Cinque caratteristiche fondamentali del romanzo storico

L’Ottocento letterario è caratterizzato dalla nascita di un filone narrativo originale e di ispirazione chiaramente romantica: il romanzo storico. Il padre del genere è considerato Walter Scott, cantore della storia inglese in un ciclo di romanzi che comprende Waverley (1814) e Ivanhoe (1819); fu proprio in seguito alla lettura di quest’ultimo libro che Alessandro Manzoni trasse l’ispirazione per la scrittura de I promessi sposi (del 1840 l’edizione definitiva).

Fra i romanzi storici più letti e conosciuti si annoverano Le confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo (1858), I miserabili di Victor Hugo (1862), Guerra e pace di Lev Tolstoj (1869), Il dottor Živago di Boris Pasternak (1957), Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1958) e La storia di Elsa Morante (1974).


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Le delimitazioni di questa etichetta narrativa appaiono però molto vaghe, se pensiamo ai tratti fortemente storici del romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis, scritto da Foscolo fra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, o alla vastissima presenza delle vicende storiche nei romanzi del Neorealismo italiano.

A ben guardare, la definizione di «romanzo storico» può sembrare un ossimoro, perché coniuga la materia di invenzione del romanzo con il concetto preciso e documentato della storia.

In realtà le soluzioni narrative e tecniche tipiche di questo genere letterario rispondono a delle regole costantemente adottate dagli autori, anche se non stilate in norme chiare e definite, cosicché è possibile rintracciare almeno cinque caratteristiche del romanzo storico.

 

1. L’importanza delle vicende storiche

Da Manzoni a Tolstoj, gli eventi diventano coprotagonisti

Guerra e pace di Lev TolstojSembrerà banale, ma la centralità degli avvenimenti storici, siano essi di carattere politico-militare o socio-economico, è essenziale per definire un romanzo «storico» e distinguerlo da uno genericamente ambientato nel passato.

Per scrittori come Scott, Manzoni e Tolstoj, infatti, la storia non è un mero sfondo o un dato inerte, bensì una presenza attiva e costante, tanto da risultare quasi un personaggio.


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Le disavventure di Renzo e Lucia che tutti ben conosciamo non sono semplicemente contornate dalla cornice degli anni 1628-1630, ma, anzi, sono giustificate e azionate proprio dalla presenza di Don Rodrigo, rappresentante dell’aristocrazia spagnola che domina i territori di Milano, e, successivamente, dalla catastrofe della peste.

Ugualmente, la travagliata storia del principe Andrej e di Nataša non può essere svincolata dall’evoluzione delle Guerre napoleoniche e dell’invasione della Russia da parte dell’imperatore francese nel 1812.

 

2. Rigore e coerenza documentale

L’esempio de I promessi sposi

L'edizione del 1840 de "I promessi sposi" di Alessandro ManzoniPer dare alla storia il ruolo attivo che abbiamo appena descritto, è essenziale che l’autore basi la propria narrazione su una robusta documentazione, procurandosi cronache, saggi storici, atti ufficiali dei governi locali e nazionali, testi specialistici e così via.

Nel celeberrimo caso de I promessi sposi, la dichiarazione di Manzoni di aver semplicemente adattato gli avvenimenti letti in un «manoscritto dilavato e graffiato» risalente all’epoca dei fatti narrati è chiaramente smentita.

E smentita non solo dalla consapevolezza che si tratta di un artificio tecnico utile a dare autorevolezza alla narrazione, ma anche dalla ricchezza delle fonti di cui si avvalse l’autore.

Manzoni infatti consultò le cronache lombarde, i resoconti sulle epidemie di peste, gli annali storici, i documenti processuali in cui si citano gli autori (come si vede dalla Storia della colonna infame) e le opere ecclesiastiche di Federigo Borromeo, incluso fra i personaggi del romanzo.

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3. Excursus storici

Le digressioni

"Le confessioni d'un italiano" di Ippolito Nievo, che rende evidenti molte delle caratteristiche tipiche del romanzo storicoA ribadire il ruolo comprimario della storia e, insieme, il valore della documentazione, intervengono le digressioni storiche.

Per interi capitoli le sorti dei personaggi principali vengono messe da parte per lasciar spazio alla ricostruzione degli avvenimenti, così da offrire non solo l’occasione per conoscere meglio le vicende del passato, con le potenzialità educative che ne derivano, ma anche il quadro specifico degli avvenimenti che determinano le sorti dei personaggi.

Molto ampi sono gli excursus che Manzoni dedica alla guerra per il ducato di Mantova fra gli spagnoli arroccati in Lombardia e i veneziani, alla degenerazione della carestia e alla manifestazione e alla diffusione della peste.

Non meno importanti sono la descrizione dell’incendio di Mosca fra le pagine di Guerra e pace o la ricostruzione, da parte di Ippolito Nievo, dell’epidemia di colera che nel 1849 costrinse Venezia, appena proclamatasi Repubblica indipendente di San Marco, a cedere alla riconquista asburgica.

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4. Personaggi verosimili, protagonisti della storia e non

Tra vero storico e vero poetico

La copertina de "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di LampedusaIl sistema dei personaggi risulta, nel romanzo storico, complesso e stratificato. Innanzitutto, dato l’intreccio fra realtà storica e invenzione letteraria, spesso, fra le pagine dei romanzi, si incontrano uomini e donne generati dalla fantasia dell’autore accanto alle grandi personalità del passato, anche di grande impatto politico e sociale.

Per questo motivo Don Abbondio è protagonista al pari di Federigo Borromeo, Pierre Bezuchov condivide il romanzo di Guerra e pace con Alessandro I di Russia o il principe di Salina incrocia il proprio destino con le imprese di Garibaldi in Sicilia.

L’autore del romanzo storico, inoltre, cura anche la verosimiglianza dei personaggi, accentuando un’operazione che, se è di primaria importanza in qualsiasi tipologia narrativa, nel romanzo storico si fa particolarmente accentuata, poiché un personaggio stonato rispetto al contesto storico-sociale in cui è immerso farebbe vacillare la credibilità dell’intero edificio.

È così che, riprendendo le riflessioni manzoniane, il «vero storico» (quello ricostruito sulla base dello studio e della documentazione) non può esistere senza il «vero poetico».

Quest’ultimo è la creazione del materiale di fantasia, a partire proprio dai personaggi, che devono essere accuratamente definiti nel loro modo di comportarsi e di esprimersi, in relazione al tempo in cui vivono e all’estrazione socio-culturale.

Per questo motivo Lucia, una semplice popolana, non dispone di molti altri strumenti per salvarsi al di fuori della preghiera e della fiducia nella madre e in padre Cristoforo: farne un’eroina indipendente e senza paura l’avrebbe forse resa più simpatica, ma avrebbe violato il principio di verosimiglianza essenziale nella narrazione storica.

 

5. Il narratore onnisciente

E due parole sull’intento educativo

Il dottor Zivago di Boris PasternakIl romanzo storico richiede una focalizzazione zero, secondo il principio del narratore onnisciente. In un intreccio che si dipana in modo ampio e articolato, con grandi numeri di personaggi e scenari anche geograficamente molto vasti, tenere le fila del racconto ed essere esaustivi attraverso una prospettiva focalizzata è impossibile.

L’adozione del punto di vista di un protagonista delle vicende narrate ridurrebbe la narrazione ai fatti di cui è direttamente protagonista o di cui viene a conoscenza.

In questo modo si escluderebbe sia il principio della verisimiglianza e della caratterizzazione dei personaggi (un personaggio non può mai fornire di un altro un ritratto a tutto tondo e comprensivo di tutta la sua vicenda umana precedente e contemporanea ai fatti narrati), sia quello della completezza nella ricostruzione storica.

Gli avvenimenti, infatti, non si conoscono nella loro interezza se non a posteriori, attraverso lo scrupoloso lavoro di consultazione e confronto delle fonti da parte dell’autore.

A tutte queste caratteristiche se ne potrebbe aggiungere una sesta, ma soltanto per dimostrare che non è affatto un tratto irrinunciabile del romanzo storico: l’intento educativo.

È verissimo che nella narrazione di Manzoni c’è una forte componente morale (religiosa e in parte politica), così come non mancano ne Le confessioni d’un Italiano le esortazioni all’amor di patria e all’azione tipiche della letteratura risorgimentale, ma non è sempre vero che gli autori si pongono questo fine.

Basta leggere Il Gattopardo, La storia o Il dottor Živago per rendersi conto che gli scrittori si pongono in una prospettiva ben diversa, che, più che proporsi di formare il lettore, lo invitano a riflettere sulle contraddizioni stesse della storia e degli eventi.

Non c’è, in queste opere, finalità patriottica o nazionalistica, anzi, si tratta di romanzi che gettano pesanti ombre sulla capacità di azione razionale e positiva dell’uomo.

Si tratta di una tendenza anticipata dalle denunce insite nell’opera di Hugo e portate agli esiti più estremi nel Novecento, al punto che questo crollo della fiducia nel valore educativo della letteratura si può considerare la diretta conseguenza delle tragedie belliche e umane del XX secolo.

Il tracollo storico non poteva non incidere pesantemente sul romanzo che si propone di raccontare la storia.

 

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