Cinque canzoni per un buon risveglio al mattino

Cinque canzoni per un buon risveglio al mattino

Non sono superstiziosa né fatalista, ma la prima canzone che la radio mi propone la mattina ha il potere di tirarmi fuori il sorriso (mica facile) o farmi imbronciare per almeno un paio d’ore. La stessa canzone sentita al pomeriggio o in un altro orario non mi fa quell’effetto. Perché esistono canzoni perfette per il buongiorno e il risveglio.

Sarà che l’umore del mattino è più plastico, una tabula rasa che deve ancora subire le incisioni degli eventi, delle migliaia di parole dette e sentite nell’arco di una giornata. Ma a me la musica fa l’effetto di un buongiorno.

Accendo la radio con un senso di attesa, come quando fai un esame e non sai che argomento ti sta per capitare. Ogni giorno cambio stazione, non sia mai che mettano la stessa canzone o lo stesso genere alla stessa ora, che è più o meno attorno alle 7:40.
 
Ed eccola lì, la prima canzone. E direi anche l’unica, visto che, per fortuna o purtroppo, in pochi minuti sono già alla scrivania.

Le cinque canzoni che vorrei sentire come buongiorno le ho scelte perché mi sono capitate casualmente. Non le ho mai cercate, né fanno parte della mia playlist. Pura coincidenza di buon umore

 

1. Francesco Guccini – Cirano

da D’amore, di morte e di altre sciocchezze, 1996

La passano pochissimo alla radio, anche perché Cirano di Francesco Guccini non è una di quelle canzoni che si canticchiano al semaforo. Va ascoltata, riascoltata e rielaborata. È una canzone di qualche anno fa, attualissima oggi e forse per sempre [1].

D'amore di morte e di altre sciocchezze, l'album di Guccini che contiene CiranoCirano se la prende con chi fa del «qualunquismo un’arte», con «le verità cercate per terra da maiali». Non sopporta «la gente che non sogna», agli altri lascia «le ghiande», per sé vuole tenere «le ali». Solo quelle servono.

È una canzone di imperativi che sbattono in faccia, sfidando tutti, tutto ciò che lui non tollera, ma anche ciò che rivendica. Ma più in là di questa rabbia, la chiama proprio così, c’è un bel po’ d’amore per Rossana.
 
A lei non si arriva col frastuono delle chiacchiere, a Rossana Cirano arriva con la poesia [2]: «A parlarle non riesco, le parlerò coi versi».

L’amore per Rossana non può vivere in mezzo a quelle ghiande, non può stare in basso. Sta più in su, dove occorre mettere le ali per arrivarci, dove sta il sole, cioè Rossana stessa: «Io sono solo un’ombra e tu Rossana il sole».

 

2. Lucio Dalla – Anna e Marco

da Lucio Dalla, 1979

Il disco Lucio Dalla, in cui era contenuta anche la canzone Anna e MarcoChi non è stato un po’ Anna e Marco? Perché Anna e Marco, quelli di Lucio Dalla, esistono davvero [3]. Esiste quell’ordinarietà della loro esistenza che poi diventa altro, diventa straordinaria quando si permettono di chiedersi «dov’è la strada per le stelle». Incominciano a volare e ci arrivano vicino, o almeno immaginiamo che sia così [4].

Anna ha uno «sguardo che ogni giorno perde qualcosa». Marco è «un cuore in allarme». Ed entrambi, se chiudono gli occhi, lo sanno.

È una canzone notturna, questa, altrimenti non si vedrebbero tutte quelle stelle e la luna non starebbe sempre lì ad attirare il loro, il nostro, sguardo. Non si sa quanti anni abbiano Anna e Marco, né se in America – così lontana – poi ci siano andati. Ma che importa, se, alla fine, «qualcuno li ha visti tornare… tenendosi per mano»?

 

3. Tracy Chapman – Baby Can I Hold You

da Tracy Chapman, 1988

Se potessimo chiedere scusa delegando una canzone, perderemmo le tante possibilità di coniugare e declinare la parola scusa. Scusa, scusami, mi scuso, scusatemi, scusa?, scusa se, scusa ma, ma scusa, scusa perché, scusa punto.

Ci perderemmo anche le altrettante “scuse” con cui motivare la scusa. Per non parlare della mancata occasione di vedere come reagisce alle scuse chi si sente chiedere scusa. Credo si dica chiedere scusa proprio per questo: non è detto che le scuse arrivino a destinazione.

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Il singolo Baby Can I Hold You di Tracy Chapman, un'ottima canzone per il risveglio al mattinoA me è successo: una canzone che sintetizzava le scuse senza concedermi libertà di accettarle o respingerle in diretta. Un peccato per chi me le mandava che, almeno stando all’etimologia, aveva tutto il diritto di argomentare e farsi capire.

Magari le avrei anche accettate, avrei compreso producendo scuse a mia volta. Chissà. Scusarsi deriva da excuso, cioè ex-causa che ci fornisce (a saperlo) quella possibilità di giustificazione che viene spontaneo tirare in ballo. E se al posto del buongiorno, ogni tanto, ci scappasse un sorry?

In questo ci può aiutare Baby Can I Hold You, bella canzone di Tracy Chapman [5]. Una cantante che divenne molto popolare tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, ma di cui si sono poi un po’ perse le tracce. Questa è forse la sua canzone più famosa.

 

4. Stadio – Amo solo te

da Occhi negli occhi, 2002

Ritorniamo alla musica italiana e a un gruppo storico, gli Stadio. Un gruppo che è spesso stato considerato minore. Hanno infatti lavorato a lungo come band di appoggio di altri artisti, da Lucio Dalla a Vasco Rossi, mettendo magari in secondo piano le loro qualità artistiche.

Occhi negli occhi, il disco degli Stadio che contiene Amo te

Gaetano Curreri e soci, però, hanno conquistato finalmente la meritata attenzione durante il Festival di Sanremo del 2016. Lì – complice una bella canzone e alcune importanti esibizioni sul palco – sono riusciti a vincere il concorso e vari altri premi [6].

Della loro produzione ho scelto Amo te [7]. Una canzone che mette di buon umore e allarga il sorriso. Mi è sempre piaciuto quel «noi» di cui si parla e quel coraggio di dire «amo», ripetere «voglio» senza essere stucchevole.

Di canzoni d’amore siamo pieni, ma questa ha un’intimità superiore. È una dedica da lui a lei e da lui a lei più lui. Mica facile considerarsi “noi” e saperlo dire.

 

5. Prince – Purple Rain

da Purple Rain, 1984

Dare un colore alla pioggia. Mi sono sempre chiesta perché nella canzone di Prince [8] figurasse proprio il viola. La pioggia non ha un colore se non quello del cielo da cui viene. Lui avrebbe solo voluto vederla ridere sotto quella pioggia viola, non avrebbe voluto causarle dolore, eppure quest’amicizia, dice, sta finendo. Non può portarla via a un amico.

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La celebre copertina di Purple Rain di PrinceLe sta chiedendo, in fondo, di condurla sotto quella pioggia viola, verso qualcosa di sensuale come la sua voce, verso qualcosa di irresistibile come è lui in quel momento. O forse verso ciò che non esiste come la pioggia viola, ma che è così bello immaginare.

E la canzone suona ancora più malinconica se si pensa alla triste fine di Prince. Il cantante di Minneapolis è morto improvvisamente nell’aprile del 2016, a 57 anni d’età. Scuotendo tutto il mondo, tanto è vero che i suoi album hanno venduto più di 7 milioni di copie nelle settimane successive alla dipartita.

E, comunque: se da domani provassi a mettere un CD?

 

 

Note e approfondimenti

[1] Comparve nell’album D’amore di morte e di altre sciocchezze, pubblicato nel 1996. È una delle poche canzoni cantate dall’artista emiliano a non portare la sua firma come autore unico. A scriverla furono infatti Beppe Dati per il testo e Giancarlo Bigazzi per la musica. Potete ascoltarla qui.
[2] L’ispirazione viene ovviamente dal celebre Cyrano de Bergerac, dramma teatrale di Edmond Rostand.
[3] La canzone proviene da Lucio Dalla, uno dei più importanti album del cantautore bolognese. La potete ascoltare in quest’esibizione live del 1978 alla TV svizzera.
[4] «La luna in silenzio ora si avvicina, – canta infatti Dalla – con un mucchio di stelle cade per strada».
[5] Nativa di Cleveland, classe 1964, la Chapman esordì col botto nel 1988, incidendo un album che portava il suo nome. All’interno c’erano le canzoni che l’avrebbero resa famosa, come appunto Baby Can I Hold You (che potete ascoltare qui), Fast Car e Talkin’ ’bout a Revolution. Quel disco vinse tre Grammy, tra cui quello per la miglior performance femminile.
[6] La canzone che portavano era Un giorno mi dirai, che oltre a vincere il Festival (qui l’annuncio) si è aggiudicata anche il premio per la miglior musica e quello della sala stampa. Inoltre il gruppo ha vinto pure il riconoscimento per la miglior cover, avendo eseguito La sera dei miracoli in omaggio a Lucio Dalla.
[7] La canzone – che potete sentire qui – arriva dal decimo album in studio degli Stadio, Occhi negli occhi.
[8] Purple Rain uscì nel 1984 ed era in realtà la colonna sonora di un film omonimo. Riuscì a rafforzare l’ascesa di Prince, portandolo al numero 1 della classifica USA, facendogli ottenere un Oscar e un Golden Globe. Qui potete vedere il cantante eseguirla durante il SuperBowl del 2007.

 

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