Le dee dell’arte sono dei mostri strani. Donano i talenti spesso senza nessuna logica, e allo stesso modo dispensano fama e onori. Così non è raro imbattersi in artisti che vengono letteralmente idolatrati in vita e dimenticati subito dopo la loro dipartita. E altri che invece durante tutta la loro esistenza non ricevono nemmeno sparuti complimenti, ma diventano dei maestri universali una volta terminato il loro percorso terreno.

L’amicizia con Zola e le delusioni

In questa seconda tipologia si riconoscerebbe probabilmente anche il povero Paul Cézanne. Povero non di famiglia, perché per sua fortuna proveniva da un ambiente agiato, che gli permise di mantenersi per tutta la vita nonostante l’insuccesso delle sue tele. Ma povero per le scarsissime soddisfazioni personali. Amico d’infanzia di Émile Zola, allievo di alcuni tra i più grandi impressionisti del periodo, vide le sue opere rifiutate per anni da tutti i saloni e derise dalla critica. Pensò addirittura, nell’ultima parte della vita, che Zola l’avesse ritratto nel personaggio di un pittore fallito che si suicida davanti ai suoi quadri incompleti.

Insomma, la sua vita, professionalmente parlando, fu molto triste. Ma la sua eredità è stata grandissima. Nel febbraio del 1907, appena quattro mesi la sua morte, a Parigi fu organizzata una retrospettiva delle sue opere, di tutte quelle opere che gli erano state sempre rifiutate. A vedere la mostra andarono tutti gli esponenti della nuova generazione di artisti che aveva posto la sua abitazione nella capitale francese.


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Tutti rimasero folgorati. Tra loro c’erano il nostro Amedeo Modigliani e lo spagnolo Pablo Picasso. Quella mostra provocò una tale sensazione che gli storici dell’arte, oggi, la ritengono forse la scintilla decisiva per la nascita del cubismo. Non a caso, la prima fase di quella avanguardia è chiamata proprio cubismo cézanniano, tale era l’influenza del maestro. E allora, visto che l’opera di Cézanne è così importante, cerchiamo di riscoprirla tramite cinque capolavori.

 

Il ragazzo con il panciotto rosso (1890)

Il superamento di romanticismo e impressionismo

Il ragazzo con il panciotto rossoCome vedrete, tutti i dipinti che abbiamo scelto per la nostra lista furono realizzati più o meno negli ultimi quindici anni di vita dell’artista. Ci sembra, infatti, che dopo aver studiato ed essere stato vicino a varie correnti, sia stato soprattutto in quest’ultimo periodo che Cézanne sia riuscito a trovare una propria cifra stilistica. E che quindi da questa fase vadano presi i suoi cinque capolavori assoluti, anche se ottimi dipinti furono realizzati pure prima di queste date.

Cominciamo da Il ragazzo con il panciotto rosso, un olio su tela completato nel 1890 e oggi conservato presso la Fondazione Bührle di Zurigo. Il quadro è significativo per diversi motivi. In primo luogo, è sempre stata una delle opere più popolari di Cézanne, e anche desiderate: non è un caso che nel 2008 fu clamorosamente rubata da tre uomini armati, anche se è stata recuperata poco dopo. Ma soprattutto qui si percepiscono come le diverse influenze che Cézanne aveva accumulato nel corso della sua vita si fossero fuse in un modo inedito e intrigante.

Uno strano equilibrio

La figura del ragazzo, infatti, è dipinta con una strana commistione di realismo e romanticismo, tipica dello stile del pittore francese. Dopo aver flirtato in un certo senso sia col romanticismo classico – alla Delacroix, per intenderci – che con l’impressionismo, Cézanne capì che la realtà da rappresentare nei quadri doveva essere sì una realtà percepita nel suo dato esterno, come sostenevano i secondi, ma anche ricreata all’interno della nostra coscienza, come affermavano i primi. Un compromesso difficile, ma non impossibile, come testimonia questo quadro, in cui luce, realtà, sentimento sembrano tutti convivere, in un equilibrio insperato.

 

Rideau, Cruchon et Compotier (1894)

Una natura morta dal prezzo altissimo

Rideau, Cruchon et Compotier, famosa natura morta di CézanneOltre ai ritratti, che spesso eseguì nei confronti dei familiari o dei pochi amici che ne apprezzavano le opere, Cézanne si dedicò spesso alle nature morte. Ne presentiamo infatti ora due, realizzate tra il 1894 e il 1895 e tra loro per certi versi molto simili. In entrambi i quadri, infatti, il pittore francese si concentra su mele e frutti disposte su un tavolo, con panni e tovaglie a creare un certo movimento sulla tela.

Rideau, Cruchon et Compotier è oggi di proprietà di un privato, che lo ha acquistato dopo che l’opera è passata diverse volte di mano anche a prezzi esorbitanti per una natura morta. I frutti, disposti sulla destra su un piatto e poi sparsi qua e là, alternano tre tonalità di colori, tra loro poi mescolati. A intervallare il tutto, il bianco della tovaglia e del piatto nella parte centrale e destra e la tonalità dell’otre sulla sinistra, che richiama anche il colore della parete sullo sfondo.

Tra impressionismo e cubismo

La cosa da rilevare, al di là dell’equilibrio formale della tela, è il trait d’union che questo quadro in un certo senso costituisce tra impressionismo e cubismo. L’elemento naturale viene rappresentato non più solo secondo l’impressione che riesce a suscitare in noi e per la luce che si posa su di esso (che comunque, qui come altrove dà volume agli oggetti e serve a definirli), quanto per la percezione anche soggettiva. La prospettiva viene quasi appiattita, lo spazio inizia ad assumere strane angolazioni e perfino certe tonalità sembrano anticipare i quadri dei primi Braque e Picasso.

 

Il cesto di mele (1895)

La moltiplicazione dei punti di vista

Il cesto di mele, anticipazione della sovrapposizione dei punti di vista del cubismoLa seconda natura morta della nostra cinquina è Il cesto di mele, opera del 1895 oggi conservata all’Art Institute di Chicago. Anche in questo caso, gli elementi che poi i cubisti avrebbero fatto loro non sono pochi. Guardate, ad esempio, il tavolo, su cui Cézanne ha posato vari elementi, come mele, biscotti, un piatto, un cesto, una bottiglia. Se seguite la linea del lato del tavolo nel perimetro più lontano da noi, noterete che essa si spezza dietro alla bottiglia e al cesto, proseguendo ad un livello molto più basso.

Si tratta di un errore? Semplicemente Cézanne non si è accorto di aver abbassato il livello del tavolo? No, non è così semplice. Provate infatti ora a guardare il lato del tavolo più vicino all’osservatore. Anche qui c’è un elemento – la tovaglia – che spezza in due la tela. Sulla destra abbiamo un tavolo visto da un’ottica non troppo alta, e infatti se ne vede lo spessore. Sulla sinistra, invece, la prospettiva cambia completamente, è come se di colpo fossimo passati a guardare il tavolo dall’alto.


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Il tentativo di Cézanne, insomma, era quello di giocare coi punti di vista. A destra una visione classica, frontale, e a sinistra un punto di vista rialzato. Uniti, senza soluzione di continuità, con solo due elementi – la bottiglia e la tovaglia – a fare da spartiacque.

Il procedimento è pertanto lo stesso che i cubisti avrebbero fatto proprio, moltiplicandolo. Lo spazio viene spezzato da più punti di vista che si sovrappongono tra loro. L’unica differenza è che qui Cézanne ebbe quasi timore di operare una trasformazione che, per l’epoca, sarebbe stata sicuramente considerata un errore e non una scelta, e in parte la mascherò. Picasso e Braque, figli di epoche diverse, non ebbero alcun bisogno di mascherare.

 

I giocatori di carte (1895)

Uno dei temi più cari

La più famosa delle versioni de "I giocatori di carte"I giocatori di carte non è solo uno dei quadri più famosi di Cézanne. Ed è anche uno dei capolavori di maggior valore al mondo. La tela è conservata al prestigioso Museo d’Orsay di Parigi, ma il pittore francese dipinse diverse versioni di questo stesso soggetto. E nel 2011 la famiglia reale del Qatar ne ha infatti acquistata una per l’esorbitante cifra di 250 milioni di dollari, battendo svariati record. D’altra parte, un disegno preparatorio di questa stessa opera è stato venduto, l’anno successivo, a 19 milioni di dollari.

Insomma, se Cézanne non fu mai apprezzato in vita, sicuramente – per quel che vale – si è rifatto post-mortem. I motivi di tanto interesse nei confronti di questa tela sono, d’altronde, molti. Da un lato, l’attenzione, o potremmo dire quasi l’ossessione, del pittore per l’atto del giocare a carte. Un tema che ha derivazioni antiche (pensate a Caravaggio), ma che alcuni critici hanno letto in chiave simbolica, a rappresentare il difficile rapporto tra l’artista e suo padre.

Il punto di vista e la composizione

Poi c’è la composizione in sé e per sé. Il punto di vista è obliquo, le forme sono geometricizzate, i giochi di luce riprodotti non con intento documentaristico ma a spezzare, squadrare la realtà. L’equilibrio tra impressione, dettaglio e spazio è qui ad uno dei suoi massimi livelli, e la stessa scelta del punto di vista – così dinamico, pur nella fissità della scena – manifesta la consapevolezza tipica dell’artista ormai maturo.

 

Le grandi bagnanti (1905)

Il capolavoro di Cézanne

Le grandi bagnanti, una delle ultime e più importanti opere di CézanneConcludiamo con quello che è probabilmente l’ultimo capolavoro di Paul Cézanne: Le grandi bagnanti. Il quadro è di grandi dimensioni – misura infatti circa 2 metri per 2 metri e mezzo – e si trova al Museum of Art di Philadelphia, negli Stati Uniti. Anche in questo caso, al centro c’è un tema che era stato affrontato da Cézanne varie volte. E, in questo caso, anche molto a lungo, visto che la lavorazione di questo quadro durò addirittura 7 anni.

La tela appare luminosa, nonostante la scelta delle tonalità non sembrasse preludere a questo effetto. La tecnica è quella delle incrostazioni di colore sovrapposte l’una all’altra, a strati. Da questo colore, dipanato a macchie, emergono le figure femminili, delineate da contorni neri che le fanno sembrare quasi in rilievo rispetto alla tela. Interessante anche la composizione, con gli alberi che disegnano quasi una quinta teatrale, al centro della quale però c’è sostanzialmente il vuoto.

Una delle ultime opere

Il quadro ebbe enorme futura sull’arte successiva. Pensate, per le tonalità e il disegno così vago, a certe opere di Matisse, o ancora una volta ai cubisti – in particolare Picasso – per la scomposizione dei volumi. Purtroppo Cézanne non ebbe modo di creare altre opere del genere. Nell’ottobre 1906, mentre stava dipingendo en plein air, fu sorpreso da un acquazzone. Riuscì a farsi dare un passaggio fino a casa da un contadino su un carretto (comunque scoperto), ma non bastò. Si ammalò subito di polmonite e spirò dopo pochi giorni, a 67 anni.

 

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