Gli sport richiedono sempre sacrificio, fatica, dedizione. Per diventare campioni bisogna rinunciare a tante cose, passare ore in palestra e non demordere davanti ai primi fallimenti. Ma tutto questo è tanto più vero in quegli sport in cui si deve rasentare la perfezione. Basta leggere alcune frasi sulla ginnastica artistica per rendersene conto.

Questa specialità, infatti, dà molto ma pretende anche molto. È uno sport in cui anche il minimo errore può far crollare nella polvere un campione, può mandare in fumo interi anni di sacrifici. E questo perché non si gareggia solo contro gli avversari – con cui non c’è contatto, né gara in contemporanea – ma soprattutto contro se stessi.

Jade Barbosa, ginnasta brasiliana, prima di un esercizioPer chi non lo sa, la ginnastica artistica si basa infatti su varie prove, che vengono valutate da una giuria. C’è il volteggio, c’è il corpo libero, ci sono le parallele, la trave, la sbarra. L’atleta esegue il suo esercizio, cercando di fare meno sbavature possibili, e poi riceve un punteggio.

Proprio per questo, è uno sport in cui ogni momento, ogni istante conta. Una famosa frase americana dice: «Nel football [americano] ci sono quattro down, nel baseball ci sono tre out, nel tennis ci sono due palle di servizio. Ma nella ginnastica artistica c’è un’unica chance».

Il significato è proprio questo: in molti sport hai varie possibilità di segnare un punto. Puoi sbagliare un rigore, certo, ma puoi anche creare altre tre o quattro azioni nei minuti immediatamente successivi. C’è sempre la possibilità di rimediare. Nella ginnastica no.

È proprio questo a rendere speciale questa specialità. A renderla magica, ma anche stressante. E a richiedere un allenamento intenso, per i muscoli e per i nervi.

Le frasi sulla ginnastica artistica e le loro autrici

Tutte queste particolarità abbiamo cercato di sintetizzarle nelle cinque frasi che abbiamo scelto. Arrivano, come vedrete, tutte da grandi atlete femminili, che hanno vissuto sulla loro pelle successi ed insuccessi.

A parte la prima – la straordinaria Nadia Comăneci – si tratta di ragazze statunitensi, perché gli americani sullo sport ci riflettono parecchio. Ma ci sembra che queste frasi abbiano un valore universale. Scopriamole insieme.

 

1. La paura delle sfide

La saggezza di Nadia Comăneci

Quando si deve nominare una campionessa della ginnastica artistica, chi ha una certa età non può fare a meno di pensare a Nadia Comăneci. La ginnasta rumena è stata una delle più grandi atlete del XX secolo, la prima in assoluto a conseguire un “10 perfetto”, cioè ad ottenere il punteggio massimo in una prova.

Quando questo avvenne la Comăneci aveva solo 14 anni ed era alla prima apparizione olimpica, a Montreal nel 1976. Nel corso di quella edizione riuscì a conseguire altri sei 10 perfetti, stupendo il mondo. La sua performance fu sulla bocca di tutti per anni e conquistò le copertine di tutte le riviste.

La carriera dell’atleta rumena, però, va oltre quell’Olimpiade. Nel suo palmares ci sono infatti cinque medaglie d’oro olimpiche, conseguite tra Montreal e Mosca, oltre a tre d’argento e una di bronzo. Ha vinto inoltre due medaglie d’oro ai Campionati mondiali, nove agli Europei e cinque alle Universiadi.

Insomma, pur avendo gareggiato per pochi anni è stata una delle atlete più forti di tutti i tempi, non solo nella ginnastica artistica. E di sacrifici, sfide e paure se ne intende [1]. Come dimostrano queste sue parole.

La paura non mi fa scappare davanti alle sfide. Invece mi ci fa andare incontro, perché l’unico modo per liberarsi dalla paura è calpestarla coi piedi.
(Nadia Comăneci)

 

2. Giusto e sbagliato

Come dicevamo in apertura, la ginnastica artistica è uno sport in cui l’errore ha un peso spropositato. Soprattutto quando lo sbaglio è apparentemente minimale, perché una piccola imperfezione può davvero compromettere l’esito di tutta una gara.

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Lo sa bene Shawn Johnson, una delle più grandi atlete della storia americana di questa disciplina. Una ginnasta che forse però ha mantenuto meno, alle Olimpiadi, di quanto aveva promesso. Nata nel 1992, ha cominciato a gareggiare da senior nel 2007.

Proprio in quell’anno ha fatto registrare una stagione letteralmente straordinaria. Ha infatti conquistato il titolo di campionessa del mondo nel corpo libero, nell’individuale e nella gara a squadre. Inoltre si è aggiudicata quattro medaglie d’oro ai Giochi Panamericani di quello stesso anno, disputati a Rio de Janeiro.

I consigli di Shawn Johnson

A Pechino, l’anno dopo, la Johnson ha conquistato l’oro alla trave, ma nell’individuale, nel corpo libero e nella gara a squadre non è andata oltre alla medaglia d’argento. È stata infatti superata rispettivamente dalla connazionale Nastia Liukin, dalla rumena Sandra Izbașa e dalle atlete cinesi.

Shawn Johnson a Pechino (foto di bryangeek via Flickr)Negli anni successivi ha ottenuto un altro oro ai Giochi Panamericani, ma nel 2012 si è ritirata dall’attività agonistica. In compenso è rimasta molto popolare in America, anche per varie apparizioni televisive. Ha vinto un’edizione di Ballando con le stelle ed è arrivata seconda nella versione “All-Star”.

Ha inoltre scritto due libri di memorie. Il primo, Shawn Johnson. Stories Behind the Smile, è uscito nel 2008, poco dopo la vittoria alle Olimpiadi. Il secondo, Winning Balance. What I’ve Learned So Far about Love, Faith, and Living Your Dreams, è invece del 2012 [2].

Non devi allenarti fino a farlo giusto. Devi allenarti fino a non farlo sbagliato.
(Shawn Johnson)

 

3. Quando si diventa campioni

La ginnastica artistica è stata a lungo una disciplina per bianchi o orientali. Sugli attrezzi si confrontavano le atlete provenienti dai paesi del blocco sovietico, le cinesi e, a volte, qualche americana. Ma la pelle delle ginnaste era sempre invariabilmente chiara.

Le atlete di colore

Un po’ per motivi sociali, un po’ per pregiudizio le atlete di colore preferivano altre specialità. D’altronde, in Africa non c’era alcuna tradizione ginnica rilevante, e negli Stati Uniti le scuole di ginnastica avevano quell’aura di aristocrazia sportiva che per lungo tempo ha tenuto distanti le rappresentanti delle minoranze.

Per fortuna, però, negli ultimi anni molte cose sono cambiate. E buona parte del merito è da ascrivere a Gabby Douglas, la prima ginnasta di colore a vincere una medaglia d’oro.

La storia di Gabby Douglas

Nata nel 1995, Gabrielle Douglas si è fatta conoscere a livello internazionale nel 2012, quando ha partecipato alle Olimpiadi di Londra. Lì, al suo secondo anno nella categoria senior, ha fatto la doppietta, conquistando la medaglia d’oro sia nella gara individuale che in quella a squadre, incantando il mondo.

La grande sfida di GabbyNel 2016 ha fatto il bis con un’altra medaglia d’oro a squadre conquistata a Rio, mentre nel mezzo tra le due Olimpiadi si era fatta notare anche nei Campionati mondiali del 2015 con un altro paio di medaglie. Insomma, una carriera importante, resa addirittura epica dalle difficoltà incontrate per imporsi nell’ambiente.

Non è un caso che la sua storia sia diventata emblematica, in America e non solo. Nel 2012, subito dopo le Olimpiadi, andò ospite alla trasmissione di Oprah Winfrey, raccontando gli episodi di bullismo che aveva dovuto subire negli anni precedenti da parte delle compagne di allenamento bianche.

Più tardi nello stesso anno ha approfondito il discorso nella sua prima autobiografia, Grace, Gold, and Glory: My Leap of Faith, che ha avuto un certo successo negli States. Dal libro è stato tratto un film per la TV, mentre nel 2016 è partito anche un reality show che segue la vita di Gabby e della sua famiglia.

Insomma, la ginnasta è un di quelle ragazze che conoscono il sacrificio, la delusione e il dolore. E sanno che tutto questo può diventare il vero motore per diventare un campione.

I giorni duri sono i migliori, perché è lì che si diventa campioni.
(Gabby Douglas)

 

4. Vincere e perdere

Finora abbiamo presentato atlete che – magari per un breve momento – sono giunte fin sulla vetta del mondo. D’altronde, per una ragazza che pratica la ginnastica artistica l’oro olimpico è davvero il coronamento di molti sogni e di molti sacrifici. Il punto d’arrivo di una vita intera, che paradossalmente si può raggiungere già a 16 o 17 anni.

C’è però anche chi non arriva mai a una medaglia d’oro individuale. Magari la raggiunge con la squadra, e magari a livello individuale riesce a strappare una medaglia d’argento o una di bronzo. Ma non finisce in copertina, non si vede dedicati dei film o dei libri. E questo nonostante i sacrifici (e spesso anche il talento) siano gli stessi.

Ciononostante, questi eterni secondi a volte ci stupiscono per la saggezza delle loro frasi e dichiarazioni. È come se il rimanere un po’ in disparte, lontano dai riflettori, li rendesse più saggi, maggiormente in grado di valutare e giudicare la realtà.

Il motto di Kyla Ross

È questo il caso, ci pare, anche di Kyla Ross, importante ginnasta americana. Nel suo palmares c’è la medaglia d’oro a squadra a Londra 2012, ma anche il titolo di campione del mondo 2014, sempre a squadre. A livello individuale ha conquistato tre medaglie d’argento ai mondiali e vari titoli nazionali.

Classe 1996, a poco più di vent’anni ha comunque una carriera da raccontare ai nipotini e che il 99% degli atleti mondiali le può solo invidiare.

Le ragazze della squadra olimpica del 2012 in udienza dal presidente Barack Obama. Le atlete, da sinistra a destra, sono Aly Raisman, Gabby Douglas, McKayla Maroney, Kyla Ross e Jordyn Wieber
Le ragazze della squadra olimpica del 2012 in udienza dal presidente Barack Obama. Le atlete, da sinistra a destra, sono Aly Raisman, Gabby Douglas, McKayla Maroney, Kyla Ross e Jordyn Wieber

Ciononostante, nel 1996 ha deciso di lasciare le gare di alto livello per ritornare a studiare. Si è iscritta al college [3] e ha cominciato a disputare delle gare ginniche universitarie. Gare teoricamente meno impegnative, anche se si è trovata contro pure un’altra olimpionica come Madison Kocian.

Tra l’altro, proprio in queste gare negli ultimi mesi ha conseguito una serie di importanti 10 perfetti, sia alla trave che alle parallele asimmetriche. Questa capacità di arrivare a grandi traguardi anche quando la vetta della carriera sembra alle spalle ne fa un’atleta forte e determinata. Come dimostra anche la frase che potete leggere qui di seguito.

Allenati come se non avessi mai vinto. Esibisciti come se non avessi mai perso.
(Kyla Ross)

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5. Lo sport è anche divertimento

La frase di Simone Biles

Presentando Gabby Douglas abbiamo detto che, dalla sua comparsa sulla scena, qualcosa nel mondo della ginnastica artistica ha cominciato a cambiare. La cosa più evidente è che varie atlete di colore sono arrivate al top della disciplina. Tra queste, la più famosa è Simone Biles.

Nata nel 1997, questa ragazza è anzi andata perfino oltre ai già ragguardevoli traguardi raggiunti dalla Douglas. Vi basti sapere che detiene attualmente il record di ginnasta col maggior numero di medaglie in carriera, combinando quelle conquistate alle Olimpiadi e ai Campionati del Mondo.

Ha fatto il suo esordio nelle competizioni di alto livello nel 2013. E in quell’anno ha fatto subito vedere che gli Stati Uniti avevano una nuova, agguerrita campionessa in squadra. La Biles infatti ai Mondiali di Anversa si aggiudicò due medaglie d’oro individuali, replicando l’anno dopo in Cina con altri tre ori individuali e uno a squadre.

Leggi anche: L’elenco di tutti gli sport olimpici

Nel 2015 a Glasgow ha quindi infilato in un certo senso la tripletta, aggiudicandosi altre quattro medaglie d’oro e dominando la manifestazione.

L’Olimpiade di Rio

Questi successi negli anni precedenti alle Olimpiadi in genere non sono un gran segno. Arrivare troppo favoriti alla competizione più importante, infatti, mette addosso agli atleti tanta pressione. E, per chi ci crede, porta anche sfortuna.

Simone Biles alle Olimpiadi del 2016 (foto di Fernando Frazão/Agência Brasil)Alle Olimpiadi di Rio, invece, la Biles ha dimostrato di essere perfettamente in grado di sopportare lo stress. E ha conquistato altre quattro medaglie d’oro: nell’individuale, nel volteggio, nel corpo libero e nella competizione a squadre. Nella trave, invece, è arrivata “solo” una medaglia di bronzo.

Dopo questi grandi successi, nel 2017 l’atleta ha deciso di prendersi un anno di pausa dall’attività. Fedele al suo motto – che potete leggere qui di seguito – ha infatti deciso di riposarsi e ritrovare le motivazioni. Partecipando nel frattempo, tra l’altro, a un’edizione di Ballando con le stelle, che ha chiuso al quarto posto.

Ricordati di divertirti. Quando sorrido e mi diverto rendo al meglio.
(Simone Biles)

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Note e approfondimenti

[1] Anche perché risiedere in Romania, ai suoi tempi, non era certo facile. La sua vita è stata raccontata varie volte, ma in italiano la biografia più facile da reperire è La piccola comunista che non rideva mai di Lola Lafon.
[2] Nel 2016 ha anche scritto un romanzo ambientato proprio nel mondo della ginnastica artistica, The Flip Side, disponibile solo in inglese (anche se pure in formato e-book).
[3] Frequenta la UCLA di Los Angeles.
[-] La foto introduttiva con la giovane ginnasta pronta per un esercizio ritrae la brasiliana Jade Barbosa ed è stata effettuata nel 2008 a Roma in occasione della Mediterraneo Gym Cup da Fotoprili.
[-] L’immagine di Shawn Johnson è invece di Bryan Allison.
[-] La foto di Simone Biles è di Fernando Frazão/Agência Brasil.

 

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