Cinque castelli da visitare in Germania

Neuschwanstein con la neve

Si dice sempre, e giustamente, che l’Italia è piena di grandi attrazioni turistiche, che una sola provincia italiana – magari ben scelta – potrebbe rivaleggiare in quanto a monumenti e luoghi d’interesse con intere nazioni europee o extraeuropee.

È vero però anche che spesso i nostri monumenti sono poco valorizzati, o in stato di degrado, cosa che altrove si verifica meno spesso; un esempio di tutto ciò sono i castelli, di cui l’Italia è piena sostanzialmente in ogni angolo ma che sono in molti casi abbandonati, fatiscenti, chiusi al pubblico.

Un paese che ha una tradizione medievale simile alla nostra (frammentazione territoriale, signorie locali, invasioni, guerre e terreno spesso montuoso) è la Germania, dove i castelli sono numerosi probabilmente quanto i nostri ma sono molto più pubblicizzati e noti ai viaggiatori internazionali.

Quindi, nell’attesa in una delle nostre prossime cinquine di presentarvi i castelli da riscoprire in Italia, eccovi la guida ai castelli da visitare in Germania.

 

1. Castello di Neuschwanstein

Schwangau, Baviera, 1869-1886

Forte di quasi un milione e mezzo di visitatori all’anno, il castello di Neuschwanstein è sicuramente la fortezza più visitata della Germania e probabilmente del mondo intero, grazie soprattutto alla pubblicità gratuita che nel corso degli ultimi decenni gli hanno fatto da un lato i film Disney (Biancaneve e i sette nani, Cenerentola e La bella addormentata nel bosco presentano castelli dall’architettura fortemente ispirata allo Schloss bavarese), dall’altro i puzzle e altri oggetti di merchandising.

Il castello, però, nonostante la sua aria antica e favolistica non è poi così vecchio: fu costruito infatti nella seconda metà dell’Ottocento per volere del re di Baviera Ludovico II, celebre per la presunta pazzia che lo portò ad essere deposto e per la volontà di vivere isolato dal resto del mondo.

Il castello, infatti, risulta di grande impatto scenografico perché costruito sul ciglio di una gola molto profonda, e in certe situazioni sembra quasi emergere dalle nebbie e stagliarsi al di sopra del mondo.

L’idea di Ludovico era quella di vivere lì il regno ideale che non era riuscito, per vicende politiche (la sconfitta nella guerra con la Prussia) e personali (una omosessualità che non riusciva ad accettare), ad ottenere nel mondo reale, magari ritirandosi sulle note dell’adorato Richard Wagner, al quale dedicò molte sale.

Ma Wagner non visitò mai il castello e lo stesso Ludwig se lo poté godere molto poco, visto che fu completato solo nell’anno della sua morte.

 

2. Castello di Lichtenstein

Lichtenstein, Baden-Württemberg, 1840-1842

Altro castello neogotico situato nel sud della Germania (ma non più in Baviera, bensì in Baden-Württemberg), il Castello di Lichtenstein fu costruito nella prima metà dell’Ottocento su ordine di Guglielmo di Urach, conte di Württemberg, ispirato da un romanzo storico allora di grande successo.

Tale romanzo, intitolato Il castello di Lichtenstein (oggi reperibile in varie lingue ma non in italiano), fu scritto nel 1826 dal giovane romanziere Wilhelm Hauff, ispirato dall’Ivanhoe di Walter Scott.

In esso raccontava la storia della zona tra il quindicesimo e sedicesimo secolo, quando il castello medievale fu definitivamente distrutto. Guglielmo di Urach decise quindi di ricostruire il vecchio maniero, affidandone la progettazione a Carl Alexander Heideloff.

Posto ad 800 metri d’altezza, anch’esso romanticamente favolistico, ospita una collezione piuttosto importante di stemmi ed armature e presenta alcune zone che si possono affittare per matrimoni (in particolare la cappella interna, alcune sale e i giardini).

 

3. Castello di Heidelberg

Heidelberg, Baden-Württemberg, prima del 1214 ma modificato più volte tra il 1649 e il 1742

Potremmo chiamarlo il castello delle guerre e delle saette: l’edificio che sovrasta Heidelberg, sede della più antica e ancora importante università tedesca, infatti ha un’origine medievale, ma nel corso dei secoli è stato più volte ricostruito e modificato in seguito soprattutto ad eventi atmosferici e a guerre, che l’hanno abbattuto a più riprese.

Solo per citare gli eventi principali, bisogna infatti ricordare i fulmini che nel 1537 e nel 1764 distrussero parti del castello e le guerre che nel ‘600 videro Heidelberg terreno di grandi scontri. Quelle guerre furono così riassunte da Victor Hugo:

«Nel 1619, Federico V, un giovane, prese la corona di re di Boemia, contro la volontà dell’imperatore, e nel 1687, Filippo Guglielmo, Conte Palatino, un vecchio, assunse il titolo di principe elettore, contro la volontà del re di Francia. È stato questo a causare ad Heidelberg battaglie e tribolazioni senza fine, la Guerra dei Trent’anni, Gustav Adolfs Ruhmesblatt e infine la Guerra della Grande Alleanza, la missione Turennes. Tutti questi eventi terribili hanno rovinato il castello. Tre imperatori, Ludovico il Bavaro, Adolfo di Nassau e Leopoldo d’Austria, hanno posto l’assedio ad esso; Pio II l’ha condannato; Luigi XIV l’ha raso al suolo».

Oggi il castello rappresenta comunque un patrimonio per la città, che domina dal pendio del Königstuhl e che si può raggiungere a piedi o tramite funicolare, grazie sia alle sale restaurate – che ospitano anche un Museo della farmacia – sia alle parti ancora in rovina, che dall’Ottocento (soprattutto coi romantici) ad oggi hanno destato l’ammirazione di letterati e turisti di tutto il mondo.

 

4. Castello di Eltz

Wierschem, Renania-Palatinato, tra la metà del XII e la metà del XVI secolo

Spostiamoci ora un po’ più a nord, per la precisione a Wierschem, paesino nel circondario di Mayen-Coblenza, in Renania-Palatinato: qui si erge, anche in questo caso dominando un grande dirupo a 70 metri d’altezza, il castello di Eltz.

Circondato da tre lati dal fiume Elzbach, un affluente della Mosella, il castello fu costruito nel XII secolo ma fu notevolmente ampliato nei decenni successivi.

Infatti i von Eltz, signori che ne ordinarono la costruzione, si divisero nel corso degli anni in alcuni rami cadetti (in particolare i Rübenach, i Rodendorf e i Kempenich), rami che vollero costruire ognuno un’ala o una zona diversa per la propria famiglia, ampliando così il castello fino a farlo divenire una fortezza imponente e delle dimensioni attuali.

Anche per questo, il castello risente di diversi stili architettonici che variano dal romanico al tardogotico fino anche al barocco. Grazie all’abile diplomazia degli esponenti della famiglia, la fortezza non fu mai distrutta né attaccata durante le frequenti guerre di religione e gli scontri coi vicini francesi, cosa piuttosto rara nella zona.

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Pertanto oggi è molto interessante visitarla per quanto riguarda le parti appartenenti ai rami Rübenach e Rodendorf, mentre i Kempenich risiedono ancora nella loro parte di castello – tra l’altro quella più recente, terminata attorno alla metà del Cinquecento – che è quindi chiusa al pubblico.

Qui sono ambientati anche il film La nona configurazione e un episodio del fumetto belga Yoko Tsuno.

 

5. Palazzo di Sanssouci

Potsdam, Brandeburgo, 1745-1747

L’ultimo edificio che presentiamo è completamente diverso da quelli visti finora, tutti caratterizzati dall’imponenza, dal fatto di essere essenzialmente fortezze militari (o comunque di volerle emulare) e di trovarsi spesso in aspre zone di montagna.

Sanssouci, invece, nasce come residenza estiva pensata e voluta da Federico II, re di Prussia dal 1740 al 1786, prototipo del sovrano illuminato, colto, amante delle arti, razionale e illuminista anche se, da buon prussiano, capo e guida di un fortissimo esercito.

Poco dopo la sua incoronazione, infatti, Federico – che sarebbe poi stato soprannominato “il Grande”, per il peso della sua politica nello sviluppo della Prussia – diede ordine di costruirgli una piccola residenza estiva a Potsdam, a pochi chilometri da Berlino, dove aveva stabilito anche la sua residenza invernale nel più antico Castello di Potsdam.

Il progetto di tale palazzo fu affidato all’architetto von Knobelsdorff, che dovette però basarsi su precisi schizzi e indicazioni del re, che non voleva affatto una residenza di rappresentanza ma una piccola abitazione dove ricevere pochi amici intimi e dedicarsi alle arti e alla musica.

Per questo Sanssouci (che in francese significa non a caso “senza pensieri”) è un edificio in stile rococò che poco ha delle residenze regali: costruito a un solo piano, in origine dotato di sole 12 stanze, domina una collina coltivata a vigneti.

Tra le varie camere, si segnala in particolare la stanza di Voltaire, dove probabilmente il filosofo francese fu ospitato durante il suo lungo periodo di visita alla corte di Federico.

 

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