Ci sono tanti libri che, prima o poi nella nostra esistenza, ci sentiamo in dovere di affrontare. Sono i “classici da leggere almeno una volta nella vita“, quei romanzi che costituiscono le pietre miliari della nostra cultura e che in qualche modo dobbiamo assolutamente conoscere, se non vogliamo sembrare ignoranti o stupidi. E però, il problema è che spesso questi libri sono impegnativi, lunghi e corposi.

Pensate, ad esempio, a certi romanzi russi, come i capolavori di Dostoevskij e Tolstoj. O ai grandi cicli, da quello di Proust fino a quello di Tolkien. Se non si è dei lettori ben allenati, si rischia di crollare dopo poche pagine, vista la mole di impegno che questi libri richiedono.

Proprio perché per leggere ci vuole allenamento, abbiamo deciso però di proporvi dei classici che si possono leggere in fretta. Si tratta infatti di libri importantissimi, alla pari dei capolavori che abbiamo già citato, che hanno però un pregio invidiabile: sono brevi.

Abbiamo selezionato, cioè, libri consigliati da ogni esperto che però possono essere finiti in poche ore, portandovi via un pomeriggio al massimo.

E che quindi, per quanto magari “fuori moda” o impegnativi nello stile, vi ruberanno poche ore di vita e vi richiederanno uno sforzo molto contenuto.

Allenandovi con questi romanzi aumenterete di sicuro in fretta il vostro bagaglio culturale. E, magari, potrete alla fine sentirvi pronti per affrontare qualcosa di più corposo. Ecco dunque i nostri cinque classici da leggere in fretta.

 

1. Franz Kafka – La metamorfosi

Il libro forse più famoso della nostra lista è La metamorfosi di Franz Kafka. Più che un romanzo vero e proprio si tratta infatti di un racconto, che però per la sua straordinaria importanza viene spesso pubblicato da solo, magari con un’ampia introduzione e una postfazione.

Una raccolta dei racconti di Franz Kafka in cui viene ovviamente messo in risalto "La metamorfosi"Scritto nel 1915, La metamorfosi racconta, com’è noto, la vicenda di Gregor Samsa, un uomo che una mattina si sveglia e si trova trasformato in un gigantesco insetto. Non si tratta però del classico racconto horror o di fantascienza, anche perché il motivo di questa mutazione non viene mai rivelato.

Piuttosto, il fulcro della narrazione sta nei tentativi del protagonista di adattarsi suo malgrado a questa nuova condizione, anche per quanto riguarda i suoi rapporti interpersonali. Grande peso, in questo senso, assumono le relazioni con la sorella e con i genitori.

I temi del racconto

D’altronde, il problematico rapporto padre-figlio è uno dei temi ricorrenti delle opere di Kafka, anche per particolari vicissitudini biografiche dello scrittore. Ma qui, più che in altre opere, si respira quel senso di alienazione e angoscia che tanto contraddistinsero la mentalità degli uomini nella prima metà del Novecento.

Non è un caso che La metamorfosi, soprattutto dopo la morte di Kafka, sia stato salutato da più parti come uno dei racconti-simbolo del XX secolo. Vi si trovano, anticipate, tematiche tipicamente esistenzialiste, ma anche il presagio di qualcosa di drammatico e orribile che presto avrebbe attraversato l’Europa.

A quanto sappiamo dal suo carteggio, l’idea del libro venne a Kafka dopo una lunga notte passata a lavorare ad un romanzo, Il disperso, che sarebbe stato pubblicato postumo col titolo di America. Arrivò in Italia per la prima volta nel 1932, ma già nel 1934 – quando comunque l’autore era ormai morto da dieci anni – venne ripubblicato da Mondadori.

Da allora è stato oggetto di studi approfonditi, di riferimenti e perfino di seguiti. Haruki Murakami, il celebre scrittore giapponese, ha ad esempio scritto Samsa innamorato, un racconto in cui immagina che il protagonista torni ad essere umano. Inoltre, molti film horror – tra cui La mosca di Cronenberg – sono ispirati a questo libro.

 

2. George Orwell – La fattoria degli animali

Importantissimo è anche La fattoria degli animali, il secondo romanzo del nostro elenco. La sua importanza, però, è diversa da quella de La metamorfosi. Quest’ultimo, infatti, è un volumetto fondamentale dal punto di vista letterario e, al limite, filosofico. Il libro di George Orwell invece è decisivo soprattutto dal punto di vista storico.

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Fu pubblicato nel 1945, in una fase molto prolifica della vita dello scrittore, visto che pochi mesi più tardi avrebbe completato anche l’altro suo capolavoro, 1984. In realtà, però, La fattoria degli animali fu completato nel 1943 e cominciato nel 1937, quando, di ritorno dalla Spagna, in Orwell maturò la delusione per l’Unione Sovietica.

Di formazione socialista, Orwell infatti era andato in Spagna a combattere nelle Brigate Internazionali, per sostenere la repubblica contro l’attacco di Franco e dei suoi militari. In terra iberica, però, davanti alle faide interne del fronte repubblicano, era stato vittima di una profonda disillusione.

Contro Stalin

Là infatti aveva avuto modo di conoscere direttamente la realtà dell’URSS, che per ragioni di opportunismo politico non mancava di mandare a morte i propri stessi alleati, soprattutto quando si rivelavano riottosi. Così i russi si erano comportarti con gli anarchici e i trotskisti, ma così avveniva ormai da tempo pure nell’Unione Sovietica di Stalin.

La fattoria degli animali di George Orwell, uno dei classici da leggere assolutamente una volta nella vita

La fattoria degli animali è quindi una satira acida e disincantata della rivoluzione russa. Solo che invece di parlare di Lenin, Trockij e Stalin, Orwell decise di mettere al centro della sua storia degli animali.

Infatti la trama della breve opera vede le bestie di una fattoria ribellarsi al loro padrone umano, dopo essersi rese conto di essere da lui sfruttate. Questa rivolta, ispirata da ideali di uguaglianza, si trasforma però presto in una realtà ben peggiore di quella di partenza, coi maiali che prendono il potere.

Celebre, in questo senso, la scritta che compare nel romanzo e che sintetizza il pensiero di Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Una frase che è diventata addirittura proverbiale per parlare della degenerazione dei sistemi comunisti.

 

3. Gabriel García Márquez – Cronaca di una morte annunciata

Nel nostro elenco, lo noterete subito, c’è molta Europa. Vi si trova un po’ d’Italia, perché ci sembrava giusto dare un minimo risalto anche alla nostra letteratura, e poi romanzi inglesi e mitteleuropei. Volevamo però fornirvi almeno un veloce riferimento diverso, fuori dal coro.

L'imperdibile Cronaca di una morte annunciata di Gabriel García MárquezInvece di spostarci negli Stati Uniti – dove comunque esistono capolavori brevi come Fahrenheit 451 (che però, per tematiche, richiama Orwell) o il classico Bartleby lo scrivano – vi proponiamo qualcosa che viene dal Sud America. Ovvero Cronaca di una morte annunciata di Gabriel García Márquez.

Il romanzo è, almeno formalmente, un breve giallo. Come si intuisce già dal titolo, al centro della trama c’è un delitto, che viene mostrato già nell’apertura del libro, come spesso avviene anche nei libri polizieschi. Tutta la storia gravita quindi attorno a questo evento, che cerca di dirimere.

Rispetto al classico romanzo del mistero, di cui parleremo ancora in questa nostra lista, mancano però vari elementi. In primo luogo non c’è un detective, come non c’è quel distacco tra narratore e vittima a cui siamo abituati. Gli investigatori, d’altronde, siamo solo noi lettori, mentre il libro si occupa di calarci nella realtà latinoamericana.

Tratto da una storia vera

Come chiarì lo stesso García Márquez negli anni successivi alla pubblicazione, il libro si basa su fatti realmente accaduti, attorno ai quali lo scrittore costruì una finzione narrativa. Negli anni ’50, infatti, un amico d’infanzia del Premio Nobel venne ucciso a pochi metri da casa, accoltellato, per una faccenda d’onore.

Quell’omicidio colpì così tanto lo scrittore che questi cercò fin da subito di romanzare quegli eventi, perché raccontarli in un libro diventava il modo privilegiato per rifletterci sopra. Fu solo il veto della madre di García Márquez, timorosa di far soffrire la mamma del ragazzo ucciso, sua amica, a frenare lo scrittore.

Trent’anni dopo, a seguito della morte di questa donna, García Márquez poté finalmente mettere mano all’opera, che venne infine data alle stampe nel 1981. Ne venne fuori un romanzo che parla della società patriarcale sudamericana, ancora ancorata ai vecchi valori tradizionali dell’onore, della famiglia, della religione e della verginità.

Ma ne venne fuori anche un’opera narrativamente entusiasmante, complessa, affascinante. Come detto, il libro parte in un certo senso dalla fine, dalla morte di Santiago Nasar, vittima di 21 anni. E da lì in poi va più volte indietro e avanti nel tempo, in una sorta di struttura a cerchi concentrici che conducono sempre al punto di partenza.

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4. Leonardo Sciascia – Una storia semplice

Il libro di García Márquez di cui abbiamo appena finito di parlare ha alcuni caratteri del giallo, anche se è sicuramente un giallo molto atipico. Sono più facilmente riconducibili a questo genere invece i due ultimi romanzi che abbiamo scelto per la nostra lista, uno italiano e uno britannico.

Partiamo dall’Italia, e più precisamente dalla Sicilia, con Una storia semplice, piccolo capolavoro di Leonardo Sciascia. Lo scrittore – a cui l’attuale re del giallo italiano Andrea Camilleri deve molto – ha scritto spesso storie brevi ma intense, in cui dietro alla trama gialla si nascondeva qualcosa di più profondo.

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Nei suoi romanzi, anche in quelli all’apparenza più disimpegnati, Sciascia ha sempre cercato di dare, infatti, un’immagine della Sicilia, dei suoi pregi e soprattutto dei suoi mali. E, spesso, di parlare di mafia, o comunque in generale dei motivi dell’arretratezza culturale in cui l’isola era caduta.

Anche Una storia semplice non si sottrae a questa logica. Dietro a quello che pare essere una banale storia gialla, infatti, si nasconde un’analisi del malaffare siciliano, delle connivenze tra potere e mafia e della difficoltà di cambiare le cose.

Un suicidio che è in realtà un omicidio

Tutto prende avvio quando, una sera di marzo, in una stazione di polizia arriva la telefonata di un certo Giorgio Roccella, diplomatico che a lungo è stato lontano dalla Sicilia. Afferma di aver bisogno di una pattuglia. Il commissario di polizia, però, sminuisce la cosa e, data l’ora, consiglia al suo brigadiere di recarsi sul posto il giorno dopo.

Una storia semplice di Leonardo Sciascia

La telefonata, che sembrava in effetti quasi uno scherzo, si rivela però drammaticamente reale il giorno dopo. Il brigadiere si reca infatti all’indirizzo datogli dal diplomatico, ma trova l’uomo morto, con una pallottola in testa. All’inizio tutto sembra lasciar pensare a un suicidio, ma troppi elementi non combaciano con quest’ipotesi.

Da lì in poi parte un’ampia indagine che porta il brigadiere a scomodare molti personaggi illustri, e finisce per avere effetti nefasti, visto che altre persone – nel mentre – trovano la morte. La trama della vicenda si fa ad un certo momento anche molto intricata, fino a quando il brigadiere non riesce, con un po’ di fortuna, a districare la matassa.

La soluzione dell’enigma, però, non porta automaticamente alla punizione del colpevole, come ci si aspetterebbe in un normale romanzo giallo. Il meccanismo classico anzi qui si rompe, dovendosi scontrare con le problematiche siciliane. E l’epilogo, in effetti, è molto significativo e amaro.

 

5. Agatha Christie – C’è un cadavere in biblioteca

Concludiamo, come anticipato, con un altro giallo, ma ancora più classico di quello di Sciascia. Agatha Christie, infatti, è considerata pressoché unanimemente la regina della detective story, quella in cui un investigatore privato (o addirittura un dilettante) scopre il colpevole con la sola forza del suo ragionamento.

Il suo personaggio più celebre è indubbiamente Hercule Poirot, l’investigatore belga dotato di prodigiose “cellule grigie”. Ma la Christie, nella sua lunghissima carriera, ha inventato anche altri personaggi. Il più famoso dei quali è Miss Marple, un’arzilla vecchietta un po’ dimessa, che riesce però sempre a risolvere i casi che le si parano davanti.

Apparsa per la prima volta nel romanzo La morte nel villaggio, del 1930, Miss Marple stentò all’inizio ad imporsi. Basti pensare che dopo quel libro, comparve – nello stesso anno – nella raccolta di racconti Miss Marple e i tredici problemi e poi sembrò andare in pensione.

Certo, ebbe un ruolo in In tre contro il delitto, del 1939, ma sostanzialmente tra il 1930 e il 1942, per dodici anni, non fu protagonista di alcun romanzo. La Christie e il suo pubblico le preferivano ancora Poirot, a cui in quello stesso lasso di tempo furono dedicate 15 avventure in solitaria [1].

Un cliché del genere

Quando Miss Marple tornò sulle pagine di Agatha Christie, quindi, la sua fama era ancora abbastanza limitata. Ma proprio da questo romanzo riuscì a guadagnarsi sempre più spazio, fino a diventare il personaggio principale della seconda parte della carriera della scrittrice.

C'è un cadavere in biblioteca, celebre giallo di Agatha Christie

D’altronde, C’è un cadavere in biblioteca aveva tutte le carte in regola per stupire anche il pubblico ormai smaliziato degli anni ’40 (uscì in originale nel 1942). In primo luogo, perché giocava in maniera molto intelligente con vari cliché del genere.

Lo stesso titolo, anzi, partiva da uno dei più celebri luoghi comuni del giallo, quello del cadavere ritrovato all’interno di una biblioteca (secondo, per banalità, solo a quello che identificava l’assassino col maggiordomo). Qui ad uccidere non è, per fortuna, nessun domestico, ma i sospettati sono molti, così come sono molti pure i detective.

Miss Marple, infatti, per la prima metà del romanzo non ha affatto un ruolo preminente. La Christie si diverte anzi a mostrarci vari investigatori, alcuni ufficiali ed altri ufficiosi, in modo da fornire al lettore vari indizi e varie strade da percorrere per la soluzione del mistero. Un mistero che, nonostante tutto, rimane comunque imprevedibile.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Tra questi c’erano anche vari capolavori della scrittrice britannica, come Assassinio sull’Orient Express e Poirot sul Nilo, oltre a quello che è forse il più bel romanzo di Agatha Christie, Dieci piccoli indiani (che però non ha per protagonista alcun detective). A questo link trovate un elenco ordinato di tutte le opere dell’autrice divise per serie.

 

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