I cinque atleti più pagati al mondo nel 2014

Guida ai cinque atleti più pagati nel 2014

Nelle più classiche chiacchiere da bar, una delle lamentele che si sente pronunciare più spesso riguarda lo stipendio medio dei calciatori: ci si rammarica che siano strapagati mentre i nostri giovani faticano ad arrivare a fine mese, che il tal attaccante prenda in un’ora quello che noi prendiamo in un mese e che non ci sia nessuna proporzione tra salario e meriti umani e sociali.

Tutte cose vere, ma alle quali a me viene sempre l’istinto di rispondere con un: «È il mercato, bellezza». Ovvero: i calciatori percepiscono tanto semplicemente perché ci sono tante persone che sono disposte a pagare per vedere le loro gesta allo stadio o in tv, per comprare la loro maglietta, per acquistare i prodotti che loro reclamizzano.

Il primo tra i calciatori è David Beckham

In fondo, anche gli attori vengono pagati moltissimo, e non è che siano sempre dei premi Nobel: ognuno sfrutta il suo talento e lo sottopone al mercato. Ma il fatto, poi, è che i calciatori – e soprattutto quelli italiani – non sono affatto gli atleti più pagati del mondo: a scorrere la lista stilata ogni anno da Forbes, infatti, il primo giocatore di calcio lo troviamo all’ottavo posto, ed a sorpresa scopriamo che è addirittura David Beckham, che ad un salario tutto sommato modesto (rispetto a quello dei colleghi) di circa 5 milioni di dollari all’anno aggiunge ben 42 milioni in contratti di sponsorizzazione; subito dietro di lui Cristiano Ronaldo e Lionel Messi e poi, molto staccati, tutti gli altri, dalla sessantesima posizione in giù. Ma allora quali sono gli atleti più pagati al mondo nel 2014? Scopriamolo insieme, procedendo dalla prima alla quinta posizione.

 

Tiger Woods

Il golfista che si è ripreso dagli scandali

Tiger Woods, di nuovo il primo tra gli atleti più pagati al mondo nel 2014Gli ultimi anni non sono stati affatto facili per Tiger Woods, la stella del golf americano. Come forse ricorderete, infatti, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 il golfista è rimasto coinvolto in uno scandalo sessuale, inizialmente scoppiato per le scenate di gelosia della moglie e poi rinfocolato dalle dichiarazioni di decine di donne ai tabloid scandalistici, eventi che hanno costretto Woods a scusarsi più volte pubblicamente per il suo comportamento e poi ritirarsi per qualche mese dalle scene, in attesa che le acque si calmassero; ma oltre alle scuse e alle vicissitudini familiari, che lo hanno portato al divorzio nel giro di pochi mesi, a colpire Woods sono stati anche i suoi stessi sponsor, che in larga misura hanno sospeso i suoi contratti immediatamente dopo la vicenda, arrecandogli un danno economico non indifferente.

Oggi tutto sembra però essere tornato alla normalità: Tiger Woods è rientrato sui campi da golf già nell’aprile 2010, all’inizio con le difficoltà dovute al calo di forma, poi, lentamente, con risultati più convincenti, riconquistando l’anno scorso anche la vetta del ranking mondiale. Ragazzo prodigio capace di vincere il primo Major ad appena 21 anni, in tutto ne ha conquistati 14, l’ultimo dei quali è stato l’US Open del 2008, ma lui stesso ha più volte dichiarato di voler tentare di battere il record di 18 del leggendario Jack Nicklaus.

Secondo Forbes, i suoi incassi quest’anno ammontano a più di 78 milioni di dollari: 15 derivanti da premi sportivi e addirittura 65 da sponsorizzazioni e introiti collegati; non a caso, nella sua carriera Woods vanta sponsorizzazioni milionarie con Nike, Gatorade, Gillette, American Express, General Motors e il videogioco della EA Sports Tiger Woods PGA Tour, addirittura a lui intitolato.

 

Roger Federer

La grande affidabilità degli svizzeri

Roger FedererNon ce ne abbiano i suoi numerosi fan, ma anche per Roger Federer il periodo migliore della carriera sembra forse alle spalle: dopo anni di dominio assoluto sulla scena mondiale, è stato superato prima da Rafa Nadal – col quale ha dato vita negli anni ad una delle più belle rivalità sportive del mondo – e poi da Novak Djokovic, entrambi più giovani di lui, che da qualche tempo si contendono le prime due posizioni della classifica ATP; e, nonostante lo svizzero occupi ancora la quarta posizione e sia stato capace appena due anni fa di vincere sul campo amico di Wimbledon, è chiaro che con quasi 33 anni sulle spalle non potrà probabilmente più contrastare in maniera continuativa lo spagnolo e il serbo.

Ciononostante, i suoi numeri rimangono quelli di uno dei più grandi tennisti della storia: 78 titoli vinti di cui 17 tornei del Grande Slam, una medaglia d’argento nel singolo e una d’oro nel doppio alle Olimpiadi, 302 settimane in vetta alla classifica ATP, delle quali 286 consecutivamente tra il 2004 e il 2008.

Dal punto di vista economico, Forbes lo posiziona al secondo posto mondiale, con più di 71 milioni di dollari di incassi, ripartiti in solo 6,5 milioni derivanti da premi sportivi e addirittura 65 milioni – la stessa cifra di Tiger Woods – da sponsorizzazioni: tra le aziende che hanno voluto legarsi alla sua immagine pubblica figurano l’onnipresente Nike, Gillette – che con gli sportivi ha un buon rapporto –, Mercedes-Benz e le svizzere Lindt, Credit Suisse, Rolex e Nationale Suisse, che evidentemente in lui vedono il perfetto testimonial della proverbiale affidabilità elvetica.

 

Kobe Bryant

La leggenda dei Los Angeles Lakers

Kobe BryantDopo due sport individuali come il golf ed il tennis, passiamo agli sport di squadra, nei quali le personalità, a dispetto di quello che sarebbe logico aspettarsi, contano moltissimo anche in termini economici; e, come detto, non è tanto il calcio a farla da padrone in questo settore, quanto piuttosto gli sport americani come il basket, il football e il baseball, dimostrando ancora una volta come il mercato statunitense sia a livello sportivo e non solo il primo del mondo.

Oltretutto, se football e baseball sono sport nazionali ma sostanzialmente poco seguiti all’estero, il basket è invece uno sport globale e l’NBA, la lega professionistica nordamericana, viene vista da milioni e milioni di telespettatori e fan in giro per il mondo. Al terzo e al quarto posto (ma poi anche al dodicesimo, al diciassettesimo, al ventitreesimo, al venticinquesimo e così via) ci sono infatti due cestisti che hanno dominato la lega nell’ultimo decennio, Kobe Bryant dei Los Angeles Lakers e LeBron James dei Miami Heat.

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Partiamo dal primo: nato a Philadelphia ma cresciuto anche in Italia – dove suo padre giocò per qualche anno proprio a basket –, Kobe Bryant è uno dei più forti giocatori di basket di tutti i tempi, come ci spiegano anche i dati statistici, visto che con più di 31mila punti è il quarto realizzatore più prolifico della storia, oltre a vantare cinque titoli NBA, un titolo di MVP (miglior giocatore dell’anno), due di MVP delle finali, 16 convocazioni all’All-Star Game e due medaglie d’oro olimpiche.

I suoi contratti pubblicitari sono molti e variegati: nonostante uno scandalo sessuale nel 2003, presto rientrato, che gli ha fatto perdere qualche sponsorizzazione (tra cui quella della Nutella), è o è stato testimonial di Nike, della Turkish Airlines (con Leo Messi), di videogame (anche non sportivi come Guitar Hero World Tour e Call of Duty: Black Ops), della Coca-Cola e di McDonald’s. Negli ultimi tempi non ha vissuto però un buon periodo dal punto di vista sportivo: infortunatosi nell’aprile 2013, è tornato in campo a dicembre, reinfortunandosi però poco dopo; ciononostante, i Lakers gli hanno rinnovato il contratto per altri due anni a più di 48 milioni di dollari, cosa che lo rende il giocatore più pagato della lega (in tutto, tra ingaggio e sponsor, si stima che arrivi a quasi 62 milioni di dollari all’anno di introiti).

 

LeBron James

Il numero uno, economicamente e non solo, dell’NBA

LeBron JamesSe Bryant, nonostante sia assente dai campi da praticamente un anno, continua a godere economicamente di quanto fatto nel corso della sua lunga carriera, LeBron James è invece uno dei dominatori della lega, uno che in campo ci sta scendendo anche in questi giorni, impegnato con i suoi Miami Heat nella finale di Conference contro gli Indiana Pacers e, per come si sono messe le cose, probabilmente anche futuro finalista del campionato per la quarta volta consecutiva.

Nato in Ohio nel 1984, James ha giocato per sette stagioni come idolo di casa dei Cleveland Cavaliers, portando quella che solitamente è una squadra mediocre a conseguire per due anni di fila il miglior record in regular season e a farle giocare una finale NBA nel 2007.

Ma è stato soprattutto col passaggio a Miami, avvenuto nel 2010 dopo una lunga ed estenuante trattativa mediatica, che James è diventato veramente un giocatore vincente: due titoli consecutivi nel 2012 e 2013 (entrambi col premio di MVP delle finali), altri due premi di MVP stagionale oltre ai due già presi a Cleveland, 10 convocazioni consecutive all’All-Star Game e decine di altri riconoscimenti.

Per ingaggi e premi prende quasi 18 milioni di dollari all’anno, ma con gli sponsor i suoi introiti salgono a quasi 60 milioni di dollari annui: la sua immagine è infatti usata per sponsorizzare Nike, Coca-Cola, McDonald’s, Samsung e molte altre sigle; tra l’altro, i suoi diritti commerciali sono affidati in esclusiva alla Fenway Sports Group, una compagnia di investimenti statunitense che possiede anche i Boston Red Sox di baseball e il Liverpool di calcio: proprio in cambio di questi diritti, oltre a un cospicuo quantitativo di denaro James ha ricevuto anche piccole quote azionarie della squadra che gioca ad Anfield.

 

Drew Brees

Il quarterback più pagato dell’NFL

Drew Brees, il quarterback più pagato dell'NFLI primi quattro atleti della classifica che vi stiamo presentando, bene o male, li dovreste conoscere tutti, quantomeno per sentito dire, anche se non foste appassionati del loro sport; il quinto, Drew Brees, invece è abbastanza probabile che non sappiate chi sia.

Texano, classe 1979, Brees è uno dei più famosi e dotati quarterback dell’NFL, il campionato professionistico di football americano. Dopo qualche anno passato ai San Diego Chargers, squadra che difficilmente approdava ai playoff, si è trasferito nel 2006 ai New Orleans Saints, formazione anch’essa mediocre che però sotto la sua guida è cresciuta notevolmente, arrivando a giocare una stagione straordinaria nel 2009 culminata con la conquista del SuperBowl contro gli Indianapolis Colts e, personalmente per Brees, il titolo di MVP della finale.

L’atleta, d’altronde, dal 2006 è presenza fissa ai Pro Bowl, detiene il record con il maggior numero di partite consecutive con un passaggio da touchdown (54) ed è l’unico giocatore ad aver raggiunto più di una volta il traguardo di effettuare passaggi per più di 5000 yard in una singola stagione NFL (l’impresa è riuscita anche ai leggendari Dan Marino, Tom Brady, Matthew Stafford e Peyton Manning, ma solo per una volta, mentre Brees ci è riuscito nel 2008, 2011, 2012 e 2013).

Tutti questi dati hanno permesso al texano di rinnovare nel 2012 il suo contratto con i Saints a 100 milioni di dollari in 5 anni, dei quali 60 milioni già garantiti (gli altri saranno elargiti in base alle prestazioni) e 40 pagati subito nel primo anno, cifra che ha fatto ovviamente balzare Brees nelle parti alte della classifica di Forbes; i contratti pubblicitari del quarterback invece sono ben al di sotto della media di questa classifica: mentre gli altri atleti veleggiano su cifre che variano tra i 30 e i 60 milioni di dollari all’anno, Brees ne ha portati a casa solo 11, tendenza che però è confermata anche da altri atleti NFL, in genere molto meno pagati di altri colleghi. In ogni caso tra gli sponsor di Brees figurano la Nike, l’operatore di telecomunicazioni Verizon, la Pepsi e i jeans Wrangler.

 

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