Cinque clienti impossibili che una cassiera deve affrontare

Fare la cassiera è un mestiere molto difficile

Se avete lavorato per una certa parte della vostra vita in un negozio o in un supermercato, sapete bene quanto possa essere difficile quel mestiere. Soprattutto quando si è in cassa. Gente di tutti i tipi si affolla davanti al vostro registratore, con le richieste più assurde. Richieste che il più delle volte vi fanno domandare: «Perché diavolo faccio questo lavoro?». Vi rispondete: «Per i soldi». Ma i soldi, in certe circostanze, non bastano per sopportare lo stress.

Certo, quando poi, per i fatti della vita, si cambia mestiere, si finisce per guardare quasi con nostalgia a quegli anni. Certi clienti finiscono quasi per mancare. Quasi. Perché ci si ride un po’ sopra, ci si scherza coi vecchi colleghi, ma poi ad un certo punto ci si ricorda com’era davvero lavorare lì, e si è contenti di non farlo più. Ma quali sono i clienti più impossibili? Quelli che tormentano ancora il sonno di cassiere e cassieri? Ne ho scelti cinque.


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Il cliente dell’«allora no»

Il grosso problema di un euro in più

Arriva davanti alla tua cassa con pochi articoli. Inizi a passarli, mentre noti che fissa il display della cassa, controllando ogni prezzo. Al quinto oggetto ti blocca: «Ehi, ehi, aspetti un attimo». Tu hai già capito, ma fai finta di niente: «Sì?». «Questo… questo detersivo. Sullo scaffale c’era scritto che costava 12,99». «Non credo, signora. Provo a ripassarlo. Vede? 13,99».

Il cliente, a questo punto, fa una faccia tipo questa.

Il disappunto quando il prezzo non è quello che credevamo

A cui segue la frase standard, che ti sei sentita dire milioni e milioni di volte. «Ah, allora no. Allora non lo prendo». Come se un euro portasse alla rovina del delicato equilibrio familiare.

Oh maledizione no

Il tutto seguito, di solito, da un: «Vado a cercarne uno da 12,99». Con la coda chilometrica che arriva effettivamente fino allo scaffale dei detersivi, 400 metri più in là. E il bello è che non parte subito: no, prima ti deve raccontare. Cosa c’era nello scaffale sopra, cosa c’era in quello sotto, con che carattere era scritto il prezzo, dove puntava la freccia e così via.

Tu vorresti farla desistere, spiegarle che ci sono 30 persone dopo di lei che aspettano, che tanto non esiste quel fantomatico detersivo che s’immagina lei. Ma sai già che non servirebbe a niente. Il cliente dell’«allora no» non crede a nessuno sulla parola. Deve verificare. E tu fai una faccia tipo questa.

Rimanere senza parole assieme a Richard Castle

 

Il cliente che ha sempre qualcos’altro da prendere

«Ci metto solo un attimo». E torna dopo qualche anno

Non è solo il cliente che non ha visto bene il prezzo della merce a lasciarti lì, impietrita davanti alla cassa. È anche il cliente che, dopo 20 minuti di coda e 5 di conteggio, si ricorda improvvisamente che non ha comprato la carta igienica. E, si sa, la carta igienica non la si può rinviare al prossimo acquisto. E dunque: «Signorina, signorina, scusi, faccio in un attimo». «Ma no, signora, la carta igienica è dall’altra parte del negozio».


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Ma non c’è modo di farle cambiare idea. Vuole andare. Ne hai viste tante come lei: vanno e non tornano mai. O tornano mezz’ora dopo con carta igienica, birre, salatini, del merluzzo che si sono fatte preparare dal reparto pescheria, due casse d’acqua frizzante, un bambino dato per disperso nel 2009 e recuperato tra gli scaffali. E allora, prima di lasciarle andare, devi assicurarti che queste donne non si perdano nei meandri del negozio e ritornino in tempi ragionevoli.

Ho bisogno che mi mandi un messaggio ogni 30 secondi per dirmi che tutto andrà bene

In ogni caso, clienti di questo genere ti ascoltano fino a un certo punto. Sono in missione e non possono scendere a compromessi. Per questo li finisci per odiare con tutta te stessa.

Una giovane Scarlett Johansson in Ghost World

Anche perché alla fine, dopo interminabili minuti di attesa, ti tocca andarli a cercare. E non li trovi mai.

Ryan Gosling, perlustra il supermercato con noi

 

Il cliente burlone

Quello che non sa quando è ora di smetterla

Ci sono anche clienti che non ti abbandonano in cassa. Ma che sarebbe meglio se lo facessero. Perché sono quei clienti insopportabili che ti fanno venir voglia di morire (o di ucciderli). Il primo è il cliente burlone. Lo riconosci perché arriva davanti a te già col sorriso stampato sulla faccia, anche se fuori piove ed è lunedì. E tu lo guardi come si guarderebbe un povero demente.

Poi inizia a sciorinare le sue battute. Sempre le stesse. «Ecco 50 euro. Li ho appena stampati stamattina». Oppure: «Su questo articolo non c’era il prezzo, quindi dev’essere gratis, giusto?». Oppure ti sfodera uno scherzo che si è preparato per tutta la settimana.

Brutti scherzi da fare a un giovane cassiere

Ovviamente, la tua reazione non può che essere questa.

Urlare dentro

A cui, quando sei particolarmente esasperata, può seguire questo.

La cassiera di fast food di MADtv

 

Il cliente prestigiatore

Detto anche: quello che fa scomparire e riapparire le monetine

La scena l’avrete vissuta mille volte. Il cliente deve pagare una cifra con molti decimali. Tipo 11 euro e 27 centesimi. Vi tira fuori una banconota da 20 euro. Non è un problema, ci siete abituate. Ormai siete diventate dei geni della matematica. E comunque c’è sempre anche la cassa che vi può aiutare. Il resto è di 8 euro e 73. Raccogliete le monetine, centesimo dopo centesimo. Le contate. Gliele porgete e le ricontate anche davanti a lui, perché siete persone educate e corrette. D’altronde, lo vedete che si impegna come un forsennato per seguire la vostra conta.

I conti da fare quando si riceve il resto


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Avete fatto tutto nel migliore dei modi possibili e, ammettetelo, siete anche un po’ soddisfatte di voi stesse. Se vi potesse vedere la vostra prof di matematica delle superiori! Ma il cliente spegne immediatamente i vostri ardori: «Toh, guarda, 11 e 27? A ben guardare, ce li avevo giusti. Posso darglieli così mi libero delle monetine?». E tu, con tutte le tue monete ancora in mano, dopo aver perso inutilmente 4 minuti della tua vita, lo guardi così.

Facce perplesse

In genere, se rimani con quella faccia per qualche minuto, il cliente desiste. E alla fine puoi chiudere la conversazione con un certo stile.

Ecco il resto e molti fanculi

 

Il cliente che «non tornerò mai più in questo negozio»

E lo ripete ogni mercoledì da due anni a questa parte

Per qualche astruso motivo, ci sono clienti che ci tengono a far sapere di essersi trovati male nel vostro negozio. Lo devono dire a voi, lo devono dire agli altri clienti, in alcuni casi lo devono dire anche al direttore. Il fatto è che lo dicono ogni settimana da anni, ormai, e non mantengono mai la promessa. Magari se ne andassero davvero!

E così, puntuale come un orologio svizzero, il cliente di questo tipo inizia ogni volta con la sua tiritera. Alza la voce, si lamenta per un qualche disservizio (vero o presunto che sia) e aspetta di aver catturato l’attenzione del pubblico. Bisogna rispondergli pan per focaccia.

Ancora Bon Qui Qui di MadTV all'opera

Oppure, se avete il savoir-faire necessario, mostrare una plateale indifferenza.

Non reagire, non reagire

E, infine, salutare, sperando che sia davvero la volta buona.

Bye bye

 

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