I cinque assiomi della comunicazione

Scopriamo le regole base della comunicazione

La comunicazione è uno dei temi di cui molto si discute ai nostri giorni: ci si interroga su come e quanto sia cambiata nell’era attuale, così digitale e tecnologica rispetto al passato, e su come evolverà in futuro. Le aziende hanno compreso l’importanza di progettare e realizzare programmi di comunicazione rivolti ai loro stakeholder, cioè a tutti coloro i quali sono direttamente o indirettamente coinvolti dallo svolgimento delle attività aziendali. Chi cerca un lavoro sa che sarà esaminato sulla base delle sue competenze tecniche o specialistiche ma anche di quelle trasversali e tra queste ci sono le capacità di comunicazione scritta e verbale, indispensabili in tutte quelle situazioni lavorative che comportano di avere a che fare con i più diversi interlocutori. E di esempi di questo tipo possiamo farne altri.

Molto semplicemente possiamo affermare che è un dato di fatto che la comunicazione pervada la nostra vita. Non possiamo pensare nessuna delle nostre giornate senza forme di relazione e di interazione con gli altri e il mondo che ci circonda. Tutti abbiamo bisogno di comunicare e di saper comunicare.


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Pragmatica della comunicazione umana

Dell’importanza di questa attività e dei meccanismi che ne sono alla base e la regolano erano consapevoli Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson. Il gruppo di studiosi lavorava al Mental Research Institute di Palo Alto, California e svolgeva attività di ricerca, nell’ambito della quale nacque nel 1967 il libro Pragmatica della comunicazione umana che contiene il loro approccio alla comunicazione e alla psicologia.

Sebbene il testo sia focalizzato sulla comunicazione umana con particolare riferimento ai disordini e alle patologie del comportamento, in esso sono presentati 5 assiomi della comunicazione che valgono per capire tutte le situazioni comunicative, comprese quelle quotidiane.

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Che cosa sono gli assiomi? Nel linguaggio filosofico e matematico, da cui gli autori mutuano il termine, sono delle verità considerate evidenti e indiscutibili che sono alla base di numerose dimostrazioni e teoremi e aiutano anche il ragionamento.

Watzlawick e colleghi definiscono gli assiomi della comunicazione come proprietà (osservate) di cui gode la comunicazione e che hanno essenziali implicazioni relazionali. Ne hanno individuati cinque e sono quelli che andiamo a illustrare.

 

Non si può non comunicare

Il primo assioma

Si comunica anche standosene in silenzioEsiste qualcosa che è l’opposto del comportamento? In altre parole possiamo «non comportarci»? No, non è possibile. In qualsiasi situazione noi manifestiamo un certo atteggiamento, che corrisponde al modo in cui noi ci poniamo o vogliamo porci rispetto a quello che ci accade attorno. Gli autori fanno l’esempio del passeggero dell’aereo che tiene chiusi gli occhi durante il viaggio. Sembra che non stia facendo nulla, che non stia interagendo con gli altri. In realtà, sta comunicando un messaggio ben preciso: desidera non essere disturbato. Lo stesso vale per chi fa colazione al bar o pranza in un ristorante o tavola calda: se si siede da solo e non chiacchiera con nessuno sta comunicando di volersene stare tranquillo, perché ha bisogno di rilassarsi o di pensare senza interferenze.

In tutte quelle situazioni in cui rimanete in silenzio, immobili, distaccati dagli altri, o sembra non stiate compiendo alcuna attività, in realtà state lanciando messaggi precisi e influenzando il comportamento di chi vi sta accanto: desiderate avere dello spazio e del tempo tutti per voi e state facendo in modo che gli altri assumano un comportamento di risposta a questa comunicazione e si regolino di conseguenza, non parlandovi e non infastidendovi.

 

In ogni comunicazione ci sono sempre due livelli, uno di contenuto e uno di relazione

Il secondo assioma

Non conta solo il messaggioCol secondo assioma, Watzlawick e colleghi affermano che ogni comunicazione presenta due aspetti che, insieme, la definiscono: uno attiene al contenuto della comunicazione stessa e uno alla relazione. Detto in termini molto semplici: quando noi comunichiamo stiamo trasmettendo sì un’informazione, un messaggio dal contenuto definito in un certo modo, ma lo stiamo anche facendo arrivare al suo destinatario in una certa maniera. Per fare un esempio: se domandiamo a qualcuno di chiudere una finestra, questa richiesta può essere espressa con tono di voce gentile e cortese, ma anche urlando o sottovoce. Possiamo accompagnarla con un’espressione del volto serena e cortese oppure arrabbiata. Ed è chiaro che il contenuto del messaggio arriverà e susciterà una reazione differente a seconda dei casi.

Nell’ambito della comunicazione, dunque, sono importanti l’aspetto verbale (cosa diciamo) ma anche quello non verbale e questo dipende dalla relazione che esiste tra chi comunica.

 

La natura della relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione

Il terzo assioma

La punteggiatura della comunicazioneGli autori della ricerca hanno scelto per questo una formulazione difficile da capire. In realtà significa qualcosa di relativamente semplice rispetto alle apparenze. Quando comunichiamo, ci scambiamo una serie di messaggi. Una parte formula un’affermazione, ovvero trasmette un messaggio, cui l’altro risponde, formulando un altro messaggio, e così via, in continuo alternarsi di flussi comunicativi da una direzione all’altra. Se la situazione comunicativa è normale, ci sarà un reciproco riconoscimento del turno di parola. Quando ciò non accade, è perché esiste un qualche squilibrio che si ripercuote sulla relazione tra i comunicanti.


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Questo assioma vuole evidenziare che una comunicazione è efficace se ogni parte comprende il significato che la sua azione o le sue parole hanno per l’altro e se interpreta correttamente il significato che l’altro con il suo comportamento gli vuol trasmettere.

 

Gli esseri umani comunicano sia con il modulo digitale sia con quello analogico

Il quarto assioma

I due modi per comunicareAnche in questo caso la formulazione è difficile ma possiamo riscriverla in questo modo: gli uomini comunicano sia in modo verbale sia in modo non verbale. Quest’ultimo è più antico del primo e ha una validità generale, nel senso che la maggior parte delle persone riesce a interpretarlo in maniera immediata e precisa.

Ciò significa che quando trasmettiamo un messaggio con le parole, il suo significato dipende dal contesto in cui ci troviamo (ambiente, situazione) e da un insieme variegato di segnali che lo accompagnano e che possono essere, per esempio, la postura del corpo, i gesti che facciamo, le espressioni del volto, il tono e le inflessioni della voce, il modo in cui pronunciamo le parole. Tutti questi elementi integrano il messaggio codificato con il linguaggio verbale e aiutano a capire meglio quello che l’interlocutore che si ha di fronte vuol dire o prova.

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Tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza

Il quinto assioma

Simmetria e complementarietàCon questo ultimo assioma, si vuol dire che quando l’interazione è simmetrica il comportamento di una persona tende a rispecchiare quello dell’altro, mentre, quando è complementare, presuppone che il comportamento tenuto da uno completi quello dell’altro, perché i ruoli tra le due parti sono differenti e la relazione non è di parità.

Watzlawick e colleghi non intendevano però, nel secondo caso, sostenere che la posizione di superiorità sia anche di forza e quella di inferiorità corrisponda a quella di debolezza. Tale distinzione serviva a discriminare le relazioni simmetriche da quelle che non lo erano. È una forma di classificazione adottata per studiare le relazioni comunicative dopo averle inquadrate in uno dei due gruppi e rispecchia i rapporti che normalmente si hanno tra le persone nei vari gruppi cui appartengono.

 

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