Avrete sicuramente letto, nei giorni scorsi, della terribile strage occorsa a Monaco di Baviera. Una delle tante di cui sentiamo parlare, purtroppo, in questi mesi, ma allo stesso tempo un po’ diversa dalle altre. A compierla, davanti ad un banalissimo McDonald’s, è stato infatti un ragazzo che aveva sì origini iraniane, ma non uccideva a quanto pare tanto per odio verso l’Occidente. Alla base del suo folle gesto ci sarebbe una delirante ritorsione a una serie ripetuta di episodi di bullismo.

Non è la prima volta che le pagine di cronaca nera vengono malauguratamente riempite da episodi di questo tipo. Ricorderete di sicuro alcuni casi nelle scuole statunitensi. E proprio come un fenomeno prettamente americano l’avevamo, forse in un primo tempo troppo superficialmente, etichettato. Invece il bullismo è qualcosa che ormai trascende i confini nazionali. Anzi, forse li ha sempre trascesi, solo che non ce ne rendevamo veramente conto. Abituati a non vedere e non parlare, non denunciavamo con la dovuta forza i fatti e imputavamo a un semplice momento di pazzia le vendette violente.

Combattere il bullismo, anche al cinema

Oggi, per fortuna, con i drammi è arrivata anche una maggior consapevolezza, e quindi una attenta lotta, per quanto possibile, a questo fenomeno. Le iniziative di sensibilizzazione sono molte, anche se parecchia strada è ancora da percorrere. E anche il cinema, in tutto questo, ha un ruolo attivo. Se infatti una volta i bulli della scuola venivano dipinti come innocui burloni, oggi l’atteggiamento di Hollywood nei loro confronti è notevolmente cambiato. Non si ride più delle presunte goliardate di un Flash Thompson o di un Biff Tannen. Piuttosto, si cerca di mostrare la sofferenza delle vittime, e di indicare delle possibili vie per uscire da quel triste tunnel.

Abbiamo fatto una ricognizione tra i film che si sono occupati di questo argomento, e ci siamo accorti che molti di essi meriterebbero di essere mostrati alle giovani generazioni. Non sempre sono film artisticamente di eccelsa qualità. Colgono però nel segno quando cercano di rappresentare un mondo che noi adulti o non conosciamo, o abbiamo dimenticato. Ecco i cinque più interessanti.


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La mia guardia del corpo (1980)

Quando il bullo è Matt Dillon, ma tu hai Adam Baldwin dalla tua

Come abbiamo detto, un tempo i bulli venivano sì rappresentati al cinema, ma spesso come antieroi. Potevano essere, in realtà, personaggi quasi simpatici, sicuramente affascinanti, dei “duri” da cui quasi sembrava dovessimo imparare come stare al mondo. Pensate anche solo a Bulli e pupe, film del 1955 in cui il “bullo” in questione – creato, per la verità, solo da una impropria traduzione italiana – non va a scuola, ma è uno sciupafemmine del calibro di Marlon Brando. Insomma, di sicuro non un modello negativo.

Qualcosa cominciò a cambiare negli anni ’80. In quel decennio, infatti, emerse con prepotenza il genere della commedia scolastica. E il tema del bullismo – a volte di striscio, altre volte di petto – non poteva non venire affrontato. Il primo a farlo in maniera più che buona fu La mia guardia del corpo, nel 1980. Si tratta di un film che da noi è ben poco famoso e ormai quasi introvabile, ma che ebbe un discreto successo in patria, incassando più di 22 milioni di dollari e lanciando le carriere di molti attori.

La storia è quella del giovane Clifford, figlio del direttore di un Grand Hotel, che però nella nuova scuola viene preso di mira dalla banda di un bullo, Moody. Il ragazzaccio tormenta vari alunni, senza che nessuno riesca a ribellarsi al suo regime. Clifford, però, trova una via di fuga in Ricky, un ragazzo grande e grosso ma anche tenebroso, sul quale girano oscure leggende. I due – entrambi segnati da una serie di drammi familiari – riusciranno a stringere amicizia e a liberarsi dai ricatti di Moody.

Il film è diretto da Tony Bill – già attore e produttore, qui al suo esordio dietro alla macchina da presa – ma è memorabile soprattutto per la partecipazione di tanti giovani interpreti destinati a una buona carriera. Tra essi bisogna menzionare Matt Dillon, che presta il volto al “bullo” Moody, Adam Baldwin (poi tra i protagonisti di Chuck) e le giovani Joan Cusack e Jennifer Beals.

 

Karate Kid – Per vincere domani (1984)

La lezione del karate

Se La mia guardia del corpo l’avevano visto obiettivamente in pochi, Karate Kid è stato invece un film di culto sia in America che in Italia. Uscì nel 1984 e anche in questo caso avrebbe finito per lanciare alcuni giovani e promettenti attori. Il protagonista era Ralph Macchio, il suo maestro era Pat Morita – che si guadagnò anche una nomination agli Oscar –, mentre la sua fidanzata era la giovane Elisabeth Shue.

La storia era quella di Daniel LaRusso, un adolescente da poco rimasto orfano di padre e appena trasferitosi in California. Qui iniziava a socializzare con la bella Ali, ma veniva per questo preso di mira da Johnny Lawrence, ex della ragazza e grande esperto di arti marziali. Dopo aver subito diversi atti di bullismo, Daniel riusciva però a rifarsi grazie agli insegnamenti del vicino di casa e a sconfiggere Johnny e i suoi amici in un torneo.

Il film ebbe un successo inaspettato, anche perché alla regia c’era un maestro dei film di combattimento come John Avildsen, già all’opera con Rocky. Un successo che ha portato a tre sequel (due con Macchio e uno con una giovane Hilary Swank) e un reboot nel 2010.

 

Mean Creek (2004)

La vendetta contro il bullo che finisce in tragedia

Più passano gli anni, più si possono notare una disillusione e un pessimismo crescenti nei film che si occupano di bullismo. Se infatti le pellicole che abbiamo visto finora si concludevano con un lieto fine, negli anni Duemila i toni si sono fatti in genere più cupi e tragici. Un esempio è Mean Creek, pellicola del 2004 scritta e diretta da Jacob Aaron Estes.

Al centro della trama c’è il desiderio di vendetta nei confronti di un piccolo bullo, desiderio che però porta ad esiti tragici. Dopo che il fratellino Sam è stato picchiato dal coetaneo George, l’adolescente Rocky organizza una gita in barca con alcuni amici per punire il responsabile di quelle violenze. Nonostante, durante questa uscita, George si dimostri meno cattivo di quel che sembrava, la punizione scatta comunque e porta disgraziatamente alla morte del ragazzo. Con una serie di conseguenze ancora più gravi sui giovani che restano.


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Il film è molto bello e si rivela un vero pugno nello stomaco. Costato molto poco – aveva un budget di 500.000 dollari, per la maggior parte spesi per la promozione –, non fruttò tantissimo ma coprì ampiamente le spese. E soprattutto divenne, lentamente, di culto. Vinse due premi agli Independent Spirit Awards ed altri riconoscimenti in festival internazionali. Tra gli attori anche Rory Culkin, fratello minore del più famoso Macaulay.

 

Cyberbully – Pettegolezzi online (2011)

La nuova frontiera del bullismo

Concludiamo la nostra selezione con due film recenti, entrambi del 2011. Due film che non sono megaproduzioni e che, soprattutto, sono di difficile reperibilità in Italia (anche se coi prodigi della rete si riesce comunque a vederli). Il primo si intitola Cyberbully – Pettegolezzi online, ed è forse il meno bello della nostra cinquina. Ma ci permette di affrontare un tema delicato e ormai di grande attualità, cioè il cyberbullismo.

Prodotto direttamente per il canale televisivo via cavo ABC Family, racconta la storia di un’adolescente che vive con la madre single e il fratello minore. Questa ragazza – Taylor – a causa di una serie di scherzi del fratello e ingenuità delle amiche finisce per trovarsi coinvolta in un brutto caso di cyberbullismo. Diventa infatti suo malgrado la zimbella della scuola e perde varie amicizie. Tenterà il suicidio, anche se un gruppo di aiuto le permetterà di riprendersi e sostenere anche alcuni compagni nella sua stessa situazione.

Il film, come detto, non è memorabile dal punto di vista artistico, sia per la recitazione delle protagoniste, sia per la sceneggiatura prevedibile, didascalica e retorica. Ha però l’indubbio pregio di aver iniziato per primo a parlare di un tema che qualche anno fa – e in parte ancora oggi – era ignoto ai più e che i ragazzi non sanno sempre come gestire. Può essere quindi utilissimo da vedere a scuola. Da segnalare, infine, che esiste un altro film dal titolo Cyberbully, da poco realizzato in Inghilterra, che si prospetta come molto interessante ma che non è ancora stato tradotto in italiano.

 

Bully (2011)

Il documentario che ha scosso l’America

Il secondo film datato 2011 è in realtà un documentario, e lo trovate solo in lingua inglese. Nonostante sia stato presentato a suo tempo al Festival di Ischia, non ci risulta infatti che sia stato distribuito in Italia. Se però masticate un po’ della lingua di Albione, non potete perderlo.

Bully, co-scritto e diretto da Lee Hirsch, segue le vite di cinque ragazzini americani vittime di bullismo. Il montaggio passa dalla storia dell’uno a quella dell’altro, mostrandoci le loro difficoltà a scuola, i rapporti con i compagni e con i genitori, le diverse reazioni degli adulti davanti al problema. Inoltre, cita alcuni casi di cronaca degli ultimi anni, che hanno portato anche al suicidio.

I problemi con la censura

L’intento è ovviamente quello di scuotere il pubblico, un intento per la verità raggiunto solo in parte. Il documentario è bello, più dal punto di vista sociale e umano che non propriamente cinematografico, ma ha avuto notevoli difficoltà nei cinema. La commissione che negli Stati Uniti assegna i ratings – la MPAA – lo ha infatti catalogato come vietato ai minori di 17 anni se non accompagnati da adulti, per via del linguaggio usato nella pellicola.

Questo ha inficiato l’intento del regista che, vittima lui stesso di bullismo nell’infanzia, voleva portare a vederlo proprio gli adolescenti, con e soprattutto senza i loro genitori. L’idea, come Hirsch ha più volte sostenuto in varie interviste, era insomma quella di cominciare a parlare di un problema che viene troppo spesso minimizzato.

La MPAA è stata però irremovibile. Piuttosto che accettare quel divieto, la casa di produzione ha quindi preferito far uscire il film senza rating, limitandolo però in questo modo a poche sale e andando incontro a un mezzo fiasco. Un po’ meglio è andata col DVD, a cui è stato dato un PG-13, cioè un sostanziale divieto per i ragazzi sotto i 13 anni.

 

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