Cinque canzoni per lo spogliarello

Alla scoperta delle più belle canzoni per accompagnare uno spogliarello, con un occhio di riguardo a 9 settimane e ½

 
Non vergogniamoci: uno spogliarello, in vita nostra, l’abbiamo fatto tutti. Magari per gioco, magari solo per prendere in giro qualche star del cinema, ma l’abbiamo fatto. Che siamo femmine o maschi, giovani o meno giovani ci siamo comunque divertiti a toglierci i vestiti per il nostro partner. Atteggiandoci a divi del cinema erotico, mentre il nostro lui o la nostra lei si teneva una mano sugli occhi da cui ogni tanto sbirciava.

Gli elementi che non possono mancare

Il problema è che scene di questo tipo riescono bene quando si crea una certa atmosfera. E per crearla gli elementi da tenere presenti sono molti. Intanto ci vogliono delle luci soffuse, perché per quanto siamo in forma qualche piccolo difetto c’è sempre, e la penombra riesce a farli dimenticare più in fretta. Poi, c’è bisogno di biancheria intima di un certo livello, sia per lui che per lei. Infine, l’elemento decisivo: serve anche una musica adeguata. Un sound che possa accompagnare i nostri volteggi davanti al letto.

Se avete visto 9 settimane e ½, un classico nel suo genere, avete sicuramente capito di cosa parliamo. Una canzone rude, ritmata, più o meno allusiva, che prepari e accompagni ogni nostro gesto. Una canzone da scegliere con molta cura, perché un errore può essere fatale. Per questo oggi vi consigliamo cinque brani che vanno benissimo per uno spogliarello. Li trovate qui di seguito.

 

Peggy Lee – Fever

«You give me fever when you kiss me, fever when you hold me tight»

Fever, classico di Peggy LeeQuando si parla di spogliarelli si pensa sempre a qualcosa di recente. A un’invenzione degli ultimi venti o trent’anni, a un effetto della liberazione sessuale e della riscoperta del corpo. Come se prima non solo lo striptease non fosse concepibile, ma anche la sessualità tout court fosse confinata in un mondo a parte, pieno di pudore e paure. In parte, ovviamente, tutto questo è vero. Ma solo in parte. Perché anche prima del ’68 la sensualità aveva un peso non marginale nella vita delle persone. L’unica differenza è che si manifestava in forme più dimesse e meno esplicite.

Basta guardare anche al mondo della musica per rendersene conto. Se è vero che oggi le canzoni fanno esplicito riferimento al sesso, senza più nessun tabù, è vero anche che in passato la sensualità emergeva comunque. E se anche il testo citava al massimo baci e abbracci, la musica e l’interpretazione dei cantanti non lasciavano spazio a dubbi. È questo anche il caso di Fever, un classico del rhythm and blues scritto nel 1956 da Eddie Cooley e Otis Blackwell.

I cambiamenti di arrangiamento e di parole

La canzone venne incisa quello stesso anno da Little Willie John, e andò abbastanza bene in classifica. Due anni dopo, però, la cantante Peggy Lee, già sulla breccia da qualche tempo, decise di riprenderla. Ne riscrisse l’arrangiamento assieme a Jack Marshall, rallentandone il ritmo. E aggiunse qualche parola al testo, facendo riferimenti a Romeo e Giulietta e al capitano Smith e Pocahontas. Al tutto sovrappose poi la sua straordinaria voce, calda e sensuale.

Da lì in poi la canzone è stata reincisa da molti altri cantanti. Tra questi bisogna citare almeno Elvis Presley, Bob Dylan, Mina, Madonna, Michael Bublé e Beyoncé. Nessuno però, per quanto bravo, è riuscito ad eguagliare l’interpretazione di Peggy Lee, che rimane ancora oggi insuperata. La sua è una versione lenta ma anche piena di scossoni, il cui ritmo balza al cuore appunto come un vero e proprio spogliarello.

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Joe Cocker – You Can Leave Your Hat On

L’accompagnamento per antonomasia di ogni spogliarello

Joe Cocker e il singolo di You Can Leave Your Hat On, forse la più famosa canzone usata per accompagnare uno spogliarelloSe Fever è un classico, come dovremmo definire You Can Leave Your Hat On? La canzone interpretata da Joe Cocker nel 1986 è anzi considerata l’inno per antonomasia di ogni spogliarello. Una fama che si deve sicuramente alla struttura del brano e al suo testo, ma soprattutto alla potente voce del cantante inglese e al fatto che fu inclusa nella colonna sonora di 9 settimane e ½.

Ma andiamo con ordine. You Can Leave Your Hat On fu scritta nel 1972 da Randy Newman, autore, in anni recenti, di tante apprezzate colonne sonore. Lui però la registrò non per un film, ma per il suo album Sail Away, e il brano ebbe un moderato successo. Quasi quindici anni dopo Joe Cocker decise di riprenderlo per inserirlo nel suo disco Cocker. Un’operazione che aveva fatto spesso anche con altre canzoni, visto che la sua voce particolarissima dava sempre nuova vita ai brani scritti da altri.


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Quella sua versione piacque al regista Adrian Lyne, che decise di inserirla nel film 9 settimane e ½. Un film, per chi non l’ha visto, dal forte contenuto erotico, interpretato da Mickey Rourke e Kim Basinger quand’erano all’apice delle rispettive carriere. La canzone, in particolare, fu usata durante la più celebre scena di tutta la pellicola, quella in cui lei fa, appunto, uno spogliarello in controluce. Non a caso, il titolo della canzone significa “Puoi tenere il cappello” e in quella sequenza la Basinger rimane con solo il cappello addosso.

Molti hanno poi reinciso la canzone, cercando di emulare l’impronta o il trasporto di Cocker. In particolare va segnalata la versione di Tom Jones per un altro film, Full Monty, che racconta di spogliarelli (questa volta maschili) in chiave ironica. Ma vale la pena ricordare anche la versione del cantante country Ty Herndon e quella, addirittura nel 1974, di Etta James.

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Prince and the New Power Generation – Cream

«You’re so cool»

Cream di Prince, canzone del 1991Prince è venuto a mancare, prematuramente, qualche mese fa, gettando nello sconforto milioni di fan in tutto il mondo. Durante la sua lunga carriera, infatti, il cantante di Minneapolis aveva indubbiamente cambiato il volto della musica americana. Lasciando un segno indelebile sul funk, sul soul e sull’R&B, generi tradizionali ma da lui profondamente rinnovati. Polistrumentista, compositore e produttore, può essere considerato – come ha scritto a suo tempo Ernesto Assante – la controparte “terrena” di Michael Jackson.

Mentre quest’ultimo cantava di storie d’amore e di speranza e sembrava incarnare in pieno il sogno americano, Prince ne mostrava gli elementi più urbani, moderni e contraddittori. Passione, lotta, disincanto sono elementi frequenti delle sue canzoni, o a livello testuale o a livello musicale. D’altronde, in alcune sue composizioni si mescolavano rock e rap, in un mix allora inedito. E parlando di lato passionale e di ritmo non si può non menzionare Cream, uno dei suoi più grandi successi.


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Il brano fu inciso nel 1991 grazie all’accompagnamento dei New Power Generation, nuovo gruppo di supporto appena creato. Fu incluso nel tredicesimo album dell’artista americano, Diamonds and Pearls, capace di arrivare fino al numero 3 in America e di vendere 7 milioni di copie. A trascinarlo, oltre a Cream, furono altri singoli interessanti come Gett Off.

Ma Cream era la canzone più intensa. Non a caso, fu l’ultimo singolo di Prince a raggiungere la vetta della classifica americana. Anche se, a ben guardare, non parlava tanto di sesso o amore, quanto di esaltazione personale. Lo stesso Prince ammise di averla scritta guardandosi allo specchio, e nel testo non si possono non notare certi versi rivolti a se stesso, come «You’re so cool, everything you do is success. Make the rules then break them all ’cause you are the best». Ma il ritmo prende, e lo striptease viene naturale.

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Beyoncé – Dance for You

Una canzone da film noir

Dance for You di BeyoncéPassiamo ai tempi più recenti con Beyoncé, degna erede di molti degli artisti che abbiamo presentato finora. L’artista americana, infatti, ha saputo riprendere il lato più sensuale dell’R&B, producendo varie canzoni che avrebbero potuto apparire in questa lista, come Drunk in Love e Partition. Noi però abbiamo scelto Dance for You, che ben si sposa col nostro tema.

La canzone fu incisa nel 2011 e inserita in 4, il quarto lavoro da solista di Beyoncé. Se avete l’album in casa e non trovate Dance for You, però, non stupitevi. Nella prima edizione del disco la canzone infatti non compariva. Fu inserita nell’edizione deluxe, nel secondo disco, come bonus track. Visto però che si comportò benissimo nel mercato asiatico e che ne fu anche prodotto un videoclip, si decise poi di inserirla nella ristampa del 2013.

La potenza della voce

La canzone era scritta dalla stessa Beyoncé assieme a Terius “The-Dream” Nash e Christopher “Tricky” Stewart. Strutturalmente, si trattava di un R&B midtempo che presentava un discreto uso dei sintetizzatori e in cui la voce della cantante la faceva da padrona, cercando di stimolare una vibrante sensualità. Anche il testo si sposava bene con quest’impostazione generale. Fin dall’inizio, infatti, si affermava: «I just wanna show you how much I appreciate you, yes. Wanna show you how much I’m dedicated to you, yes». Ovvero: ballerò per te, per dimostrarti che ti amo.

Da questo punto di vista è interessante anche il già citato video, diretto da Alan Ferguson e dalla stessa Beyoncé. Registrato ammiccando ai film noir degli anni ’40, il breve filmato mostra una fotografia in bianco e nero, un’atmosfera eterea e una Beyoncé in tutta la sua bellezza. Anche per questo ha contribuito non poco al successo del brano.

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The Weeknd – Earned It

Il calore dell’R&B

Earned It, canzone di The Weeknd inserita nella colonna sonora di Cinquanta sfumature di grigioIl già citato 9 settimane e ½ è stato il film-simbolo dell’erotismo negli anni ’80. Ai giorni nostri, nel bene e nel male, questa palma è stata raccolta da Cinquanta sfumature di grigio, film tratto dall’omonimo romanzo di E.L. James. Una pellicola che non ha certo convinto la critica ma che ha fatto il pieno di pubblico, incassando più di 570 milioni di dollari al box office. A fronte di un investimento di appena 40.

I motivi della fortuna del film sono da ricercare indubbiamente in vari fattori. C’è stato un grande battage pubblicitario. Bisogna considerare poi il traino del romanzo, che già aveva fatto scalpore. C’è stata, se vogliamo, anche la precisa scelta degli attori. Ma un ruolo non indifferente è da dare anche alla colonna sonora, sempre decisiva in pellicole di questo genere. Non a caso, l’album che conteneva le canzoni del film ha venduto, solo negli Stati Uniti, più di mezzo milione di copie.

Una colonna sonora memorabile

All’interno di questa soundtrack si trovano varie canzoni interessanti. Ad esempio, c’è Love Me Like You Do di Ellie Goulding, che ha scalato le classifiche in mezzo mondo. Ma quello, in realtà, era solo il secondo singolo estratto. Il primo, e il più rappresentativo dal punto di vista “erotico”, è stato Earned It di The Weeknd.

Se non lo conoscete, questo è lo pseudonimo con cui si firma il canadese Abel Makkonen Tesfaye, giovane artista lanciato da YouTube nei primi anni ’10. La sua canzone rinverdisce lo stile sensuale e caldo dell’R&B, mostrando personalità. Non è un caso che anche la sua canzone sia andata molto bene in America (arrivano alla terza posizione dei singoli) e sia stata anche molto apprezzata dai critici. Ha ottenuto infatti una nomination agli Oscar e si è aggiudicata il Grammy per la miglior interpretazione R&B. Vale insomma la pena di diffonderla quando si vuole mettere in scena un bello striptease.

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