Cinque celebri dipinti di paesaggi

Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi, uno dei dipinti di paesaggi più celebri di William Turner

La pittura paesaggistica, pur vantando una tradizione secolare e un buon numero di capolavori nella sua storia, è spesso vista ancora oggi come una pittura di serie B, di genere, priva della costruzione e dell’inventiva propria degli altri generi pittorici. C’è, anzi, una sorta di pregiudizio estetico, che affonda le radici molto indietro nel tempo, forse addirittura nella filosofia platonica, per il quale l’arte, la vera arte, dovrebbe creare e non imitare, e quindi quantomeno ideare una messa in scena particolare, una composizione specifica delle figure e non limitarsi a riprodurre quello che è davanti agli occhi.

Per questo, quando pensiamo ai grandi capolavori della storia dell’arte, a quelli più celebrati e riprodotti, ci vengono in mente la Gioconda, il Cenacolo, la Cappella Sistina, qualche quadro di Caravaggio, o al limite, sì, qualche paesaggio, ma paesaggi sempre deformati, irreali, o in cui l’uomo ha una posizione dominante (sto pensando, giusto per capirci, al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich o alla Notte stellata di Van Gogh).

C’è da dire, però, che questa svalutazione del paesaggio non è stata uniforme nel corso del tempo, e che vi sono state anzi delle epoche in cui la riproduzione del reale ha conquistato un ruolo fondamentale nella definizione delle correnti artistiche. Sicuramente il punto di svolta, al riguardo, è stato il Romanticismo, nel quale la sete di infinito e il bisogno dell’uomo di sentirsi parte del tutto ha trovato un ampio sfogo, soprattutto in Gran Bretagna, nella pittura paesaggistica; da lì in poi, per qualche decennio, i dipinti di paesaggi sono rifioriti, tanto è vero che anche gli impressionisti hanno fatto propri – pur modificandoli – i dettami romantici.

Quali sono, però, le più importanti opere di questo genere? Quali i pittori capaci di produrre dipinti di paesaggi che sono rimasti nella nostra memoria collettiva? Ne ho scelti cinque, e per ognuno vi presenterò un’opera di riferimento.

 

Canaletto – Il Canal Grande e la chiesa di Santa Maria della Salute

La rappresentazione documentaristica della grande Venezia

Canaletto - Il Canal Grande e la chiesa di Santa Maria della Salute

Iniziamo la nostra cinquina con un pittore che, più che nei paesaggi, era specializzato nelle vedute, genere legato agli scorci cittadini che dominò la scena nel corso del Settecento; vedute che però spesso cercavano di mescolare città e natura, ambiente e quadro borghese.

Il principale vedutista europeo del Settecento fu infatti, probabilmente, il veneziano Canaletto, al secolo Giovanni Antonio Canal, nato nel capoluogo della Serenissima nel 1697 da una famiglia di pittori di scenografie teatrali. Avviato al mestiere dal padre, diede una svolta alla propria carriera già in giovane età grazie soprattutto a un viaggio a Roma, che gli permise di venire a contatto con le nuove tendenze del nascente Rococò. Tornato a Venezia, divenne così in breve tempo il principale vedutista cittadino, servendo prima i patrizi veneziani, poi i ricchi collezionisti di tutta Europa.

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L’Illuminismo in pittura

Dal punto di vista pittorico, infatti, il Rococò aveva fatto propri alcuni degli ideali illuministici che stavano plasmando il secolo, ideali che emergono proprio nelle vedute: la cura prospettica – spesso ottenuta con l’utilizzo di una camera ottica – si richiamava al razionalismo, mentre la precisione quasi documentaristica dei dettagli esaltava l’ascesa della classe borghese, che spesso proprio in quei quadri si vedeva per la prima volta rappresentata.

Del Canaletto, che passò vari anni della sua vita anche in Inghilterra in cerca di nuovi committenti, avremmo potuto scegliere svariati quadri, tale era la precisione e la qualità costante delle sue opere; ho optato, alla fine, per questo Il Canal Grande e la chiesa di Santa Maria della Salute, del 1730 e conservato ora al Museo di Belle Arti di Houston, in Texas, perché vi si trovano sia i bei palazzi e le chiese veneziane, sia la vita del Canal Grande.

 

William Turner – Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi

Quando la natura è più importante degli uomini

Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi, uno dei dipinti di paesaggi più celebri di William TurnerSe nel Settecento i vedutisti – non solo italiani, ma anche olandesi e francesi – avevano anticipato la passione per il paesaggio, fu solo nel secolo successivo che questo interesse trovò il suo massimo sfogo: l’arrivo del Romanticismo, infatti, pose al centro dell’interesse degli artisti proprio la natura, vista come una forza travolgente e maestosa, terribile e affascinante. In quest’epoca, quindi, comparvero forse i più importanti e celebri quadri di paesaggio, quadri in cui però la scena veniva facilmente trasfigurata, perché ciò che andava rappresentato non era più la realtà in sé, ma l’effetto che questa realtà aveva sugli uomini.

Fu proprio in Gran Bretagna, anzi, che queste tendenze emersero con più vigore, soprattutto grazie all’opera di due maestri indiscussi come William Turner e John Constable. Il primo era nato a Londra nel 1775, figlio di un barbiere ma capace di scoprire piuttosto presto il suo talento per la pittura, un talento già all’epoca giudicato non comune: da giovanissimo riuscì a entrare all’Accademia e ad esporre le sue prime opere, interessandosi proprio al paesaggio, un genere all’epoca ancora considerato secondario, nonostante i progressi fatti registrare nel corso del secolo precedente.

L’importanza della luce e del sentimento

A partire dagli anni ’10 dell’Ottocento, Turner riuscì così a fondere la lezione dei grandi paesaggisti del passato e le nuove tendenze della pittura europea, creando di fatto una pittura di paesaggio romantica in cui il dato sensoriale veniva completamente trasfigurato dalla luce e dal sentimento interiore dell’uomo. Abbiamo scelto di proporvi, non a caso, il celebre Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi, forse la tela che segnò questo cambiamento, datata 1812 e oggi conservata alla Tate Britain.

Il quadro, che fu – come molti altri paesaggi di Turner – molto amato dagli impressionisti, rappresenta il passaggio di Annibale delle Alpi, quasi a raffigurare un antesignano di Napoleone, ma il soggetto storico è messo sicuramente in secondo piano rispetto alla bufera di neve, che col suo movimento vorticoso cattura l’occhio dello spettatore e dà l’idea di un cupo avvolgimento, ad indicare la lotta, spesso improba, tra l’uomo e la natura.

 

John Constable – Il carro da fieno

Il paesaggista amato dai francesi (e, più tardi, dai compatrioti inglesi)

Il carro da fieno di John ConstableIl secondo grande nome del Romanticismo inglese è quello di John Constable, di solo un anno più giovane di Turner ma, almeno in vita, baciato da minor fortuna: sebbene anche Turner avesse avuto i suoi bei problemi a proporre quadri di grandi dimensioni legati a un genere considerato secondario (operazione che era infatti ritenuta sconveniente), ottenne però già in vita ricchezze e riconoscimenti che a Constable mancarono, visto che il pittore del Suffolk ebbe molto più successo in Francia che non nella natia Inghilterra.

Oltre la Manica, infatti, il suo lavoro fu elogiato soprattutto a partire dal 1824, quando varie sue opere – come questo Il carro da fieno, probabilmente il suo quadro più famoso – vennero esposte al Salon di Parigi: esaltato subito da Théodore Géricault, questo quadro in particolare ricevette anche la medaglia d’oro del re Carlo X, un onore raro per un pittore straniero.

La rapide pennellate

A disturbare i critici inglesi dell’epoca, che non tributarono a Constable gli stessi onori, era soprattutto la tecnica pittorica, che anticipava almeno in parte gli sviluppi che sarebbero stati fatti propri dagli impressionisti qualche decennio più tardi: soprattutto nel rappresentare l’acqua, infatti, il pittore inglese aveva usato rapide pennellate, non stendendo il colore ma facendo propria una tecnica che era usata più nei bozzetti che non nei quadri finiti, con lo scopo però di esaltarne la resa e i riflessi di luce.

Anche in patria, comunque, il riconoscimento è infine arrivato, tanto è vero che recentemente questo quadro è stato scelto come il secondo migliore della tradizione pittorica inglese: un quadro ambientato nei luoghi natali di Constable, con il cottage che si vede sulla sinistra che era di proprietà di un suo vicino di casa ed è ancora oggi visitabile. Il dipinto, realizzato nel 1821, è conservato alla National Gallery di Londra.

 

Claude Monet – Scogliera a Etretat

«Un barbaglio di luce con un fiotto di pennellate»

Scogliera a Etretat di CLaude MonetDi Claude Monet, uno dei padri dell’impressionismo, abbiamo già scritto in più occasioni: abbiamo presentato i suoi piccoli ma importantissimi Impressione. Levar del soleI papaveri e la sua maestosa serie de Le ninfee, tutti in fondo quadri di paesaggio che ben rappresentavano i nuovi ideali dell’impressionismo. Per questa nostra nuova cinquina, però, ho scelto – essendo impossibile escluderlo – un suo quadro che non abbiamo ancora trattato, Scogliera a Etretat, sia per il suo valore, sia perché fa parte di una delle numerose serie che Monet dipinse in vita.

Da buon impressionista, il pittore parigino era infatti interessato quasi esclusivamente agli effetti della luce, sia al variare delle stagioni che delle ore del giorno; per questo, lungo certe ben determinate fasi della sua vita si impegnò a raffigurare più volte lo stesso soggetto, interessato appunto non tanto al soggetto in sé quanto al modo in cui la luce si posava su di esso. Per questo abbiamo così tanti quadri dedicati alle ninfee del suo giardino, ma anche, limitandoci a fasi precedenti della sua produzione, vari dipinti sulla Gare Saint-Lazare, sui covoni, sulla Senna vicino a Giverny, sul Parlamento inglese, anche – e di nuovo – sul Canal Grande veneziano.

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La serie di quadri nel nord della Francia

La serie di Etretat fu realizzata durante il secondo soggiorno di Monet nella cittadina dell’Alta Normandia dove la Senna sfocia sul Canale della Manica; il pittore vi era già stato, infatti, prima di abbracciare e definire gli ideali dell’Impressionismo, quando era ancora sommerso dai debiti e di tanto in tanto era costretto a lasciare Parigi per sfuggire ai creditori, ma vi ritornò negli anni ’80, soggiornando per qualche tempo lì e in altre città del nord della Francia, desideroso di cogliere gli effetti della luce sul mare.

Scogliera a Etretat è quindi solo uno dei vari quadri che realizzò e che raffiguravano le falesie e l’arco naturale che rendono così bella quella zona, un dipinto in cui ormai i dettami dell’impressionismo erano ben delineati e in cui le rapide pennellate riuscivano a cogliere esattamente la luce del momento. Scrisse non a caso Guy de Maupassant, che proprio in quella cittadina ebbe l’occasione di vederlo al lavoro: «L’artista, davanti al suo tema, restava in attesa del sole e delle ombre, fissando con poche pennellate il raggio che appariva o la nube che passava […]. Io l’ho visto cogliere così un barbaglio di luce su una roccia bianca e registrarlo con un fiotto di pennellate gialle che stranamente rendevano l’effetto improvviso e fuggevole di quel rapido e inafferrabile bagliore».

 

Andrew Wyeth – Il mondo di Christina

La poliomielite e la desolazione americana

Il mondo di Christina, capolavoro di Andrew Wyeth

Concludiamo con un autore recente e piuttosto popolare, l’americano Andrew Wyeth, scomparso cinque anni fa ma celebre in tutto il mondo soprattutto per una sua opera, Christina’s WorldIl mondo di Christina, realizzata in tempera su gesso nel 1948 e oggi conservata al Metropolitan Museum di New York.

Questo quadro, che si inserisce all’interno di una serie molto ampia di quadri di paesaggio che Wyeth eseguiva nella campagna americana tra la Pennsylvania e il Maine, è un’opera di stile realista, tutto sommato un po’ controcorrente in un’epoca in cui gli Stati Uniti stavano cominciando a scoprire l’astrattismo di Pollock; ma è un’opera che ha avuto una grande presa sul pubblico a causa, oltre che della sapiente costruzione della tela, anche delle implicazioni sociali di quello che vi veniva rappresentato.

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La storia di Christina Olson, del Maine

La Christina che domina, di spalle, la scena è infatti Christina Olson, una donna che abitava nei pressi della casa di Cushing, nel Maine, in cui Wyeth e la sua famiglia erano soliti passare l’estate; una donna che era stata colpita da poliomielite spinale, una malattia allora diffusissima soprattutto tra i bambini che colpiva ogni anno centinaia di migliaia di vittime nel mondo (e pure nella ricca America) e che sarebbe stata quasi completamente debellata due anni dopo, nel 1950, con l’introduzione del primo vaccino.

Il quadro fu ispirato a Wyeth proprio dalla vista della donna, che allora aveva già superato i cinquant’anni, mentre si trascinava verso la sua casa, visibile sul fondo, ma fu realizzato usando la moglie di Wyeth come modella (anche se la stessa Olson fu poi ritratta in altri quadri del pittore americano). Quest’idea di desolazione e di lotta contro la malattia ebbero rapidamente presa più sul pubblico che non sui critici, che all’inizio ignorarono bellamente il quadro; furono infatti soprattutto le citazioni in varie opere narrative (nel romanzo 2001: Odissea nello spazio, per fare un esempio) e cinematografiche (nel recente Oblivion e in Forrest Gump) a farlo entrare nel mito.

 

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