Il rapporto tra l’uomo e il cane è uno dei più particolari. Tra gli animali domestici, infatti, il cane è sicuramente quello più affidabile, più legato al proprio padrone. E a cui l’uomo si lega in maniera più solida, tanto è vero che spesso l’uno piange amaramente per l’altro quando gli eventi della vita li separano. Proprio questa sofferenza e questo legame sono alla base dell’articolo di oggi, che si concentra sulle più commoventi frasi sui cani.

Un amore che coinvolge tutti

Nel corso dei secoli si sono occupati di questo tema tantissime persone. Dal più umile al più ricco, dall’intellettuale all’ignorante, tutti hanno cercato di parlare dei nostri amici a quattro zampe. Alcuni l’hanno fatto con frasi divertenti, altri hanno invece cercato di descriverne l’amore. Perfino sui social network (da Tumblr a Facebook), oggigiorno, è piano di elogi del cane. Ma chi è riuscito a descriverlo nel modo più convincente?

Abbiamo selezionato cinque frasi che vi faranno annuire con la testa e magari, se riporteranno alla memoria un vecchio e fedele compagno, vi faranno anche scendere una lacrima. Sono citazioni che mostrano l’amore per i cani ma anche l’amore dei cani per il loro padrone. Scopriamole assieme.

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«Che lezioni ci dà la natura tramite un animale…»

Una delle più commoventi frasi sui cani, firmata da Napoleone

Battaglia di Jena di Horace Vernet, celebre quadro dedicato alle imprese di Napoleone BonaparteDicevamo, in apertura, che l’affetto per i cani non mostra differenze di intelletto, né di estrazione sociale. Colpisce tutti, poveri e ricchi, umili e potenti. Per dimostrarlo, cominciamo con una frase scritta da uno degli uomini più importanti di tutti i tempi, Napoleone Bonaparte.

Freddo e spietato sul campo di battaglia, calcolatore in politica, Napoleone non era però un uomo privo di sentimenti. In fondo, una parte della sua rovina è anche legata all’affetto nutrito nei confronti dei parenti, messi in molti casi in posizioni di potere a cui non erano adeguati. Ma a destare la sua ammirazione, almeno nel passo che leggeremo, fu soprattutto un cane, visto su un campo di battaglia.


Leggi anche: Cinque belle poesie sui cani

Ad un tratto un cane sbuca di sotto il mantello di un cadavere, si slancia verso di noi, e ritorna subito nel suo nascondiglio emettendo dolorosi guaiti. La bestiola leccava, convulsamente, la faccia del morto, e si dirigeva poi di nuovo verso di noi come per implorare soccorso, o per chiedere vendetta.

Fosse lo stato d’animo, o il luogo o il tempo o il fatto stesso, o altro che non so spiegare, certo è che mai nulla, in nessun altro campo di battaglia, mi ha tanto commosso. Mi fermai un momento per apprezzare quella scena. Quest’uomo, mi dicevo, forse ha degli amici, ne ha forse in questo campo, nella sua compagnia, e giace qui, abbandonato da tutti meno che dal suo cane! Che lezione ci dà la natura tramite un animale!…

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Cosa significa amare ed essere amato

Tra Mariano José de Larra e Arthur Schopenhauer

Mariano José de Larra ritratto nella prima metà dell'Ottocento da Jose Gutiérrez de la VegaLa seconda frase che abbiamo scelto è stata spesso oggetto di fraintendimenti. Non tanto su cosa la citazione dica, ma sul suo autore. Tradizionalmente viene infatti attribuita ad Arthur Schopenhauer, celebre filosofo pessimista della prima dell’Ottocento. Il vero autore, però, è lo spagnolo Mariano José de Larra, vissuto in quegli stessi anni.

Considerato uno dei massimi esponenti del romanticismo spagnolo, Larra morì a 27 anni, suicida per amore. Nonostante la brevità della sua vita, fu un prolifico giornalista, capace di pubblicare più di 200 articoli in appena 8 anni d’attività. Scrisse soprattutto con toni ironici e sarcastici, mostrando le contraddizioni della Spagna del tempo. Ma riservò anche qualche parola ai cani, come si vede nella frase qui di seguito.

Chi non ha tenuto con sé un cane, non sa cosa sia amare ed essere amato.

Che l’aforisma sia stato a lungo creduto di Schopenhauer, comunque, non deve sorprendere. Anche il filosofo, infatti, era figlio dell’epoca romantica, un’epoca in cui le passioni venivano ingigantite, e con esse anche il dolore. Anzi, proprio il dolore è alla base del pensiero di Schopenhauer. Un dolore che coinvolge tutti gli esseri, viventi e non, e che segna indelebilmente la nostra vita. Un dolore da cui neppure l’amore per le altre persone permette di scappare.

Noto per la sua misoginia – dovuta in parte anche alla figura della madre – e per il suo caratteraccio, Schopenhauer trovava poche consolazioni nella sua vita. Una di queste, forse la più importante, era quella data appunto dai cani, ai quali ha riservato pagine importanti.

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La differenza tra il cane e l’uomo

La sagacia di Mark Twain

Mark Twain, autore di alcune tra le più belle frasi sui caniMark Twain lo conosciamo bene. Più volte su queste pagine, infatti, abbiamo ospitato i suoi aforismi, che, con sagacia ed ironia, colpiscono nel segno. D’altronde il suo stile, molto pragmatico e influenzato dal giornalismo, amava il ritmo e la battuta al fulmicotone. Così è anche per la sua frase che abbiamo scelto, in cui paragona i cani agli uomini.

Una frase che non deve stupire. Molto spesso, infatti, lo scrittore statunitense metteva degli animali al centro dei suoi racconti umoristici. Influenzato dalle favole antiche, creò infatti delle satire sferzanti, in cui gli animali consentivano di far emergere i difetti degli uomini. Uno di questi racconti è particolarmente famoso e si intitola Storia di un cane. Ma ce ne sono anche sulle rane (la celebre “rana salterina”), sui gatti, sugli elefanti e su altri animali ancora.

Se raccogliete un cane affamato e lo rifocillate, non vi morderà. Questa è la principale differenza tra il cane e l’uomo.

D’altronde, Twain fu attivo difensore dei diritti degli animali. E, ovviamente, anche di quelli degli uomini. A favore dell’abolizione della schiavitù, fortemente critico nei confronti del razzismo, promotore di campagne per l’abolizione della pena di morte, era vicino anche alle idee dei primi movimenti socialisti. Inoltre, si espresse per ragioni morali contro la vivisezione degli animali, allora molto diffusa, giudicandola crudele.

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Un uomo degno di questo nome

Romain Gary e il rapporto tra cani e uomini

Romain Gary con uno dei suoi caniPochi di voi, probabilmente, conosceranno la figura di Romain Gary. Eppure merita di essere approfondita, non solo perché è autore della quarta tra le frasi sui cani che abbiamo scelto. Nato in Lituania nel 1914, ebreo, emigrò con la madre in Francia nel 1927. Qui studiò e si laureò, trovando lavoro come pilota d’aerei. Un lavoro che gli tornò particolarmente utile durante la Seconda guerra mondiale. Con la Francia occupata dai nazisti, infatti, scappò in Inghilterra, dove si unì alle truppe del generale De Gaulle.

Decorato con decine di onorificenze, al suo rientro in Francia dopo il conflitto si imbarcò in due carriere parallele. Da un lato entrò nella diplomazia, e dall’altro cominciò a scrivere. I suoi romanzi ebbero un immediato successo, portandolo addirittura alla conquista del prestigioso Premio Goncourt nel 1956 (per Le radici del cielo). La carriera diplomatica andò altrettanto bene, tanto da farlo diventare Console Generale a Los Angeles. Lì rimase a lungo, iniziando a collaborare attivamente con Hollywood.

Il solo posto al mondo in cui si può incontrare un uomo degno di questo nome è lo sguardo di un cane.


Leggi anche: Le cinque razze di cani più intelligenti

La sua vita, poi, è piena di altri intrecci. Una volta sfidò addirittura a duello Clint Eastwood, per una presunta tresca che questi aveva avuto con sua moglie. Un’altra volta si inventò uno pseudonimo – Émile Ajar – con cui pubblicò vari libri e vinse un altro Premio Goncourt, senza che la giuria capisse che era sempre lui l’autore (il premio non può infatti per regolamento essere assegnato due volte allo stesso scrittore). Infine si suicidò sparandosi in bocca, deluso dall’invecchiamento del proprio corpo, nel 1980.

In questa vita così avventurosa, un ruolo importante l’avevano gli animali. Gary viveva infatti con una sorta di piccolo zoo in casa, fatto di gatti, pappagalli e soprattutto cani. La frase che riportiamo qui sopra non è dunque casuale. E fa il paio con un’altra affermazione simile, sempre di Gary: «Quando in un cane si vede un essere umano, non si può fare a meno di vedere un cane in qualsiasi essere umano, e di amarlo». Tra l’altro, esiste anche un bel romanzo dedicato dallo scrittore ai cani: si intitola Cane bianco, parla anche di razzismo ed è edito da Neri Pozza.

 

I cani e la pipì

La frase di Daniel Pennac

Daniel Pennac, celebre romanziere franceseConcludiamo con Daniel Pennac, un autore che ha sempre avuto penna facile per le frasi che colpiscono nel segno. E per i cani. Nella saga di Malaussène, il celebre ciclo di romanzi che ha reso Pennac famoso in tutto il mondo, c’è ad esempio un quadrupede che ha un ruolo molto importante. Si tratta di Julius ed è caratterizzato in maniera molto comica, anche per via delle sue frequenti crisi epilettiche.

Nella bibliografia dell’autore francese, poi, c’è un libro dedicato tutto a un cane. Si intitola Abbaiare stanca – titolo che in italiano fa un po’ il verso a Pavese – ed è uscito per la prima volta nel 1982. Lì il protagonista è un animale chiamato “Cane bastardo”. Un cane che, dopo un periodo da randagio, troverà una padroncina. Riuscendo, in una paradossale inversione di ruoli, ad ammansirla.

Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione.

Quel libro fu pubblicato prima de Il paradiso degli orchi, il capitolo iniziale del Ciclo di Malaussène. Pennac infatti cominciò come scrittore di libri per bambini, e Abbaiare stanca in Italia è non a caso edito da Salani. Forse proprio l’umorismo sviluppato in quel genere letterario gli ha permesso, però, di trovare una propria cifra stilistica. E di vedere il rapporto tra uomo e animale sempre più spesso dal punto di vista di quest’ultimo.

 

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