A volte abbiamo bisogno di comunicare qualcosa a chi ci sta vicino. Qualcosa che non riusciamo ad esprimere con le nostre parole, anche perché le parole sono sempre insufficienti davanti ai sentimenti. In quei casi per fortuna c’è la musica a darci una mano. A consentirci di dire con note e parole quello che non riuscivamo a comunicare da soli. Oggi vogliamo esplorare proprio uno di questi casi tramite cinque canzoni da dedicare a una sorella.

Una persona speciale

Chi ne ha una, sa bene quanto speciale possa essere una parente così intima. Speciale e difficile, perché anche nel migliore dei casi l’affetto si mescola a qualche incomprensione. E le canzoni che abbiamo scelto ci aiutano a parlare di questo particolare rapporto. Ci mostrano gioie e dolori della famiglia, e per questo ci sembrano perfette per una dedica. Che sia per un compleanno o per un matrimonio, per un’occasione speciale o per una qualsiasi, colpiranno nel segno.

Si tratta di canzoni in inglese, perché in italiano la scelta è molto meno ampia. Ormai, d’altronde, fornire brani in inglese – magari citandone il testo in forma scritta – non costituisce più un problema. Inoltre i pezzi ve li presentiamo in ordine cronologico, dal più vecchio al più recente, dagli anni ’70 fino ai giorni d’oggi. Se poi non dovessero bastarvi, vi segnaliamo anche di dare un ascolto a My Sister dei Juliana Hatfield Three e a Little Sister di Elvis Presley. Lasciate perdere invece la Sister di Prince, bella canzone che però parla in realtà d’incesto.

 

Sister Sledge – We Are Family

«I got all my sisters with me»

We Are Family delle Sister Sledge, grande successo di fine anni '70La canzone con cui cominciamo l’avete di sicuro sentita mille volte. We Are Family delle Sister Sledge è infatti una delle più famose degli anni ’70. Forse, però, non avete mai riflettuto abbastanza sul suo testo, che ben si adatta per una dedica a una sorella.

Il brano, lanciato nel 1979, fu scritto da Bernard Edwards e Nile Rodgers, i due leader degli Chic. I compositori lo offrirono alla Atlantic, che subito lo girò alle Sister Sledge. Si trattava, appunto, di quattro sorelle, tutte piuttosto giovani: Debbie, Joni, Kim e Kathy. Avevano avuto un fugace successo nel 1975 ma poi avevano in parte fatto flop col secondo lavoro. Cercavano quindi il modo di rilanciarsi, e We Are Family fu il miglior viatico verso il successo.

Il testo

Il testo esaltava il fatto che il gruppo fosse composto da quattro sorelle: «We are family – recitava nel ritornello –, I got all my sisters with me. We are family, get up everybody and sing». Ovvero: «Siamo una famiglia, ho tutte le mie sorelle qui con me. Siamo una famiglia, alziamoci tutti quanti e cantiamo».

In generale, però, la canzone poteva essere intesa anche come un inno all’unione, a sentirsi tutti fratelli e ad agire assieme anche per il bene del mondo. Per questo è stata poi riutilizzata in decine di film e serie TV. D’altra parte, alla sua uscita arrivò fino alla posizione numero 2 negli Stati Uniti e fece benissimo anche in Italia, entrando in top ten.

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Queen – Sail Away Sweet Sister

Quando Brian May cantava a una sorella immaginaria

The Game dei Queen, album che contiene Sail Away Sweet SisterPoco dopo We Are Family, nei primi anni ’80, uscirono varie canzoni da dedicare a una sorella. Il genere di questi brani, però, era ben diverso dalla disco music delle Sister Sledge. Il primo che abbiamo scelto era infatti un pezzo rock piuttosto classico, firmato dai Queen e inserito nel loro album The Game. Si intitolava Sail Away Sweet Sister e aveva, nelle note, il sottotitolo To the sister I never had.

Autore del brano era Brian May, che in quell’album – soprattutto rispetto ad altri lavori – aveva contribuito abbastanza poco alla composizione dei brani. Oltre a Sail Away Sweet Sister firmò infatti solo Save Me, il pezzo di chiusura. I singoli più famosi – da Another One Bites the Dust a Crazy Little Thing Called Love – portavano invece la firma dei suoi compagni.

«Salpa, dolce sorella»

Ciononostante, Sail Away Sweet Sister è un brano molto bello, sia a livello di testi che di musica. È una canzone in cui un fratello si rivolge alla sorella che ormai “si veste come una signora”, rendendosi conto che la bambina è diventata una donna, pronta a salpare verso nuovi lidi: «Sail away sweet sister – cantava proprio May, per l’occasione voce solista –. Sail across the sea. Maybe you’ll find somebody to love you half as much as me».

Il pezzo non è mai stato eseguito dal vivo dai Queen, come d’altronde altri brani secondari dell’album. È stato però oggetto di un’interessante cover dei Guns N’ Roses. D’altronde, l’album The Game ottenne un ottimo successo proprio negli Stati Uniti, vendendo 4 milioni di copie e giungendo in vetta alla classifica.

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The Kinks – Come Dancing

La canzone che Ray Davies dedicò a sua sorella

Come Dancing dei KinksA guardare quello che abbiamo scritto finora, si potrebbe pensare che i primi anni ’80 fossero dominati da nomi relativamente nuovi. Le Sister Sledge e i Queen erano infatti emersi nell’ultima parte del decennio precedente e ora veleggiavano nelle parti alte delle classifiche. In quel decennio, però, continuavano a mietere successi anche gruppi più vecchi, che tentavano di rinnovarsi. Tra questi c’erano anche i Kinks, grandi esponenti del Merseybeat e della British invasion degli anni ’60.

La band dei fratelli Ray e Dave Davies aveva subito diverse metamorfosi nel corso degli anni. Dopo il seminale successo degli anni ’60, si era dedicata alla rock opera. Sul finire dei ’70 si era però riconvertita a un genere più popolare, sfornando una serie di buoni dischi pop-rock. E Come Dancing, singolo che nel 1982 anticipava l’album State of Confusion, finì per diventare il maggior successo americano della band in tutti i vent’anni precedenti.


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La canzone si riallacciava al filone nostalgico che tanto successo aveva, negli States, tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80. Scritta da Ray Davies, raccontava di sua sorella maggiore, Rene, e di come da ragazzino lui la vedesse uscire e andare a ballare. «Come dancing, that’s how they did it when I was just a kid. And when they said “Come dancing” my sister always did». «Vieni a ballare, è così che si faceva quand’ero un ragazzino. E quando le dicevano “Vieni a ballare”, mia sorella andava sempre».

Da sorella a madre

La canzone poi passava a tratteggiare i tempi moderni, in cui la sorella, ormai grande, si trasformava nella madre. Ora ad uscire erano infatti le sue figlie e lei stava ad aspettarle proprio come aveva fatto la loro madre molti anni prima. Insomma, una canzone perfetta per ricordare il tempo che passa e come ci si finisca per tramutare, in un certo senso, nei propri genitori.

Dal testo e dalla musica, comunque, non traspariva il fatto che la canzone avesse un retrogusto amaro. La sorella di Ray Davies morì infatti ballando. Molto più grande di lui, nel 1957 era già sposata da tempo e viveva in Canada. In quell’anno fece una visita alla famiglia e regalò al fratello – allora tredicenne – la sua prima chitarra. Poi, quella stessa sera, andò a ballare e morì, ad appena 31 anni, per un attacco di cuore. La canzone è quindi un omaggio ai tempi spensierati della gioventù, che per Davies si chiusero in quella notte del 1957.

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Night Ranger – Sister Christian

La sorellina diventata grande

Sister Christian dei Night Ranger, una delle migliori canzoni da dedicare a una sorellaI Kinks e i Queen sono grandi gruppi britannici che hanno avuto carriere lunghe e di successo. I Night Ranger, di cui parleremo ora, sono invece americani, originari di San Francisco, e, benché ancora attivi, sono oggi poco noti dalle nostre parti. Ebbero infatti una fase di popolarità attorno a metà anni ’80, arrivando a vendere anche diversi milioni di dischi. Poi, però, le vicissitudini della vita li hanno fatti passare in secondo piano.

Il loro brano di maggior successo merita però di stare tra le migliori canzoni da dedicare a una sorella. Si tratta di Sister Christian, che uscì nel 1984 e riuscì ad arrivare nella top ten americana. Fu scritta e cantata da Kelly Keagy, batterista e occasionalmente prima voce della band, e dedicata a sua sorella Christy.


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Anche in questo caso all’origine del brano c’era un viaggio. Keagy, che viveva da anni a San Francisco, tornò infatti a trovare la propria famiglia in Oregon. Qui ebbe modo di ammirare la sorellina, che trovò profondamente cambiata. Di dieci anni più giovane di lui, Christy era ormai diventata una giovane donna. Da qui l’idea di immortalare quella strana sensazione in una canzone. Il titolo originale del brano, infatti, era Sister Christy.

Da Christy a Christian

Come ha raccontato Jack Blades qualche anno fa, Keagy nel ritornello cantava originariamente «Sister Christy oh the». Gli altri membri della band, però, capivano «Sister Christian», e quando glielo confessarono scoprirono che in effetti in questo modo il ritornello suonava in maniera migliore.

Il titolo e i versi furono così lievemente cambiati. Dando però adito a qualche dubbio interpretativo, perché in inglese “Sister Christian” significa “Sorella cristiana” e indica quindi una suora. Non a caso, sempre i Night Ranger hanno confessato che di tanto in tanto qualcuno propone loro interpretazioni fantasiose. Come quella fan che, basandosi anche sul fatto che nel brano si parla di Christy che gira in auto, ipotizzava che la canzone raccontasse di una suora che andava a vendere droga ai ragazzini.

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Antony and the Johnsons – You Are My Sister

Assieme a Boy George

La copertina dell'EP You Are My Sister degli Antony and the JohnsonsConcludiamo con un brano più recente, uscito negli anni Duemila. Si tratta di You Are My Sister, comparso per la prima volta all’interno del secondo album degli Antony and the Johnsons, I Am a Bird Now, e poi protagonista anche di un apposito EP. L’anno di prima pubblicazione è il 2005, mentre la voce è duplice: oltre a Antony c’è anche Boy George, ospite d’onore.

Molto apprezzato dalla critica, quell’album conquistò un Mercury Prize e consentì alla band newyorkese di attirare parecchie attenzioni. Alla base del successo c’era la straordinaria e particolare voce di Antony, capace di toccare le corde del soul e del pop, in maniera però molto introspettiva e personale.

Ci sentivamo così diversi allora, così simili lungo gli anni

Un ottimo esempio del suo stile è You Are My Sister, in cui la voce vibra fin dalla prima strofa. Profonda e drammatica, accompagna bene un testo in cui si descrive la vicinanza con la sorella. «We felt so differently then – cantava Antony –, so similar over the years. The way we laugh, the way we experience pain, so many memories. But there’s nothing left to gain from remembering faces and worlds that no one else will ever know».

Oggi il gruppo, che fece molto parlare di sé all’inizio del secolo, non esiste più. Dal 2016 lo stesso Antony ha infatti cambiato sesso e perseguito una carriera solista. Ora il suo nome è Anohni e, dopo una lunga pausa, è tornata ad incidere album. Dischi che hanno incontrato di nuovo i favori della critica. E in cui ha saputo introdurre la stessa, spiccata sensibilità e musicalità.

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