Quando pensiamo agli animali preistorici, la mente va subito ai dinosauri, i più spaventosi e caratteristici esseri che hanno solcato il suolo terrestre (e a volte anche i mari) nelle epoche passate. In realtà, però, prima dell’avvento dell’uomo e della sua scrittura hanno vissuto sulla Terra centinaia di altre specie animali che oggi sono estinte e di cui abbiamo memoria solo grazie allo studio e ai fossili.

Alcune di esse erano in qualche modo simili a quelle che ci sono oggi, solo un po’ più grandi e “selvagge”. Altre specie, invece, non sono paragonabili a nessun animale odierno, perché non hanno lasciato “eredi”, o quantomeno l’evoluzione ha portato a mutamenti consistenti.

In ogni caso erano spesso animali che oggi ci appaiono spaventosi e sovradimensionati, proprio come i dinosauri. E che ci mostrano quanto difficile dovesse essere sopravvivere in quei tempi remoti, in cui ogni animale era un rischio per l’altro e i predatori abbondavano.

Visto che però a livello popolare si sa ben poco su quei tempi, o si rischia di fare un po’ di confusione, abbiamo deciso di preparare una guida ai più affascinanti animali preistorici. Li abbiamo scelti sulla base della fama, della loro grandezza e cercando di dare una certa varietà.

Non troverete però dinosauri (o animali a volte confusi coi dinosauri, come i cosiddetti pterodattili), perché di quella famiglia abbiamo già parlato diffusamente altrove. Spazio invece a tutti gli altri, dal mammut al megaterio. Ecco le loro caratteristiche.

 

1. Mammut

Il più famoso animale preistorico, e forse quello più “iconico”, è senza dubbio il mammut. Animale molto simile all’elefante, visse secondo le stime degli studiosi a partire dal Pliocene, cioè circa tra i 4,8 milioni e i 3.500 anni fa. Il suo luogo d’origine fu probabilmente l’Africa, anche se oggi questi animali sono imparentati più con gli elefanti asiatici.

Il genere poi si differenziò in varie sottospecie, spostandosi in Europa, in Asia e in Nordamerica. Durante il lunghissimo periodo della sua esistenza si evolse in direzioni anche molto originali, come ad esempio nel mammut lanoso, che si diffuse in Nordamerica a seguito delle glaciazioni.

La ricostruzione di un mammut effettuata dal Naturkunde und Mammut Museum di Siegsdorf
La ricostruzione di un mammut effettuata dal Naturkunde und Mammut Museum di Siegsdorf

Le cause dell’estinzione di questo grande animale sono ancora oggi dibattute. Secondo alcuni, il fattore principale fu quello dei mutamenti climatici, che pian piano ridussero il numero degli esemplari, che in una certa fase era invece stato amplissimo.

Secondo altri, la causa principale dell’estinzione è da attribuire invece all’uomo. È provato infatti che l’Homo erectus consumasse carne di mammut già 1,8 milioni di anni fa, e abbia continuato a farlo per molto tempo, dedicandosi a una caccia sempre più raffinata verso questi animali.

Dimensioni e clonazione

Contrariamente a quanto di solito si pensa, i mammut erano sì grandi, ma non immensi. Tendenzialmente potevano arrivare a 5 metri di altezza e pesare alcune tonnellate, fino anche a 12. Le loro dimensioni comunque sono paragonabili a quelle degli odierni elefanti asiatici.

Esistevano però delle forme nane – di cui sono stati ritrovati i resti – di dimensioni più ridotte. Tra questi vanno segnalati quelli dell’isola di Wrangel, in Russia, che furono probabilmente gli ultimi a estinguersi per via dell’isolamento di quella zona.

Uno scheletro di mammutNegli ultimi anni, infine, degli scienziati hanno dato vita a un progetto di clonazione del mammut. Grazie ad alcuni esemplari congelati da millenni in Siberia, sperano di poter estrarre il DNA intatto e poterlo impiantare nell’utero di un elefante indiano.

Finora l’operazione non è però riuscita. Gli scienziati hanno infatti circa il 70-80% del DNA del mammut, ma non ancora la sequenza completa.

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2. Uro

I bovini delle pitture rupestri

L’uro è un animale meno maestoso e pericoloso di quelli che vedremo in questa lista, e forse quindi anche meno appariscente. Abbiamo deciso comunque di inserirlo nell’elenco, però, per almeno un paio di motivi. Da un lato, infatti, questo è uno degli animali preistorici più famosi, e merita quindi di essere presentato.

Leggi anche: Cinque famosi dinosauri, i loro nomi e le loro caratteristiche

Dall’altro, è anche uno degli animali più rappresentativi dell’epoca preistorica. Quel che sappiamo dell’interazione tra i primi uomini e le bestie di quest’epoca deriva infatti dalle celebri pitture rupestri, e l’uro è uno degli animali che vi compare più spesso. Ad esempio, si pensi alla Grotta del Pech-Merle, in Francia.

Un uro allo zoo di Monaco di BavieraL’uro era un bovino il cui nome scientifico è Bos taurus primigenius, e per questo venne presto addomesticato, a partire dal VI secolo a.C. Gli animali sopravvissero a lungo in varie zone del mondo e anche in Europa, che divenne l’ultima zona abitata da queste bestie. L’ultimo esemplare documentato morì nel 1627 in Polonia, in epoca molto recente.

Anche in questo caso comunque si è tentato di ricreare la specie, in maniera per la verità un po’ più artigianale di quanto sia stato fatto con i mammut. Durante gli anni ’30 due fratelli tedeschi, Heinz e Lutz Heck, cercarono di riportare in vita gli uri incrociando tra loro diverse specie di bovini domestici, che ne portavano in parte il patrimonio genetico.

Nacque così una nuova razza, ribattezzata “bovino di Heck“, che somiglia agli uri originali ma non è del tutto identica. Oggi questa razza è presente in Germania ma anche in altre zone del centro e nord Europa.

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3. Megalodonte

Se di animali affascinanti dobbiamo parlare, è chiaro però che i nostri riflettori si concentreranno anche su quelli più terribili e maestosi che popolavano il suolo terrestre milioni di anni fa. Il più famoso animale preistorico di questo tipo è forse il megalodonte, o più propriamente il Carcharocles megalodon.

Si tratta di uno squalo dai grandissimi denti, vissuto indicativamente tra i 2,3 e i 2,6 milioni di anni fa, nell’epoca che va dal Miocene al Pliocene. Per molto tempo si è pensato che questo animale fosse un antenato del grande squalo bianco, soprattutto per via della somiglianza della loro dentatura.

Oggi questa ipotesi è però quella meno accreditata, con molti paleontologi che invece sembrano propendere per la spiegazione secondo cui entrambi questi animali si sarebbero evoluti in direzioni simili, pur provenendo da famiglie diverse.

Le dimensioni

Si stima che il megalodonte avesse una lunghezza di anche 18 metri, con un’apertura della mascella superiore ai 2. Il peso doveva superare le diverse decine di tonnellate e probabilmente gli esemplari più grandi dovevano ingerire, per la loro sopravvivenza, fino anche a 8 tonnellate di carne al giorno.

Disegno che riproduce un megalodonte all'attacco di due eobalenottere (opera di Karen Carr via Wikimedia Commons)
Disegno che riproduce un megalodonte all’attacco di due eobalenottere (opera di Karen Carr via Wikimedia Commons)

Per tutti questi motivi non è da escludere che il megalodonte fosse davvero un terribile predatore, capace di cibarsi perfino delle grandi balene. In ogni caso questo squalo era diffuso in tutto gli oceani del tempo, e anche se prediligeva le acque calde non era raro incontrarlo anche in zone molto a nord o molto a sud.

Proprio per via delle sue dimensioni ragguardevoli e del suo istinto da predatore questo grande squalo ha spesso stuzzicato la fantasia degli uomini contemporanei. Navigando su YouTube non è raro, ad esempio, imbattersi in video di presunti avvistamenti [1], che spesso sono in realtà dei falsi o delle esagerazioni.

Ad ogni modo questa specie viene oggi spesso utilizzata anche in opere di fantasia, come film, videogiochi, romanzi e fumetti.

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4. Uccello del terrore

Un predatore terribile

Tra gli animali che abbiamo scelto ce n’è uno che ha un nome davvero significativo: l’Uccello del terrore. O, per usare il suo (meno affascinante) nome scientifico, il forusracide. Si tratta di grossi uccelli carnivori che non erano in grado di volare ma sapevano incutere molta paura nelle loro prede.

Vissero tra i 62 milioni e i 2 milioni di anni fa, dopo l’estinzione dei dinosauri, in un’epoca in cui esistevano anche predatori marsupiali e coccodrilli terricoli. Non doveva essere un’età molto ospitale, insomma, soprattutto per gli animali non in grado di difendersi. Agirono prevalentemente nel Nord America, anche se non è chiara la causa della loro estinzione.

Un uccello del terrore rappresentato da Nobu Tamura (via Wikimedia Commons)
Un uccello del terrore rappresentato da Nobu Tamura (via Wikimedia Commons)

Erano alti da un minimo di un metro a un massimo di tre. Avevano un cranio molto grosso – il più grande mai visto nei volatili – e un becco ricurvo di varie decine di centimentri, simile a quello delle aquile. Grazie a quest’arma potevano probabilmente cacciare mammiferi di taglia media senza particolari problemi.

Leggi anche: I cinque dinosauri carnivori più grandi mai esistiti

Si ritiene anche che fossero animali piuttosto agili e veloci, in grado di sfiorare i 50 chilometri all’ora di velocità massima. I parenti più prossimi di questa specie ancora esistenti pare siano i cariamidi, uccelli relativamente diffusi in Sud America.

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5. Megaterio

Il bradipo gigante

Concludiamo la nostra panoramica con un altro animale di una certa stazza, il Megaterio. Se il nome non dovesse dirvi nulla, forse è perché potete averlo sentito chiamare con l’epiteto con cui è maggiormente noto, quello di bradipo gigante.

Un disegno del megaterio

Il nome di megaterio fu attribuito all’animale dal grande paleontologo inglese Richard Owen più o meno a metà del XIX secolo, traendolo dal greco. Il significato è appunto quello di “grande bestia”, dovuto alle dimensioni che i primi reperti sembravano richiamare.

Il bradipo gigante assomigliava infatti a un orso, ma aveva le dimensioni di un elefante, arrivando ad essere lungo fino a 6 metri e a pesare 3 o 4 tonnellate. Viene chiamato bradipo, quindi, perché ha una lontana parentela coi bradipi attuali, anche se le stazze non sono affatto paragonabili.

Dotato di artigli molto sviluppati ed arcuati, non li usava probabilmente per cacciare ma per abbassare i rami ed arrivare alle foglie. In ogni caso, quegli stessi artigli gli permettevano di difendersi dai predatori e però gli impedivano di camminare in maniera sciolta, tant’è vero che probabilmente procedeva sulle nocche. Si estinse circa 10.000 anni fa.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Qui un esempio di tutte le clip visibili su questo argomento sul celebre sito.

 

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