Nella seconda metà degli anni ’60, Paul Simon e Art Garfunkel costituivano indubbiamente il duo più importante della scena musicale americana: ragazzi poco più che ventenni provenienti dalla periferia di New York ed entrambi di origine ebraica, avevano attraversato già la fase del flop col primo album e col conseguente scioglimento, dell’improvvisa riscoperta a qualche mese di distanza e del successo tanto rapido quanto improvviso appena ritornati a suonare assieme.

Nel 1969 avevano così già messo in fila quattro album di studio, sempre più venduti e apprezzati dalla critica, ma il rapporto tra i due vecchi amici e compagni di scuola era agli sgoccioli: Garfunkel sembrava voler intraprendere una carriera d’attore e Simon, autore sostanzialmente unico delle canzoni, mal digeriva gli impegni dell’altro. Così decisero di lasciarsi – pur continuando di tanto in tanto, negli anni successivi, a riunirsi per concerti speciali – e chiusero la loro carriera insieme con un album, Bridge Over Troubled Water, che uscì nel gennaio 1970 (l’anno anche dello scioglimento dei Beatles e quindi un anno nefasto per i gruppi) e che si rivelò il loro canto del cigno.

Di quel disco si ricordano sempre la canzone omonima, El Condor Pasa o The Boxer, che effettivamente sono entrate nella storia del folk rock, ma tra i singoli estratti dall’album c’era anche una canzone musicalmente forse più semplice e breve, Cecilia, che ottenne nel tempo un discreto successo.

Ancora oggi il brano è ricordato come una canzone d’amore che parla di una ragazza piuttosto volubile, che getta costantemente il povero Paul Simon nello sconforto salvo poi ritornare all’improvviso da lui. In realtà l’artista newyorkese – come ha spiegato in più occasioni – voleva dare ben altro significato al testo del brano: santa Cecilia è infatti la protettrice della musica, e il brano non parla quindi di una donna che va e che viene facendo disperare l’innamorato, ma dell’ispirazione (o al limite della fama), che prima ti innalza e poi all’improvviso ti abbandona.

Non volevamo, però, parlarvi troppo della versione originale di questo pezzo, che probabilmente già conoscete, ma di una serie di cover che di questa canzone sono state incise o eseguite dal vivo nel corso degli anni, a volte per omaggiare Simon & Garfunkel, altre volte per sfruttarne la popolarità e l’appeal. Ne abbiamo scelte cinque che speriamo vi piaceranno.

 

Joe Dassin

La cover in francese

In Italia non è ormai più molto famoso, eppure sul nostro sito abbiamo avuto modo di parlare di Joe Dassin già in due occasioni: la prima è stato quando abbiamo presentato le più importanti canzoni dedicate alla città di Parigi, la seconda quando abbiamo individuato i cinque più importanti cantanti francesi degli anni ’70. In entrambi i casi abbiamo descritto la parabola, a suo modo anche sfortunata, dell’artista nativo anch’egli di New York e di appena tre anni più vecchio di Simon e Garfunkel.

Nel 1970 il cantante naturalizzato francese aveva poco più di trent’anni, ma già da cinque ben figurava nelle classifiche francesi. Scelse subito di tradurre nella sua lingua adottiva il brano di Paul Simon e già pochi mesi dopo il lancio della versione originale era pronto a cantarlo alla tv francese. Il pezzo di Dassin, tra l’altro, uscì su disco in un singolo che conteneva anche un’altra cover, L’Amérique, stavolta non di Simon & Garfunkel ma traduzione della Yellow River che sempre in quei mesi aveva visto arrivare in vetta alle classifiche britanniche l’effimero gruppo dei Christie.

Cécilia consentì al cantante franco-americano di imporsi con forza sul mercato nazionale, confermando una tendenza che era già cominciata con Aux Champs Elysées; inoltre, gli permetteva di aggiungere al suo repertorio anche brani che erano frutto delle ultime tendenze dei paesi anglofoni e che gli avrebbero permesso, di lì a poco, di spiccare il volo verso una dimensione più europea.

 

Suggs

La versione new wave e reggae

Dopo i fasti dei primi anni, Cecilia cadde rapidamente nel dimenticatoio, vuoi perché gli anni ’70 videro un riflusso nelle sonorità (il folk passò rapidamente di moda, per lasciare spazio a toni più cupi), vuoi perché la rottura tra Simon e Garfunkel fece finire in secondo piano i loro brani che non erano “di punta”.

La riscoperta, però, arrivò con gli anni Novanta prima e Duemila poi, quando una serie di gruppi di diversa provenienza ed estrazione cercò di riarrangiare il pezzo, per adattarlo ai nuovi tempi. Quello che probabilmente ottenne per lungo tempo il maggior successo da questa operazione fu Suggs, nome dietro cui si nasconde non un gruppo ma un unico cantante, l’inglese Graham McPherson, noto soprattutto per essere il frontman dei Madness, uno dei più importanti gruppi ska a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.

Dopo i fasti dei primi anni, infatti, i Madness si sciolsero per qualche tempo verso la fine degli anni Ottanta, cominciando a ricomparire sulle scene qualche anno dopo ma per il momento non rilasciando nuovo materiale. Per questo, nel 1995 Suggs decise di registrare un album solista, The Lone Ranger, che andò abbastanza bene in Gran Bretagna soprattutto perché trainato proprio da Cecilia, che vendette da sola mezzo milione di copie (arrivando al quarto posto della top ten inglese) grazie anche alla collaborazione col duo reggae Louchie Lou & Michie One.

 

Local Natives

Quando ci si cercava di fare un nome su MySpace

Nel 2008 i Local Natives erano solo una discreta speranza della scena indie americana. Formati allora da Taylor Rice, Kelcey Ayer, Ryan Hahn, Matt Frazier e Andy Hamm (che poi avrebbe lasciato il posto a Nik Ewing), si stavano spostando dalla Orange County a Silver Lake, che sarebbe diventata la loro “base”, cercando nel contempo di lavorare alle canzoni che sarebbero poi confluite in Gorilla Manor, il loro album d’esordio.

Per farsi conoscere, erano soliti caricare – come molte altre band – dei video su MySpace e sugli altri social che andavano di moda in quel periodo. Uno di questi fu una cover di Cecilia realizzata completamente in acustico, con una predominanza netta delle percussioni ma anche un dinamismo e una vitalità che non sempre si trovano in altre versioni.

Mentre, con l’andar del tempo, la band è riuscita a farsi conoscere anche per lavori propri (dopo Gorilla Manor nel 2009, l’anno scorso hanno fatto uscire il loro secondo album, Hummingbird), fa un po’ sorridere leggere, nei commenti al video su YouTube, i ragazzi di oggi che scrivono: «Ma allora la canzone non l’hanno scritta i The Vamps?». Il bello delle cover è che aiutano le nuove generazioni a riscoprire vecchi brani che magari non passano più per le radio; ma bisogna almeno sapere che si tratta di cover.

 

Jimmy Fallon, Paul Simon e gli Stomp

L’esibizione al Late Night

A volte una cover originale e appassionata di una canzone può inciderla anche l’autore stesso, quello che quel brano l’ha scritto e cantato per decenni. Nella nostra cinquina, infatti, abbiamo voluto includere anche questa esibizione di Paul Simon insieme a Jimmy Fallon e agli Stomp registrata il 6 aprile 2011 al Late Night, il talk show di tarda serata allora condotto da Fallon (che nel frattempo è passato al più prestigioso Tonight Show).

Fallon, 40 anni compiuti lo scorso settembre, non è nuovo ad esibizioni di questo tipo: formatosi come comico al Saturday Night Live e comparso anche in numerosi film, ha presentato numerose edizioni degli MTV Movie Awards e una degli Emmy, dove si è spesso esibito anche in parti cantate. Si ricordano, non a caso, una memorabile performance col cast di Glee nell’eseguire Born to Run di Bruce Springsteen e, più recentemente, una versione iper-acustica (suonata con strumenti musicali ricavati da giochi dell’asilo) di Let It Go, la canzone-traino della colonna sonora di Frozen.

Per la registrazione che potete ascoltare qui ha deciso di suonare e cantare assieme proprio a Paul Simon, suo ospite, e agli Stomp, un gruppo di percussionisti britannici specializzato in performance teatrali molto originali, in cui il ballo si unisce a una ritmica data dal battere delle mani e all’uso di strumenti inconsueti.

 

The Vamps

La versione per i teenager degli anni ’10

Arriviamo così all’ultima e probabilmente più famosa cover della nostra cinquina, quella incisa quest’anno dal giovane gruppo dei The Vamps, che proprio sul successo di questa versione riveduta e aggiornata sta fondando parte della sua scalata verso il successo. I quattro – Brad Simpson, 19 anni, James McVey, 20, Connor Ball, 18, e Tristan Evans, 20 – provengono da diverse zone della Gran Bretagna e sono letteralmente un gruppo figlio di internet e dei social network: i componenti infatti si sono conosciuti prima via YouTube, poi via Facebook, e hanno iniziato a farsi un nome attorno alla metà del 2012 proprio pubblicando alcune cover su YouTube.

Più o meno un anno più tardi, nell’estate del 2013, il gruppo ha velocemente iniziato a guadagnare attenzione sul sito, ottenendo un gran numero di visite con le prime canzoni originali; così sono passati dal virtuale al reale, pubblicando il singolo Can We Dance che ha scalato la classifica britannica.

Nel 2014 è quindi arrivato l’album d’esordio, Meet the Vamps, da cui è stato tratto anche un singolo, Oh Cecilia (Breaking My Heart), che non è propriamente una cover ma piuttosto un libero adattamento del brano originale di Simon & Garfunkel. Il ritornello è infatti sostanzialmente quello scritto da Paul Simon, ma sono state introdotte sonorità diverse soprattutto nelle strofe, a renderne più moderno e accattivante il sound.

La canzone, pubblicata in una prima versione ad aprile e poi in una seconda – in duetto con il giovanissimo cantante canadese Shawn Mendes – lo scorso ottobre, è diventata subito uno dei brani preferiti dei teenager britannici, piazzandosi bene in classifica anche nell’emisfero australe (in Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica).

 

Segnala altre belle cover della Cecilia di Simon & Garfunkel nei commenti.