Cinque belle poesie sull’inverno

Le più belle poesie sull'inverno

 
Da sempre le stagioni ispirano i poeti, attenti con la loro sensibilità a osservare i paesaggi che li circondano traendone riflessioni e suggestioni da trasferire sulla carta sotto forma di immagini poetiche. La natura e il suo mutare nel tempo sollecitano la capacità immaginativa e l’intelligenza di questi artisti. Molte poesie sono dedicate all’autunno, un tempo sospeso tra l’estate finita e l’arrivo dell’inverno. Molte di più sono dedicate alla primavera, quando la natura letteralmente rinverdisce e rifiorisce.

I poeti e l’inverno

Ma l’inverno? Cosa ne pensano i poeti di questo periodo dell’anno? Quali scritti ha loro suggerito? Possiamo dire che l’inverno è la stagione degli alberi spogli, dei manti di neve che coprono pianure e monti (anche se, ultimamente, la neve scarseggia alquanto), dei campi immobili, del freddo pungente e tagliente. Tuttavia, è anche la stagione del silenzio che rigenera, del riposo che fortifica e ristabilisce dalle fatiche. È il tempo dell’attesa e della pazienza.

Qui di seguito potete leggere una scelta di poesie di autori famosi, ognuna delle quali mostra come hanno vissuto i loro inverni (o, almeno, alcuni di essi), come li hanno percepiti e cosa è stato sussurrato agli orecchi delle loro menti e cuori.


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Gelo

Una poesia di Mario Luzi

La poesia qui scelta è del grande autore fiorentino Mario Luzi (che fu anche, tra l’altro, saggista, traduttore, scrittore di opere teatrali). Egli pose sempre al centro della sua produzione poetica, nelle sue diverse fasi, il rapporto tra il soggetto “uomo” e la realtà, in una continua e inquieta riflessione sulla vita.

I dubbi e gli interrogativi

La sua ricerca fu sempre percorsa dal dubbio, dalla domanda, dalla radicata necessità di porsi sempre degli interrogativi. La scrittura di Luzi non fu mai facile, la sua lingua poetica è, infatti, ricca di lessico ricercato e accostamenti inaspettati e costruita secondo una sintassi complessa.

Qui, tuttavia, ho scelto un testo, Gelo, relativamente semplice. È una sorta di affresco che ritrae una giornata d’inverno, fredda e ghiacciata. L’azione del gelo sulla natura e sull’uomo è resa con un susseguirsi d’immagini rapide e incisive: le strade difficili da percorrere, le pietre taglienti, l’erba bruciata, le persone che s’affrettano e scambiano solo qualche breve parola, prima di ripararsi in casa.

Il giorno schietto
d’inverno inasprisce le carraie,
aguzza il taglio della pietra, sopra i poggi pelati
brucia i pochi fili d’erba.
Chi affastella legna, chi sciorina
panni s’affretta; sgretola la crosta
con le scarpe chiodate, con gli zoccoli,
spranga l’uscio di casa.
È un tempo che fa bruschi i conciliaboli,
ruvide le parole ed i commiati.
…Antenne
e nervature d’alberi, di rovi
graffiano i venti del tramonto…

 

Notti bianche

Una poesia di Blaga Dimitrova

Notti bianche è una composizione della poetessa di origine bulgara Blaga Dimitrova, nata nel 1922 e scomparsa nel 2003. Compiuti gli studi classici, si laureò in Filologia slava a Sofia e parallelamente studiò pianoforte. La sua preparazione umanistica unita a quella musicale ne accentuò e affinò la sensibilità artistica e il talento poetico. Il motivo dell’amore è costante in tutta la sua attività lirica.

Nella poesia riportata di seguito protagonisti della scena sono due innamorati che nella luce invernale, rifratta ed accentuata dalla neve, adagio passeggiano abbracciati con passi misurati. Essi sono profondamente uniti nel loro sentimento d’amore e la poetessa usa lo sfondo del paesaggio per esaltare la forza del loro legame, luminoso come, appunto, il chiarore che li circonda. In questo senso, si noti anche la personificazione della neve, che produce «rossori» e «fremiti» riflettendosi nel cielo e nel fiume.

Fonte ignota di luce
imbeve graniti e giardini.
La Neve ha riversato in cielo rossori,
il cielo nel fiume fremiti d’azzurro.

E spalla a spalla due giovani
vanno con passo cauto e lento –
per non disperdere questa luce
che da cuore a cuore trabocca.

 

È pieno inverno

Una poesia di Oscar Wilde

Lo scrittore irlandese Wilde, noto soprattutto per le sue commedie, fu anche un brillante poeta. Nelle sue poesie fu sempre guidato dalla ricerca della bellezza e spesso amò fissare nei suoi testi le scene e le impressioni che la realtà della natura gli comunicava in particolari istanti. Con i suoi versi tendeva, dunque, a rendere permanente ciò che altrimenti sarebbe rimasto passeggero e presto dimenticato.

Possiamo, perciò, paragonare il testo scelto a una fotografia, un’istantanea, scattata con le parole. Il poeta muove dalla constatazione che è un giorno d’inverno, si guarda attorno e annota sulla carta ciò che vede: gli alberi sono ormai spogli, eccetto un sempreverde al riparo del quale cercano ricovero le pecore. Tutti gli animali, domestici e selvatici, continuano, affaticati, la loro vita quotidiana nel silenzioso inverno.

È pieno inverno, sono nudi gli alberi
tranne là dove si rifugia il gregge
stringendosi sotto il pino.
Belano le pecore nella neve fangosa
addossate al recinto. La stalla è chiusa
ma strisciando i cani tremanti escono fuori,
scendono al ruscello gelato. Per ritornare
sconsolati indietro. Avvolti in un sospiro
sembrano i rumori dei carri, le grida dei pastori.
Le cornacchie stridono in cerchi indifferenti
intorno al pagliaio gelato. O si acquattano
sui rami sgocciolanti. Si rompe il ghiaccio
tra le canne dello stagno dove sbatte le ali il tarabuso
e allungando il collo schiamazza alla luna.
Saltella sui prati una povera lepre,
piccola macchia scura impaurita
e un gabbiano sperso, come una folata improvvisa
di neve, si mette a gridare contro il cielo.

 

Hiver

Una poesia di Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti è considerato tra i maggiori poeti italiani del Novecento per la caratteristica di essere stato un innovatore del modo di fare poesia. Con le sue opere, infatti, realizzò uno stacco netto rispetto all’Ottocento, attraverso la sperimentazione di nuove forme letterarie e artistiche, abbandonando, in particolare, la metrica tradizionale per il verso libero.

Altamente consapevole del valore delle parole, le liberava dal loro significato quotidiano per recuperarne la purezza espressiva, rafforzata dall’uso sapiente degli spazi bianchi con cui le circondava sulla pagina.

Da Derniers jours

La poesia qui scelta è tratta da Derniers jours, un insieme di poesie apparse nell’edizione dell’Allegria di naufragi pubblicata a Firenze da Vallecchi nel 1919, e che chiude tutta l’opera in versi del poeta Vita d’un uomo. Hiver (“Inverno”) è composta di due soli brevi versi ma densi di significato. Durante l’inverno gli interventi che l’uomo può fare per lavorare la terra si fermano, per via dei rigori e delle condizioni della stagione.

Eppure, in modo silenzioso e invisibile, è proprio la natura a svolgere la parte più importante: gli agenti atmosferici, il ghiaccio, le temperature consentono l’assestamento e il miglioramento del suolo. Si tratta di un lavoro essenziale: così preparato il terreno diventa fertile e soffice, pronto a fornire tutte le sostanze di cui ha bisogno il seme per germogliare e crescere. Ed è per questo che il poeta paragona la sua anima al seme: avverte la necessità di un tempo silenzioso per ritrovare nel suo cuore e nella sua mente tutto ciò che serve a rigenerarli.

comme une graine mon âme aussi a besoin du
labour caché de cette saison

come la semente anche la mia anima ha bisogno del
dissodamento nascosto di questa stagione

 

La Neve che mai si accumula

Una poesia di Emily Dickinson

Tra le più grandi poetesse liriche americane troviamo Emily Elizabeth Dickinson. Fine osservatrice, capace di cogliere dettagli minuti, amava moltissimo il mondo della natura, dal quale spesso derivò temi, motivi, immagini per i suoi componimenti in versi.

In La Neve che mai si accumula la poetessa descrive una nevicata notturna così abbondante che copre interamente ciò su cui cade, compreso un albero che vede dalla sua finestra, tanto da far pensare all’arrivo di Febbraio e, quindi, del periodo più freddo dell’anno. In realtà si tratta di una neve “transitoria”, che non rimane e non si accumula, ma si scioglie. Essa è completamente differente dalla neve che invece gela e crea un manto compatto che persiste a lungo.


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Questo, per la Dickinson, è motivo di riflessione sulla vita: se tutte le tempeste, cioè le difficoltà che incontriamo, fossero così brevi e fuggevoli, come la neve che non dura, non avrebbero valore, perché non rimarrebbero impresse nella memoria. Al contrario, il ricordo degli ostacoli e delle fatiche è buono, perché è ciò che ci permette di riconoscere con chiarezza e apprezzare realmente i momenti e i periodi di gioia e felicità che incontriamo nella nostra esistenza.

La Neve che mai si accumula –
La transitoria, fragrante neve
Che arriva una sola volta l’Anno
Morbida s’impone ora –

Tanto pervade l’albero
Di notte sotto la stella
Che certo sia il Passo di Febbraio
L’Esperienza giurerebbe –

Invernale come un Volto
Che austero e antico conoscemmo
Riparato in tutto tranne la Solitudine
Dall’Alibi della Natura –

Fosse ogni Tempesta così dolce
Valore non avrebbe –
Noi compriamo per contrasto – La Pena è buona
Quanto più vicina alla memoria –

 

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