Cercare lavoro all’estero sembra essere la nuova frontiera dei giovani italiani. In molti casi i nostri ragazzi sembrano stufi di aspettare che l’economia del paese si riprenda (anche se in realtà qualche timido segnale positivo c’è), che il PIL decolli e che le aziende comincino ad assumere. Sperano insomma di trovare fuori dall’Italia quello che qui sembra a volte un miraggio. In certi casi a questa ricerca si associa un gusto per l’avventura e per il viaggio che sono encomiabili. Altrettanto spesso, però, si parte inesperti e ingenui, non ben consapevoli di quello che si sta facendo e quindi già in un certo senso propensi al fallimento.

D’altro canto, lavorare all’estero non è sempre facile né comodo, e non è detto che si riesca a trovare un impiego neppure nei paesi più floridi e accoglienti.

A sentire molti di quelli che all’estero ci lavorano e ci hanno lavorato, a volte mancano anche le basi, quei pochi ma decisivi accorgimenti che possono rendere più fruttuosa un’esperienza in un paese straniero.

Per questo ho provato a raccogliere alcuni consigli su cui sembrano concentrarsi varie storie di successo per creare una vera e propria guida per trovare opportunità di lavoro all’estero. E per far sì che quelle opportunità si trasformino, con un po’ di fortuna, in un lavoro stabile e duraturo.

 

1. Conoscere la lingua!

I servizi che ti aiutano ad imparare

Conoscere le lingue è la base fondamentale per un lavoro all'esteroHo un amico che, più o meno da un paio d’anni, ogni settimana apre Google e digita: «Trovare lavoro all’estero senza conoscere la lingua». I risultati che ottiene, nella stragrande maggioranza dei casi, sono: lavapiatti, donna delle pulizia (perlopiù in alberghi), addetto all’agricoltura.

Ebbene sì, senza conoscere la lingua non si va da nessuna parte, ma è anche comprensibile. Se voi foste imprenditori in Italia assumereste mai – per una posizione anche di minima responsabilità – una persona che non sa esprimersi in italiano?

E non stiamo parlando solo di fare i giornalisti. Anche in un bar, anche se si fa la babysitter, anche se si è dei geni nella propria attività, senza lingua non si trova lavoro.


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E allora la prima cosa da fare se ci si vuole trasferire all’estero è studiare la lingua del paese in cui si vuole andare. Sì, non solo l’inglese, ma anche la lingua locale. Perché è vero che in certe multinazionali la lingua veicolare è proprio l’idioma britannico, ma se devi interagire in qualche modo coi colleghi devi conoscere anche la lingua del posto. E allora, come fare?

Duolingo e i suoi rivali

Il modo più rapido ed efficace è pagarsi un corso in una scuola specializzata, ma se siete in cerca di lavoro forse siete anche disoccupati e quindi non potete permettervi nulla del genere. Allora bisogna arrangiarsi con quel che si ha.

Sul web il servizio più celebre è Duolingo, completamente gratuito e disponibile anche come app per il cellulare, che però offre solo la lingua inglese per chi parla italiano. Anche se, partendo invece dall’inglese stesso, sono disponibili una dozzina di altre lingue.

Interessanti sono anche Busuu, che permette di confrontarsi con altri studenti stranieri che ti correggono gli esercizi, e Memrise, che più in generale è un sito che stimola ad imparare qualsiasi argomento tramite un’attività mnemonica particolare.

E poi, una volta appresi i rudimenti, ci sono le canzoni da ascoltare su YouTube, i film da vedere in lingua originale, i messaggi da scrivere sui forum di quel paese, magari perfino qualche chat vocale da lanciare con amici trovati nello Stato dei propri sogni.

Tutti mezzi che aiutano ad impratichirsi ancora di più ed acquisire un linguaggio più fluido e spontaneo. In fondo, per certi lavori un apprendimento di questo tipo può già bastare.

 

2. Frequentare i siti e i blog giusti

Per trovare lavoro e informazioni

Bisogna anche sapersi affidare ai consigli di chi già lavora all'esteroOvviamente, prima di imbarcarsi in un’avventura oltreconfine i nostri ragazzi e adulti in cerca di occupazione preferiscono prepararsi la strada e cercare lavoro da casa. Qui infatti hanno bene o male quantomeno una famiglia che riesce a dar loro una mano e a sopperire alla mancanza di lavoro.

Per questo, per trovare un’occupazione all’estero bisogna cercare occasioni, contatti e informazioni (come, d’altro canto, questo stesso articolo) tramite quel piccolo gioiello che è internet.

Ma dove andare a pescare questi dati? Quali sono i siti più affidabili e sui quali vale la pena di perdere un po’ di tempo? La prima mossa da fare, se veramente avete un paese in cui sognate di trasferirvi, è a nostro avviso cercare dei blog di persone che hanno fatto prima di voi lo stesso decisivo passo.

Cioè blog di italiani che si sono trasferiti in Australia, Canada, Stati Uniti, Danimarca, Inghilterra, Germania, Finlandia, Olanda o dovunque il vostro desiderio di viaggiare vi spinga ad andare.

Chi ha già fatto il grande salto

Per ognuno dei paesi del mondo esiste un italiano che ha trovato lavoro in quel luogo e ha deciso di raccontare la sua esperienza tramite un sito web. Sarebbe eccessivamente lungo elencarli tutti, ma una veloce ricerca ve ne farà trovare a decine per il vostro paese di riferimento.

Leggere questi blog è utilissimo per scoprire cose che tramite i canali ufficiali non emergono mai, per farsi un’idea sullo stile di vita e sulle richieste del paese che vorreste vi accogliesse e, perché no, anche per incontrare una comunità di italiani all’estero che spesso è anche disponibile ad aiutare e a soddisfare le curiosità di chi è in cerca di occupazione.

Al di là di questi, ci sono poi i siti più ufficiali. Eures è il portale europeo per la mobilità lavorativa e vi permette di cercare direttamente lavoro all’estero. Summerjobs offre interessanti lavori estivi per i più giovani che vogliono magari fare oltre confine solo un’esperienza temporanea. Il Portale Europeo per i Giovani offre informazioni anche sulla formazione e sull’imprenditorialità in tutta la Comunità Europea. Infine immancabili sono i siti di annunci come Eurojobs e Euractiv.

 

3. Imparare a preparare un buon curriculum

Come farlo, cosa scriverci e come scriverlo

Un curriculum redatto come un'infograficaOltre a conoscere la lingua e a sapere dove cercare lavoro, per lavorare all’estero (e non solo) è fondamentale far conoscere le proprie capacità o, meglio ancora, le proprie competenze. Per questo bisogna dar prova già dall’elaborazione del proprio curriculum di essere una persona efficiente, metodica, dotata delle qualità necessarie per lavorare.

Ovvio che questo curriculum vitae debba perciò essere in primo luogo redatto senza errori in due lingue, quella del paese di destinazione e l’inglese, cosa che già mette il possibile datore di lavoro in un buon atteggiamento mentale.


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E quando dico “redatto senza errori” intendo dire che non potete tradurlo con Google Translate, ma che sarebbe buona norma farvelo correggere da un esperto, qualcuno che magari abbia vissuto nel paese in cui vorreste lavorare. Sul web, ad ogni modo, sono presenti vari strumenti che possono tornarvi utili.

Sul sito Europass trovate un editor per creare un discreto curriculum direttamente online e poi scaricarlo. Sul frasario di bab.la è disponibile poi una serie di frasi comuni nelle principali lingue europee (e non solo) sia per il curriculum vitae che per eventuali lettere di referenze.

Lunghezza e lingua

Inoltre, bisogna tenere presenti alcuni accorgimenti. In primo luogo, il CV non può essere eccessivamente lungo, soprattutto se inoltrato ad una grande azienda, che si trova cioè ad esaminare decine se non centinaia di curricula al giorno.

Bisognerà, piuttosto, preferire la sintesi e riuscire a dare le informazioni più importanti in un blocco di testo che possa essere letto in meno di un minuto. Inoltre, benissimo il curriculum in inglese, ma occhio a dove lo si manda. L’inglese britannico e l’inglese americano presentano delle differenze, e l’uso dell’uno al posto dell’altro può risultarvi fatale.

Secondo gli esperti, poi, è utile accompagnare il curriculum con una brevissima (tre o quattro frasi) lettera di presentazione, in cui si sintetizzano i propri successi e le proprie qualità, ma in cui si spiega anche perché si è adatti proprio per quella precisa posizione lavorativa.

Infine, checché ne dicano certi siti e la scuola italiana, lasciate perdere il modello di curriculum europeo, che è troppo lungo e odiato dalle aziende. Optate, invece, per un modello cronologico se avete avuto poche esperienze lavorative o per uno che esalti le vostre capacità (skill-based) se invece ne avete avute molte.

Se poi volete strafare, ultimamente va molto di moda il curriculum impostato come un’infografica (soprattutto se cercate lavoro come grafici).

 

4. Lamentarsi meno

Del clima, della lontananza da casa, di mille cose

Per trovare opportunità di lavoro all'estero per giovani italiani bisogna scordarsi anche le lamentele per il climaTerminati i consigli più tecnici, passiamo a quelli – non meno importanti – che riguardano la mentalità. Perché non basta saper cercare nei posti giusti, saper parlare e saper scrivere un buon curriculum. Bisogna avere anche la giusta predisposizione per lavorare all’estero.

Se pensate di poter andare da un’altra parte solo perché non vi piace niente dell’Italia, insomma, state attenti. Perché può darsi che anche lo Stato in cui vi trasferirete deluda le vostre aspettative, non vi piaccia o vi risulti ancora più insopportabile di quanto non fosse il belpaese.

Certo, io non ho davanti un campione statistico attendibile, ma nella mia esperienza tutti quelli che sono tornati con la coda tra le gambe da un’esperienza di lavoro all’estero l’hanno fatto non tanto perché il mercato del lavoro del paese ospitante non avesse saputo accoglierli, ma perché loro stessi non avevano saputo farsi accogliere.

Manifestando un’attitudine negativa verso tutte – e dico davvero tutte – le caratteristiche della nuova vita.

La nostra fama in nord Europa

D’altronde, se siete dei viaggiatori e se avete lavorato in Germania o nei paesi del nord Europa sapete che la fama che contraddistingue gli italiani è quella di essere sì dei bravi lavoratori, ma lamentosi, sempre insoddisfatti.

Non apprezzano il clima, che è ovunque troppo piovoso, disdegnano la cucina locale, la struttura delle case, i prezzi e il costo della vita, per non parlare della diversa organizzazione del lavoro, dei diversi ritmi di vita, dei diversi diritti sindacali.

Insomma, facciamo la figura, spesso, di chi è capace solo di lamentarsi. Fuggiamo dal nostro paese perché ne diciamo peste e corna e poi, appena varcato il confine, già abbiamo nostalgia.

Ecco, se c’è una cosa che è in fondo più importante del curriculum vitae è avere una ferma e decisa volontà di andare all’estero, ben sapendo che gli altri paesi non sono l’Italia e hanno pregi e difetti tutti loro. Se poi non volete correre il rischio di incappare proprio in un paese tremendo, consultate anche la nostra guida ai luoghi in cui si vive meglio.

 

5. Sapersi accontentare di ciò che si trova

Far partire la propria carriera dal basso

All'estero ci si può adattare a svolgere anche lavori umiliAvere la giusta mentalità non significa solo abituarsi al clima e alle tradizioni locali. Significa anche adattarsi al lavoro che ci capita in sorte.

Se pensate di andare all’estero perché così tutti i vostri sogni si potranno subito realizzare, allora forse vi conviene fare prima i conti con la realtà e risparmiare qualche soldo sul biglietto aereo, rimanendovene belli comodi a casa.

Se davvero la vostra volontà è andare all’estero perché là c’è e il lavoro e perché là c’è la possibilità di fare carriera, benissimo, provateci, ma sappiate che la strada può essere lunga e tortuosa. E che nel frattempo può essere necessario adattarsi.


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La storia degli italiani che sono emigrati all’estero, soprattutto di quelli più giovani, è piena di lavori o di mansioni umili.

Non è raro cominciare come cameriere in un ristorante italiano o in una pizzeria, e una volta che ci si è ambientati e ci si è perfezionati nell’uso della lingua cercare qualcosa di più affine alle proprie capacità e ai propri studi.

Oppure iniziare a lavorare sì per l’azienda dei propri sogni, ma in una posizione di secondo se non di terzo piano. Anche se non è né raro né impossibile riuscire poi a far carriera all’interno dell’azienda stessa.

Sistemi dinamici

Il bello di certi sistemi economici – o almeno di quelli più dinamici – è infatti che niente dura per sempre. È vero che i licenziamenti sono all’ordine del giorno e che, letteralmente, non si può mai essere del tutto tranquilli, però è anche vero che c’è una grande mobilità lavorativa.

E che continuamente si può essere promossi, cambiare settore, spostarsi in un’altra città, venire assegnati ad un nuovo progetto.

Quello che non deve mancare, insomma, se si vuole andare a vivere e lavorare all’estero dev’essere lo spirito dell’avventura. Sia – come abbiamo detto prima – dal punto di vista dello stile di vita, sia soprattutto in ambito professionale, dove si è spesso soggetti a fiaschi e successi, a discese e risalite, e tutte vanno affrontate con lo stesso piglio.

 

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