Il cane Dobermann: le cose da sapere sul fisico e sul carattere

Alla scoperta del cane Dobermann

Si sottolinea spesso come i cani, oltre ad essere i migliori amici dell’uomo per la giocosità e l’allegria che sanno portare in casa, siano capaci di una fedeltà e di una devozione che raramente si incontra tra gli esseri umani; e tra tutti i cani più fedeli, un posto di riguardo lo merita sicuramente il Dobermann, che proprio a questo scopo, come vedremo tra poco, fu creato.

Spesso visto come un animale pericoloso o aggressivo, in realtà è un cane che, se educato bene, sa rivelare ben rare doti di acume, che non a caso l’hanno fatto entrare nella cinquina delle razze di cani più intelligenti; ma è soprattutto un cane votato alla difesa strenua ed appassionata del proprio padrone, a cui è devoto fino alla morte.

Per sgombrare il campo dai molti pregiudizi che spesso si vedono attribuire a questo tipo di animale e, contemporaneamente, per darvi qualche informazione in più su di lui, vi abbiamo quindi preparato un articolo sulle cinque cose che non sapete (e forse neppure immaginate) sui Dobermann.

 

1. La dura vita dell’esattore delle tasse

Friedrich Louis Dobermann, primo a sinistra in questa vecchia fotoNon doveva essere facile fare il messo comunale nella seconda metà dell’Ottocento. Almeno questo è quello che sembra dirci la vita di Friedrich Louis Dobermann, il creatore della razza canina che oggi porta il suo nome.

Nato ad Apolda, una cittadina della Turingia, in Germania, nel 1834, il signor Dobermann intraprese durante la sua vita una serie di mestieri piuttosto variegata.

 
Fu appunto messo comunale, ma anche esattore delle tasse, esecutore di sequestri giudiziari, guardiano notturno e accalappiacani, tanto che in paese lo si considerava un tuttofare esperto nelle questioni più delicate e pericolose.

Friedrich Louis Dobermann in cerca di un cane per sentirsi sicuro

Lui, però, non era molto tranquillo quando svolgeva questi lavori e sovente gli era capitato di vedersela brutta nell’espletamento delle sue funzioni; per questo, per un certo periodo cominciò a frequentare varie mostre e fiere canine, per cercare una razza di cane che potesse accompagnarlo in giro per la città e farlo sentire più sicuro.

Non esisteva, però, un cane esattamente uguale al modello che aveva in mente: ne esistevano di forti, sì, ma magari poco ubbidienti; o di affezionati al padrone, ma non abbastanza riottosi.

Gli incroci

Alla fine decise di costruirselo da solo, il cane dei suoi sogni: dopo svariati incroci, nemmeno tutti documentati, riuscì ad ottenere il cane che aveva sempre desiderato, e cominciò a presentarlo alle varie fiere della zona.

Erano però passati vari anni, nel frattempo, e Dobermann morì poco dopo, sessantenne; il riconoscimento ufficiale per la costituzione della nuova razza arrivò così nel 1896, due anni dopo la sua morte.

 

2. Le razze usate per creare il Dobermann

Il punto di partenza dei vari studi condotti da Friedrich Louis Dobermann fu il Pinscher, una razza di cane oggi piuttosto piccola ma che all’epoca presentava anche un discreto numero di esemplari di buona stazza; una razza, tra l’altro, appena formatasi visto che il primo riconoscimento ufficiale risaliva appena al 1879.

Dobermann ne acquistò vari esemplari tra i più grandi che trovava in circolazione e provò ad incrociarli tra loro e con altri cani dei quali voleva emulare le caratteristiche, purtroppo senza tenere eccessivamente traccia di quanto faceva, cosicché è oggi praticamente impossibile ricostruire con precisione la linea genetica utilizzata.

La tempra giusta

Comunque sia, da questi primi incroci nacque Bismarck, una cagna nera con focature gialle, di stazza ben maggiore dei Pinscher da cui derivava e però con la tempra giusta, proprio quella tempra che Dobermann stava cercando da tempo.

La forza del DobermannBismarck, il cui nome fu poi cambiato in Bismart perché Dobermann si era accorto che quello che voleva essere un omaggio al primo ministro tedesco poteva in realtà risultare offensivo, venne poi fatta accoppiare ancora con altre razze di cani.

Tra questi c’erano sicuramente lo Stoppelhopser (antenato del Pastore tedesco), il Cane da macellaio (progenitore del Rottweiler), l’Alano, il Manchester, il levriero Greyhound, il Bracco di Weimar e il Beauceron.

 
Si ottenne infine il cane come lo conosciamo oggi, un esemplare che in un primo momento fu chiamato Pinscher di Dobermann, per poi passare, dopo la morte del suo creatore, al solo nome di Dobermann.

 

3. Contro le amputazioni

Con l’andare del tempo, il Dobermann ha lentamente ma inesorabilmente conquistato vari palcoscenici: amico fedele, si è rivelato utile perfino in guerra e nell’accompagnare le forze dell’ordine, secondo quanto aveva sognato il suo creatore; ma ha trovato spazio anche nelle mostre canine, considerato da sempre un cane bello, ubbidiente e fiero.

Purtroppo, questi due aspetti hanno concorso a rendere a lungo il Dobermann una vittima inconsapevole della pratica delle amputazioni, ancora diffusissima fino a non molto tempo fa.

In sostanza l’abitudine era quella di amputare al Dobermann sia le orecchie, in modo che restassero a punta ed erette e non flosce come sarebbero di natura, e la coda, all’altezza della seconda vertebra.

Devil dog

Il motivo per cui si compiva questo gesto – che comunque era praticato su una quantità notevole anche di altre razze canine – era duplice: da un lato, esteticamente il cane appariva così più aggressivo, e infatti gli americani durante la guerra lo chiamavano devil dog proprio perché con quelle orecchie a punta sembrava avesse le corna del diavolo.

Dall’altro, senza una coda da poter prendere o delle orecchie a cui potersi appigliare, la persona che si trovava a combattere contro il Dobermann aveva minori possibilità di successo nel difendersi.

Le orecchie del Dobermann
Negli ultimi anni però questa pratica è stata sempre più spesso bandita dai paesi occidentali: uno dei primi a muoversi è stata la Germania, che già sul finire degli anni Ottanta ha vietato il taglio delle orecchie, mentre qualche anno più tardi si è varata una norma sul taglio della coda.

In Italia una prima ordinanza che riguardava i concorsi canini è uscita nel 2007, ma nel 2011 si è recepita la normativa europea che vieta qualsiasi intervento chirurgico volto a modificare l’aspetto di un animale da compagnia per scopi estetici e non curativi.

 

4. Il comportamento del Dobermann

Come abbiamo già scritto altrove, i test di intelligenza condotti da vari studiosi – che coinvolgono la capacità di comunicare in qualche modo, di risolvere dei problemi e di imparare – hanno spesso posto il Dobermann nei primi gradini della classifica.

Nonostante i test varino da studioso a studioso e anche le graduatorie quindi risentano di qualche aggiustamento, questa razza è sempre costantemente ai primi posti ed eccelle soprattutto per quanto riguarda l’addestrabilità, verso la quale è naturalmente portato.

Il comportamento del cane Dobermann
Per quanto riguarda l’aggressività, che spesso viene paventata come un limite di questa razza di cani, bisogna invece sfatare qualche mito.

Recenti ed accurati studi hanno infatti dimostrato che il Dobermann ha un grado di aggressività relativamente elevato nei confronti degli estranei, ma estremamente basso verso il padrone e le persone conosciute, e in generale risulta meno aggressivo verso gli umani di quanto non sembrino essere cani dalla miglior fama come i Cocker, i Dalmati o gli Alani.

Ciò non toglie che la loro stazza e la loro forza li possano rendere ugualmente pericolosi per gli estranei.

Il problema della cardiomiopatia

La loro vita dura mediamente tra i 10 e gli 11 anni; la causa principale della morte è legata alla cardiomiopatia dilatativa, una disfunzione che colpisce i Dobermann più di qualsiasi altra razza canina (circa il 40% di queste cardiomiopatie diagnosticate a cani riguarda infatti i Dobermann, seguiti, solo al 13%, dai Pastori tedeschi).

Un problema che risulta fatale e che sembra essere legato in particolare, oltre alle cause che investono anche le altre razze, a un’aggiuntiva infiltrazione degenerativa di grassi che è stata oggetto di studi recenti su varie riviste di veterinaria.

Secondo gli studi, più del 50% dei Dobermann sviluppa questa condizione: un quarto di questi muoiono improvvisamente per cause sconosciute, mentre circa la metà muore per insufficienza cardiaca.

Una malattia che è tanto più letale anche se si paragona l’aspettativa di vita: dalla diagnosi, un cane di altra razza ha in media 8 mesi di vita da potersi godere, mentre un Dobermann solo 2.

 

5. Quando il cane diventa una star

Concludiamo con una nota di colore, segnalandovi alcuni dei Dobermann che, per un motivo o per l’altro, sono diventati famosi e in certi casi sono noti ancora oggi.

Il cane di Magnum, P.I.

Il primo esemplare ufficiale della specie, quello registrato nel 1898, si chiamava Graf Belling di Groenlandia (o di Turingia), ritratto in alcune entusiastiche foto d’epoca; in ambito televisivo non si possono non citare Apollo e Zeus, i due Dobermann dell’Higgins di Magnum, P.I., cani addestratissimi che venivano spesso chiamati dal loro padrone semplicemente “i ragazzi”.

Al cinema invece si sono visti – quasi mai in ruoli “da buoni” – in Moonraker – Operazione spazio, Oliver & Company, Garfield e Up.

L’epopea di Storm

Il Dobermann però più famoso della storia è probabilmente Rancho Dobe’s Storm, noto anche semplicemente come Storm (Tempesta), vissuto tra il 1949 e il 1960: nipote di un altro campione ed ottimo esemplare della sua razza, a tre mesi fu acquistato dal newyorkese Len Carey, che cominciò a portarlo alle prime esposizioni canine.

Rancho Dobe's Storm, uno dei Dobermann più famosi

A partire dal 1950 iniziò a vincere le varie mostre a cui partecipava, inanellando una serie di ben 26 vittorie consecutive all’interno della sua razza, risultando imbattuto durante tutta la sua vita.

 
Inoltre, vinse per due volte il titolo di Best in Show al celebre Westminster Kennel Club Dog Show, che si svolge al Madison Square Garden di New York ogni anno ininterrottamente dal 1877.

Questo gli diede, all’epoca, una certa notorietà e le riviste non mancarono di seguirlo anche nella sua vita domestica, prima a Manhattan (dove la famiglia Carey abitava al dodicesimo piano, e il cane nei primi tempi non voleva assolutamente prendere l’ascensore) e poi in Connecticut, con articoli, interviste e fotografie che ne documentavano la bellezza.

 

Altre 5 cose da sapere sul cane Dobermann, oltre alle 5 già segnalate

Le cose fondamentali che secondo noi c’erano da dire sul Dobermann le abbiamo già elencate. Ciononostante, alcune curiosità sono rimaste fuori dal nostro elenco e – magari più velocemente – vale la pena di presentarle. Ecco quindi altre 5 cose da sapere sul cane Dobermann.

 

Le sue misure e le sue proporzioni

Quanto è grande, innanzitutto, un Dobermann? Dal punto di vista degli standard dei vari club internazionali, non c’è uniformità di giudizio. In genere, l’altezza più riconosciuta per gli esemplari maschili varia tra i 68 e i 72 centimetri. Per le femmine, l’altezza è invece un po’ inferiore, tra i 63 e i 68 centimetri.

In un quadrato

Quello che conta, quando si parla di razze e di standard, sono però prima di tutto le proporzioni. Il Dobermann dovrebbe, in questo senso, avere una lunghezza pari alla sua altezza al garrese, così che idealmente lo si possa inscrivere in un quadrato.

Per quanto riguarda la stazza, infine, lo standard richiede un peso compreso tra i 40 e i 45 chili per gli esemplari maschili e tra i 32 e i 35 chili per quelli femminili. In questo modo si dovrebbe preservare la forza ma allo stesso tempo anche l’agilità di questi cani.

I colori

Il colore più comune per il cane Dobermann è il cosiddetto nero focato, anche se lo standard internazionale ammette pure il marrone focato. In passato (e in certe zone specifiche del mondo) lo standard ha riconosciuto comunque anche qualche altra colorazione, tra cui il blu focato, l’isabella e l’albino.

L’alopecia

Proprio per quanto riguarda i primi due di questi colori, negli ultimi anni si è operata una vigorosa stretta sulla diffusione di cani di questo tipo. Si è scoperto, infatti, che il gene che attribuiva quel tipo di colore era lo stesso che causava ai cani una forma di alopecia, cioè la perdita del pelo con formazione di croste infette.

Questa malattia è cronica e difficilmente curabile e per questo motivo questi colori dal 1995 non vengono più accettati e si è vietata la riproduzione di individui dello stesso tipo, per limitare il diffondersi di questa patologia genetica.

 

Le patologie più importanti

Riguardo ai problemi di salute abbiamo già detto qualcosa nelle righe precedenti, ma ora vale la pena di approfondire la questione. Il problema più drammatico è quello della cardiomiopatia dilatativa, che colpisce molti cani e sta abbassando notevolmente la vita media di questi animali.

La ricerca dell’estetica

Altre patologie, comunque, sono presenti e si sono sviluppate anche a causa di incroci con altre razze che dovevano teoricamente servire a migliorare il lato estetico del Dobermann (ma hanno avuto, pertanto, anche un effetto non voluto e drammatico).

Gli altri due problemi più seri riguardano da un lato la sindrome di Wobbler e dall’altro la displasia dell’anca. Quest’ultima è già piuttosto nota, mentre la prima è una forma di compressione del midollo spinale cervicale che degenera progressivamente, e che può portare fino alla paresi degli arti.

La popolarità

Sulla base di quanto abbiamo scritto fin qui, è abbastanza evidente che quella dei Dobermann è una razza ancora piuttosto recente. Alle sue spalle ha solo 150 di storia, eppure, nonostante questo, è da ormai molto tempo estremamente popolare.

Dalla Seconda guerra mondiale

Questo cane infatti ha conquistato il grande pubblico in maniera molto rapida. Il punto di svolta pare essere stato il periodo della Seconda guerra mondiale, quando, come detto, i Dobermann iniziarono ad essere usati anche sul campo di battaglia. Negli anni ’70 poi ottennero riconoscimenti pubblici e apparizioni in film a loro dedicati.

Tutto questo ha consentito alla razza di divenire una delle più popolari del mondo. Un sondaggio condotto nel 2017 da parte dell’American Kennel Club ha infatti dimostrato che i Dobermann sono la sedicesima razza più diffusa1, ma in passato sono stati anche più in alto in classifica.

 

I miti al suo riguardo

In parte lo dicevamo anche all’inizio del nostro articolo: sul Dobermann girano spesso anche dei falsi miti, delle vere e proprie leggende metropolitane che nel corso del tempo sono state via via sfatate dall’esperienza e dalla scienza.

La questione del cervello

La fake news più comune, da questo punto di vista, è quella dell’eccessiva crescita del cervello. Secondo questa vulgata popolare, i Dobermann sarebbero affetti da questo difetto, che li porterebbe, in certi casi, ad un eccesso di aggressività e anche alla pazzia. Per tale motivo, sarebbero da ritenere cani pericolosi.

In realtà, questa leggenda si sfata facilmente con un po’ di sano buon senso. Se davvero il cervello crescesse fino a comprimersi sulla scatola cranica, non verrebbe alterato solo l’umore del cane. Per l’animale diventerebbe difficile perfino camminare, controllare i propri muscoli e i propri sensi. L’umore sarebbe, anzi, l’ultimo dei problemi.

 

Note e approfondimenti

  • 1 Qui trovate i risultati di quel sondaggio.

 

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