Cinque appassionanti matrimoni morganatici

Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana

Probabilmente non avete idea di cosa sia un matrimonio morganatico, e siete entrati qui incuriositi dal titolo e per togliervi la curiosità; ebbene, un matrimonio morganatico è un matrimonio in cui un consorte sposa una persona di rango inferiore prevedendo che i propri titoli e averi non passino per via ereditaria né a questa persona né ai figli avuti con lei. In genere è stato utilizzato il più delle volte da regnanti che si sposavano in seconde nozze: questo tipo di accordo, infatti, evitava che i figli avuti dal secondo matrimonio avanzassero pretese sulla corona e dessero vita a tensioni con i figli di primo letto.

Tale usanza fu introdotta in Europa dai Longobardi e da altre tradizioni germaniche e fu diffusa per un certo periodo soprattutto nell’Europa del nord (in Germania, ad esempio, veniva chiamato “matrimonio con la mano sinistra”, perché lo sposo durante la cerimonia dava proprio la sinistra invece della destra); il nome italiano, però, deriva dal latino matrimonium ad morganaticam e faceva riferimento al dono (in genere di terre o possedimenti) che il marito faceva, la mattina dopo le nozze, alla moglie, dono che in questo caso rimaneva l’unico. Nella storia vari re e regine hanno contratto nozze di questo tipo, alcuni con una storia che vale la pena raccontare. Ecco le nostre cinque scelte.


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Luigi XIV e Madame de Maintenon

La figlia di un falsario alla corte del Re Sole

Luigi XIV non ha certo bisogno di presentazioni: Re Sole, autore della celebre frase «Lo Stato sono io», simbolo dell’assolutismo, grande architetto di Versailles e forse il monarca più celebre della storia. Eppure, pochi sanno che Luigi di Borbone, nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 1683, a 45 anni d’età, siglò un matrimonio morganatico con quella che allora era Madame de Maintenon, una donna dal passato decisamente burrascoso.

Nata col nome di Françoise d’Aubigné, la futura sposa dell’uomo più potente d’Europa non passò i suoi primi giorni di vita proprio in una reggia, visto che venne partorita in carcere a Niort, dove il padre Constant d’Aubigné era detenuto come falsario. Dopo qualche anno nelle Antille francesi, dove i genitori erano emigrati per cercare fortuna, tornò in Francia in misera e fu accolta da una zia ugonotta, che la allevò, convertendola anche al protestantesimo.

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Dopo essere stata in convento, confinatavi per essere riconvertita al cattolicesimo, nel 1652, non ancora diciassettenne, sposò lo scrittore comico Paul Scarron, che comunque, affetto da un’artrite reumatoide molto invalidante, morì dopo pochi anni. Vedova, riuscì ad entrare nell’ambiente di Versailles grazie all’amicizia con Madame de Montespan, all’epoca amante ufficiale di Luigi XIV, conosciuta nei salotti letterari tenuti dal primo marito. Divenne così governante dei figli illegittimi di Luigi, Luigi Augusto e Luigi Alessandro, e, dal 1667, iniziò a conoscere e incontrare il re.

Il rapporto amoroso cominciò, stando al diario di Luigi, nel 1675 – quando lei aveva già 40 anni –, tramite un incontro casuale e notturno nel parco di Saint-Germain in cui lei si concesse senza remore al sovrano; divenne così l’amante ufficiale del re e, otto anni dopo – e a distanza di tre mesi dalla morte della prima moglie Maria Teresa d’Asburgo –, lui la sposò in segreto. Non ebbero figli, ma lei gli rimase accanto fino alla morte, nel 1715. Di biografie su Madame de Maintenon ne sono state scritte parecchie, ma per ora nessuna tradotta in italiano.

 

Ferdinando I e Lucia Migliaccio

Una consorte per la vecchiaia

Spostiamoci, ora, in Italia, più precisamente tra Napoli e la Sicilia dove si consuma il secondo matrimonio che abbiamo scelto, quello tra Ferdinando I delle Due Sicilie e Lucia Migliaccio.

Ferdinando, che aveva cominciato a regnare nel 1759 divenendo Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Sicilia (all’epoca le due corone erano ancora divise), subì durante la sua vita il colpo della rivoluzione francese e della discesa di Napoleone in Italia, che per due volte lo costrinsero a fuggire dalla sua Napoli, dov’era tutto sommato ben voluto e chiamato Re Lazzarone e Re Nasone: la prima volta, nel 1799 (dopo 40 anni di regno), quando riparò a Palermo mentre a Napoli veniva fondata la Repubblica Partenopea, che durò però pochi mesi e venne abbattuta dall’esercito sanfedista del cardinale Ruffo; la seconda volta, tra il 1806 e il 1815, quando a Napoli si stabilirono prima Giuseppe Bonaparte e poi Gioacchino Murat.

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Proprio nel 1816, in seguito al Congresso di Vienna, fu proclamato re delle Due Sicilie. A quell’epoca, però, Ferdinando aveva già contratto un nuovo matrimonio, morganatico: la prima moglie, Maria Carolina d’Austria, odiata e dalla quale era odiato, era morta a Vienna nel 1814, dove era stata mandata dagli inglesi che presidiavano la Sicilia e aiutavano il marito a mantenere l’ordine, infastiditi dalle sue posizioni politiche.

Il 27 novembre 1814, Ferdinando aveva quindi potuto unirsi con Lucia Migliaccio, duchessa siciliana erede addirittura dei Borgia e vedova del principe Benedetto III Grifeo, che era stata già per parecchio tempo sua amante. I due – lui 63 anni, lei 44 – rientrarono poco dopo a Napoli e, demandati buona parte dei poteri ai figli di primo letto di Ferdinando, si ritirarono per gran parte dell’anno sul Vomero, nelle ville Floridiana e Lucia, fatte costruire appositamente, dove passarono insieme gli ultimi anni di vita.

 

Maria Luisa e Adam von Neipperg

La moglie di Napoleone e i due matrimoni morganatici

Un altro matrimonio morganatico provocato da Napoleone, anche se questa volta più direttamente, fu quello che si celebrò l’8 agosto 1821 tra Maria Luisa d’Austria e Adam von Neipperg.

Maria Luisa era, all’epoca, proprio la vedova di Napoleone: data in sposa all’imperatore nel 1810, a diciott’anni d’età, aveva seguito da lontano gli eventi che avevano portato alla caduta del marito, rimanendo a fare la reggente a Parigi, dove comunque era malvista dalla popolazione soprattutto dopo l’entrata in guerra dell’Austria.

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Quando Napoleone fu esiliato all’Elba lei si trasferì con l’unico figlio a Parma, dove fu aiutata da Adam Albert von Neipperg, un generale e diplomatico austriaco inviatole dal padre che aveva già conosciuto a Parigi nel 1810; i due, entrambi sposati (lei con Napoleone, lui con la nobile trevigiana Teresa Pola), iniziarono una relazione nel settembre del 1814 e la cosa divenne subito di dominio pubblico, anche perché nel 1817 e nel 1819 nacquero due figli illegittimi.


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Il matrimonio si poté celebrare, come anticipato, nel 1821, quando erano ormai morti sia Teresa Pola (nel 1815) che Napoleone (nel maggio proprio del 1821) e durò tutto sommato poco, perché von Neipperg morì a Parma nel 1829, dopo aver avuto quattro figli da Maria Luisa – e altri quattro ne aveva avuti dal primo matrimonio. La duchessa si sposò di nuovo, ancora una volta morganaticamente, nel 1834 con il conte de Bombelles, arrivato alla sua corte da appena 6 mesi come nuovo consigliere. Morì tredici anni dopo, a 56 anni.

 

Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana

Giovane amante, sposa matura

La caratteristica comune di questi matrimoni morganatici è che furono, perlopiù, segreti, o comunque tenuti il più possibile nascosti alla popolazione: il coniuge acquisito, infatti, non diventava un regnante, né i suoi figli dei principi o degli eredi al trono, e per questo si preferiva mantenere per loro un basso profilo, lontani dai riflettori e spesso anche dalle cerimonie di rappresentanza. Per questo non è raro che anche di regnanti celeberrimi, com’è il caso del nostro Vittorio Emanuele II, non si sappia che abbiano contratto questo tipo d’unione.

Sposato nel 1842 alla cugina Maria Adelaide d’Asburgo, dalla quale ebbe addirittura otto figli (ma solo quattro superarono i tre anni d’età), Vittorio Emanuele II rimase vedovo nel 1855, quando sua moglie – appena trentaduenne – fu colta da una violentissima gastroenterite che la portò alla morte in pochi giorni; all’epoca aveva comunque già numerose amanti, come continuò ad averne per tutta la vita.

L’incontro con Rosa Vercellana, in particolare, era avvenuto prima ancora che il Savoia salisse al trono: lei era figlia di un militare sabaudo e già dall’età di 14 anni frequentava di nascosto (per la severità delle leggi riguardo a rapporti con ragazze sotto i 16 anni) il futuro re, di tredici anni più grande. Nel 1848, quando Rosa aveva 15 anni, le nacque così la prima figlia, Vittoria, a cui seguì tre anni più tardi Emanuele. Dopo la morte della prima moglie, nel 1858 Vittorio Emanuele II nominò Rosa contessa e nel 1864 lei lo seguì a Firenze, quando lì fu spostata la corte.

Il matrimonio tra i due non si sarebbe probabilmente mai celebrato, se nel 1869 il re, malato e ritenendosi in punto di morte, non avesse deciso di procedere con il rito morganatico in tutta fretta; Vittorio Emanuele poi guarì e visse fino al 1878, mentre Rosa Vercellana morì nel 1885.

 

Francesco Ferdinando e Sofia Chotek

I morti di Sarajevo

Chiudiamo la nostra cinquina con un altro nome famoso, quello dell’arciduca Francesco Ferdinando, che non fu mai re ma che comunque ha lasciato un segno indelebile nella storia del Novecento, visto che le morti sua e della sua moglie morganatica furono la scintilla da cui prese il via la Prima guerra mondiale.

Francesco Ferdinando era infatti figlio di Carlo Ludovico, fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe; divenne erede al trono dopo la morte di suo padre e il misterioso suicidio di suo cugino Rodolfo, in cui probabilmente influirono anche questioni d’amore, avvenuto nel 1889. Nel giro di pochi anni, quindi, la sua posizione era notevolmente cambiata: da membro poco influente della famiglia era diventato il futuro imperatore e lo zio Francesco Giuseppe iniziò ad esigere da lui un certo comportamento, soprattutto in questioni sentimentali.

Così non fu vista affatto di buon occhio la relazione che Francesco Ferdinando intavolò con Sofia Chotek, figlia di una nobile famiglia boema ma che non faceva parte dei casati regnanti e quindi non poteva legittimamente andare in sposa a un futuro imperatore; ciononostante, grazie anche alla mediazione del papato, della Russia e della Germania, alla fine Francesco Giuseppe, che già aveva perso un figlio a causa dei propri divieti, accondiscese a un matrimonio morganatico, che si tenne il 1° luglio 1900. I due ebbero quattro figli – Sophie, Maximilian, Ernst e un bimbo morto ancora in fasce – e vissero serenamente quegli anni, nonostante l’ostilità della famiglia (l’imperatore non presenziò alle nozze e fu impedito di parteciparvi anche ai fratelli di Francesco Ferdinando).

Morirono entrambi il 28 giugno 1914 a Sarajevo, colpiti da due colpi del bosniaco Gavrilo Princip: lei fu colpita all’addome e stramazzò sulle gambe del marito, lui fu preso al collo e fece in tempo ad implorare la moglie di non morire.

 

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