La bellezza è sempre importante per un’attrice. Non fondamentale, ma importante. In primo luogo perché permette di trovare molto più facilmente delle parti, in quanto un viso bello può essere reso brutto, a seconda delle esigenze, col trucco, ma non vale il viceversa. In secondo luogo, perché – soprattutto quando si tratta più di fascino che di bellezza tout court – conferisce al volto un quid di interesse che colpisce lo spettatore.

Si badi bene: la bellezza non è però solo la perfezione del viso o delle forme. È qualcosa di più, che si lega all’attrazione magnetica che certi volti e certe espressioni sanno imprimere sulla pellicola. Un fascino che prescinde spesso dai canoni classici della bellezza, come nei casi, ad esempio, di attrici come Katharine Hepburn, Bette Davis o Anna Magnani, non propriamente belle ma incredibilmente affascinanti.

Le epigoni di Marilyn e le giovani pepate

E il cinema, su questo tipo di bellezza femminile, ci ha marciato a lungo e continua a farlo in buona parte anche oggi. Eppure ci sembra di poter dire che gli anni ’50 sono stati forse il periodo in cui il fascino delle star femminili è stato più forte, più invasivo. Erano gli anni di Marilyn Monroe e delle sue epigoni – da Kim Novak a Jayne Mansfield –, ma anche di giovani more particolarmente pepate come Shirley MacLaine o Natalie Wood.

Erano, insomma, gli anni delle dive, protagoniste di kolossal e capaci ancora di incantare gli spettatori, indipendentemente dalla qualità del film in cui recitavano. Attrici che sapevano anche recitare, calandosi talmente in profondità nel ruolo – che spesso veniva cucito loro addosso – da finire per essere associate con esso. Ma quali sono state le più rappresentative di quel decennio? Noi, al di là di quelle che abbiamo già cominciato a citare, ne abbiamo scelte cinque.


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Marilyn Monroe

Il sex symbol del decennio

Un intenso primo piano di Marilyn Monroe, diva fragile e amatissimaSicuramente il sex symbol per eccellenza degli anni ’50 è stata Marilyn Monroe. L’attrice americana, classe 1926, arrivò al successo nei primi anni del decennio, grazie a una serie di ruoli via via sempre più importanti. Nel 1951, ad esempio, partecipò alla cerimonia degli Oscar in qualità di presentatrice, l’anno dopo comparve per la prima volta sulla copertina di Life, mentre intanto usciva indenne – se non addirittura rafforzata – dallo scandalo del calendario con le sue foto nuda pubblicato qualche tempo prima.

Il suo primo ruolo veramente importante fu però quello per Niagara, nel 1953, a cui seguirono, uno dopo l’altro, Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario e La magnifica preda. Le sue interpretazioni più memorabili furono però quelle prestate in film di Billy Wilder, che comunque non sopportava la sua impreparazione sul set. Nel 1955 uscì infatti Quando la moglie è in vacanza, con la famosa scena della gonna alzata dalla grata della metropolitana, e nel 1959 A qualcuno piace caldo.

Le canzoni, le opere d’arte

Proprio quest’ultima pellicola le permise di conquistare l’unico premio “maggiore” della sua carriera, un Golden Globe. Ma il suo impatto va ben oltre i premi. Incise canzoni destinate a restare nella storia del cinema e della musica – come Bye Bye Baby, Diamonds Are a Girl’s Best Friend, I Wanna Be Loved by You – e fu ritratta da decine di artisti, sia quand’era in vita che dopo la prematura morte. Tra i tanti, basti ricordare Andy Warhol, Mimmo Rotella, Salvador Dalí, Robert Rauschenberg e altri.

Si sposò tre volte. La prima, sedicenne, con tale James Dougherty, il figlio dei vicini di casa, sposato più per convenienza che per amore e lasciato quattro anni più tardi. Il secondo matrimonio fu con la stella del baseball Joe DiMaggio, ma il legame durò un solo anno. Infine, tra il 1956 e il 1961 si unì allo scrittore Arthur Miller. La sua carriera, travolta dai problemi personali, arrivò però rapidamente alla fine nei primi anni ’60.

 

Sophia Loren

La bellezza italiana

Sophia Loren all'apice del suo successo a HollywoodNella nostra cinquina, come vedrete, trovano ampio spazio le attrici americane. Gli anni ’50 furono infatti il decennio d’oro di Hollywood, coi film prodotti in California che non solo arrivavano in ogni angolo del globo, ma plasmavano anche l’immaginario collettivo. Eppure in questa lista ha tutto il diritto di stare anche un’attrice italiana, Sophia Loren. E non tanto per mero patriottismo, quanto perché effettivamente negli anni ’50 la Loren lasciò il segno.

Nata a Roma ma cresciuta a Pozzuoli, iniziò a farsi conoscere coi concorsi di bellezza e fotoromanzi. La svolta arrivò nel 1951, quando il potente produttore Carlo Ponti la scritturò (e più tardi la sposò), iniziando a farla recitare in film sempre più importanti. Vittorio De Sica la scelse così per L’oro di Napoli nel 1954, mentre l’anno dopo sarebbe stato il turno di Pane, amore e…. Una copertina di Life e il lavoro di Ponti le aprirono così le porte di Hollywood.

L’arrivo ad Hollywood

Nel giro di pochi anni recitò con tutti i principali divi americani, da Frank Sinatra e Cary Grant (in Orgoglio e passione e, solo col secondo, in Un marito per Cinzia) a John Wayne (in Timbuctù), da William Holden (in La chiave) a Anthony Quinn (in Orchidea nera). I premi sarebbero cominciati ad arrivare in realtà solo sul finire del decennio, soprattutto a partire dall’Oscar vinto per La ciociara, interpretato nel 1960.

Proprio gli anni ’60, soprattutto grazie ad alcune produzioni italiane in cui fu spesso affiancata a Marcello Mastroianni, segnarono il suo successo per le doti recitative oltre che per la bellezza. Sposata con Carlo Ponti fino alla morte di lui, nel 2007, ha vissuto a lungo in California per via di guai del marito col fisco italiano. Oggi risiede a Ginevra, in Svizzera.

 

Elizabeth Taylor

Da diva bambina ad attrice intensa

Elizabeth Taylor, una delle donne più belle di Hollywood per vari decenniSe Marilyn Monroe era la blonde bombshell per eccellenza, Elizabeth Taylor, negli anni ’50, era la ragazza della porta accanto, almeno all’apparenza. Non che mancasse di una bellezza e di un corpo prorompenti, che potevano benissimo rivaleggiare con quelli della Monroe, ma il procedere della sua carriera e i ruoli che le furono affidati, soprattutto nei primi anni del decennio, ne cementarono un’immagine che solo gli anni ’60 avrebbero disciolto.

Nata a Londra nel 1932 da una coppia di coniugi americani, fece ritorno negli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. Presto cominciò a recitare in vari film, diventando una sorta di bambina-prodigio. Fu la protagonista di un paio di pellicole della serie di Lassie, prima di ottenere il ruolo di Amy in una importante versione di Piccole donne.


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I ruoli da bambina furono abbandonati proprio nel 1950, quando comparve in una commedia di grande successo diretta da Vincente Minnelli e in cui recitava al fianco del veterano Spencer Tracy. Si trattava di Il padre della sposa, che ebbe un seguito già l’anno successivo. Un’altra prova molto convincente si registrò poi col drammatico Un posto al sole, interpretato assieme all’amico Montgomery Clift.

A questo primo successo fecero seguito però una serie di pellicole poco riuscite, tanto che la Taylor meditò di lasciare il cinema, insoddisfatta delle parti che la MGM le offriva. Le cose cambiarono a partire dal 1956. Recitò infatti ne Il gigante con James Dean, in L’albero della vita ancora assieme a Clift, in La gatta sul tetto che scotta con Paul Newman e in Improvvisamente l’estate scorsa con Katharine Hepburn. La sua stella sarebbe poi continuata a brillare anche negli anni ’60.

 

Audrey Hepburn

Agli antipodi delle “maggiorate”

Sabrina, con Audrey Hepburn, William Holden e Humphrey BogartUn’altra giovane speranza del cinema americano emerse in tutta la sua forza negli anni ’50, anche se fu forse soprattutto nei successivi anni ’60 che incantò per la sua bellezza e le sue doti recitative ormai mature. Stiamo parlando di Audrey Hepburn, un tipo di donna ben diverso da quelli che abbiamo presentato finora. Sia la Monroe che la Loren appartenevano infatti alla categoria delle cosiddette “maggiorate”, e anche la Taylor, per quanto fisicamente diversa, poteva in qualche modo tenere il passo delle concorrenti.

Audrey Hepburn, invece, era piccola, minuta, magrissima e dava sempre l’immagine di essere un po’ spaurita. Era, insomma, un’antidiva, ma forse anche per questa la sua bellezza pura e limpida risaltava molto chiaramente. Simile a lei, in quegli anni, si sarebbe imposta anche la fisionomia di Shirley MacLaine, con cui la stessa Hepburn avrebbe recitato poi negli anni ’60.

L’Oscar immediato

Nata a Bruxelles nel 1929, cresciuta tra Belgio, Paesi Bassi e Gran Bretagna, la Hepburn iniziò a farsi conoscere prima come ballerina e poi come attrice teatrale. Il primo ruolo importante al cinema lo ottenne nel 1952, quando rubò la parte proprio ad Elizabeth Taylor per Vacanze romane. A sorpresa si aggiudicò addirittura l’Oscar e la sua carriera decollò. L’anno dopo diveniva la protagonista di Sabrina di Billy Wilder, recitando al fianco di mostri sacri come William Holden e Humphrey Bogart.

Negli anni ’50 convinse ancora il pubblico con Guerra e pace, Cenerentola a Parigi, Arianna e La storia di una monaca. La sua bellezza sarebbe comunque risaltata maggiormente pochi anni dopo, nel 1961, quando interpretò Colazione da Tiffany, un film tratto da un libro che era in realtà ispirato a Marilyn Monroe, un tipo di donna ben diverso da quello che lei incarnava.

 

Grace Kelly

“Ghiaccio bollente”

Grace Kelly, una carriera breve ma intensaConcludiamo con un’altra diva capace, con la sua bellezza e il suo talento, di segnare il decennio: Grace Kelly. L’interprete nativa di Philadelphia, però, incarnava un ideale di bellezza originale, diverso da tutti quelli che abbiamo visto finora, anche se per certi versi simile a quelli di Elizabeth Taylor e Audrey Hepburn.

Anche l’attrice classe 1929, infatti, aveva un fisico slanciato, magro, che poco combaciava col modello di Marilyn Monroe. Dalla sua però aveva, in più, un portamento vagamente altero, di sicuro aristocratico, che le dava un’aria distaccata e affascinante. Quando, nel 1956, divenne la moglie di Ranieri di Monaco, facendo parlare i rotocalchi di mezzo mondo, la sua scelta non stupì più di tanto, perché sul grande schermo era sempre sembrata una nobile prestata al cinema.

Una famiglia di vincenti

Esponente di una ricca e cattolica famiglia irlandese, era figlia di un campione olimpico di canottaggio che aveva fatto fortuna col pomodoro. Aveva anche uno zio commediografo e un fratello che divenne consigliere comunale, segno di come la sua famiglia non fosse nuova né al successo, né all’arte. Dopo alcune esperienze come indossatrice, trovò la prima parte importante al cinema nel 1952, recitando in un capolavoro come Mezzogiorno di fuoco.

L’anno dopo teneva già testa a Clark Gable e Ava Gardner in Mogambo, mentre tra il 1954 e il 1955 recitò in ben tre pellicole di Alfred Hitchcock. Si trattava in tutti e tre i casi di classici destinati ad entrare nella storia del cinema, come Il delitto perfetto, La finestra sul cortile e Caccia al ladro. Fu proprio Hitchcock a definirla “Ghiaccio bollente”, ben sintetizzando il segreto del suo fascino. Fece appena in tempo a recitare in Alta società prima di ritirarsi dal mondo del cinema nel 1956, ad appena 27 anni.

 

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