Cinque celebri frasi di Marilyn Monroe in italiano e in inglese

Un intenso primo piano di Marilyn Monroe, diva fragile e amatissima

È difficile trovare – non solo nel mondo del cinema, ma in generale delle arti e dello spettacolo – un personaggio che abbia avuto un impatto paragonabile a quello di Marilyn Monroe. Da attrice ha fatto innamorare gli uomini di mezzo mondo, da donna fuori dal set ha fatto girare la testa alle persone più potenti del mondo, da morta le hanno dedicato canzoni e opere d’arte.

Ma Marilyn Monroe non è importante solo per quello che ha rappresentato. Nonostante sia spesso considerata come il prototipo della diva bella e stupida – immagine a cui hanno contribuito molti dei suoi ruoli hollywoodiani –, era in realtà una donna piuttosto acuta. A cui non sfuggivano le contraddizioni del divismo. Basta scorrere le sue interviste, infatti, per rendersi conto che tutta la gravità del suo ruolo le era ben presente. E che l’ironia, che spesso sfoderava, serviva a nascondere una tristezza di fondo mai placata.


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Per questo motivo abbiamo raccolta cinque tra le citazioni più famose di Marilyn Monroe, scegliendo di riportarle sia in italiano, sia nella loro lingua originale, in inglese. Questo perché in alcuni casi la traduzione non riesce a rendere completamente la complessità della frase. Eccole, sperando che vi aiutino a comprendere almeno in parte una donna che ha rappresentato uno dei più grandi misteri della storia del cinema.

 

Gestire con ironia lo scandalo delle foto senza veli

La povertà e il ricatto

Classe 1926, Norma Jeane Mortenson iniziò a lavorare come modella appena finita la Seconda guerra mondiale, quando non era ancora ventenne. Posò per vari fotografi, simulando di fare la babysitter o la ragazza in spiaggia, e le sue foto fecero il giro del mondo, seppure il suo nome non venisse mai riportato. A partire dal 1947, poi, cominciò anche a comparire nei primi film, anche se con ruoli decisamente minori. Per sostenere una carriera che era solo agli inizi, aveva però bisogno di soldi. Soldi che ancora stentavano ad arrivare dagli incarichi tradizionali. Così, il 27 maggio 1949 accettò di posare nuda per un calendario, in quanto aveva bisogno dei 50 dollari dell’ingaggio per pagare l’affitto.

It’s not true I had nothing on. I had the radio on.
[Non è vero che non avevo niente. Avevo la radio accesa]

Nel giro di pochi mesi, però, tutto cambiò. Nel 1950 recitò in Giungla d’asfalto e Eva contro Eva, mentre nel 1953 la sua stella decollò con Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde e Come sposare un milionario. Proprio mentre stava lavorando a questi film, nel 1952, fu contattata da un ricattatore, che aveva trovato le sue vecchie foto senza veli. Su consiglio della Fox, Marilyn decise di non cedere al ricatto e di confessare anzi pubblicamente l’esistenza di quegli scatti. Il suo racconto sulla miseria passata ne aumentò la fama, e la rese ancora più popolare. Inoltre, come dimostra la frase che abbiamo scelto, diede prova di saper ridere anche di se stessa e dei propri problemi. Quelle foto vennero poi comprate da Hugh Hefner, che le usò per lanciare il primo numero della sua nuova rivista, Playboy.

 

Vendere la propria anima

Il difficile rapporto con Hollywood

Marilyn Monroe aveva sognato per tutta la vita di diventare una star di Hollywood. Ma la realizzazione del suo sogno non la rese affatto felice. Si rese infatti conto ben presto che il mondo del cinema era ben diverso da come l’aveva immaginato. Certo, i soldi non le mancavano. Tutto il mondo sembrava amarla, ma, come si legge spesso nelle sue interviste, era un amore falso, vuoto, addirittura pericoloso. Un amore venato di invidia, di rancore. Un amore che portava perfino le persone ad offenderla, come se fosse un oggetto.

Hollywood’s a place where they’ll pay you a thousand dollars for a kiss, and fifty cents for your soul.
[Hollywood è un posto in cui ti pagano mille dollari per un bacio, e cinquanta centesimi per la tua anima]

Marilyn, d’altro canto, non aveva il carattere adatto a sopravvivere in una giungla del genere. E i suoi atteggiamenti non la aiutavano. È celeberrimo il risentimento di Billy Wilder, forse il più grande regista ad averla diretta, che lavorò con lei in Quando la moglie è in vacanza e in A qualcuno piace caldo. Dopo la prima esperienza insieme, il regista dichiarò che non avrebbe più lavorato con la diva, troppo imprevedibile e incapace di ricordarsi le battute del copione. Fu proprio Marilyn a convincerlo a darle una seconda possibilità, anche se gli esiti sul set furono simili. E durante la cerimonia dei Golden Globe in cui Marilyn ottenne il suo primo premio, l’attrice non mancò di presentarsi ubriaca. La sua difficoltà nel coniugare vita privata e vita pubblica era, insomma, evidente a tutti. O almeno a tutti quelli che non volevano mettersi le mani davanti agli occhi.

 

L’estrema ricerca della bellezza

Diamonds Are a Girl’s Best Friend?

Marilyn non fu solo una buona attrice e un’indimenticabile sex symbol, ma anche una cantante di buon livello. Certi brani da lei eseguiti ed inseriti all’interno dei suoi film sono entrati nella storia del cinema. In Gli uomini preferiscono le bionde si esibiva cantando Bye Bye Baby e Diamonds Are a Girl’s Best Friend. In A qualcuno piace caldo eseguiva I Wanna Be Loved by You. In Facciamo l’amore, infine, aveva cantato My Heart Belongs to Daddy.

I’m not interested in money, I just want to be wonderful.
[Non mi interessa il denaro. Voglio solo essere meravigliosa]

Ma, come diceva una di queste sue celebri canzoni, davvero i diamanti erano i migliori amici di una ragazza? A giudicare dalla citazione che abbiamo riportato qui sopra sembrerebbe di no. Ed in effetti Marilyn – che pure non disdegnava la ricchezza, avendo vissuto tutta la prima parte della sua vita in povertà – sembrava non avere il denaro in vetta alla sua lista. Per lei contavano molto più la bellezza, la stima ricevuta, l’affetto. Anzi, pensava che proprio la bellezza fosse il modo per ottenere amore. Quell’amore che non aveva mai pienamente ricevuto – o che non le sembrava di aver ricevuto.


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Sex symbol

Da donna a oggetto

A scorrere le numerose interviste che la Monroe rilasciò nel corso degli anni, risulta evidente un filo conduttore. Il suo tentativo, cioè, di essere considerata non come un “corpo”, ma come un’artista. Il tentativo di non farsi assimilare a un oggetto, ma di rimanere una persona. Una volta raggiunto il successo, l’attrice si rese infatti immediatamente conto che i fan adoravano non tanto lei, ma ciò che lei rappresentava. Cioè non adoravano la persona-Marilyn, ma la diva-Marilyn. Ovvero la sua immagine.

That’s the trouble, a sex symbol becomes a thing. But if I’m going to be a symbol of something, I’d rather it be sex than some of the things we’ve got symbols of… I just hate to be a thing.
[Questo è il problema: un sex symbol diventa una cosa. Ma se devo proprio essere il simbolo di qualcosa, preferisco esserlo del sesso piuttosto che delle cose per cui abbiamo dei simboli… Odio essere una cosa]

Quello che Marilyn non sapeva, era che la sua era un’impresa impossibile. Che un sex symbol – e lei, a detta di Marlene Dietrich, fu la prima vera sex symbol – non può scrollarsi di dosso un’etichetta del genere tanto facilmente. Prese lezioni di recitazione, anche mettendo a repentaglio la propria sicurezza sul palcoscenico e la propria autostima, ma servì a poco. Per quanto diventasse un’attrice sempre migliore, e per quanto anche i critici iniziassero ad accorgersene, la sua immagine rimaneva sempre la stessa. Quella, cioè, della bionda sexy e un po’ scema. Solo la vecchiaia, forse, avrebbe potuto restituirle un’identità diversa. Ma a quella vecchiaia non arrivò mai.

 

Il difficile rapporto con gli esseri umani

I genitori, i mariti, gli amanti

Marilyn Monroe non ebbe nemmeno troppa fortuna sul versante dei rapporti umani. La sua infanzia fu tremenda. La madre, Gladys Pearl Monroe, aveva già divorziato due volte prima di darla alla luce, e probabilmente l’aveva avuta da un amante conosciuto sul posto di lavoro. Mentalmente instabile e incapace di prendersi cura della figlia, Gladys affidò la bimba a varie case-famiglia, fino a quando la ragazza non fu presa in carico da un’amica, Grace. Che avrebbe poi finito per suicidarsi qualche anno dopo, con un grosso quantitativo di barbiturici. Ma anche con i primi uomini i rapporti di Norma Jeane furono disastrosi. Fu molestata, forse anche violentata, in tenera età; si sposò a 16 anni con il figlio di un vicino, James Dougherty, lasciato quattro anni dopo per seguire la propria carriera.

Dogs never bite me. Just humans.
[I cani non mi mordono mai. Solo gli umani]

Ebbe fugaci relazioni con agenti, critici e registi come Johnny Hyde, Elia Kazan e Robert Slatzer (sposato e lasciato – tramite annullamento – dopo 3 giorni). Nel 1954 sposò il campione di baseball Joe DiMaggio, ma il matrimonio fu fin da subito difficile a causa della gelosia dell’uomo. Dopo 9 mesi i due si erano già separati. Frequentò per un po’ Frank Sinatra, ebbe anche qualche rapporto saffico e infine nel 1956 sposò il drammaturgo Arthur Miller. Tentò più volte di rimanere incinta, ma subì una gran quantità di aborti spontanei. Durante le riprese di Facciamo l’amore iniziò una relazione con Yves Montand, seguita a ruota da una – praticamente certa – con l’allora senatore e futuro presidente John Fitzgerald Kennedy. Il divorzio da Miller arrivò nel 1961, parallelamente ad un sempre più forte abuso di farmaci. Frequentò anche Bob Kennedy, senza riceverne però il sollievo sperato. Da tutti si sentì sempre usata, anche da chi – magari a suo modo – le aveva invece voluto bene.

 

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