Cinque console degli anni ’80 da rimpiangere

Una schermata di Pac-Man

Se, come il sottoscritto, siete nati nella seconda metà degli anni ’70 o poco oltre, avrete sicuramente speso molti anni dell’infanzia a giocare ai videogame, magari attaccati a una di quelle console che all’epoca sembravano mitiche e all’avanguardia e oggi assomigliano quasi a dei ferrivecchi, tenute da parte in qualche soffitta più per nostalgia dei bei tempi andati che per utilizzarle nuovamente.

Proprio per questo, per una volta abbiamo deciso di lasciarci andare sul viale dei ricordi e di presentare, quindi, le cinque console (e, si badi bene, console: quindi è escluso a priori il Commodore 64, che era un computer vero e proprio) degli anni ’80 che più ci sentiamo di rimpiangere.

 

1. Atari 2600

La madre di tutte le console moderne

Partiamo dai prodromi, e cioè dal 1977, tre anni prima dell’inizio del decennio di cui ci occupiamo. Le console stavano entrando nella loro seconda generazione, con l’avvento dei microprocessori e dei giochi a cartuccia, e Atari – la prestigiosa ditta americana che aveva lanciato Pong – partecipò alla corsa immettendo sul mercato l’Atari 2600, la sua prima console a 8 bit.

RAM a 128 byte, immagini a 160×192 pixel a 128 colori, audio mono, venduta generalmente con due joystick e due paddle (rotella più pulsante che derivava appunto da Pong), la console appartiene in tutto e per tutto agli anni ’80 perché fu all’inizio del decennio che divenne assai popolare.

Atari 2600

Infatti riuscì ad arrivare, quando fu dismessa nel 1991, alla cifra importantissima per quegli anni di 30 milioni di unità vendute – senza contare i 120 milioni di cartucce.

Fu la prima console casalinga su cui girò Pac-Man e segnò l’apice del successo di Atari, che non riuscì, coi modelli successivi come l’Atari 5200 e l’Atari 7800, a replicare nemmeno lontanamente i fasti della 2600.

La console si trova ancora, nel mercato dell’usato, a prezzi più che abbordabili di poche decine di euro; le unità invece nuove – che di tanto in tanto saltano fuori dai magazzini – costano dai 150 euro in su. Esistono anche varie riedizioni recenti con molti giochi già inclusi.

 

NES – Nintendo Entertainment System

Arriva Super Mario (e il mondo non sarà più lo stesso)

All’inizio degli anni ’80, la Nintendo era già una compagnia nipponica storica: fondata a fine Ottocento come industria di giochi meccanici, si era da poco riconvertita all’elettronica, prima distribuendo sul suolo giapponese la console americana Magnavox Odyssey, poi iniziando a produrre in proprio giochi arcade.

Si arriva così al 1983, l’anno che è passato alla storia come quello del crack dei videogiochi, cioè il crollo clamoroso di vendite che colpì tutte le console americane prodotte fino a quel periodo, con i consumatori che d’improvviso si orientarono verso i primi PC, come il Commodore 64 o il PC IBM.

NES

In Giappone, però, Nintendo non si arrese alla crisi che stava minando il mercato in Occidente, e provò invece a fare un passo in più, dando il via alla terza generazione di console: il 15 luglio 1983 venne infatti messo in vendita il Famicom, che sarebbe stato distribuito in Occidente dal 1985 in poi (in Italia dal 1987) col nome di NES – Nintendo Entertainment System.

Super Mario e gli altri giochi

La console, a 8 bit, veniva venduta con in allegato la cartuccia di Super Mario Bros. e, soprattutto, introduceva il gamepad, che andava a sostituirsi e soppiantare il joystick e altri dispositivi ormai dimenticati.

Oltre al primo capitolo della saga di Mario, vendettero benissimo anche Super Mario Bros. 3 (che sostituì, da un certo punto in poi, il primo capitolo nel bundle), Metroid, Double Dragon II e il celeberrimo The Legend of Zelda.


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La console, che superò in tutto i 61 milioni di esemplari venduti, si trova ancora oggi a prezzi molto competitivi e si porta a casa con poche decine di euro. Sul mercato si trova inoltre la Nintendo Classic Mini con 30 giochi d’epoca inclusi.

 

3. Sega Master System

Si prepara la grande sfida con Nintendo

Come detto, il mercato – giapponese prima e occidentale poi – venne squassato, attorno alla metà degli anni ’80, dalla comparsa della Nintendo.

Subito le aziende più attrezzate cercano di accodarsi, e la prima a farlo fu la SEGA – contrazione di Service Games – una società di Tokyo che da qualche anno si era specializzata nei giochi arcade e che ora, come la Nintendo, puntava a sfondare nel mercato delle console.

Sega Master System

Nell’ottobre 1985 lanciò così la SG-1000 Mark III, che altro non è che il Sega Master System commercializzato in Europa l’anno successivo, praticamente in contemporanea col NES che invece in Giapponese aveva avuto due anni di vantaggio per imporsi.

La lotta con Nintendo

Venduta anch’essa con un gamepad – anche se un po’ più spartano di quello della Nintendo – e con un processore a 8 bit, ebbe un successo discreto (13 milioni di elementi venduti, nelle varie versioni e configurazioni) e preparò la strada alla vera gemma della SEGA, l’uscita del Mega Drive, di cui parliamo poco oltre.

Tra i videogiochi, si segnalano Hang-On (venduto in abbinamento alla versione base), Alex Kidd in Miracle World (abbinato al Sega Master System II) e Michael Jackson’s Moonwalker, anche se in generale Nintendo poteva offrire giochi migliori grazie ad accordi privilegiati con le varie software house che portarono la stessa SEGA ad accusare la Nintendo di politiche di trust, presto sanzionate anche dal governo giapponese.

Si trova oggi nel mercato dell’usato generalmente ad un prezzo compreso tra i 50 e i 100 euro.

 

4. Sega Mega Drive

Quando Sonic sbalzò (momentaneamente) Mario

Dopo essersi fatta le ossa col Master System e aver imparato come funziona il mercato delle console, nel 1988 la SEGA era pronta per lanciare la decisiva sfida a Nintendo e lo fece introducendo la quarta generazione di console con la commercializzazione del Sega Mega Drive (o Genesis, nome con cui arrivò negli Stati Uniti).

La console, con un processore a 16 bit e soprattutto molto veloce, avrebbe venduto quasi 42 milioni di esemplari e sarebbe riuscita a togliere il primato al NES, sfondando soprattutto in America e in Europa grazie a un’intensa campagna pubblicitaria e ad un parco giochi molto più ampio di quello disponibile per Master System1.

Sega Mega Drive

In particolare, un elemento fondamentale risultò essere il gioco che veniva venduto in abbinamento alla console: come il Nintendo era stato trainato da Mario, così il Mega Drive venne trascinato dal successo di Sonic the Hedgehog, un videogioco che all’epoca stupì tutti per la straordinaria velocità del gameplay, decisamente più netta di qualsiasi altro gioco disponibile sulle altre piattaforme.


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Il costo di questa console, oggi, in Italia va dai 40 euro in su, mentre all’estero si può trovare anche a prezzi più convenienti. Anche in questo caso, comunque, da pochi anni è stata lanciata una riedizione – il Sega Mega Drive Mini – a prezzo contenuto con anche molti giochi precaricati.

 

5. Nintendo Game Boy

Arriva la console portatile

Chiudiamo con una console uscita nell’aprile del 1989, quindi in chiusura di decennio, ma destinata a cambiare radicalmente il mercato, non tanto per chissà quali innovazioni tecniche ma per l’idea di fondo che la contraddistingueva.

Il Game Boy prodotto da Nintendo era infatti la prima console portatile a sfondare nel mercato giapponese e occidentale, tanto è vero che, considerando anche la versione color, arrivò vicina ai 120 milioni di pezzi venduti.

Game Boy

L’idea di proporre una piattaforma per giocare in movimento, senza bisogno di collegarsi a un televisore, era però nell’aria da tempo.

Già nel 1979 era stato lanciato il Microvision, un antenato del Game Boy prodotto dall’americana MB (quella dei giochi da tavolo Forza Quattro, Indovina chi? e Taboo, per intenderci) ma con solo 13 giochi in catalogo e ben presto dismesso a causa delle scarse vendite.

La concorrenza del Lynx

Nintendo, invece, capì di cosa il pubblico aveva bisogno in quel momento e sbaragliò la concorrenza (anche dell’Atari, che in quello stesso anno lanciò il Lynx, un’altra console portatile decisamente più potente del primo Game Boy – basti pensare che presentava uno schermo a colori – ma che si rivelò un flop clamoroso).

Molto maneggevole, con una pulsantiera modellata sul gamepad del NES e una buona batteria, il Game Boy presentava fin da subito un nutrito catalogo di giochi (in particolare legati alla serie di Mario, ormai celeberrima) e soprattutto venne commercializzato con la cartuccia di Tetris, che, per giocabilità, si adattava benissimo ad una console portatile e infatti vendette, da solo, 33 milioni di copie2.

A seconda dei modelli e degli optional, si trova oggi – ovviamente usato – a prezzi molto contenuti, dai 10-15 euro in su. D’altronde, il prodotto è notoriamente resistente: qui potete vedere un celebre Game Boy residuato bellico che è sopravvissuto alla Guerra del Golfo.

 

Bonus: la classifica dei videogiochi per console più venduti del decennio

Come abbiamo ampiamente visto, il successo delle console non era determinato solo dalla potenza dei loro chip, ma anche – e forse soprattutto – dai giochi che potevano vantare in catalogo. Per questo, per completare quest’articolo riteniamo che sia anche importante dare un’occhiata alla lista dei giochi per console più venduti di quel decennio.

Ovviamente in questo campo è possibile imbattersi in classifiche lievemente diverse l’una dall’altra, perché i dati negli anni ’80 non erano sempre pubblici o attendibili. In ogni caso, dal confronto tra diverse liste ci pare che la seguente possa essere una buona approssimazione della verità.

1. Super Mario Bros. (rilasciato nel 1985 per NES, più di 40 milioni di copie vendute)
2. Tetris (rilasciato nel 1984 per diverse piattaforme, più di 30 milioni di copie vendute)
3. Duck Hunt (rilasciato nel 1984 per NES, più di 28 milioni di copie vendute)
4. Super Mario Land (rilasciato nel 1989 per Game Boy, più di 18 milioni di copie vendute)
5. Super Mario Bros. 3 (rilasciato nel 1988 per NES, più di 17 milioni di copie vendute)
6. Super Mario Bros. 2 (rilasciato nel 1988 per NES, più di 7 milioni di copie vendute)
7. Pac-Man (rilasciato nel 1982 per Atari 2600, più di 7 milioni di copie vendute)
8. The Legend of Zelda (rilasciato nel 1986 per NES, più di 6 milioni di copie vendute)
9. Zelda II: The Adventure of Link (rilasciato nel 1987 per NES, più di 4 milioni di copie vendute)
10. Excitebike (rilasciato nel 1984 per NES, più di 4 milioni di copie vendute)

 

E voi, quale console degli anni ’80 preferite?

Note e approfondimenti

  • 1 Questo fu possibile anche perché il Mega Drive era la prima piattaforma a sfruttare i 16 bit.
  • 2 Un successo scalfito solo una decina d’anni dopo, sul Game Boy Color, dai Pokémon.

 

Segnala altre console degli anni ’80 da rimpiangere nei commenti.

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