La Nautilus House a Città del Messico

 
Spesso si sente dire che le case di oggi sono tutte uguali. In parte è vero: il miglioramento delle tecniche di costruzione e allo stesso tempo l’abbattimento dei costi ha reso possibile la creazione di case quasi in serie, spesso modellate sugli stessi principi, volti a garantire efficienza e risparmio. E così, nel panorama urbano si finisce a volte per rimpiangere i tempi andati, in cui le case signorili si distinguevano per bellezza e fattura.

I progetti più arditi e originali

Ciononostante, se si guarda meglio e si ha il tempo di spaziare, si noterà che in realtà questa uniformità non è così netta. Che, cioè, è vero che le case tendono spesso ad assomigliarsi, ma che c’è ancora spazio per progetti più arditi ed originali. A volte, anzi, agli architetti viene data mano libera, ed emergono vere e proprie perle, anche destinate ad usi abitativi.

Oggi vi vogliamo presentare alcuni di questi casi. Abitazioni, cioè, che possono sembrare a prima vista strane, che di sicuro sorprendono, ma che sono anche dei piccoli gioielli in cui grande peso è stato dato all’originalità. Ne abbiamo scelte cinque che si trovano letteralmente ai vari angoli del globo, ma non è detto che non riusciate a visitarne almeno alcune.


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La casa buco

A Houston, in Texas

La strana casa col buco a Houston, in Texas (foto di Brother O'Mara via Flickr)
La strana casa col buco a Houston, in Texas (foto di Brother O’Mara via Flickr)

Partiamo da una casa che ha un solo elemento molto particolare, ma così vistoso da lasciare incredibilmente il segno. La Hole House che potete vedere qui di fianco sorge a Houston, in una delle città più popolose del Texas e di tutta l’America. Ed era stata pensata e progettata come una casa come tante, non diversa dalle altre del quartiere. È stata invece la natura a trasformarla in una vera e propria attrazione turistica.

Nel 2005 il Texas è stato infatti toccato da un forte tornado, uno dei tanti che attraversano gli Stati Uniti. Il cataclisma fu però talmente forte da sollevare intere costruzioni, che in quella regione sono spesso fatte di legno e quindi relativamente leggere. Una di queste costruzioni fu sbattuta dal vento contro la casa di cui stiamo parlando, creando una vera voragine al suo interno. Una sorta di camino orizzontale, che è straordinario a vedersi (soprattutto ora che il tornado è passato).

Una residenza trasformata in installazione

Quando la tempesta passò, a Houston si cominciò a demolire le case troppo danneggiate e a ricostruirle. Due artisti locali – Dan Havel e Dean Ruck – però si accorsero della bellezza di questo edificio e decisero di trasformarlo in una sorta di installazione artistica. Nacque così la Hole House, nota anche come “The Tunnel”, che è ancora oggi visitabile. Ai visitatori è addirittura concesso di passare attraverso il tunnel, per passare da un lato all’altro della casa.

 

La Nautilus House

A Città del Messico

La Nautilus House a Città del Messico
La Nautilus House a Città del Messico

Se la Casa buco di Houston è una sorta di scherzo di natura, la Nautilus House di Città del Messico è invece completamente artificiale. A progettarla è stato infatti l’architetto messicano Javier Senosiain, esponente del movimento dell’Arquitectura Organica, che cerca di costruire delle “bio-architetture”. L’idea alla base di questa corrente è infatti quella di costruire edifici ispirati ai principi delle forme organiche, magari legandoli anche alle tradizioni storiche e culturali del luogo.

Ispirandosi ai lavori di Antoni Gaudí e di Frank Lloyd Wright, Senosiain vuole insomma creare costruzioni che siano in armonia con la natura, ispirandosi in questo caso specifico alla vita acquatica. L’effetto è stato ottenuto facendo ampio ricorso al vetro di diversi colori, mentre gli ambienti interni sono stati disegnati avendo cura di non creare divisioni artificiali.

Gli ambienti interni

L’idea doveva essere quella di una continuità armonica e sinuosa, dominata da una serie di curve a spirale. La casa infatti non è particolarmente grande, ma è divisa all’interno in quattro ambienti principali su piani sfalsati, dai volumi irregolari e ariosi. Anche gli arredamenti, poi, sono in linea con la struttura, sinuosi, vorticosi e capaci di richiamare le forme delle conchiglie.

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Le case cubiche di Piet Blom

A Rotterdam, in Olanda

Case cubiche di Piet Blom a Rotterdam (foto di Hasan Sami Bolak via Wikimedia Commons)
Case cubiche di Piet Blom a Rotterdam (foto di Hasan Sami Bolak via Wikimedia Commons)

Il nome di Piet Blom non è particolarmente noto dalle nostre parti. L’architetto olandese è morto alla fine degli anni ’90, ma ha vissuto il suo periodo di massima ispirazione artistica attorno agli anni ’70, quando divenne abbastanza famoso in patria. In quel decennio infatti realizzò una serie di complessi residenziali nel suo paese d’origine (e poi, negli anni successivi, anche in Canada) che rappresentano ancora d’oggi un motivo d’interesse turistico.

Stiamo parlando delle cosiddette case cubiche (in olandese, kubuswoningen), chiamate anche “case albero” o “palafitte”. Si tratta di abitazioni che sorgono a Helmond e soprattutto Rotterdam, caratterizzate dal fatto di essere costituite da una sorta di cubo rovesciato e posto a una certa altezza da terra, alla fine di una lunga colonna. Così, una di fianco all’altra, queste abitazioni appaiono come degli alberi di cemento.


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All’interno le case sono formate da tre piani, in certi ambienti anche di altezza abbastanza ridotta (fino a un metro e mezzo). Le stanze, ovviamente, hanno una forma irregolare, simili a piramidi o tronchi di piramide, a seconda dei casi. In ogni caso, al secondo piano si trovano quasi sempre bagno e camera da letto.

Le case di Rotterdam sono probabilmente le più famose e si contraddistinguono anche per il tipico colore giallo. Sorgono nel quartiere di Blaak, e il complesso ospita anche un museo interamente dedicato al progetto di Blom, il Kijk-Kubus.

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Il Waldspirale

A Darmstadt, in Germania

Il complesso chiamato Waldspirale a Darmstadt, in Germania (foto di Norbert Nagel via Wikimedia Commons)
Il complesso chiamato Waldspirale a Darmstadt, in Germania (foto di Norbert Nagel via Wikimedia Commons)

Per la nostra seconda tappa europea ci spostiamo in Germania, a Darmstadt, città dell’Assia non troppo distante dal confine con la Francia. Lì negli anni ’90 è stato eretto il cosiddetto Waldspirale, un complesso residenziale il cui nome significa “foresta spirale”. Un nome che si deve sia al progetto, che ha una forma particolarmente intricata, sia al fatto che sui tetti degli edifici sorgono dei giardini.

I responsabili dell’opera sono sostanzialmente due. Il primo progetto fu elaborato dall’austriaco Friedensreich Hundertwasser, tra i più importanti esponenti della bioarchitettura, ma ad implementarlo è stato soprattutto Heinz M. Springmann. Hundertwasser è infatti venuto a mancare, ormai anziano, nel 2000, l’anno di ultimazione del progetto, che è stato quindi seguito poi nei dettagli da altri. La sua mano però si vede in tutta l’opera, all’insegna della sua lotta contro il razionalismo architettonico.

105 appartamenti

Il complesso è formato da 105 appartamenti, a cui si deve aggiungere il garage. Inoltre in origine all’ultimo piano sorgevano ristoranti e caffè che permettevano l’accesso ai visitatori, ma attualmente tutte queste strutture hanno chiuso. La cosa più particolare è però l’andamento dell’edificio, che emerge in maniera molto chiara sia dalla piantina che dalla visione della facciata.

Il credo di Hundertwasser, infatti, è sempre stato sintetizzato nella celebre frase: «La linea retta è senza Dio». Ed in effetti di linee rette in questo edificio ce ne sono ben poche. Tutti gli angoli sono arrotondati, la facciata è dipinta in maniera fantasiosa (con toni che ricordano quelli delle ceramiche), tutte le finestre sono differenti l’una dall’altra. Una cosa, quest’ultima, particolarmente significativa: le aperture sono in tutto più di 1.000, eppure non si possono trovare due infissi uguali.

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L’Elephant Building

A Bangkok, in Thailandia

L'edificio a forma di elefante a Bangkok (foto di Jarcje via Wikimedia Commons)
L’edificio a forma di elefante a Bangkok (foto di Jarcje via Wikimedia Commons)

Concludiamo il nostro giro delle case più strane e sorprendenti del mondo spostandoci in Asia, e per la precisione a Bangkok, capitale della Thailandia. Lì – nella zona nord della città, all’interno del distretto finanziario – dal 1997 sorge il cosiddetto Elephant Building, lungo 170 metri e alto 102 (per 32 piani). Un edificio che ha subito convinto gli abitanti della città e non solo, tanto che nel 2011 è stato inserito dalla CNN nella lista dei 20 grattacieli più iconici del mondo.

A progettarlo sono stati gli architetti Sumet Jumsai, Arun Chaisaree e Ong-ard Satrabhandhu. Si compone in tutto di 7 parti. Si comincia con le tre torri, denominate A, B e C: le prime due ospitano uffici mentre solo la terza è residenziale. A queste si deve aggiungere il piano alto, composto di suite anch’esse residenziali, il “Recreation Ground” con piscine e giardini e il garage. Completa il tutto la zona dei ristoranti, delle banche e dell’ufficio postale.

Un edificio controverso

Non tutti però amano il design di questo edificio. Il prestigioso quotidiano britannico Daily Telegraph l’ha inserito qualche tempo fa all’interno della lista dei 30 edifici più brutti del mondo, non senza suscitare qualche polemica. Che lo si ami o che lo si odi, non si può comunque negare che sia strano. Da notare, comunque, che non si tratta dell’unico grande edificio a forma di elefante del mondo. Ad Atlantic City, negli Stati Uniti, è presente anche il più piccolo Lucy the Elephant, ex albergo e oggi meta turistica.

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