Cinque commoventi citazioni de Il diario di Anna Frank

Anna Frank, autrice del celebre diario

Qualche giorno fa, parlando delle cose da vedere ad Amsterdam, ci siamo soffermati sulla casa di Anna Frank, uno di quei monumenti che una città dotata di una grande tradizione liberale come la capitale olandese probabilmente avrebbe preferito non avere (o, meglio, avrebbe preferito non essere protagonista suo malgrado del periodo storico che quella casa ha prodotto). E l’occasione ci pare buona per approfondire la questione, riprendendo in mano alcune delle più importanti frasi di Anna Frank.

La storia dell’adolescente vittima dell’Olocausto è, d’altronde, una delle più note e, pur nel suo piccolo, una delle più significative della Seconda guerra mondiale. E non lo è solo per quello che è accaduto alla giovane diarista ebrea e alla sua famiglia – un destino purtroppo comune a molte altre famiglie.

Il vero elemento caratterizzante di questa storia è infatti il diario di Anna, così normale e allo stesso tempo così semplicemente profondo. Un testo che ha permesso al mondo di immedesimarsi nella sorte di quella ragazza.

Il diario di Anna Frank, anzi, dimostra in maniera inequivocabile come si rimanga più facilmente scossi dalla morte di una persona conosciuta (o che si è imparato a conoscere tramite i suoi scritti più intimi) che non da quella di milioni di estranei.

Quel libriccino, infatti, ha avuto il merito di scuotere le coscienze, assieme ad altri memoriali (in primis quelli di Primo Levi), più di quanto non potesse fare la fredda cronaca. Anche perché quest’ultima rimane sempre distaccata, e la nostra mente tende, anche per autodifesa, ad anestetizzarla.

E allora ripercorriamo assieme alcuni dei passi più significativi del diario di Anna Frank, sperando che questo nostro piccolo contributo possa aiutare a mantenere viva la memoria di quanto accaduto.

 

1. La responsabilità degli ebrei

Fin quasi da quando nacque nel 1929, Anna Frank (o sarebbe più giusto chiamarla Anne, che era il suo vero nome prima che venisse italianizzato nel dopoguerra) visse sulla sua pelle la terribile piaga dell’antisemitismo.

Il diario di Anna Frank

Aveva appena 3 anni e mezzo quando Hitler salì al potere, mettendo immediatamente in pratica una politica di persecuzione ed esclusione degli ebrei. Lo fece, d’altra parte, assecondando uno dei “principi”, se così si possono chiamare, su cui aveva fondato il suo programma.

La famiglia Frank, che risiedeva a Francoforte, non stette ad aspettare che gli eventi precipitassero. Il padre, Otto, un veterano della Prima guerra mondiale e un imprenditore, si trasferì quasi subito ad Amsterdam. E scelse quella terra perché si era sempre dimostrata accogliente verso gli ebrei. Lì si fece raggiungere dalla famiglia.

L’antisemitismo però, nel giro di qualche anno, li avrebbe inseguiti fin lì.

Oh, è triste, è molto triste che per l’ennesima volta si confermi il vecchio principio: “Se un cristiano compie una cattiva azione la responsabilità è soltanto sua; se un ebreo compie una cattiva azione, la colpa ricade su tutti gli ebrei”.

 

2. Una grande metamorfosi per l’umanità

Una delle cose che più saltano agli occhi nel diario di Anna, un diario scritto nello spazio di due anni, è la maturazione della ragazza. Una maturazione legata non solo al naturale scorrere del tempo, ma anche alla condizione di vita a cui era costretta.

La clandestinità, il vedere costantemente la propria esistenza appesa a un filo, il rimestare sempre negli stessi argomenti che deriva da una vita da confinata la fecero crescere presto, più del dovuto. Non potendo dedicarsi agli svaghi tipici della sua età, Anna divenne quasi una donna molto prima del tempo.


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In lei, almeno a tratti, lucidità di analisi e allo stesso tempo un’innocente ingenuità si mescolavano l’una con l’altra, dando vita a frasi che possono apparire a prima vista banali, ma nascondono una verità più profonda. Una verità talmente semplice e scontata che gli uomini finiscono spesso e volentieri per dimenticarla.

C’è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all’assassinio, alla furia, e fino a quando tutta l’umanità, senza eccezioni, non avrà subíto una grande metamorfosi, la guerra imperverserà: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato sarà distrutto e rovinato di nuovo; e si dovrà ricominciare da capo.

 

3. La bontà degli uomini e la religione

Non dev’essere stato affatto facile cercare di capire come fosse possibile quello che stava accadendo. È quasi impossibile farlo oggi, col distacco e con gli strumenti che la storia ci ha dato. E doveva essere pazzesco provare a farlo allora, quando si era nel pieno degli avvenimenti.

Com’era possibile che così tanti uomini – quasi un intero popolo – potesse decidere di perseguitare in tale modo degli innocenti, delle donne, dei bambini, dei vecchi compagni d’armi? Doveva sembrare, probabilmente, qualcosa di più simile a un brutto incubo che alla vera realtà.

Il diario di Anna Frank aperto alla pagina del 28 settembre 1942Eppure accadeva. Eppure quella follia istituzionalizzata era all’ordine del giorno. E gli uomini sembravano aver perso ogni fede, ogni richiamo a un principio morale, a una regola a cui attenersi.

Una discesa nel baratro che è assurda agli occhi della mente, ma che sembra sempre pronta a ripresentarsi, anche nei nostri giorni. Le parole e le politiche con cui in mezzo mondo ormai si trattano le questioni relative ai migranti ne sono, purtroppo, un esempio.

Coloro che hanno una religione possono ritenersi felici, perché non a tutti è dato credere a cose sopraterrene. Non è neppure necessario credere alla punizione dopo la morte; il purgatorio, l’inferno e il paradiso sono cose che molti possono non ammettere; però una religione, non importa quale essa sia, mette l’uomo sulla buona strada. Non si tratta di temere Iddio, ma di tener alto il proprio onore e la propria coscienza. Quanto sarebbero buoni gli uomini, se ogni sera prima di addormentarsi rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero a ciò che v’è stato di buono e di cattivo nella loro condotta! Involontariamente cercheresti allora ogni giorno di correggerti, ed è probabile che dopo qualche tempo avresti ottenuto un risultato.

 

4. I giovani e gli ideali

Le citazioni che abbiamo scelto per questa cinquina vengono tutte dall’ultima parte del diario, dalle pagine scritte poco prima della scoperta del nascondiglio segreto e della conseguente cattura e deportazione.

Anna Frank nel 1940, mentre frequentava la Scuola Montessori di Amsterdam

Questo era in un certo senso inevitabile. È infatti col passare del tempo che la scrittura di Anna si fa più matura e capace di staccarsi dai fatti prettamente personali e diventare almeno in parte universale.

Così, quando pensa alla sua disillusione, finisce per parlare di quella di tutta la sua generazione. Una generazione condannata dal dramma della guerra a ricordarsi sempre di quanto possano essere crudeli gli uomini. E di quanto possa essere nascosta – o addirittura invisibile – la giustizia e la presenza di Dio.

Per fortuna, quegli stessi giovani – i sopravvissuti, almeno – sarebbero stati il motore di una nuova rinascita che sarebbe poi sorta dalle macerie della Seconda guerra mondiale. Una rinascita che avrebbe portato, pur tra mille tensioni, a un duraturo periodo di pace in Europa.

A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio.

 

5. La speranza di Anna che sopravvive nel nascondiglio

Non ci sono forse, nel diario di Anna Frank, parole più dolci e insieme più lancinanti di quelle con cui abbiamo deciso di chiudere la nostra lista.

Perché sono parole che da un lato ti fanno rendere conto di quante speranze e sogni avesse, come tutti i ragazzi della sua età, quella piccola scrittrice. Dall’altro ti fanno capire quanto sarebbe semplice vivere senza tutta questa violenza, questo delirio, questo odio, semplicemente alzando gli occhi al cielo.


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Le parole che trovate qui di seguito, che vennero citate anche da Natalia Ginzburg nella sua celebre introduzione all’opera, furono scritte il 15 luglio del 1944.

Il 4 agosto dello stesso anno, appena 20 giorni dopo, la Gestapo fece irruzione all’interno dell’alloggio segreto. Era stata avvertita da un delatore che in tutti questi anni è sempre rimasto anonimo (ma che probabilmente era uno dei dipendenti della fabbrica di Otto Frank)1.

«Anche questa spietata durezza cesserà»

Anna fu portata prima ad Auschwitz e poi a Bergen-Belsen, dove morì di tifo esantematico appena tre settimane prima della liberazione del campo. Di tutti i suoi parenti e compagni di clandestinità, solo il padre, Otto, fece ritorno a casa.

È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.

 

Note e approfondimenti

 

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