Cinque borghi toscani da scoprire

Pitigliano, uno dei più caratteristici borghi toscani

La Toscana è una di quelle regioni in cui si va sempre sul sicuro. Dovunque capitiate, in qualsiasi luogo vi perdiate siete quasi certi di poter incontrare una bellezza del passato. Monumenti, castelli, borghi, antiche vestigia medievali, brandelli di storia: la regione che ha Firenze per capoluogo ne ha abbastanza per soddisfare anche i palati più fini. Senza contare, poi, le campagne, le colline, il mare.

Non a caso abbiamo dedicato vari articoli alle bellezze di quella regione, partendo dalle metropoli fino a toccare le città più piccole. Oggi vogliamo però concentrarci sui borghi, paesi fortificati di origine medievale che contano pochissime migliaia di abitanti. La Toscana ne è piena, anche se alcuni si stagliano, per bellezza, sugli altri. Ne abbiamo selezionati cinque.

 

Anghiari

Bellezza, artigianato ed enogastronomia

Procediamo da nord a sud, partendo dalla provincia di Arezzo. Qui, a una trentina di chilometri a nord-est del capoluogo, sorge il borgo di Anghiari, poco meno di 6.000 abitanti e una fama ottima. Il paesello, infatti, è bandiera arancione del Touring Club – segno che ha ottime strutture ricettive nonostante sia piuttosto piccolo – ed è inserito nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia patrocinato dall’ANCI.

Sulla ghiaia del Tevere

Fama del tutto meritata. Vicina al confine con Emilia-Romagna, Umbria e Marche, la cittadina sorge su un ammasso di ghiaia accumulato lungo i secoli dal fiume Tevere, che qui scorre, ed ha avuto origine attorno al VII secolo. Il castello è attestato già dall’XI secolo, mentre qualche decennio dopo vi sorse un’abbazia. Entrata nell’orbita di Arezzo, a metà Quattrocento fu teatro di una celebre battaglia tra Firenze e Milano, immortalata – anche se per poco tempo – in un famoso dipinto di Leonardo da Vinci.


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Poco è successo nei secoli successivi, e Anghiari ha infatti mantenuto l’aspetto di un tempo. Non solo architettonico: molto rinomate sono le produzioni tipiche enogastronomiche (i bringoli, ad esempio) e artigianali (legno e vimini, oltre alla tessitura). Anche il cinema si è accorto di queste particolarità. Qui infatti sono stati girati nel 1963 La ragazza di Bube di Luigi Comencini e nel 2007 Una moglie bellissima di Leonardo Pieraccioni.

 

Pienza

La cittadina rinascimentale

Spostiamoci ora più a sud, all’altezza del Lago Trasimeno ma sul lato toscano. Qui, molto vicino a Montepulciano e a Chianciano Terme sorge Pienza, un comune di poco più di duemila abitanti in provincia di Siena. Centro artistico più importante della Val d’Orcia, è stato introdotto nel 1996 nella lista dei Patrimoni dell’Umanità tutelati dall’UNESCO. Il suo centro storico è, infatti, considerato l’esempio della perfezione quattrocentesca e simbolo del Rinascimento italiano.

Il sogno di Enea Silvio Piccolomini

Fino al 1462 la cittadina era infatti un paesello di nome Corsignano. L’unico evento degno di nota nella sua storia fino ad allora era stata la nascita, cinquantasette anni prima, di Enea Silvio Piccolomini, discendente di una nobile famiglia locale. Un discendente destinato a un grande avvenire, visto che nel 1458 Piccolomini divenne papa col nome di Pio II. Fu proprio lui a decidere di rinnovare il centro del suo luogo natale, affidando i lavori all’architetto Bernardo Rossellino. La città che ne nacque venne ribattezzata Pienza in suo onore ed è da allora rimasta pressoché immutata, almeno nelle sue vie centrali.

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Nella piazza intitolata a Pio II sorgono la Cattedrale, il Palazzo Comunale e i palazzi Borgia e Piccolomini, perfetti esempi dell’equilibrio che gli architetti e gli urbanisti del Rinascimento sognavano di perseguire. I lavori, in realtà, non furono mai completati nella maniera in cui erano stati sognati dal papa, visto che Pio II morì prematuramente. Ad ogni modo, la cittadina rimane una perla difficile da eguagliare e l’esempio di un mecenatismo d’altri tempi.

 

Montalcino

La terra del Brunello

A una mezz’ora di strada da Pienza, sulla direttrice che porta verso il mar Tirreno, sorge Montalcino, altro borgo di pregevole fattura. Abitata da poco più di 5.000 persone e anch’essa compresa nella provincia di Siena, la località è nota per la produzione del Brunello, un vino che affonda le sue radici proprio nell’epoca medievale. Produzione che si può gustare nelle varie cantine ed enoteche che sorgono nel territorio. Ma non è solo il turismo enogastronomico che dovrebbe attirarvi alla fine della val d’Orcia.

La fortezza medievale

Dal punto di vista architettonico, il borgo è dominato da una antica fortezza medievale, costruita nel 1361. Molti altri edifici, sia religiosi che civili, risalgono a quello stesso periodo, l’epoca d’oro del borgo. Tra i tanti, basti menzionare l’Abbazia di Sant’Antimo, situata poco fuori il centro e capolavoro del romanico toscano, il Duomo di San Salvatore e la Chiesa della Madonna del Soccorso.


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D’altronde, la località, posta al di sopra di una collina, rappresentava un buon punto strategico e permetteva di controllare la vallata. La sua ricchezza, in quell’epoca, era determinata anche dal fatto di sorgere sulla Via Francigena, e cioè sul percorso dei principali traffici commerciali che uscivano da Roma. Un ruolo di primaria importanza che si perse quando il borgo si trovò coinvolto nelle lotte prima tra Siena e Firenze e poi tra guelfi e ghibellini.

 

Sorano

La Matera della Toscana

Spostiamoci ora in provincia di Grosseto, dove concluderemo, con i due ultimi borghi, il nostro percorso. Vicini al Lago di Bolsena e non troppo distanti da Orvieto sorgono infatti sia Sorano che Pitigliano, due tra i più bei paeselli toscani. Il primo, in particolare, è soprannominato la Matera della Toscana perché molti suoi edifici sono scavati nel tufo e ricordano pertanto i caratteristici Sassi della città della Basilicata.

Fortezza e Masso

La città visse il suo momento di gloria tra il XIII e il XVI secolo, quando si trovò al centro degli interessi di varie forze politiche. Assoggettata agli Orsini – che dominavano Pitigliano – già verso la fine del Duecento, venne poi assediata e infine conquistata dai senesi, fino a quando non passò sotto il controllo di Firenze. Le principali architetture, sia civili che religiose, risalgono a questo periodo, come la Fortezza Orsini completata nel Cinquecento e il Masso Leopoldino.


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Inoltre, da notare come nel paese fosse presente anche un ghetto ebraico istituito dai Medici all’inizio del Seicento. Sorgevano al tempo in città probabilmente due sinagoghe, oltre al forno delle azzime. Il quartiere fu però abbandonato prima del Novecento e cadde in una situazione di profondo degrado fino a tempi relativamente recenti. Solo negli ultimi anni il Comune ne ha predisposto il recupero, riportandolo alla sua antica identità.

 

Pitigliano

La piccola Gerusalemme

Comune attiguo a quello di Sorano è Pitigliano, che riproduce e per certi versi esalta le caratteristiche del borgo che abbiamo appena finito di descrivere. Abitato da meno di 4.000 persone, il Comune è infatti soprannominato la piccola Gerusalemme per la presenza di una antichissima comunità ebraica che qui ha continuato ad esistere per secoli e ha segnato lo stile di vita cittadino.

L’influenza degli Orsini

Abitato già al tempo degli etruschi, il luogo ha favorito gli insediamenti grazie alla presenza del tufo. Balzò agli onori della cronaca quando, nel Medioevo, divenne un dominio degli Orsini, nobile famiglia romana e guelfa che ha avuto nelle sue fila due papi e ben 34 cardinali, acquisendo un ruolo di preminenza nella politica ecclesiale soprattutto nel XIII secolo. La famiglia riuscì a governare in città e nel contado fino quasi alla fine del Cinquecento, quando dovette lasciare campo ai Medici.

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L’impronta di questo passato glorioso è impressa nel centro storico del paese, talmente rinomato e ben conservato da essere incluso nella lista dei borghi più belli d’Italia. Da segnalare, per i turisti, Palazzo Orsini, costruito in epoca medievale e poi più volte ristrutturato, le imponenti mura del IX secolo, la sinagoga cinquecentesca e la Cattedrale con facciata tardo-barocca.

 

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