Cinque celebri leggende metropolitane

Le mitiche scie chimiche, sulle quali si sono sbizzarrite varie leggende metropolitane (foto di PiccoloNamek via Wikimedia Commons)

Le leggende metropolitane sono diffuse in tutto il mondo: alcune sono locali, altre invece sono conosciute dappertutto. Il termine “metropolitana” non è da intendersi come cittadino vs campagnolo, ma come “moderno”: le leggende metropolitane sono delle storie nate nella società moderna. A volte sono chiamate anche bufale mediatiche ma questo è un uso improprio, perché mentre le bufale sono per lo più notizie riportate in maniera errata e senza alcun riscontro, le leggende metropolitane sono storie che resistono nel tempo, si sedimentano e diventano quasi parte del nostro tessuto culturale. Leggende, appunto. Dei nostri giorni e perciò metropolitane.

Tra le tante che circolano e godono di ottima salute (grazie anche a internet) ne abbiamo scelte cinque particolarmente significative.

 

Paul Is Dead: Paul McCartney è lui o non è lui?

«Sono vivo e sto bene, e non mi interessa delle voci sulla mia morte. Ma se fossi morto, sarei stato l’ultimo a saperlo» (Paul McCartney)

Paul McCartney, la sua carriera e le sue canzoni da solistaUna delle più diffuse leggende metropolitane è quella che riguarda la morte di Paul McCartney, storia così nota che è stato creato anche un acronimo per indicarla: PID cioè Paul Is Dead.

Il 9 novembre 1966 dopo una furiosa lite con i Beatles, Paul McCartney sarebbe andato via sulla sua macchina. Per strada fece salire una ragazza, tale Rita, che faceva l’autostop. I due chiacchierarono per un po’ e a un certo punto Rita si rese conto di chi fosse l’autista: la sua reazione di stupore fece distrarre Paul McCartney che passò con il rosso e andò a schiantarsi contro un albero. Sia Paul che Rita persero la vita.


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Quando gli altri tre Beatles ricevettero la notizia, decisero, in accordo con Brian Epstein, di mantenere il più assoluto riserbo sulla cosa: seppellirono Paul in segreto e cercarono un sosia. Lo trovarono in William Stuart Campbell, attore di origini scozzesi che somigliava a Paul, anche se alcuni interventi di chirurgia plastica perfezionarono la somiglianza. Campbell però era più alto di Paul McCartney e per questo motivo da allora i Beatles non si esibirono più dal vivo.

La cosa curiosa in tutto questo è che sono stati condotti dei test, anche approfonditi, sul “nuovo” Paul McCartney, tra cui analisi della forma del cranio e comparazione di foto e alcuni risultati paiono indicare che effettivamente tra il Paul McCartney precedente alla data dell’incidente e quello attuale ci siano delle differenze… La leggenda metropolitana è servita, signore e signori!

 

L’autostoppista fantasma

Mai dare un passaggio a uno sconosciuto. O no?

Massimo Troisi che fa l'autostop in "Ricomincio da tre"Questa leggenda metropolitana è diffusa praticamente in tutto il mondo, pur con diverse varianti.

Una persona chiede un passaggio a un’automobile, quasi sempre di notte, e poi si fa lasciare in un certo punto. L’autista poi viene a sapere che la persona a cui ha dato il passaggio è in realtà morta da tempo. Questo è la leggenda metropolitana dell’autostoppista fantasma ridotta all’osso. Vediamo qualche variante: la persona che chiede il passaggio a volte è una donna, a volte è un giovane, altre ancora è un bambino. Il luogo in cui scende spesso è in mezzo al nulla e poi si viene a scoprire che è il posto in cui la persona è morta a seguito di un incidente; altre volte si fa lasciare nei pressi di un cimitero. Il conducente viene a sapere di aver dato un passaggio a un defunto in vari modi: magari è incuriosito dal fatto di aver lasciato la persona in un posto isolato e quindi torna indietro e la cerca finché non si imbatte in qualcuno (di vivo!) che gli spiega tutto; oppure il defunto lascia qualcosa in macchina e l’autista il giorno dopo lo va a consegnare venendo così a scoprire la realtà; o ancora entra nel cimitero e vede la foto dell’autostoppista impressa sulla lapide.

C’è materiale in abbondanza per una storia horror e non è un caso che Stephen King l’abbia utilizzato per un suo racconto: in Riding the Bullet. Passaggio per il nulla ci viene narrata proprio la leggenda metropolitana dell’autostoppista fantasma ma in maniera ribaltata, perché è un cadavere a dare uno “strappo” a un autostoppista vivo.

 

Gli alligatori nelle fogne

Il misterioso e nauseabondo mondo sotterraneo ha da sempre colpito l’immaginazione popolare

Il film Alligator del 1980 e il suo sequel Alligator II – The Mutation; i romanzi V. di Thomas Pynchon e Nessun dove di Neil Gaiman; i personaggi Killer Croc della DC Comics e Lizard della Marvel e la serie televisiva del Doctor Who hanno tutti in comune la leggenda metropolitana della presenza di alligatori nelle fogne di New York.

La storia che le fogne siano abitate da alligatori è antica – pare che se ne parlasse anche ai tempi d’oro di Costantinopoli – ma nella versione moderna possiamo farla risalire agli anni Venti del secolo scorso. In pratica si sostiene che il reticolo fognario della Grande Mela sia infestato da coccodrilli adulti, albini e ciechi. Si tratterebbe di una mutazione genetica, quindi. Tutto sarebbe iniziato quando qualche ricco abitante di New York si sarebbe voluto disfare degli alligatori che aveva in casa e non sapendo dove metterli li avrebbe gettati nelle fogne; qui, invece di morire, gli alligatori si sarebbero adattati alla perfezione, moltiplicandosi, perdendo l’uso della vista e naturalmente diventando bianchi per via del fatto che non sono esposti alla luce del sole. Anche i loro occhi sarebbero divenuti rossi.

Di fatto mai nessuno ha visto questi alligatori, ma tutti continuano a credere che esistano.

Alligator (1980) – Trailer

 

Piovono vipere

Metti che stai in montagna e all’improvviso ti cada addosso un sacchetto pieno di vipere. Un dono del cielo?

Una vipera (foto di Harold van der Ploeg via Wikimedia Commons)Sicuramente ne avrete sentito parlare, soprattutto in estate nelle località di montagna: pare ci siano degli elicotteri o dei piccoli aerei che gettino dei sacchetti (o scatole o contenitori ovoidali) pieni di vipere sulle cime di montagne e colline per favorirne il ripopolamento. Si tratta di una leggenda metropolitana a tutti gli effetti, ma la stampa spesso la riporta (quasi sempre in estate, ché, si sa, il caldo fa un po’ perdere l’uso della ragione).

A parte il fatto che le vipere non sono a rischio estinzione, quello che non si considera abbastanza è il costo di un’operazione del genere: affittare un elicottero o un aereo ha prezzi non certo bassi e se proprio si volessero introdurre delle vipere in alcune zone ci sarebbero dei modi molto più semplici a cui fare ricorso.


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A quanto pare la leggenda metropolitana delle vipere gettate dall’alto potrebbe avere due origini. La prima vuole che sia stata messa in giro da cercatori di funghi che non volevano che altri cercatori si avvicinassero a una determinata zona; la seconda indica come autori di questa leggenda metropolitana i cacciatori che non volevano gente tra i piedi nelle zone di caccia.

 

Le scie chimiche

Quando la leggenda metropolitana sfocia nel complotto

Le mitiche scie chimiche, sulle quali si sono sbizzarrite varie leggende metropolitane (foto di PiccoloNamek via Wikimedia Commons)E qui la questione delle leggende metropolitane abbraccia le teorie del complotto: parliamo, infatti, di scie chimiche. Come è noto, questa leggenda metropolitana vuole che alcune scie lasciate dagli aerei mentre volano non siano delle normalissime scie di condensazione, ma contengano sostanze per lo più tossiche. A rilasciare queste sostanze tossiche sarebbero varie autorità: i governi o i militari come anche delle organizzazioni segrete e perfino gli UFO. I motivi? Sono segreti, naturalmente, per cui nessuno conosce veramente cosa contengano le scie chimiche né perché vengano usate: c’è chi dice che servano per modificare il clima, chi per avvelenare in qualche modo i raccolti, chi per eseguire test sugli esseri umani o animali. Insomma, un bel mistero!

La comunità scientifica ha dimostrato in lungo e in largo che si tratta di leggenda metropolitana. Il nostro Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha risposto a delle interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche (sì, sono state presentate ben sedici interrogazioni parlamentari, finora, sulle tali scie) in tal modo: «Dall’esame della letteratura scientifica internazionale e del contenuto dei siti web specialistici non è possibile confermare l’esistenza delle scie chimiche. I siti specialistici degli osservatori delle scie chimiche, in particolare, risultano carenti dal punto di vista scientifico […] L’interpretazione più plausibile del fenomeno è che i presunti episodi di scie chimiche siano in realtà comuni scie di condensazione che sono durate più a lungo e hanno assunto forma peculiare per effetto delle condizioni meteorologiche». Ma i sostenitori di questa leggenda metropolitana/complotto non si arrendono (del resto, dicono loro, se è un complotto nessuno mai lo confermerà, giusto?) e spesso i mass media ci sguazzano, con programmi TV e servizi dal dubbio valore scientifico.

 

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