tra questi ci sarebbe indubbiamente quello di Francesco Guccini, uno dei grandi maestri della nostra canzone d’autore.

È un artista al quale molti di noi sono profondamente legati per molteplici motivi, a volte personali, altre volte letterari e poetici. D’altronde, le sue canzoni hanno segnato svariate stagioni della vita pubblica e privata di moltissimi italiani.

Come per ogni grande artista, però, è difficile orientarsi in una discografia molto ampia, anche quando si è dotati di buona volontà. Per questo motivo abbiamo deciso di preparare un articolo in cui non solo celebriamo il talento di Guccini, ma anche cerchiamo di tramandarlo ai più giovani.

Abbiamo cioè cercato di indicare ai novizi quali, secondo noi, sono gli album di Francesco Guccini da procurarsi per cominciare ad ascoltarlo e a conoscerlo. Dalla lista abbiamo escluso le raccolte e, tranne in un caso, i dischi live.

 

1. Folk beat n.1

L’esordio di Guccini, nel 1967

Folk beat n.1 è il primo album di Guccini che uscì nel 1967. Nonostante le vendite furono all’epoca scarse, il giovane emiliano cominciò proprio da lì a farsi conoscere come cantautore. Guccini, infatti, aveva suonato in diversi gruppi nei primi anni ’60, ma tornato dal servizio di leva decise di dedicarsi alla carriera solista.
Folk Beat n.1, album giovanile di Francesco Guccini
Così nacque Folk beat n.1, che contiene tre brani già editi (Auschwitz e L’antisociale per l’Equipe 84 e Noi non ci saremo per I Nomadi) e sette inediti. Tra questi c’è In morte di S.F. che, così, non vi dirà nulla, ma che vi suonerà più familiare se ne citiamo l’inizio: «Lunga e diritta correva la strada»…

Ebbene sì, In morte di S.F. è Canzone per un’amica, brano famosissimo di Guccini, reinterpretato nel 1968 dai Nomadi di Augusto Daolio. La canzone è dedicata a Silvana Fontana, amica di Guccini, che apprese della sua morte pochi minuti prima di salire sul palco per un concerto alla Festa dell’Unità di Ferrara con l’Equipe 84.

Questo disco merita dunque di essere nella lista perché ci mostra le origini di un grande artista e le origini, si sa, non vanno mai dimenticate.

   

 

2. Radici

L’album de La locomotiva e altri capolavori

Con Radici passiamo al 1972. È un album intimo, molto lontano dal prog che in quegli anni viveva il suo momento d’oro. È un disco che va a scavare nelle radici del cantautore, a cercare sogni e ricordi, a riflettere sul mondo che lo circonda.
Radici, uno dei capolavori di Guccini
In questo disco sono contenuti, senza ombra di dubbio, alcuni dei brani più belli scritti dal “Maestrone”: La locomotiva, Incontro, Piccola città, Il vecchio e il bambino. Sono sette in tutto, le tracce. Poche? Forse. Ma in realtà è un disco pregno e densissimo.

La locomotiva, per esempio, è uno dei pezzi immortali di Guccini: racconta, con diversi adattamenti poetici, la storia del macchinista anarchico Pietro Rigoni, 28 anni, sposato e padre di due bambine di tre anni e dieci mesi.

La storia alla base de La locomotiva

Questi, il 20 luglio 1893, si impadronì di una locomotiva sganciata da un treno merci nei pressi della stazione di Poggio Renatico e si diresse alla velocità di 50 km/h, che per quei tempi era notevole, verso la stazione di Bologna.

Il personale tecnico della stazione deviò la corsa della locomotiva su un binario morto, dove si schiantò contro sei carri merci in sosta. L’impatto fu tremendo ma l’uomo fu sbalzato via durante l’urto e sopravvisse. Non svelò mai il motivo di quel gesto che fu interpretato dai giornali come atto di pazzia.

La locomotiva gucciniana, invece, è mossa da sentimenti di “rabbia antica” contro “l’ingiustizia”. Curiosità: durante i suoi concerti (che ora non fa più, ahinoi!), La locomotiva era il brano conclusivo e l’unico in cui Guccini permetteva agli spettatori di alzarsi in piedi.

Questo disco merita di essere recuperato, oltre che per il brano celeberrimo, per Piccola città, una canzone che chi è nata in un “bastardo posto” – una piccola cittadina di provincia che si impara ad amare, forse, troppo tardi – non può che adorare.

   

 

3. Opera buffa

Il live delle risate amare

Opera buffa è un disco live del 1973. Perché mai mettere un live in una lista per conoscere un cantautore? Cioè, si sa, e in parte l’abbiamo detto anche all’inizio: prima gli album in studio, poi i live. In questo caso no, per due motivi.
Opera buffa di Francesco Guccini
Il primo è che Guccini si è ormai ritirato dalle scene e non è più possibile vederlo in concerto, quindi gli album live in un certo senso valgono doppio. Il secondo è che questo è uno dei dischi più divertenti della storia della musica italiana.

Non è un caso che, anche a distanza di tanti anni, La Genesi sia ancora oggi considerato un brano letteralmente geniale, soprattutto dal punto di vista comico. È infatti una reinterpretazione della creazione del Mondo che riesce ad essere dissacrante e rispettosa al tempo stesso.

C’è poi il racconto della storia di Fantoni Cesira: una ragazza figlia di un alcolizzato che si getta nel mondo dello spettacolo attraverso “decine di letti” fino ad arrivare al successo. C’è inoltre un divertentissimo Talkin’ sul sesso, una sorta di blues parlato in cui Guccini fa i conti col bigottismo sull’argomento.

Si passa poi anche attraverso la riedizione della canzone popolare emiliana, con La fiera di San Lazzaro, irriverente e sguaiata. Insomma, nel disco c’è tanto, e tutto merita di essere ascoltato per scoprire un Guccini inedito e divertente e per farsi quattro (amare) risate.

   

 

4. Via Paolo Fabbri 43

Il disco domestico e intimo

Via Paolo Fabbri 43 è un album che potremmo definire “domestico”, del 1976. Domestico perché il titolo è l’indirizzo bolognese di quella che all’epoca in cui il disco fu pubblicato era l’abitazione di Guccini. E non solo. È domestico perché, sebbene in maniera diversa rispetto a Radici, è anche intimo.
Via Paolo Fabbri 43, uno degli album più famosi di Guccini
Sei in tutto le tracce contenute nell’album, tracce che raccontano soprattutto storie. Piccola storia ignobile, che apre l’album, parla di aborto mettendo insieme diversi racconti per comporne uno unico, ideale, assoluto. C’è la contrariata L’avvelenata in cui un furibondo Guccini non le risparmia ai colleghi, ai critici, al suo mestiere.

C’è una canzone d’amore al contrario, una Canzone quasi d’amore, in cui Francesco non vuole sforzarsi a «cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo».

C’è tutta l’intimità di Canzone di notte n.2, un brano scritto di notte che parla, guarda caso, della notte in cui si respira tutta l’atmosfera delle notti insonni bolognesi. Un album che va ascoltato e sentito, insomma, nel senso più intimo del termine.

   

 

5. Stagioni

Una specie di testamento spirituale per Guccini

Ed eccoci qui, all’album che ha fatto scoprire Guccini alle generazioni (relativamente) più giovani. Stagioni venne pubblicato nel 2000, all’alba del nuovo millennio. E molti lo considerano il testamento spirituale di Guccini: anche se non è l’ultimo album, è come se lo fosse.
Stagioni, album relativamente recente di Francesco Guccini
Nella canzone che dà il titolo al disco parla di Ernesto Che Guevara e dello sgomento nell’apprendere della sua morte. C’è poi la strepitosa Ho ancora la forza, scritta con l’amico Ligabue (e da questi modificata per pubblicarne una propria versione) e c’è Addio, una sorta di “testamento”, appunto.

Qualcuno vede in questo brano la prosecuzione de L’avvelenata anche se i toni sono più pacati. E un giorno…, invece, è una lettera alla figlia Teresa: la lettera di un padre che racconta alla figlia come sarà crescere, come diventerà adulta e scorderà tutte le cose legate all’infanzia.

Un disco che va ascoltato per conoscere un Guccini maturo che racconta il tempo che passa senza fare sconti.

   

 

Altri 12 album di Guccini, oltre ai 5 già segnalati

Questi erano i cinque album da cui, a nostro avviso, è bene partire. Francesco Guccini, però, è stato un grande compositore ed interprete che non si può certo ridurre solo a questi cinque capolavori. Per questo, qui di seguito troverete una veloce panoramica sui suoi rimanenti dischi di studio.

 
Due anni dopo di Francesco Guccini

Due anni dopo

Pubblicato nel 1970 ancora col solo nome di Francesco, Due anni dopo conteneva, tra gli altri, due pezzi inizialmente poco reclamizzati, ma che col tempo sono diventati pietre miliari della produzione di Guccini: Primavera di Praga e Vedi cara.

L'isola non trovata di Francesco Guccini

L’isola non trovata

Nel giro di pochi mesi, sempre nel 1970, Guccini mandò in stampa anche un altro album, L’isola non trovata. Qui si segnalano Un altro giorno è andato (che aiutava già allora a definire la poetica di Guccini), la prima Canzone di notte e Asia, quasi in chiusura del disco.

 
Stanze di vita quotidiana di Francesco Guccini

Stanze di vita quotidiana

Nel 1974, dopo il successo di Radici, Guccini pubblicò Stanze di vita quotidiana, un disco di cui anche lui non fu particolarmente contento, soprattutto per ragioni produttive. L’avvelenata nacque proprio come risposta alle critiche ricevute per questo album, che pure conteneva Canzone delle osterie di fuori porta.

Amerigo di Francesco Guccini

Amerigo

Amerigo, datato 1978, è l’album di un artista ormai arrivato, che dopo dieci anni di carriera e alcuni grandissimi successi comincia a riflettere su se stesso. Lo prova la stessa canzone Amerigo ma anche e soprattutto Eskimo, dedicata al rapporto con la vecchia compagna Roberta.

 
Metropolis di Francesco Guccini

Metropolis

Metropolis è, fin dal titolo, un album a tema, perché all’interno Guccini cercò in effetti di raccontare alcune grandi città. E lo fece – in maniera all’epoca un po’ inedita, per lui – facendosi aiutare anche da un altro autore, Gian Piero Alloisio, che scrisse Venezia e lavorò con Guccini a Milano (poveri bimbi di).

Guccini, album di Francesco Guccini

Guccini

Nel 1983 Francesco Guccini fece quindi uscire un disco che si chiamava semplicemente come lui, in cui il tema principale era quello del viaggio. C’era infatti un’altra canzone scritta assieme ad Alloisio, Gulliver, ma c’erano anche le poi celebri Autogrill e Argentina, che ebbero un discreto successo.

 
Signora Bovary di Francesco Guccini

Signora Bovary

Signora Bovary è datato 1987 e prende il nome dal secondo brano della tracklist, un omaggio alla Madame Bovary di Flaubert. La canzone più famosa del disco fu però probabilmente la complessa Scirocco, che apriva l’album, scritta assieme all’argentino Juan Carlos Biondini.

Quello che non... di Francesco Guccini

Quello che non…

Le collaborazioni con altri artisti continuarono anche in Quello che non…, quindicesimo album in studio uscito nel 1990. Oltre alla bella canzone che dà il titolo al disco, si segnalano infatti Ballando con una sconosciuta, scritta con Juan Carlos Biondini e Claudio Lolli, Le ragazze della notte (ancora con Biondini) e Æmilia (con Lucio Dalla).

 
Parnassius Guccinii di Francesco Guccini

Parnassius Guccinii

Ricordato per la farfalla in copertina che porta proprio il nome di Guccini, l’album del 1993 vinse il premio Tenco, forte anche di alcune canzoni che seppero rinnovare la verve del cantautore emiliano. Tra esse c’erano Canzone per Silvia, scritta per Silvia Baraldini, e Farewell, per la compagna Angela da poco lasciata.

D'amore di morte e di altre sciocchezze, l'album di Guccini che contiene Cirano

D’amore di morte e di altre sciocchezze

Ancora più ispirati erano probabilmente i testi di D’amore di morte e di altre sciocchezze, disco della maturità uscito nel 1996, che alterna note ottimistiche – come la dolce Vorrei, dedicata alla nuova compagna Raffaella – ad altre più cupe, come emerge in Quattro stracci. Tra i brani di maggior successo c’è anche Cirano, scritta con Beppe Dati e Giancarlo Bigazzi.

 
Ritratti di Francesco Guccini

Ritratti

Ritratti è il ventesimo e penultimo album di studio di Francesco Guccini, pubblicato nel 2004. Vi si ritrovano temi vecchi e nuovi: c’è Piazza Alimonda, sui fatti del G8 di Genova, ma c’è anche Canzone per il Che, scritta a partire da un testo di Manuel Vázquez Montalbán. Chiude l’album addirittura un brano del 1971, La tua libertà.

L'ultima Thule di Francesco Guccini

L’ultima Thule

Nel 2012 è uscito quello che programmaticamente è stato l’ultimo album di Guccini, L’ultima Thule. Come aveva più volte annunciato, infatti, il cantautore ha deciso da lì in poi di non scrivere più canzoni e non tenere più concerti, affidando a questo disco le sue ultime parole in musica.

 

E voi, quale album di Guccini preferite?

 

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