Una guida ai migliori fumetti d'amore, partendo da Blankets di Craig Thompson

 
Quando si parla di fumetti d’amore, il pensiero solitamente va al Giappone. È infatti in questo paese che il genere romantico ha trovato un’ampia e fortunata rappresentazione nel medium fumettistico. Pensate ad esempio agli shōjo manga, i fumetti pensati cioè per le adolescenti. Un genere che negli anni ha prodotto successi come Candy Candy, Lady Oscar, Cortili del cuore e decine di altri.

Noi in realtà di questo genere di fumetti abbiamo già parlato in alcuni articoli specifici. Non ci siamo però finora mai concentrati sui fumetti d’amore prodotti al di fuori del Giappone. Una dimenticanza non casuale: infatti in Occidente il tema è stato spesso trascurato. Gli eroi, i protagonisti maschili hanno quasi sempre avuto una fidanzata, ma questa rimaneva il più delle volte in secondo piano, e i sentimenti erano visti come un impiccio, un ostacolo alle trame avventurose.

L’amore che dà il via alla trama

Oppure, al massimo, l’amore serviva solo come motivo scatenante della trama. Senza l’attrazione per la gallina Marta, Lupo Alberto non si sarebbe mai avventurato nella fattoria dei McKenzie. Senza il rapimento e la morte di Gwen Stacy, il rapporto di Spider-Man con Goblin (e in generale coi suoi nemici) sarebbe stato molto diverso. Senza una Puffetta da infiltrare nel villaggio dei Puffi, i piani di Gargamella sarebbero stati ben più banali. E senza il fascino di Eva Kant le storie di Diabolik avrebbero avuto meno pepe. Ma amore e passione, in realtà, sono sempre stati tenuti in sordina.

Qualcosa è cambiato, negli ultimi anni, grazie ai graphic novel, i romanzi a fumetti. In queste storie, più ariose e libere dai vincoli della serialità, alcuni autori sono riusciti ad affrontare tematiche più spiccatamente d’amore, a volte con una capacità narrativa di prim’ordine. Oggi vi presentiamo quindi una carrellata di cinque fumetti d’amore che hanno fatto la storia del genere, una panoramica che si conclude proprio con tre opere abbastanza recenti, ma che parte però da lontano.

 

Charles M. Schulz – Una valentina per Charlie Brown

Il simbolo di tutti gli amori non corrisposti

Una valentina per Charlie Brown, uno dei volumi storici che raccoglie le strisce dei PeanutsCome detto, il fumetto d’amore in Occidente non si è mai veramente sviluppato. In Italia, ad esempio, non si ricordano molti fumetti dedicati alle ragazze, e i temi sono stati a lungo quelli puramente avventurosi. Un po’ diverso era il mercato americano, dove nel secondo dopoguerra emersero varie testate “rosa”, dove si fecero le ossa alcuni futuri autori di storie di supereroi. Più che sui comic book, il romanticismo trovava però spazio sulle strisce dei quotidiani.

Questo genere, infatti, aveva un tempo una diffusione e una popolarità che andava ben oltre il successo dei comic book, gli albi tradizionali. I quotidiani entravano nelle case ogni giorno, e così la pagina dei fumetti doveva contenere storie che stimolassero ogni tipo di pubblico, da quello adolescente a quello adulto, da quello maschile a quello femminile. Flash Gordon combatteva al fianco della bella Dale Arden, Arcibaldo discuteva con la sua Petronilla, Braccio di Ferro cercava di conquistare Olivia. E anche qui non mancava qualche striscia spiccatamente d’amore.


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Dovendo isolare però una sola strip che merita di essere ricordata, a noi piace segnalare la serie di strisce dei Peanuts raccolta nel volume Una valentina per Charlie Brown. Ovvero, quelle in cui proprio il padrone di Snoopy si strugge per la ragazzina dai capelli rossi, uno dei personaggi più importanti e meno visti di tutta la saga.

Come ricorderete, il buon Charlie Brown è infatti innamoratissimo di questa bimba, ma allo stesso tempo molto timido. Così non riesce mai a rivolgerle la parola, e se anche ad ogni San Valentino le scrive una lettera, finisce sempre per non spedirgliela o per imbucarla anonimamente. Visto che la ragazzina non compare mai nei fumetti (ma la si è vista un paio di volte nelle versioni animate), è diventata in un certo senso il simbolo di tutti gli amori non corrisposti, irraggiungibili, quasi invisibili. E se anche questa non è una storia d’amore a lieto fine, è allo stesso tempo una delle più belle.

 

Kim Casali – L’amore è…

Tanti modi diversi per definirlo

L'album di figurine di L'amore è..., serie a fumetti molto popolare anche in Italia tra gli anni '70 e '80Le strisce dei Peanuts sono a loro modo immortali, ma penetrarono nell’immaginario collettivo tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70. Erano legate, infatti, a un nuovo modo di sentire e di vedere il mondo. Più o meno nello stesso periodo, o comunque poco dopo, si diffuse però un altro fumetto che usciva sui giornali più che non in apposite riviste, baciato da un grande successo. Un fumetto che però era molto più semplice nell’impostazione e che puntava le sue carte direttamente sul tema amoroso: L’amore è….

Nonostante oggi siano da noi quasi dimenticate, chi ha vissuto negli anni ’70 e ’80 sicuramente ricorderà queste vignette, che erano diffuse pressoché ovunque. Vignette a volte un po’ melense, altre volte più divertenti, semplici ma anche accattivanti, che in un certo senso sfruttavano l’onda lunga del successo di film come Love Story. Pochi però sapevano da dove arrivassero, chi le disegnasse e perché.

Il grande successo negli anni ’70

Love is…, questo il titolo originale della serie, venne creata alla fine degli anni ’60 da Kim Casali, autrice neozelandese. La donna iniziò a disegnarle per il proprio giovane fidanzato, l’italiano Roberto Casali, un ingegnere conosciuto a Los Angeles, dove entrambi avevano trovato lavoro. I due poi si trasferirono in Nuova Zelanda e si sposarono, ma poco prima le vignette “casalinghe” vennero presentate al Los Angeles Times, che cominciò a pubblicarle.

Purtroppo però già nel 1975 a Roberto Casali venne diagnosticato un tumore, e Kim decise di stargli accanto, affidando la striscia al cartoonist Bill Asprey. Da allora quest’ultimo ha realizzato tutte le vignette in cui si descrivono le diverse facce dell’amore, coi due tipici protagonisti (ispirati proprio a Kim e Roberto) e i loro figli disegnati sempre candidamente nudi.

 

Craig Thompson – Blankets

Un ragazzo e una ragazza tra il Wisconsin e il Michigan

Blankets, uno dei più bei fumetti d'amore degli ultimi anniDopo aver parlato di strisce e vignette, passiamo ai fumetti strutturati nella forma narrativa più classica. In questo caso, come dicevamo, le storie d’amore di una certa qualità sono iniziate a comparire soprattutto di recente, perlopiù nella forma del graphic novel. Il formato a libro, le tematiche più adulte e il respiro che tale struttura riesce a dare hanno infatti reso possibile anche in Occidente la creazione di un mercato attento a queste storie. E ad aprire le danze, in un certo senso, nel 2003 è stato Craig Thompson, giovane autore nordamericano.

Il suo Blankets è probabilmente una delle opere a fumetti più belle di sempre. In buona parte autobiografica, la storia racconta la crescita e l’educazione sentimentale del giovane Craig, nato in una famiglia fortemente religiosa del Wisconsin. Emarginato a scuola, in difficoltà con la fede, conosce ad un campo parrocchiale una ragazza, Raina, anche lei proveniente da una famiglia molto osservante, ma del Michigan.

Una notte assieme

I due si innamorano e lui finisce per farle visita, ospitato nella casa dei genitori di lei. Il loro rapporto trova l’apice nella notte in cui i due dormono fianco a fianco nello stesso letto, ma al ritorno a casa di lui il rapporto finisce, visto che i due vivono troppo distanti l’uno dall’altra. Le esperienze vissute, però, consentono a Craig di porsi ora in maniera nuova rispetto alla sua vita.

Premiato con decine di riconoscimenti in tutto il mondo, il fumetto di Thompson è una grande e ariosa opera, in cui poesia e disegno, ricordo e problemi adolescenziali si mescolano in maniera armonica e maestosa. Un po’ dramma e un po’ commedia, un po’ storia sentimentale e un po’ disincantato sguardo a ciò che si era, Blankets è indubbiamente uno dei migliori fumetti d’amore oggi disponibili sul mercato.

 

Bastien Vivès – Il gusto del cloro

Due ragazzi e una piscina

Il gusto del cloro, inattesa graphic novel franceseConcludiamo con due storie che provengono dalla Francia. Due storie tra loro piuttosto diverse, ma accomunate da un modo semplice e allo stesso tempo rivoluzionario di raccontare l’amore tramite le vignette. La prima è Il gusto del cloro, pubblicata per la prima volta nel 2009 da Bastien Vivès, giovane autore parigino.

Nato nella capitale francese nel 1984, figlio di un pittore di sfondi cinematografici, Vivès ha iniziato a farsi conoscere tramite il web attorno alla metà degli anni ’00. Dopo alcune collaborazioni, ha pubblicato con Il gusto del cloro il suo primo romanzo grafico, stupendo prima la critica francese e poi quella internazionale. Il racconto, pubblicato in patria dalle Éditions KSTЯ, è arrivato in Italia l’anno dopo per i tipi di Black Velvet. Ha vinto il Premio rivelazione ad Angoulême e il Premio Micheluzzi per il fumetto estero a Napoli.


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La storia è quella di due ragazzi, che per motivi diversi tutti i mercoledì sera si trovano a nuotare nella stessa piscina. Lui è affetto da scoliosi, e nuota per motivi terapeutici. Lei pare aver avuto un passato da atleta, e dispensa qualche consiglio sul nuoto al nuovo amico. Dei due si viene a sapere molto poco, neppure i nomi ci vengono comunicati. Il racconto, d’altra parte, usa molto poco la parola, lasciando spazio soprattutto alle immagini.

E Vivès con le immagini ci sa fare. Quando i due personaggi sono sopra il pelo dell’acqua, ad esempio, vengono disegnati in maniera definita, anche se con tratto volutamente nervoso. Quando si immergono, i contorni si confondono e le immagini si trasformano in campiture. I corpi divengono colori in movimento, pur non perdendo nulla della loro espressività. La storia, così, si svolge più sul non detto che sulla parola, ma forse proprio per questo riesce ad emozionare ancora di più.

 

Julie Maroh – Il blu è un colore caldo

La storia d’amore di Clem ed Emma

La copertina di Il blu è un colore caldoDalla Francia arriva anche Il blu è un colore caldo, romanzo grafico pubblicato con i tipi di Glénat nel 2010 da Julie Maroh. Nativa di Lens, anche la Maroh era molto giovane al momento della pubblicazione e del successo del suo primo graphic novel, essendo nata nel 1985. Ha studiato a Roubaix e a Bruxelles, e ha cominciato a lavorare a questo libro a 19 anni, completandolo in qualche anno.

La storia racconta l’amore tra Clémentine ed Emma. La prima, chiamata semplicemente Clem, è un’adolescente che frequenta il quarto anno delle scuole superiori. La seconda è invece più grande e studia all’Accademia di Belle Arti. A caratterizzarla è il fatto di tingersi i capelli di blu, ed è inoltre dichiaratamente omosessuale. Le due si incrociano una volta per strada, e i capelli di Emma fanno così impressione a Clem che lei finisce per sognarsela di notte.

La scoperta dell’omosessualità

Dopo aver lasciato il proprio ragazzo e aver riflettuto a lungo sulla propria sessualità, Clem comincia così a frequentare Emma. Il rapporto però si complica quando le nuove tendenze della ragazza vengono scoperte dalle amiche e dai genitori, che reagiscono con grande chiusura. Clem va quindi a vivere con Emma, ma una serie di altre incomprensioni e tradimenti porta le due a un grave litigio.

Si tratta, com’è comprensibile, di una storia d’amore non tradizionale, ma ben raccontata e toccante. Tra l’altro, dall’albo è stato tratto anche un film pluripremiato, La vita di Adele, di cui abbiamo parlato anche noi.

 

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