Cinque cause dello scoppio della Prima guerra mondiale

Scopriamo le cause dello scoppio della Prima Guerra Mondiale che portò tanti soldati in trincea

In questi anni in tutta Europa si sono svolte varie celebrazioni per ricordare il centenario della Grande Guerra. E queste manifestazioni sono state, in parte, anche l’occasione per studiare nuovamente le cause dello scoppio della Prima guerra mondiale, i motivi cioè che portarono a quella immane tragedia.

Come certamente saprete, tra il 1914 e il 1918 il vecchio continente e alcuni paesi extraeuropei si videro infatti coinvolti nel più grande conflitto che si fosse combattuto fino ad allora. Un conflitto da quasi 18 milioni di morti e dispersi tra i combattenti e più di 24 milioni di perdite effettive, considerando anche i civili.

Cosa portò a tutti quei morti?

Cifre spaventose, che furono purtroppo superate poco più di vent’anni dopo dallo scoppio della Seconda guerra mondiale. Ma quali furono le cause che portarono al primo conflitto mondiale, che aprirono la porta a quella che è stata chiamata anche la Grande guerra civile europea?

Vediamole una ad una, cercando di fare chiarezza tra i ricordi scolastici, magari un po’ annebbiati, che ognuno di noi ha.

 

1. L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando

Il casus belli, il motivo scatenante del conflitto fu l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando. Il nobile austriaco, erede al trono di Vienna, il 28 giugno 1914 era infatti in visita alla città bosniaca assieme alla moglie Sofia.

Una visita che cadeva in un giorno non casuale: in quella data si celebrava il loro anniversario di nozze, e l’erede al trono voleva celebrarlo con una visita ufficiale. Visita che non gli era possibile effettuare in altre parti dell’impero, visto che la scelta di un matrimonio morganatico [1] gli aveva inviso le simpatie della vecchia nobiltà.

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D’altro canto, quella data aveva un valore simbolico pure per gli abitanti di Sarajevo. Si celebrava infatti la festa di San Vito e, soprattutto, vi cadeva l’anniversario della battaglia della Piana dei Merli (del 1389) in cui i serbi avevano perso la loro indipendenza nei confronti degli ottomani.

Nonostante Francesco Ferdinando guardasse in realtà non con durezza alle richieste autonomistiche delle regioni meridionali, gli estremisti serbi che vivevano in Bosnia decisero di organizzare un attentato contro di lui.

Quel giorno a Sarajevo

L'attentato di Gavrilo Princip su La Domenica del CorriereLa regione, infatti, era stata annessa all’Impero Austro-Ungarico nel 1908, nonostante essa fosse abitata principalmente da serbi e da musulmani. La vicina Serbia, che era invece uno stato indipendente, aveva visto così mortificate le sue ambizioni di riunirsi ai “cugini” bosniaci.

Per questo, a Sarajevo esistevano vari gruppi filo-serbi che volevano l’indipendenza dall’Austria e l’annessione alla Serbia. Il più forte e letale di questi gruppi era chiamato “Mano Nera[2].

L’attentato si svolse in due momenti. Il primo attacco in realtà fallì: in mattinata, durante il corteo ufficiale, un rivoltoso lanciò una bomba contro la vettura di Francesco Ferdinando, ma questa rimbalzò contro la fiancata e finì sul mezzo che la seguiva.

Rimasero feriti, così, due ufficiali al seguito. Fu anzi solo il desiderio dell’erede al trono di ritornare a sincerarsi delle condizioni dei feriti a rendere possibile il secondo attentato. Uscita dal Municipio, infatti, l’auto dell’arciduca ritornò indietro sulla stessa strada e così si imbatté in Gavrilo Princip, che esplose due colpi di pistola, uccidendo i due coniugi.

 

2. Le divisioni dell’Impero Austro-Ungarico e l’ultimatum alla Serbia

L’assassinio di Francesco Ferdinando portò alla luce una serie di tensioni – sia nelle regioni slave che all’interno dell’Impero Austro-Ungarico – che fermentavano da anni.

L’Impero era infatti una realtà composita. In un territorio amplissimo, che misurava 680mila km quadrati – secondo, per dimensioni, solo a quello russo –, vivevano più di 50 milioni di abitanti. Vi si parlavano 22 lingue, tra cui il tedesco, l’ungherese, l’italiano, lo sloveno, il serbo, il croato, il romeno, il ceco, il polacco, l’ucraino, lo slovacco e così via.

L'Impero Austro-Ungarico e le varie etnie che lo componevanoLe spinte autonomistiche erano fortissime in varie zone dell’Impero, e le riforme del 1867 [3] le avevano placate solo in parte.

D’altro canto, l’area balcanica era – allora come oggi – una delle zone più “calde” d’Europa. La crisi dell’Impero ottomano, che aveva portato i turchi a ritirarsi progressivamente dalla regione, aveva aizzato l’interesse sia degli austriaci che dei russi.

I primi confinavano con la Serbia, vista come un riottoso vicino di casa da ridurre all’ordine. I secondi si sentivano legati invece proprio ai serbi dal cosiddetto panslavismo, l’idea cioè di riunione assieme i popoli slavi.

Un mese di schermaglie diplomatiche

Quando Princip uccise l’erede al trono austriaco, Vienna vide quindi quell’atto come l’occasione giusta di scatenare una nuova guerra contro la piccola Serbia e annetterla. Contavano inoltre sull’appoggio tedesco e sul fatto che la Russia non fosse pronta allo scontro.

Così, dopo un paio di settimane dall’attentato e qualche schermaglia diplomatica, l’Austria cominciò a preparare un ultimatum contro la Serbia. Questo documento fu scritto apposta per creare una giustificazione alla dichiarazione di guerra.

La prima pagina del Corriere della Sera il giorno successivo allo scoppio del conflitto

Conteneva, infatti, alcune condizioni inaccettabili, che minacciavano di minare l’autonomia e l’indipendenza serbe. Vienna dava per scontato un rifiuto, e a quel rifiuto avrebbe risposto con la guerra, sicura che il conflitto sarebbe rimasto una schermaglia regionale.

Il 23 luglio l’ultimatum fu presentato a Belgrado, con 48 ore di tempo per rispondere. La Serbia, però, sulla spinta dei suoi alleati, accettò praticamente tutte le condizioni austriache, rifiutando solo quelle lesive della sua indipendenza.

Ormai, però, l’Austria aveva già mobilitato l’esercito e lanciò la dichiarazione di guerra anche se la risposta serba, di fatto, le aveva tolto gran parte della giustificazione formale.

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3. La contraddittoria politica estera tedesca

La questione tra Austria e Serbia fu però solo una delle tante sul piatto. Di guerre nei Balcani ce n’erano già state anche negli anni precedenti, e nessuna si era espansa al di fuori di quella regione. Quello che cambiò, nel 1914, fu il ruolo della Germania.

Guglielmo II in un ritratto del 1890Non è un caso che nel 1919, quando si stese il Trattato di Versailles, vi si scrisse chiaramente che la responsabile della guerra era stata la Germania. Clausola che comportò condizioni umilianti per il paese centroeuropeo, condizioni che avrebbero poi favorito lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Il problema principale era stata la politica estera tedesca dei vent’anni precedenti. Una politica estera gestita spesso direttamente dal kaiser Guglielmo II, ma in modo poco sapiente. La Germania unita, infatti, sotto il governo di Bismarck aveva costruito un sistema di relazioni internazionali quasi perfetto.

Il nuovo imperatore, salito al potere nel 1888 all’età di 29 anni, indusse però presto Bismarck alle dimissioni e attuò una politica estera del tutto diversa.

Gli errori strategici del kaiser Guglielmo II

Militarista convinto, desideroso di passare alla storia, cercò di promuovere il ruolo tedesco in Europa, ma in un modo contraddittorio, finendo per alienarsi molte delle possibili alleanze. Le sue mosse, anzi, non fecero altro che riavvicinare Gran Bretagna, Francia e Russia, che fino a quel momento si erano spesso guardate con antipatia.

Per Bismarck, infatti, la Gran Bretagna – che poco voleva interessarsi agli affari europei – era un alleato indispensabile. Guglielmo non solo riuscì a rifiutare l’accordo con gli inglesi, ma anche a spingerli verso una maggior ingerenza negli affari del continente.

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Idem per la Russia, che fu quasi sospinta ad allearsi con la Francia. In questo modo, però, alla vigilia della guerra la Germania si trovava accerchiata. Gli unici alleati erano l’Austria-Ungheria, che però aveva un peso sempre minore in Europa, e l’Italia, che non poteva ancora competere con le grandi potenze.

In ogni caso, forte dei grandi investimenti nell’esercito e nella marina, Guglielmo era convinto di poter fronteggiare i suoi nemici. E questo lo portò a premere con l’Austria perché la guerra avesse inizio.

 

4. Il sistema delle alleanze

Come detto, l’Austria-Ungheria mandò un ultimatum alla Serbia, a cui seguì la dichiarazione di guerra. Questo però mise in moto un meccanismo di alleanze ad “effetto domino“, che finirono per chiamare in causa tutti i principali paesi europei.

Appena la Serbia si trovò attaccata, la Russia, sua tradizionale amica, cominciò a mobilitare il proprio esercito. La Germania, allarmata dalle manovre ad est, anticipò i tempi e dichiarò lei stessa guerra all’Impero zarista.

Il Corriere della Sera annuncia gli ultimatum tedeschi all'inizio della Prima guerra mondialeDue giorni dopo, sapendo che la guerra contro la Russia avrebbe portato all’entrata nel conflitto della Francia, dichiarò guerra anche a quest’ultima. L’obiettivo era infatti quello di sconfiggere la Francia in appena sei settimane, per poi rivolgere tutte le proprie forze ad est.

Questa veloce escalation degli eventi, che avrebbe portato in brevissimo anche all’entrata della Gran Bretagna, era motivata dalle alleanze che si erano intessute in Europa nei decenni precedenti.

Triplice Alleanza e Triplice Intesa

La politica sconsiderata di Guglielmo II aveva infatti finito per creare due blocchi. Il primo era quello formato dalla Triplice Alleanza, un patto che legava tra loro Germania, Austria-Ungheria e Italia.

I tre della Triplice Alleanza in una vignetta che polemizza sul "tradimento" dell'ItaliaI primi due imperi si erano legati tra loro già nel 1879 in quella che si chiamava allora Duplice Alleanza: un patto difensivo contro il pericolo russo. La Triplice Alleanza venne invece firmata nel 1882, includendo l’Italia che rischiava in quel momento di rimanere isolata per la rivalità con la Francia.

Com’è noto, però, nel corso degli anni successivi l’Italia si riavvicinò ai francesi e allo scoppio della guerra, forte di un accordo segreto con la Francia stessa, decise di dichiarare la propria neutralità.

Dall’altra parte c’era la Triplice Intesa. Il patto, firmato nel 1907, univa tra loro Francia, Russia e Gran Bretagna. I primi due paesi si erano già alleati nel 1894, mentre l’accordo tra Francia e Regno Unito era arrivato nel 1904.

I tre paesi in realtà avevano avuto molti contrasti negli anni precedenti, soprattutto per questioni coloniali in Africa e in Asia. Ma, come detto, la politica tedesca li aveva spinti a riavvicinarsi.

 

5. L’entusiasmo dei giovani e degli industriali

Al di là delle decisioni degli stati e delle loro classi dirigenti, una spinta verso la guerra venne anche, paradossalmente, dal popolo, o almeno da una parte di esso. La dichiarazione di guerra è datata 28 luglio 1914, ma già dall’inizio del mese nelle capitali europee i giovani borghesi si esaltarono all’idea di un nuovo conflitto.

Le cronache infatti ci raccontano che alla notizia dello scoppio della guerra, i liceali e gli universitari delle capitali europee scesero in piazza a festeggiare. E che subito dopo si misero in fila per arruolarsi, volontari, in quella che sarebbe diventata la più grande carneficina della storia fino a quel momento.

Tedeschi apparentemente contenti di partire per la guerra, quando ancora si pensava che sarebbe durata poco

Perché proprio i giovani?

Perché tanto entusiasmo? I motivi sono vari. L’Europa, almeno nella sua parte occidentale, veniva da quasi cinquant’anni di pace, anni in cui l’economia era cresciuta. Anni in cui lo spirito borghese aveva pervaso ogni cosa: il divertimento spesso vacuo e la ricerca del profitto parevano essere gli unici orizzonti.

Ma i ragazzi anelavano a qualcosa di più. Lo dicevano anche le avanguardie artistiche come il futurismo, che, oltre ad esaltare l’automobile e il movimento, inneggiava alla guerra come “sola igiene del mondo”.

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Molti dei giovani cresciuti in questo ambiente vedevano nella guerra l’occasione per mettersi alla prova, per sfogare un’aggressività repressa, per cercare atti di eroismo.

Anche in Italia, in ritardo di quasi un anno, gli stessi sentimenti emersero tra i seguaci di D’Annunzio e gli interventisti. Tutta gente che gettava nel patriottismo e nell’irredentismo il desiderio di una vita diversa.

I ceti che spinsero per l’entrata in guerra

Certo, questi erano una minoranza: erano i giovani ufficiali, che in trincea si sarebbero scontrati con una truppa di contadini che la guerra non la voleva. E che li riteneva dei pazzi per essersi offerti volontari andando incontro a quel macello. Ma, quando si trattò di scegliere tra intervento e neutralità, come nel caso italiano, questi ragazzi ebbero un certo peso.

Gli industriali

Al loro entusiasmo poi bisogna aggiungere quello, più comprensibile, dei proprietari delle fabbriche. Tutte le principali nazioni europee avevano vissuto, in quel cinquantennio di pace, un grande sviluppo industriale. Perfino l’Italia si era affacciata al consesso delle nazioni industrializzate.

E quando i venti di guerra cominciano a spirare, gli industriali fanno ovviamente orecchie da mercanti. Perché una guerra – per quanto all’inizio comporti una certa difficoltà nella riconversione della produzione – significa commesse statali in grandissima quantità.

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Note e approfondimenti

[1] Un matrimonio morganatico è una particolare forma di unione in cui un consorte sposa una persona di rango inferiore prevedendo che i propri titoli e averi non passino per via ereditaria né a questa persona, né ai figli avuti con lei. In genere è stato utilizzato il più delle volte da regnanti che si sposavano in seconde nozze. Questo tipo di accordo, infatti, evitava che i figli avuti dal secondo matrimonio avanzassero pretese sulla corona e dessero vita a tensioni con i figli di primo letto.
[2] Qui si fa una veloce panoramica delle varie società segrete che nel mondo hanno assunto questo nome. È notizia di qualche anno fa, poi, che in Serbia operi ancora oggi un gruppo terroristico di proprio di nome “Mano nera”.
[3] In quell’anno l’Impero Austriaco aveva cessato di esistere e si era trasformato in Impero Austro-Ungarico. In pratica, il vecchio stato si era trasformato in una doppia monarchia, in cui la corona d’Austria e quella d’Ungheria avevano pari dignità, oltre che governi separati su molte questioni. Questo riconoscimento di status alla parte ungherese non aveva però accontentato tutte le altre etnie presenti nei territori degli Asburgo. Si tenga conto che, della popolazione dell’Impero, circa il 24% parlava tedesco e circa il 20% parlava ungherese. Il restante 56%, però, parlava lingue diverse e non si sentiva né austriaco né ungherese.

 

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