Cinque bei film su Zorro

Zorro in una delle sue più recenti incarnazioni cinematografiche

Sono passati quasi cento anni dalla creazione di Zorro, personaggio tra i più noti a livello globale, prototipo del supereroe ante litteram e – visto che siamo quasi a febbraio – maschera di carnevale tra le preferite dai bambini. L’eroe mascherato fece infatti la sua prima apparizione all’interno di un racconto in più puntate intitolato La maledizione di Capistrano, scritto da Johnston McCulley e pubblicato sulla rivista pulp All-Story Weekly tra l’agosto e il settembre 1919.

Don Diego, Bernardo e Lolita

Il racconto, ambientato nella California ancora in mano spagnola, si concentrava sulle avventure di don Diego Vega, del suo servo sordomuto Bernardo e della sua fidanzata Lolita; ebbe un discreto successo, ma probabilmente sarebbe stato presto dimenticato – come spesso accadeva alle molte storie che popolavano le riviste popolari – se non fosse stato per Douglas Fairbanks, che l’anno dopo, nel 1920, avrebbe deciso di portarlo sul grande schermo.

Da quel momento in poi i film dedicati a Zorro si sono moltiplicati, senza contare le serie tv (tra cui la celeberrima prodotta dalla Disney sul finire degli anni ’50), riuscendo a cementarne il mito. Scopriamo però insieme quali sono i più interessanti.

 

Il segno di Zorro

Douglas Fairbanks al suo massimo splendore

Il segno di Zorro con Douglas FairbanksCome detto, l’origine delle fortune di Zorro è da attribuire a Douglas Fairbanks. Nel 1920 l’attore aveva già 37 anni ma aveva esordito al cinema solo 5 anni prima; dopo varie commedie, era però pronto per diventare il divo più amato del decennio: con la moglie Mary Pickford e con i registi David Wark Griffith e Charlie Chaplin stava fondando la United Artists, che avrebbe presto prodotto film come Robin Hood, Il ladro di Bagdad e Il pirata nero, di grande successo.

Una delle primissime pellicole in assoluto della United Artists fu però Il segno di Zorro, che scrisse lo stesso Fairbanks (con lo pseudonimo di Elton Thomas) dopo aver scoperto il personaggio nel racconto di McCulley.

Col suo sorriso beffardo e il suo dinamismo Fairbanks fissò nell’immaginario collettivo la figura del vendicatore mascherato che tanta influenza avrebbe avuto nella fiction d’azione non solo cinematografica (Bob Kane, il creatore di Batman, disse sempre d’essersi ispirato a questo film per il suo personaggio). La pellicola ebbe anche un seguito nel 1925, sempre con Fairbanks affiancato dalla diva Mary Astor: Don X, figlio di Zorro.

 

Il segno di Zorro

La versione di Tyrone Power

Il segno di Zorro con Tyrone Power, uno dei più celebri film sull'eroe mascheratoVent’anni dopo la prima, amatissima versione di Douglas Fairbanks, Hollywood pensò che era giunto il momento per un remake che attualizzasse la figura dell’eroe californiano, visto che nel frattempo il cinema era passato dal muto al sonoro e lo stesso Fairbanks era venuto a mancare. A lanciare il progetto fu la 20th Century Fox, che affidò la regia a Rouben Mamoulian e la parte principale a Tyrone Power, che poi avrebbero lavorato insieme anche in Sangue e arena, altra pellicola dal sapore latino.

Il remake ricalca fedelmente la versione di Fairbanks, che per primo aveva definito il costume, le acrobazie e i modi di Zorro, ma contribuì a rendere ancora più popolare il personaggio all’estero e soprattutto in Europa, perché arrivò nel periodo di massima espansione del sistema hollywoodiano.

Curiosi anche i fatti che portarono al doppiaggio italiano: sul finire del 1943 la Fox infatti incaricò un gruppo di attori italiani bloccati in Spagna – vi si erano recati per un film, ma poi erano stati impossibilitati a rientrare in patria per i fatti dell’8 settembre – di doppiare questa ed altre pellicole statunitensi (tra le quali anche Com’era verde la mia valle), che sarebbero state distribuite dopo la guerra.

 

Zorro

Alain Delon in una produzione italiana

Alain Delon nella parte di ZorroIl serial disneyano che abbiamo citato in apertura, intitolato La spada di Zorro, comparve per la prima volta sugli schermi televisivi americani nel 1957, ma arrivò in Italia quasi dieci anni dopo, nel 1966. Il suo successo fu, da noi, travolgente, perché mescolava eroismo e ambientazioni western, affascinando la gioventù di allora che era avida di storie provenienti dalla frontiera americana.

Questo rafforzò la fama di Zorro nel nostro paese, che comunque era stata mantenuta viva pure da vari film prodotti lungo tutti gli anni ’60 e ’70, anche se spesso di livello molto modesto: tra i tanti figurano anche crossover poco coerenti come Zorro e i tre moschettieri, Zorro contro Maciste e Zorro alla corte d’Inghilterra.

Il miglior film italiano su don Diego De La Vega è però indubbiamente Zorro, diretto nel 1975 da Duccio Tessari – uno dei padri dello spaghetti western, che vantava in curriculum la sceneggiatura di Per un pugno di dollari e la regia della serie di Ringo – e interpretato da Alain Delon e Ottavia Piccolo.

Il film gioca le sue carte da un lato sul fascino di Delon, non più giovanissimo (aveva quarant’anni) ma comunque capace di dividersi nel doppio ruolo di bon vivant e giustiziere, dall’altro sul clima western, coi suoi paesaggi desolati, le sue inquadrature strette e il suo ritmo sincopato.

 

Zorro mezzo e mezzo

Una commedia politicamente scorretta

Zorro mezzo e mezzoNella cinquina avremmo potuto introdurre tutta una serie di film di scarso valore, che in parte abbiamo già citato e che negli anni ’60 e ’70 sfruttarono ampiamente la figura di Zorro; se però bisogna dare traccia delle commedie dedicate all’eroe mascherato preferiamo citare Zorro mezzo e mezzo, film poco più che discreto e in gran parte dimenticato, che è però forse la più originale variazione sul tema del giustiziere californiano e vanta un protagonista di prim’ordine, anche se spesso sottovalutato, come George Hamilton.

Uscito nel 1981 per la regia di Peter Medak, il film presenta il solito don Diego De La Vega, coadiuvato stavolta però dal gemello omosessuale Ramon, che interviene – a modo suo – per aiutare il fratello in difficoltà e preservarne l’identità segreta, minacciata dal fatto che l’avversario di Zorro è anche il suo migliore amico d’infanzia.

Il film si innestava nel filone della commedia che ironizzava con fare leggero sugli omosessuali e i travestiti che tanto successo stava avendo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta (si pensi a Il vizietto o a Tootsie), ma fruttò anche una nomination ai Golden Globe a Hamilton, caratterista visto in quegli stessi anni anche in Dynasty.

 

La maschera di Zorro

I divi degli anni Novanta

L'hollywoodiano La maschera di Zorro, film dall'ottimo incassoLa più recente e importante rivisitazione del mito di Zorro è però quella operata nel 1998 da Martin Campbell con La maschera di Zorro, blockbuster forte della presenza, nel cast, di divi di primo piano come Antonio Banderas, Anthony Hopkins e Catherine Zeta-Jones, in quegli anni all’apice del successo. Non a caso il film riuscì a guadagnare due nomination agli Oscar, anche se per premi tecnici, oltre alle candidature ai Golden Globe per il migliore film commedia e per il miglior attore protagonista.

La sceneggiatura – affidata a Ted Elliott, Terry Rossio e altri – cercava, per una volta, di non riprodurre pedissequamente la storia classica, ma di rinnovarla: il protagonista infatti non è tanto don Diego, qui invecchiato e ormai rassegnato ad appendere la mascherina al chiodo, quanto il giovane Alejandro Murrieta, che si allena per prenderne l’eredità, forte degli stessi insegnamenti del giustiziere originale.

In questo scenario si innesta poi la figura della bella Eléna, che si scoprirà essere la figlia – rapita – dello stesso De La Vega. Il film ha avuto un sequel, meno convincente, nel 2005: The Legend of Zorro, sempre diretto da Campbell.

 

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