Cinque bei film sulla camorra

Una celebre scena di Gomorra, forse il più visto tra i film sulla camorra

Il cinema ha indubbiamente un grande pregio: quello di poter parlare a tutti, in un linguaggio che riesce ad essere contemporaneamente universale e potente. Meglio: riesce a far immedesimare le persone in situazioni che non sono conosciute. Riesce – quando è buon cinema – a far comprendere da dentro la realtà, a smascherarla e a mostrarne, semplici e dirompenti, le conseguenze nella vita dei cittadini.

I film di denuncia sociale

Così è soprattutto per i film di denuncia sociale, un genere che soprattutto in Italia ha conosciuto periodi di ottima ispirazione e grandi maestri. Basti pensare alla stagione del neorealismo, ma anche ai numerosi film sulla mafia di cui parlavamo anche su queste colonne solo qualche settimana fa.

Un sottogenere che – complici alcuni successi letterari – ha ritrovato vigore negli ultimi anni è quello del cinema che si concentra sulla camorra, denunciandone le logiche e gli affari. Vari sono infatti i film che hanno ripreso una tradizione che in realtà ha i suoi antesignani negli anni ’70 e ’80 e anzi, andando ancora più indietro, in alcuni lavori di Francesco Rosi. Scopriamo allora insieme i film sulla camorra che abbiamo selezionato per la nostra cinquina.


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I guappi

Alle origini della camorra

I guappi, uno dei primi film ad occuparsi del tema della camorraCominciamo da lontano, sia per quanto riguarda i film che le storie in essi raccontate. La prima pellicola che abbiamo scelto è infatti I guappi, diretta nel 1974 dal napoletano Pasquale Squitieri e dedicata al fenomeno appunto dei guappi, che può essere visto come l’antesignano storico della camorra.

Squitieri già dai primi anni ’70 si era dimostrato un regista attento alle cause sociali e ai problemi del Mezzogiorno. Con Il prefetto di ferro e Corleone aveva indagato i rapporti tra mafia e politica. Con Gli invisibili si era occupato di terrorismo. Con Li chiamarono… briganti! aveva cercato di parlare del brigantaggio post-unitario, mostrando come il sorgere della malavita organizzata nel sud non fosse esente da una forma di reazione contro le promesse mancate del nord.

I guappi, interpretato da Fabio Testi, Franco Nero e Claudia Cardinale, racconta una storia di amicizia, onore e sangue a Napoli nell’ultimo decennio dell’Ottocento. La trama ha per protagonisti il giovane Nicola, che si ritrova suo malgrado invischiato negli affari della camorra, e don Gaetano, il capo locale, che lo prende sotto la sua ala protettrice ma deve vedersela con la cosiddetta onorata società per una questione appunto d’onore che finirà per costargli la vita.

Affresco che risente almeno in parte dell’esperienza maturata da Squitieri all’interno del genere degli spaghetti western, il film fu anche criticato per il ritratto almeno in parte eroico che fa dei suoi protagonisti. Ha però il merito di cercare di presentare personaggi a tutto tondo, in cui bene e male finiscono per confondersi.

 

Mi manda Picone

Come scoprire che il marito è un boss

Mi manda Picone, di Nanni LoyMolto meno drammatico, ma più vicino al genere della commedia nera, è Mi manda Picone. Un bel film del 1984 scritto (e diretto) da uno specialista come Nanni Loy assieme allo sceneggiatore Elvio Porta e interpretato da Giancarlo Giannini, Lina Sastri, Leo Gullotta ed altri grandi caratteristi napoletani.

La storia qui si sposta ai giorni nostri e parte purtroppo da un contesto piuttosto comune nel sud. Il Picone che dà il titolo alla pellicola è infatti all’apparenza un operaio che, durante un Consiglio comunale, si dà fuoco come forma di protesta contro il suo licenziamento dall’Italsider. Da qui parte però una sarabanda di avvenimenti, scatenata dal tentativo incessante della moglie di Picone di trovare il proprio marito, ricoverato in non si sa quale ospedale di Napoli. Un tentativo in cui la donna si avvale dell’aiuto di Salvatore Cannavacciuolo, un disoccupato che si rivela essere un debitore del marito.

Lo sforzo per recuperare informazioni su Picone si rivela presto un vano viaggio all’interno della malavita partenopea, prima di basso livello e poi via via sempre più potente. Più che un operaio prossimo alla disoccupazione, infatti, Picone – che non si vede ma la cui presenza rimane incombente – si rivela essere un boss della camorra che usava quel lavoro come copertura, per poter liberamente organizzare piccole truffe, scommesse clandestine ma anche intrallazzi illeciti con i poteri forti della città.

Magistralmente interpretato da Giannini, che vinse anche un David di Donatello, il film trova il suo punto di forza nei momenti comici tipici del cinema di Loy. Vanno però segnalati anche l’ottimo lavoro di tutti gli attori del cast e il ritratto, nascosto e divertito, del malaffare cittadino.

 

Il camorrista

La storia di Raffaele Cutolo

Il camorrista, esordio cinematografico di Giuseppe TornatoreIl primo film d’impatto che dipinge la camorra con piglio giornalistico è Il camorrista, pellicola del 1986 che segna l’esordio cinematografico di Giuseppe Tornatore, poi destinato a grandi successi.

Il film, in realtà, ebbe qualche difficoltà nelle sale, non tanto a livello di incassi quanto di diffusione. Infatti, due mesi dopo la sua uscita venne ritirato per una querela, ritornando nei cinema solo alcune settimane più tardi. D’altro canto, la versione da cinque ore di quanto girato – che, secondo le idee dei produttori e dello stesso Tornatore, avrebbe dovuto fornire materiale per una serie televisiva – non è stato mai mandato in onda.


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Al di là di questo e del talento dell’allora esordiente regista, dietro a Il camorrista c’erano soprattutto due figure. Da un lato, quella del giornalista Giuseppe Marrazzo, padre del noto ex Presidente della Regione Lazio, Piero. Dall’altro, di Raffaele Cutolo, storico leader della Nuova Camorra Organizzata.

Il film prendeva avvio infatti da una biografia romanzata che Marrazzo aveva scritto su Cutolo e pubblicato, con gran successo, nel 1984. In essa si raccontava l’ascesa criminale del boss camorristico, dal primo arresto – giovanissimo – per omicidio fino alla pianificazione di una nuova struttura criminale. Il film riprende fedelmente questa storia, affidando ad un istrionico Ben Gazzara il ruolo del protagonista e ad altri caratteristi – tra i quali di nuovo Leo Gullotta e Franco Interlenghi – le parti di contorno.

 

Gomorra

Il realismo dell’oggi

L'adattamento per il cinema di GomorraIl più noto film sulla camorra è però sicuramente Gomorra, la pellicola tratta dal best seller di Roberto Saviano e diretta da Matteo Garrone. Un film capace di aggiudicarsi una miriade di premi sia in Italia (sette David di Donatello, due Nastri d’Argento, due Ciak d’oro) che all’estero (cinque European Film Awards e il Gran Premio della Giuria a Cannes).

Episodico come è episodico anche il libro, il film riesce forse in maniera più potente dell’opera letteraria a mostrare la realtà della camorra campana. E lo fa sia giocando sul linguaggio dialettale e sul gergo usato dai malviventi, sia scegliendo perlopiù attori non professionisti del posto. Una scelta che dà di conseguenza grande realismo alla messa in scena.

La sceneggiatura, d’altronde, è stata curata dagli stessi Saviano e Garrone, oltre a Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio e Massimo Gaudioso. Tutti autori capaci di rinverdire – in una chiave però a dire il vero più disperata e senza via di scampo apparente – la tradizione del film di denuncia dei vari Rosi e Petri.

Molto buona anche l’accoglienza in America, dove il film è riuscito ad ottenere una nomination ai Golden Globe (anche se ha mancato quella agli Oscar). Ne è poi stata tratta una serie TV prodotta da Sky e baciata dallo stesso successo sia di critica che di pubblico.

 

Fortapàsc

La storia vera del giornalista Giancarlo Siani

Fortapàsc, bel film di denuncia di Marco RisiConcludiamo col più recente dei cinque film che abbiamo scelto, il Fortapàsc di Marco Risi. Un film uscito nelle sale italiane nel 2009, per la verità con meno successo di quanto avrebbe meritato.

La pellicola, che si avvale della convincente interpretazione di Libero De Rienzo (già visto in Santa Maradona e varie produzioni televisive), racconta la storia vera di Giancarlo Siani, giovane cronista de Il Mattino ucciso dalla camorra nel 1985, a soli 26 anni, a causa delle sue inchieste.

Siani era infatti il corrispondente da Torre Annunziata del quotidiano partenopeo e si occupava di cronaca nera. Tanto da essere all’epoca diventato, pur giovane e con pochi anni di esperienza, uno dei maggiori esperti di camorra in Campania. Le sue denunce sulle connivenze tra politica e malaffare, soprattutto nella gestione dei fondi per il terremoto dell’Irpinia, gli costarono la condanna a morte da parte della malavita organizzata.

La condanna venne eseguita a due passi da casa sua, a Napoli, prima che potesse partecipare a un concerto di Vasco Rossi. Il film, che si avvale anche del lavoro di ottimi attori come Ennio Fantastichini, Duccio Camerini, Valentina Lodovini e altri, si è conquistato anche molte nomination in tutti i principali premi del settore.

 

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