Cinque capolavori del modernismo inglese ed europeo usciti nel 1922

Londra, la capitale del modernismo inglese, nel 1922

 
Il modernismo è un movimento artistico tipicamente novecentesco, che si è protratto durante tutta la prima metà del secolo scorso. Nata inizialmente in Inghilterra, la corrente letteraria modernista è riuscita tuttavia a travolgere anche autori di nazionalità differente, fino ad approdare negli Stati Uniti. Non a caso nelle opere di Ezra Pound, Francis Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway si riscontrano elementi riconducibili proprio ad essa.

Poesie e romanzi

Questo movimento riguarda soprattutto il romanzo e la poesia. Infatti gli esponenti modernisti si concentrano in particolare nella ricerca di nuove tecniche, sia narrative che poetiche, che interrompano lo stile di derivazione romantica proprio invece degli autori ottocenteschi. Tra le tante carratteristiche moderniste spiccano inoltre l’oggettività sia dell’autore rispetto all’opera che del linguaggio impiegato, e la trattazione di temi fino ad allora mai affrontati.

Il 1922 è in generale un’annata importante. Tra i tanti eventi che la contraddistinguono l’insulina diventa la cura per il diabete e Mussolini organizza la marcia su Roma. Si tratta però di una cifra simbolica anche per il modernismo, che si ritrova all’apice dello splendore, dal momento che molti capolavori vengono pubblicati proprio quell’anno. Molti lo collegheranno di sicuro all’Ulisse di Joyce, ma vediamo insieme altre quattro opere destinate alla gloria letteraria.


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Virginia Woolf – La stanza di Jacob

La personalità che si riflette nelle camere

"La camera di Jacob" di Virginia WoolfVirginia Woolf non è di certo una scrittrice alle prime armi quando, nel 1922, fa pubblicare dalla casa editrice fondata con il marito La stanza di Jacob, uno dei testi più importanti del modernismo. La trama in sé non ha nulla di speciale: il protagonista, come suggerito dal titolo, si chiama Jacob e il romanzo narra la storia della sua vita.

È la tecnica narrativa a segnare la differenza, dato che le poche informazioni che il lettore arriva a possedere sul personaggio principale vengono fornite dalle stanze in cui ha vissuto. Inizialmente ci sarà quella di un bambino, poi la stanza a lui riservata al Trinity College di Cambridge. In questo contesto la narrazione è prevalentemente filtrata attraverso gli occhi delle donne che Jacob frequenta: sono loro, infatti, a descrivere la sua impronta nelle stanze testimoni della sua esistenza.

Si dice che il cielo sia lo stesso dovunque. E i viaggiatori, i naufraghi, i moribondi trovano conforto in questo pensiero.

Tutto ciò rende Jacob Flanders un personaggio quasi privo di fisicità, che sembra esistere esclusivamente grazie ai ricordi che chi lo conosce conserva di lui. Ambientato nell’Inghilterra precedente alla Grande Guerra, La stanza di Jacob si conclude con la morte del protagonista in seguito al suo arruolamento nell’esercito. Anche in questo caso la Woolf non racconta l’episodio in sé, delegando il compito alla stanza, ormai lasciata naturalmente vuota.

 

T.S. Eliot – La terra desolata

La sterilità del mondo moderno

"La terra desolata" di T.S. Eliot, uno dei padri del modernismo inglese ed europeoCapolavoro indiscusso dello scrittore statunitense Thomas Stearn Eliot e ormai classico della letteratura inglese, La terra desolata è un poemetto che racchiude tutte le considerazioni dell’autore a proposito dell’epoca in cui vive, molte delle quali risultano ancora oggi molto attuali. Eliot concepisce quest’opera in seguito ad un esaurimento nervoso, fatto che probabilmente gli ha permesso di dare sfogo a tutte le sue frustrazioni e a renderle tangibili anche al lettore.

Il titolo è infatti molto significativo: la “terra desolata” è generalmente quella percorsa dai cavalieri dei poemi epici medievali durante il loro viaggio alla ricerca del sacro Graal, ma per Eliot simboleggia anche il mondo moderno, all’epoca dilaniato da un’inutile guerra che aveva messo in crisi tutta la civiltà occidentale. Agli occhi dell’autore anche Londra, la città in cui risiede, rappresenta la desolazione, diventando così lo sfondo adatto per alcune scene dell’opera.

Diverse voci, diverse persone

Il poemetto si contraddistingue grazie alla presenza di voci diverse, corrispondenti a diverse persone, che a volte parlano idiomi diversi. Ci sono continui riferimenti a opere letterarie che l’autore conosce alla perfezione: il suo obiettivo è infatti quello di evidenziare la superiorità della cultura passata rispetto a quella moderna. Ciò gli consente di dare un’interpretazione della storia europea e del destino dell’uomo, provocando nel lettore un senso di smarrimento e desolazione.

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James Joyce – Ulisse

Il romanzo simbolo del modernismo

L'Ulisse di James Joyce, uno dei capolavori del modernismo inglese e non soloPer quanto siano state significative le svolte letterarie prodotte dalle varie opere appartenenti alla corrente modernista, quella rappresentata da Ulisse, libro dello scrittore dublinese James Joyce, sbaraglia senz’altro tutta la concorrenza. L’opera risulta complessa sia per la sua trama che per la sua struttura. Anche lo stile narrativo è estremamente originale: sebbene il romanzo si contraddistingua per la tecnica del flusso di coscienza, l’autore utilizza diversi registri.

Nonostante il vasto numero di pagine di cui il libro è composto, la storia, suddivisa in diciotto episodi, narra ciò che accade esclusivamente nella giornata del 16 giugno 1904. Ogni episodio è dedicato ad un personaggio dell’Odissea di Omero, al quale corrisponde, per similitudine oppure per contrasto, un personaggio creato da Joyce. Il protagonista è Leopold Bloom, un uomo segnato dalla vita, che al momento sta vivendo una crisi coniugale per colpa dell’infedeltà della moglie Molly, la quale è naturalmente una parodia della fedele Penelope omerica.

Ogni vita è fatta di molti giorni, uno dopo l’altro. Camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladri, fantasmi, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratellastri in amore. Ma sempre incontrando noi stessi.


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Leopold Bloom si ritrova così, una volta uscito di casa, a vagare praticamente senza meta per le strade della capitale irlandese, lasciandosi trasportare dal flusso dei propri pensieri, che non sono regolati da nessun ordine, da nessuna logica. Così talvolta ripensa alla propria vita passata, talvolta fa delle semplici considerazioni su ciò a cui assiste, deformando la realtà in fantasie che solo la mente può produrre. Lo stesso accade alla moglie che, nell’ultimo episodio dell’opera, si abbandona ad un lungo siloloquio privo di punteggiatura.

 

Franz Kafka – Un digiunatore

L’astinenza dal cibo come forma d’arte

La copertina dell'edizione tedesca de "Il digiunatore" di Franz KafkaUn digiunatore, Un artista della fame e Un artista del digiuno sono tutti titoli con cui è noto il celebre racconto di Franz Kafka, che ha dato in seguito il titolo ad un’intera raccolta. In questa storia il protagonista svolge come professione proprio quella di digiunatore, proponendo cioè la propria astinenza dalla fame come una forma d’arte da esibire come qualsiasi altra opera.

Il protagonista dà prova del suo digiuno all’interno di una gabbia, sorvegliata da tre macellai perché si assicurino che non assuma cibo di nascosto, mentre i visitatori possono assistere allo spettacolo. Il pubblico non è tuttavia convinto dell’autenticità del record: tutti credono infatti che il digiunatore li imbrogli e questo fa sì che, a poco a poco, l’artista perda popolarità e sia licenziato dall’impresario per cui lavora, finendo così in un circo.

Emarginazione e isolamento

Tuttavia, anche nel nuovo ambiente il protagonista è destinato all’isolamento: mentre le bestie attirano la curiosità del pubblico, nessuno è più interessato al digiunatore, obbligato così a trascorrere intere giornate con l’unica compagnia di se stesso. Per molto tempo, infatti, non passa anima viva davanti alla sua gabbia: tutti l’hanno dimenticato e, quando viene ritrovato, quasi per caso, è ormai ridotto in fin di vita. Kafka riflette ancora una volta su temi ricorrenti nelle sue opere: il fallimento personale, l’inutilità e l’emarginazione dalla società.

 

Luigi Pirandello – Novelle per un anno

Un esempio modernista in Italia

Le "Novelle per un anno" di Luigi Pirandello, uscite nel 1922Il modernismo è, come già detto, una corrente tipicamente inglese, almeno per quanto riguarda l’ambito letterario. Ciò non toglie tuttavia che questo movimento abbia avuto esponenti anche in altre nazioni. In Italia, ad esempio, uno degli autori che maggiormente vi si avvicina è Svevo, anche se le sue opere presentano caratteri che le distanziano da quelle anglosassoni.

Il 1922 è l’anno in cui cominciano a prendere vita anche le Novelle per un anno, composte da Luigi Pirandello, un altro scrittore che, pur mantenendo la propria originalità, è influenzato dall’eco modernista. Una delle più famose della raccolta è senza alcun dubbio Ciàula scopre la luna, ma in realtà molte di esse riportano temi ricorrenti. Il dramma quotidiano e privato è infatti il comune denominatore delle novelle pirandelliane, che sono disposte senza alcuna cornice e appaiono quindi in un ordine tanto irrazionale quanto i fatti che stravolgono la vita delle persone.

Trasportati dal flusso delle vite

Nella maggior parte dei casi, i protagonisti descritti si lasciano trasportare dal flusso delle loro vite, muovendosi in una realtà quasi inverosimile e priva di logica, almeno fino al momento in cui accade qualcosa che li costringe a ritrovarsi faccia a faccia con se stessi e con la propria identità frammentata. Questo atteggiamento che rompe le convenzioni sociali provoca l’umorismo del lettore, anche se non senza un pizzico di tristezza.

 

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