Il viaggio è sempre un’esperienza di primaria importanza. Ci permette di conoscere noi stessi e gli altri, di capire da dove stiamo partendo e dove vogliamo andare, di confrontarci con la strada e in un certo senso anche con noi stessi. Forse è anche per questo motivo che molti artisti hanno scritto varie canzoni sul viaggio mostrandone il lato avventuroso, quello eroico e in certi casi anche quello malinconico.

Ci sono infatti brani che fanno venir voglia di mettersi in strada e di premere sull’acceleratore, accompagnando i sorpassi con un potente riff di chitarra elettrica. Ce ne sono altri, invece, che ci fanno compagnia soavemente, quasi a velocità di crociera, facendoci presagire i lidi e la pace verso cui ci stiamo dirigendo.

Ma poi ci sono decine di altre tipologie di canzoni. Alcune esaltano la libertà, la voglia di lasciare tutto e partire. Altre, invece, giocano sul senso di intimità che si viene a creare tra i viaggiatori, tra persone che condividono le fatiche e le speranze di una lunga attraversata.

La musica rock, che in un certo senso è anch’essa un lungo viaggio, ha spesso esaltato tutto questo sia in Italia che all’estero.

Per tale motivo abbiamo scelto cinque canzoni che ci sembrano perfette per chi sta viaggiando o sogna presto o tardi di mettersi sulla strada. Tre di esse sono statunitensi e, ci sembra, mostrano altrettanti modi diversi di affrontare un percorso.

Altre due invece sono italiane, pescate dalla tradizione ma anche dalle discografie più recenti. Speriamo che le une e le altre vi piacciono e vi aiutino a sognare nuovi viaggi e nuove avventure.

 

1. Iggy Pop – The Passenger

Abbiamo accennato fin dall’apertura al rock. E di rock in questa nostra lista ne incontreremo parecchio. Proprio la musica più aggressiva ha trovato nel viaggio un tema interessante da sviscerare, oltre che una metafora per parlare della vita, a volte addirittura della droga e della velocità.

Iggy Pop sulla copertina di Lust for Life

Per tutti questi motivi abbiamo scelto di partire da un brano molto aggressivo e veloce, The Passenger di Iggy Pop.

Il pezzo fu inciso nel 1977 all’interno dell’album Lust For Life, che sarebbe poi risultato il maggior successo del cantante statunitense. Il disco, d’altronde, fu registrato a Berlino Ovest in un periodo particolarmente florido sia per la città che per la musica rock.

Con David Bowie a Berlino

Nella capitale della Germania Ovest si trovavano in quel periodo sia Iggy Pop che David Bowie. E i due collaborarono insieme a numerosi progetti in pochi mesi, incluso questo album.

A dire il vero, Bowie non ebbe però voce in capitolo nella scrittura di The Passenger, il brano di cui parliamo. La sua stesura va invece accreditata allo stesso Iggy Pop per il testo e al chitarrista Ricky Gardiner per la musica.

Iggy Pop fotografato da Alex Const (via Flickr)
Iggy Pop fotografato da Alex Const (via Flickr)

Il musicista britannico, però, si occupò della fase di produzione (oltre che dei cori), insieme allo stesso Iggy Pop e a Colin Thurston. Finì così per supervisionare tutto il lavoro di incisione che venne effettuato nelle mitiche sale dell’Ansa Studio by The Wall.

Il testo del brano, trascinante quanto la musica e il riff di chitarra, secondo la leggenda venne scritto dal cantante durante un viaggio sulla S-Bahn berlinese, il principale sistema di trasporto ferroviario della città tedesca.

Un passeggero in viaggio

Non a caso al centro delle varie strofe c’è proprio un passeggero che corre e corre lungo il contorno della città notturna, sotto alle stelle e al cielo delle moderne metropoli.

Il pezzo è sempre stato molto apprezzato dai musicisti alternativi americani, che l’hanno a volte anche inciso in interessanti cover. Ad esempio si ricorda un singolo pubblicato a fine anni ’80 da Siouxsie and the Banshees e poi una cover registrata invece una decina d’anni più tardi dai R.E.M.

Ma il pezzo nella versione originale di Iggy Pop è stato inserito in numerose pubblicità, soprattutto di automobili, e in film come Radiofreccia di Luciano Ligabue e This Must Be the Place di Paolo Sorrentino.

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2. Lucio Battisti – Sì, viaggiare

Nel nostro elenco, come risulterà chiaro proseguendo nella lettura, abbiamo deciso di mescolare canzoni inglesi e italiane. Abbiamo fatto questa scelta per due motivi. Da un lato, volevamo includere alcuni classici del rock che, soprattutto nella musica americana, hanno saputo raccontare in maniera indelebile l’avventura del viaggio “on the road“.

Io tu noi tutti, l'album di Lucio Battisti che conteneva Sì, viaggiareDall’altro, però, volevamo anche includere dei pezzi in lingua italiana, più facili da cantare e da memorizzare per via di un testo più accessibile. Ovviamente, se si parla di viaggio e se si parla di musica italiana, non si può che partire da Lucio Battisti e da quella che probabilmente è la più famosa canzone italiana sui viaggi: Sì, viaggiare.

Il pezzo, scritto da Battisti stesso con l’aiuto, ai testi, di Mogol, fu inciso per la prima volta nel 1977, all’interno dell’album Io tu noi tutti. Battisti era allora ormai un artista pienamente affermato, e anzi si avviava verso la più famosa svolta della sua carriera.

Dopo i grandi successi maturati tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, infatti, il rapporto col suo paroliere di fiducia stava iniziando ad incrinarsi e lo stesso cantautore sembrava sempre più attratto da nuove sonorità.

Verso la svolta

Il disco Io tu noi tutti fu non a caso registrato in California e riuscì a cogliere lo spirito dei tempi, visto che si classificò anche al secondo posto assoluto tra gli album più venduti in Italia in quell’anno. Si tentò perfino di promuoverlo all’estero, sul mercato statunitense e inglese, anche se con scarsi risultati.

A trainare il disco nel nostro paese furono soprattutto i due brani che aprivano rispettivamente il lato A e il lato B dell’LP: da un lato Amarsi un po’ e dall’altro, appunto, Sì, viaggiare.

Le canzoni di Lucio Battisti più famoseQuest’ultimo pezzo era un brano pop piuttosto ricercato. Evitava infatti di usare facili ritornelli e un sound troppo accattivante in favore di un testo e di una musica più intimi, più vicini forse al sentire di quegli anni di grandi cambiamenti.

Il testo esaltava ovviamente il viaggio e i suoi lati più affascinanti, soffermandosi soprattutto sull’amore per la strada e sulla capacità del mezzo di locomozione di accompagnare l’andamento del percorso.

Motociclette e metafore

In più, si apriva con un riferimento a quei meccanici un po’ improvvisati che all’epoca erano molto comuni tra i giovani italiani.

Quel “gran genio del mio amico”, come lo chiamava Battisti, era infatti una figura che ben conoscevano tutti i viaggiatori ed in particolare i motociclisti, che allora (e in parte ancora oggi) avevano sempre un conoscente in grado di regolare il minimo e lavorare col cacciavite.

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Ma poi, più in generale, la canzone poteva essere letta come una grande metafora: il viaggio infatti rappresentava benissimo la vita insieme a qualcuno, fatta di buche, di passaggi al buio, di accelerate e rallentamenti e di meccanismi da oliare.

Questo era anche il pregio di Mogol: quello di saper infilare messaggi a volte più profondi in testi apparentemente banali o comunque quotidiani.

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3. Steppenwolf – Born to Be Wild

Con Sì, viaggiare abbiamo introdotto il tema del percorso in motocicletta, che per certi versi rappresenta per antonomasia il viaggio completamente libero, alieno dai vincoli della società.

Born to Be Wild, una delle più famose canzoni sul viaggioLa canzone che meglio rappresenta però questa tipologia di esperienza non è tanto quella di Battisti quanto un pezzo uscito negli Stati Uniti una decina d’anni prima: Born to Be Wild.

Il pezzo, scritto da Mars Bonfire, fu inciso per la prima volta dagli Steppenwolf, un gruppo destinato ad un successo tanto rapido quanto breve.

Infatti questa è l’unica canzone che viene solitamente ricordata di questa band, nonché l’unica ad avere avuto un certo successo in classifica. Merito sicuramente del brano, che manifestava una insolita carica rock, ma anche di una serie di questioni “di contorno” che giovarono alla popolarità del pezzo.

La musica di Easy Rider

In primo luogo, la canzone fu infatti inclusa nella colonna sonora di Easy Rider, uscito nel 1969, pochi mesi dopo la pubblicazione del pezzo. Inserita nei titoli di testa, Born to Be Wild divenne anzi la vera e propria colonna sonora di un film che segnò un’epoca, raccontando proprio il viaggio in moto di alcuni rider.

Il testo, d’altra parte, si sposava benissimo con l’epica del film, visto che parlava di persone letteralmente “nate per essere selvagge“, e quindi ribelli.

Una celebre scena di Easy RiderInoltre, il pezzo ebbe anche un’importanza storica. Secondo alcuni infatti si tratta del primo brano heavy metal della storia, tesi suffragata dal fatto che la stessa espressione – che significa “metallo pesante” – comparve per la prima volta proprio in un verso di questa canzone.

Ad un certo punto si sente infatti l’espressione «heavy metal thunder», che indica il “tuono di metallo pesante” che fuoriesce proprio da una motocicletta lanciata sulla strada.

Il successo e le cover

Sebbene in realtà il genere heavy metal possa avere più genitori, è sicuro che questa canzone ebbe un’influenza rilevante nella definizione di un tipo di musica che sarebbe diventata estremamente popolare negli anni ’70.

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Non è un caso che il pezzo sia ancora oggi famosissimo, sia per i suoi assolo che per il suo ritornello. È stato infatti coverizzato da vari artisti nel corso dei decenni, per cui vale la pena ricordare Wilson Pickett già nel 1969, i Blue Öyster Cult, gli INXS, Ozzy Osbourne e altri.

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4. Cesare Cremonini – Buon viaggio (Share the Love)

La seconda canzone italiana che abbiamo scelto per la nostra lista è molto recente, visto che risale appena al 2015. Si tratta di Buon viaggio (Share the Love) di Cesare Cremonini, uno degli inediti inclusi nell’album live Più che logico.

Quel disco uscì per celebrare un ottimo periodo per il cantautore bolognese. Logico, pubblicato appena l’anno prima, era stato infatti il suo primo album a raggiungere la prima posizione della classifica italiana, almeno da solista.

E d’altronde quel successo non era casuale. Negli anni post-Lùnapop Cremonini ha infatti continuato progressivamente a convincere i critici, grazie anche ad un modo di comporre e cantare sempre più maturo e completo.

La maturazione di Cremonini

Buon viaggio è un ulteriore tassello di quella crescita come autore e cantante. Il brano appare infatti leggero e scanzonato, come molte delle canzoni della prima fase della carriera dell’artista emiliano. Ma nasconde, tra le pieghe del testo, qualche elemento più profondo.

Questa, d’altra parte, è anche la natura del viaggio: assomiglia infatti alla vita, e come la vita è costellato di andate e di ritorni, di risate e di (brevi) tristezze, di speranze e qualche delusione.

Cesare Cremonini in concerto (foto famiglia Iaconianni via Wikimedia Commons)
Cesare Cremonini in concerto (foto famiglia Iaconianni via Wikimedia Commons)

Più che logico racchiudeva, oltre a questo pezzo, una serie di classici del repertorio di Cesare Cremonini eseguiti dal vivo. Inoltre erano presenti alcuni altri inediti, come Lost in Weekend, che divenne poi a sua volta un singolo.

Videoclip e spot TV

A contribuire al successo di Buon viaggio (Share the Love) non fu però solo l’album – che comunque si comportò benissimo, arrivando al secondo posto della hit parade. Il pezzo si avvantaggiò infatti anche e soprattutto della televisione.

Più che logico, il live di Cremonini che conteneva Buon viaggio

Da un lato, come il predecessore Logico #1, fu infatti scelto dalla Algida per accompagnare lo spot televisivo del Cornetto nel 2015, molto trasmesso durante l’estate. Il pezzo, da parte sua, ben si sposava col clima estivo e con l’idea di divertimento e buoni sentimenti che sta alla base della promozione di quel gelato.

Dall’altro lato, il regista Gaetano Morbioli realizzò un gustoso videoclip per accompagnare il pezzo, registrato a Barcellona con l’utilizzo di tecniche particolari. Filmato grazie alle GoPro e agli obiettivi Fish-Eye, creava infatti delle curiose immagini circolari che catturarono l’attenzione di molti [1].

 

5. Frank Sinatra – Come Fly with Me

Dopo tanto rock n’ roll e canzoni moderne, chiudiamo la nostra cinquina facendo una sorta di passo indietro. Abbiamo scelto infatti di concludere il nostro percorso in modo relativamente soft, con una canzone che è uno dei più famosi pezzi swing della storia della musica americana. Si tratta di Come Fly with Me, registrata da Frank Sinatra nel 1958.

Come sempre, il brano non era stato scritto dal cantante italoamericano, che, da buon crooner, si limitava ad interpretare i pezzi che gli fornivano. Era stato composto invece l’anno prima, ad opera di Jimmy Van Heusen e Sammy Cahn, il primo autore della musica ed il secondo del testo.

Frank Sinatra nel 1947L’obiettivo dei due compositori era però fin da subito proprio Sinatra, che in quella fase stavo vivendo l’apice della propria carriera.

Vacanze disimpegnate

Tutto il tono della canzone, d’altra parte, si sposava perfettamente con la filosofia che Frank Sinatra (e più in generale tutta la musica leggera americana) stava portando avanti in quel finire degli anni ’50.

Il mondo infatti sembrava sorridere agli Stati Uniti, in quegli anni. Tutto sembrava andare per il meglio, tra progresso economico e clima politico che si stava facendo, pur tra mille difficoltà, più disteso. Come Fly with Me celebrava tutto questo, mostrando il fascino del benessere tramite i viaggi in aereo verso mete esotiche.

Non è un caso che tutto il disco – che Sinatra trascinò fino in cima alle classifiche di vendita – fosse dedicato ai viaggi. Nella tracklist figuravano ad esempio pezzi come Autumn in New York, April in Paris, Around the World o Isle of Capri, dedicati a viaggi con mete che gli americani iniziavano per la prima volta a raggiungere.

Le cover

Come Fly with Me nella versione di Frank Sinatra

Secondo la leggenda, comunque, Sinatra non fu molto contento della resa finale dell’album e soprattutto della sua copertina. Lì, a sentire i testimoni dell’epoca, Sinatra si lamentava di sembrare un idiota che posa per una pubblicità della TWA.

A distanza di tanti anni, comunque, il brano è rimasto un classico dello swing, non a caso reinterpretato centinaia di volte da alti artisti negli anni successivi.

Tra le cover più note bisogna citare ad esempio quella di Frankie Avalon, che nel 1963 reincise la canzone per farne una colonna sonora del film Appuntamento fra le nuvole, che in lingua originale si intitolava proprio Come Fly with Me. Inoltre il pezzo è stato poi inciso, in tempi recenti, anche da Michael Bublé e Robbie Williams.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Il video potete rivederlo qui.

 

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