Cinque belle canzoni di Al Bano e Romina Power

Romina Power e Albano Carrisi nel periodo del loro massimo successo assieme

Vi sono canzoni che fanno parte del panorama musicale italiano che sono intramontabili. Dopo molti anni, addirittura dopo decenni dalla loro pubblicazione e uscita sul mercato, anche se nel frattempo i gusti musicali sono cambiati e nuovi artisti si sono affacciati sulla scena, sono ancora belle e piacevoli da ascoltare.

Dal 1965 ad oggi

Tra queste, troviamo quelle di Albano Carrisi – in arte Al Bano –, eseguite sia da solista sia in coppia con Romina Power. Una carriera, la sua, iniziata nel 1965, arrivata ben presto al successo con la celebre Nel sole e che continua ancor oggi, solida e con sempre grande consenso di pubblico.

In questo articolo presentiamo alcuni dei suoi brani più belli: tre cantati da solista, uno cantato in coppia con Romina e uno, invece, scritto appositamente per Romina e da lei interpretato.

 

Nel sole (1967)

Il primo, grande successo

Come accennato nell’introduzione, Nel sole è la canzone, incisa e pubblicata nel 1967 e da cui è stato tratto anche un film, che ha regalato il successo ad Al Bano. Finalista alla manifestazione canora Un disco per l’estate, il disco che la conteneva fu il più venduto in Italia quell’anno. Si tratta di una intensa canzone d’amore, nella quale viene descritta l’attesa di un innamorato che sente la mancanza dell’amata e che desidera fortemente rivedere.

Le ore e i minuti della notte sembrano interminabili e tutto, persino il silenzio, gli rammenta lei. Il testo si conclude con una promessa, quella di un uomo innamorato e profondamente cambiato che, una volta tornato, farà in modo di far sparire per sempre le ombre e il buio della notte tra i due.


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Perché,
ma perché questa notte
ha le ore più lunghe
che non passano mai,
ma perché ogni minuto
dura un’eternità?

Quando il sole tornerà
e nel sole io verrò da te
un altro uomo troverai in me
e che non può più fare a meno di te.

Quando il sole tornerà
e nel sole io verrò da te
amore, amore corri incontro a me
e la notte non verrà mai più.

Ma perché,
ma perché i miei pensieri
sono sempre gli stessi
e non cambiano mai,
ma perché anche il silenzio
sta parlandomi di te.

Quando il sole tornerà
e nel sole io verrò da te
amore, amore corri incontro a me
e la notte non verrà mai più.

 

Terra mia (1997)

Sulle note della Sinfonia “Dal nuovo mondo”

Il testo di Terra mia è scritto e cantato sull’aria del 2º Movimento della 9ª Sinfonia di Antonín Dvořák, nota come Sinfonia “Dal nuovo mondo”, composta dall’autore nel 1893 a New York. Il nuovo mondo è l’America dove Dvořák si era trasferito a seguito della sua nomina a direttore del New York National Conservatory of Music. Le parole del pezzo sono il canto nostalgico di chi lascia la propria patria per recarsi a cercare fortuna in una terra straniera, con la speranza e l’intenzione, tuttavia, di tornare un giorno nel luogo natio.

Viaggerò, senza te,
gli orizzonti tuoi.
Porto via dentro me
la tua immensità.

Sognerò le tue magie
e racconterò
le tristezze, le allegrie
dei tramonti tuoi.

Penserò, pregherò
con l’intensità
di quegli anni verdi in cui
era bella la mia età.

Dolce Terra mia!

Grattacieli su di me.
Che malinconia!
Volti nuovi, a volte strani,
non è casa mia.

Dov’è casa mia,
quel profumo delle rose,
quelle sue piccole cose.
Lei mi aspetta, è lì.

Terra mia, Terra mia,
tornerò da te
con la febbre di un amore,
vecchia Terra mia.

Vecchia Terra mia!

 

È la mia vita (1996)

Il ritorno da solista dopo la tragedia

Scritta dopo la tragedia della morte della figlia Ylenia nel 1994, È la mia vita è la canzone con cui Al Bano partecipa, da solo, al Festival di Sanremo, ottenendo soltanto il 7° posto in gara, ma un notevole successo di pubblico, che percepisce il dramma di un uomo la cui figlia muore in circostanze misteriose e ne sconvolge la vita per sempre. È il grido pieno di dolore di chi si ritrova ad affrontare un lutto tanto grave che fa perdere di senso alla vita e smarrire il filo dei giorni. Ma contiene, anche, la dichiarazione della volontà di ricominciare, nonostante lo strazio del cuore.

Mi alzo e fuori è ancora luna piena,
esco per toccare la mia terra,
è un’altra notte da scordare,
niente che ti fa capire
questa vita poi che senso ha.

In un silenzio fatto per pregare
forte un dolore sale a farmi male,
ma è un vento che si placa in un momento
e lascia dentro tanto freddo
e insieme tanta povertà.

E va, il mio pensiero se ne va,
seguendo un volo che già sa
in quale cuore andare e arriverà.
E va, è la mia età che se ne va
e quanto amore via con lei,
è questa vita che passa e dove andrà.

Rientro piano e come fossi un clown
lentamente prendo a disegnare
il cerchio rosso del sorriso,
luce bianca sul mio viso,
nuovamente pronto a cominciare.

E va, il mio pensiero se ne va
seguendo un volo che già sa
in quale cuore andare e arriverà.
E va, è la mia età che se ne va
e quanto amore via con lei,
è questa vita che passa e dove andrà,
è la mia vita che passa e dove andrà.

 

Felicità (1982)

A Sanremo con Romina

Con questo brano Albano e Romina partecipano al Festival di Sanremo del 1982 arrivando secondi dietro a Riccardo Fogli che cantava Storie di tutti i giorni. L’album che conteneva il pezzo vendette milioni di copie in tutto il mondo. La canzone è un susseguirsi, spezzato da un ritornello poco dopo la metà del testo, di frasi molto brevi che definiscono tutte cos’è la felicità, che è nella sua essenza data dalla bellezza delle piccole e grandi cose che si possono vedere e vivere nel quotidiano di una coppia.


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Felicità
è tenersi per mano, andare lontano, la felicità.
È il tuo sguardo innocente in mezzo alla gente, la felicità.
È restare vicini come bambini la felicità,
felicità.

Felicità
è un cuscino di piume, l’acqua del fiume che passa e che va.
È la pioggia che scende dietro le tende, la felicità.
È abbassare la luce per fare pace, la felicità,
felicità.

Felicità
è un bicchiere di vino con un panino, la felicità.
È lasciarti un biglietto dentro al cassetto, la felicità.
È cantare a due voci quanto mi piaci, la felicità,
felicità.

Senti nell’aria c’è già
la nostra canzone d’amore che va
come un pensiero che sa
di felicità.

Senti nell’aria c’è già,
un raggio di sole più caldo che va
come un sorriso che sa
di felicità.

Felicità
è una sera a sorpresa, la luna accesa e la radio che fa.
È un biglietto d’auguri pieno di cuori, la felicità.
È una telefonata non aspettata, la felicità,
felicità.

Felicità
è una spiaggia di notte, l’onda che parte, la felicità.
È una mano sul cuore piena d’amore, la felicità.
È aspettare l’aurora per farlo ancora, la felicità,
felicità.

Senti nell’aria c’è già
la nostra canzone d’amore che va
come un pensiero che sa
di felicità.

Senti nell’aria c’è già
un raggio di sole più caldo che va
come un sorriso che sa
di felicità.

 

Acqua di mare (1969)

La vittoria al Festivalbar

Acqua di mare è la canzone con cui Romina, da solista, partecipa nel 1969 al Festivalbar, nella sezione Disco verde, e lo vince. La sua carriera discografica d’altronde era già iniziata nel 1966, con l’album Quando gli angeli cambiano le piume.

Il testo è stato scritto da Al Bano, che ha anche il ruolo di cantante di sostegno: la sua voce rimane in sottofondo e in appoggio a quella dolce e melodica della moglie. Il pezzo racconta del dispiacere e della malinconia di una ragazza che, passata l’estate, deve lasciare il ragazzo che ama, mentre lei sente il bisogno di averlo ancora presente nella sua vita.

Un pescatore che canta
la sua solitudine.
La luna sopra le reti
che sembrano piangere.

Acqua di mare
negli occhi miei.
Ultima sera
con te.

Lo so, mi mancherai
ogni momento.
Ormai sarò una vela
senza il vento.

La mia vita, lo sai,
ha bisogno di te
ed invece
tu vai, tu vai.

L’azzurro dei miei sogni
sta morendo.
Il buio della notte
mi fa paura.

Ma l’estate cos’è
se t’illude e poi
fa soffrire così,
così, d’amore.

Chiaro di luna che tinge
la mia solitudine.
Ultime frasi d’amore
più grandi di noi.

Acqua di mare
negli occhi miei.
Voglia di amare
in te.

La mia vita, lo sai,
ha bisogno di te
ogni giorno di più,
di più.

 

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