Cinque citazioni da Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway

Spencer Tracy nella riduzione cinematografica de Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway

Il vecchio e il mare è forse il libro più noto di Ernest Hemingway, anche perché è uno dei più corti e quindi uno dei più semplici da leggere. Non che la prosa dello scrittore americano sia difficile o poco appassionante; tutt’altro. Ma in questo agile libretto si trovano in fondo concentrate varie tematiche tipiche dell’autore, e allo stesso tempo la trama è estremamente lineare, tanto che il romanzo può essere gustato in poche ore.

La semplicità di lettura non implica, però, che Il vecchio e il mare sia un racconto leggero o superficiale. Nel suo raccontare l’epica sfida tra un pescatore cubano e un marlin, Hemingway ha invece saputo cogliere il lato panico della sfida tra uomo e natura, l’epica della semplicità, la tragicità dell’esistenza. Il romanzo non è un’allegoria, e questo Hemingway l’ha sempre detto; ma non lo è solo perché tutto è chiaro, come sa essere chiara la vita quando ti si dipana davanti.


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Non sono però solo i temi, ad affascinare, in questo libro. Anche la prosa dello scrittore è qui ai suoi massimi livelli. Quando lo pubblicò sulla rivista Life, Hemingway aveva 53 anni e aveva già dato alle stampe una decina di romanzi, più innumerevoli racconti. Il suo stile era affinato, la sua penna sapeva benissimo dove andare a colpire e con quale intensità. E questa maestria, nel romanzo, emerge tutta. Non è un caso che il libro – che fu l’ultimo romanzo di Hemingway – gli abbia fruttato il Premio Pulitzer e abbia inciso parecchio per l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura.

Visto che la prosa è qui così importante, recuperiamone allora cinque citazioni. Alcune sono molto famose, tutte sono molto belle. E ci permettono di fare il punto su quell’opera ancora così amata.

 

Si ricomincia, sempre

Non conta quanta sfortuna hai accumulato

La copertina italiana de "Il vecchio e il mare"Siamo nella prima parte del libro. Il vecchio protagonista, Santiago, ci è già stato presentato. Sappiamo che è un pescatore che sta vivendo un momento di particolare sfortuna. Da 84 giorni, ormai, non riesce a pescare nessun pesce. Sembra quasi una maledizione, una di quelle a cui, in mare, si crede, e che possono stroncare la speranza. Santiago sa, però, che non conta quello che è successo ieri o nei giorni precedenti. Quello che conta è sempre l’oggi.

La citazione arriva dopo che il pescatore ha guardato le barche dei suoi colleghi più fortunati, e si è accorto che loro pongono le lenze in maniera poco attenta. «Ma, pensò, io le tengo al posto giusto. Soltanto non ho più fortuna. Ma chissà? Forse oggi. Ogni giorno è un nuovo giorno. È meglio quando si ha fortuna. Ma io preferisco essere a posto. Così quando viene sono pronto». La fortuna conta, ma su quella non si può far nulla. Si può, invece, essere a posto. Così quando la fortuna gira si è pronti.

Ogni giorno è un nuovo giorno.

 

Come far succedere le cose belle

Quando il pesce abbocca

Ernest Hemingway a pescaE in effetti la fortuna gira, ad avere fiducia. Così accade anche a Santiago, che durante il suo ennesimo giro in mare sente che finalmente un pesce abbocca. E non è un pesce qualsiasi: è un marlin. Quello che viene chiamato anche pesce vela, un pesce simile al pesce spada, di grandi dimensioni. È il pesce che il pescatore stava aspettando da tempo, e che ora è lì, ad un passo.

All’inizio in realtà il pesce non abbocca subito. Si fa sentire, ma è in un certo senso titubante. «Non può essersene andato – dice tra sé Santiago quando nota questa riluttanza –. Lo sa Cristo che non può essersene andato. Sta soltanto facendo un giro. Forse ha già abboccato una volta e se ne ricorda». È lì che smette di parlare, perché è lì che si rende conto che le cose belle, a dirle, non succedono. Anche se l’originale inglese è meno netto: «He did not say that because he knew that if you said a good thing it might not happen», scriveva Hemingway. A dirle, le cose buone, potrebbero non accadere.

Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cose belle non succedono.

 

L’uomo non può essere sconfitto

Una vittoria di Pirro?

Hemingway alle Bahamas con un marlin semidivorato dai pescecaniFacciamo ora un grande balzo avanti nella trama. Il marlin, come detto, ha abboccato all’amo di Santiago, ma la situazione non è delle migliori. Il grosso pesce, infatti, inizia a correre e il pescatore, che è senza il solito ragazzo che l’aiuta, è costretto a farsi trascinare al largo dal marlin. È, in un certo senso, un bel viaggio, perché quel pesce ha qualcosa di maestoso e nobile, e assomiglia molto a Santiago, nella sua forza interiore.


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Quando finalmente riesce ad uccidere la preda e a dirigersi verso casa, Santiago ha però un’amara sorpresa. Viene attaccato da un pescecane, che inizia a sbranare il suo marlin. Un fatto che Hemingway non inventò del tutto. È ben nota, infatti, ai suoi biografi una foto del 1935 che lo ritrae alle Bahamas assieme all’amico Henry Strater, mentre guarda un grosso marlin pescato in mare ma mangiato per metà dai pescecani.

L’uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto, ma non può essere sconfitto.

 

Non sperare è peccato

I pensieri di Santiago

Il numero di Life in cui fu pubblicato il romanzo di HemingwaySiamo subito dopo la frase che abbiamo appena citato. Santiago continua a pensare, a parlare da solo. Sa che riuscire a portare a casa un po’ di carne del marlin sarà un’impresa difficile, ora che i pescecani hanno annusato la preda. Però non smette di sperare, perché non sperare è stupido.

E da lì la sua mente divaga. «È stupido non sperare, pensò. E credo che sia peccato. Non pensare ai peccati, pensò. Ci sono abbastanza problemi adesso, senza i peccati. E poi non riesco a capirli. Non riesco a capirli e non sono certo di credervi. Forse è stato un peccato uccidere il pesce. Credo proprio che sia così, anche se l’ho fatto per vivere e per nutrire molta gente. Ma allora tutto è un peccato. Non pensare ai peccati. È troppo tardi per pensarci e c’è chi è pagato apposta per farlo. Lascia che ci pensino loro. Tu sei nato per fare il pescatore e il pesce è nato per fare il pesce. San Pedro era un pescatore, e anche il padre del grande Di Maggio».

È stupido non sperare, pensò. E credo che sia peccato.

 

La morte, l’uccisione

Il senso di colpa che si annida nel pescatore

Spencer Tracy nella riduzione cinematografica de Il vecchio e il mare di Ernest HemingwayRimaniamo su questa stessa pagina, che è una delle più importanti dell’intero libro. Santiago, divagando col pensiero, comincia infatti a sentirsi in colpa. Pensa di aver commesso un peccato, nell’uccidere quel pesce così elegante, nobile, forte. Come se avesse spezzato il legame che lo univa alla natura, anche se lui non si esprime con un linguaggio del genere.

«“L’ho ucciso per autodifesa” disse il vecchio ad alta voce. “E l’ho ucciso bene.” E poi, pensò, tutti uccidono tutti gli altri in un modo o nell’altro. La pesca mi uccide proprio come mi dà da vivere. È il ragazzo a darmi da vivere, pensò. Non devo esagerare a ingannare me stesso». Anche in questo caso, l’originale inglese è forse più incisivo, a nostro parere, della traduzione di Fernanda Pivano. In originale la frase suona infatti così: «Everything kills everything else in some way». «Tutto uccide tutto il resto». Perché non sono solo le persone, sono anche le cose ad uccidere.

Tutti uccidono tutti gli altri in un modo o nell’altro.

 

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