Cinque citazioni di Sheldon Cooper da The Big Bang Theory

Sheldon Cooper di The Big Bang Theory

 
Sheldon Cooper è sicuramente uno dei personaggi più interessanti prodotti dalla tv americana negli ultimi anni: basato, come avevamo sottolineato qualche mese fa, sulle idiosincrasie tipiche dei nerd ma anche su alcuni fisici geniali realmente vissuti come Paul Dirac, è sicuramente la stella di The Big Bang Theory, come dimostrano i numerosi premi (tra cui tre Emmy e un Golden Globe) assegnati a Jim Parsons, bravissimo a dargli una personalità così paranoide e insieme realistica.

Molti sono gli elementi che concorrono a renderci simpatico il fisico texano: la sua vulnerabilità ma insieme l’incuranza con cui gestisce i rapporti umani, la sua difficoltà a comprendere cose che per altri sono banali solo perché non appartengono al campo della fisica o delle altre scienze empiriche, le sue esclamazioni (su cui avremo modo di tornare) e il suo look (sul quale ci siamo già dilungati altrove). Ma indubbiamente un ruolo importante l’hanno anche gli sceneggiatori, che puntualmente gli mettono in bocca battute “ad orologeria”; e allora, con l’ausilio dei video in italiano, rivediamo cinque memorabili citazioni di Sheldon Cooper tratte da The Big Bang Theory.

 

Il sandwich e i suoi ingredienti

da The Big Bang Theory episodio 1.14 – La macchina del tempo

Il quattordicesimo episodio della prima stagione di The Big Bang Theory è dedicato a una macchina del tempo che Leonard acquista su un sito di aste online, ingolosito dall’offerta e grazie alla collaborazione economica dei suoi tre amici. Il problema è che la precisa riproduzione non è, come pensavano tutti, un modellino da scrivania, ma una macchina del tempo a dimensioni realistiche, in grado quindi di riempire un intero salotto.

L’ordine sbagliato e le manie di Sheldon

Ma il momento più comico dell’episodio, dal punto di vista di Sheldon Cooper, non è tanto legato ai viaggi nel tempo, quanto alla scenetta d’apertura: gli amici sono infatti seduti nel salotto dell’appartamento di Pasadena, intenti come al solito a distribuirsi le cibarie appena comprate. Sheldon infatti si lamenta: «Questo sandwich è un vero e proprio disastro. Avevo chiesto tacchino e roast beef con insalata e groviera su pane integrale». Raj: «E invece com’è?». Sheldon: «Tacchino e roast beef con groviera e insalata su pane integrale… sono gli ingredienti giusti ma messi nell’ordine sbagliato!».

L’episodio è stato sceneggiato da Stephen Engel (già tra gli autori di Innamorati pazzi, al quale, come vedremo, sono ascrivibili alcune delle più geniali trovate su Sheldon) e Steven Molaro (con un passato su serie per ragazzi come Zoey 101 e iCarly) su soggetto di Bill Prady, il co-creatore della serie.

 

Imparare il cinese

da The Big Bang Theory episodio 1.17 – Il fattore mandarino

Uno degli elementi sui quali gli autori giocano di più per fornire elementi comici alla serie sono ovviamente i comportamenti ossessivo-compulsivi di Sheldon riguardo a una miriade di cose, dall’igiene alla posizione dei mobili, dalla fisica dei fumetti al cibo ordinato nei vari ristoranti etnici della zona e da consumarsi sempre secondo un rituale codificato negli anni e assolutamente invariabile. E tra tutti i ristoranti di cui Sheldon, Leonard, Raj e Howard si servono continuamente, ce ne sono alcuni ricorrenti: la Cheesecake Factory (o Fabbrica del Cheesecake), il locale dove lavora Penny; la mensa dell’università; lo Szechuan Palace, il ristorante cinese verso il quale Sheldon manifesta un rapporto di amore-odio.


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E proprio su quest’ultimo luogo, e in particolare sul suo pollo all’arancia, s’incentra il diciassettesimo (e ultimo) episodio della prima stagione dello show, scritto ancora da Steven Molaro e, stavolta, Lee Aronsohn (co-creatore di Due uomini e mezzo) su soggetto dei due creatori della serie Chuck Lorre e Bill Prady.

Rientrando a casa, Leonard scopre infatti Wolowitz e Sheldon intenti a studiare cinese: «Perché stai imparando il cinese?», chiede. Sheldon: «Credo che lo Szechuan Palace stia spacciando pollo all’arancia per pollo al mandarino e ho intenzione di affrontarli». Leonard: «Fossi in te mi preoccuperei di quello che spacciano per pollo».

 

Gli esperimenti genetici di Sheldon Cooper

da The Big Bang Theory episodio 2.4 – L’equivalenza del grifone

Lo sappiamo fin dal primissimo episodio: non solo Sheldon è un genio, ma a suo tempo è stato un vero e proprio bambino prodigio. Entrato all’università ad appena 11 anni, si è laureato con lode a 14, prendendo il dottorato a 16 e passando parte dell’adolescenza come visiting professor all’Università di Heidelberg in Germania; non per niente vanta un quoziente d’intelligenza pari a 187 e non manca mai di ricordarlo a chiunque gli stia attorno.

Dal clone di Leonard Nimoy al grifone

Può essere accolta quasi come una normalità, quindi, la notizia che da bambino il piccolo Sheldon invece di giocare con gli amici passasse intere giornate a programmare incroci genetici, dandosi anche in linea teorica una buona possibilità di riuscita; e non è un caso che quando, durante un episodio natalizio, abbia ricevuto da Penny un tovagliolo autografato su cui si era pulito la bocca Leonard Nimoy lui abbia subito pensato alla possibilità di ricreare il suo “Nimoy personale”, ricavando il DNA dalla saliva rimasta sulla stoffa.

Ma nel quarto episodio della seconda stagione Sheldon ricorda un problema avuto nell’infanzia: «Io volevo un grifone […], metà aquila e metà leone. […] Insomma, studiavo tecnologie del DNA ricombinante ed ero fiducioso di poterne creare uno ma i miei genitori non erano disposti a procurarmi le uova d’aquila e lo sperma di leone… Quando mia sorella ha voluto fare nuoto l’hanno iscritta!». L’episodio è stato sceneggiato da Stephen Engel e Tim Doyle (già scrittore per Pappa e ciccia e Le regole dell’amore) su soggetto sempre di Chuck Lorre e Bill Prady.

 

Chi sono i Radiohead?

da The Big Bang Theory episodio 2.18 – L’aggregazione dei fermacapelli

Un’altra delle gag ricorrenti su cui si gioca il rapporto tra Penny e i suoi nerd dirimpettai riguarda la conoscenza: se Leonard, Sheldon, Raj e Wolowitz, infatti, sono dei veri esperti di tutto ciò che riguarda la scienza, dalle particelle subatomiche alla teoria delle stringhe – cose di cui ovviamente Penny non capisce assolutamente nulla –, lo stesso non può dirsi per tutte quelle informazioni relative al mondo dello spettacolo, della tv o di Hollywood, delle quali sono completamente all’oscuro.

Geni che non sanno giocare a Trivial Pursuit

Ad esempio nel tredicesimo episodio della prima stagione (La congettura della bat-biscottiera) Sheldon e i suoi tre amici si sfidano in un’accesa e difficilissima gara a colpi di domande scientifiche, della quale Penny non riesce a seguire minimamente il filo, ma appena tornati a casa la ragazza prende la sua rivincita, sottoponendo i vicini a una serie di domande del Trivial Pursuit, per la verità anche piuttosto semplici, alle quali i ragazzi non sanno dare alcuna risposta.

La scena più emblematica da questo punto di vista è però quella che compare nel diciottesimo episodio della seconda stagione, quando Sheldon si mette a dare consigli a Penny su una appena avviata attività sul web: «E tu ne capisci di queste cose?», gli chiede infatti Penny. Sheldon: «Penny! Sai, io sono un fisico. Ho una conoscenza basilare dell’intero universo e di tutto quello che contiene». Penny: «Chi sono i Radiohead?» Sheldon: «Ho una conoscenza basilare di tutto ciò che è importante nell’universo». L’episodio è sceneggiato da David Goetsch – al lavoro in passato anche su Una famiglia del terzo tipo – e Richard Rosenstock, autore di vari episodi di Arrested Development, mentre il soggetto è di Bill Prady e Lee Aronsohn.

 

Bazinga!

da The Big Bang Theory episodio 2.23 – La spedizione monopolare

Chiudiamo in un modo inevitabile, cioè con quell’esclamazione che è diventata sostanzialmente un marchio di fabbrica del personaggio di Sheldon Cooper: il bazinga! L’espressione non ha alcun significato specifico ma è stata addirittura messa sotto registered trademark dalla Warner Bros, la casa che produce lo show, a causa della sua popolarità; viene usata da Sheldon in genere per rimarcare una frase appena pronunciata che a suo parere dovrebbe essere una battuta, o una frase particolarmente arguta o sarcastica (ad esempio in inglese la usa anche quando fa sfoggio dello slang, in maniera peraltro tutta sua).

Chi ha inventato l’esclamazione tipica di Sheldon?

L’esclamazione fa la sua comparsa nella serie per la prima volta nell’ultimo episodio della seconda stagione, La spedizione monopolare, scritto da Eric Kaplan (ex autore del Late Show with David Letterman e di Futurama) e Richard Rosenstock, anche se Jim Parsons ha attribuito l’invenzione di questa parola a un altro sceneggiatore dello show, Stephen Engel.

In ogni caso a partire dalla successiva stagione Bazinga ha cominciato a comparire con sempre maggiore frequenza anche in situazioni centrali all’interno degli episodi, come ad esempio quando Sheldon si è nascosto in una vasca di palline colorate, oppure quando ha sorpreso Leonardo saltando fuori dai cuscini del divano.

 

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