Cinque cose che non sapete dello squalo bianco, delle sue dimensioni e di cosa mangia

Uno squalo bianco in tutta la sua maestosità

Da quando nel 1975 Steven Spielberg ha girato il film Lo squalo, nessuno entrando in acqua si è più sentito al sicuro. Anche se la profondità è relativa o non ci si trovi in località particolarmente pericolose, quando facciamo il bagno in mare si materializza, anche solo per un istante, l’idea che un essere dotato di enormi fauci possa sbucare all’improvviso e dilaniarci, lasciandosi alle spalle una lunga scia di sangue. Questo perché la paura ancestrale di essere divorati vivi non necessita di esagerate finzioni: essa è istintiva nell’uomo, fin dagli albori. E, in questo caso, è doppiamente inquietante, visto che l’essere tanto temuto, in fondo, è solo un pesce.

I più antichi antenati degli squali sono comparsi nei mari circa 400 milioni di anni fa, già simili a quelli attuali. Essi infatti sono esseri primitivi, che non si sono troppo evoluti nel corso del tempo e hanno conservato intatte le loro caratteristiche di base.

Lo squalo bianco, la specie più pericolosa per l’uomo in virtù delle grandi dimensioni e delle eccezionali attitudini predatorie, è un animale le cui abitudini rimangono tuttora sconosciute e ricche di mistero. E questo contribuisce ad alimentare la sua fama di mangiatore di uomini – che peraltro vorremmo smentire –, poiché si tende sempre a temere quello che poco si conosce.

È una specie senza dubbio in via di estinzione, che andrebbe protetta e rispettata, soprattutto perché è alla base della catena alimentare e regola la vita degli abissi. Gli esperti si prodigano nel classificare gli esemplari al fine di poter tracciare una rotta dei loro spostamenti, ma le conoscenze si rivelano ugualmente vaghe. Perché degli squali si sa poco. E proprio questa precarietà di nozioni spinge chi ama questi animali a voler conoscere, analizzare e scandagliare ciò che invece rimane certo.

Ricordiamo che lo squalo bianco appartiene alla famiglia dei Lamnidi, e il suo nome scientifico è Carcharodon Carcharias. Difficile? Non più di tanto: basta ripeterlo un paio di volte e si riesce a padroneggiare la materia. Oppure, se preferite, potete chiamarlo carcarodonte o semplicemente pescecane. In alcuni paesi parlano di lui anche come “la morte bianca”, “Il Gran Bianco” o semplicemente “Bianco”, e tale nome si deve alla colorazione chiara del ventre, che quando nuota in superficie si confonde col riverbero delle acque. Contrariamente, il dorso è scuro, così quando attacca, sorprendendo le prede dal basso, si mimetizza col fondale. Furbo questo bianco, eh?

E soprattutto, egli è un animale cosmopolita che, prediligendo le acque temperate, potrebbe in teoria trovarsi ovunque. Anche se le zone in cui è di casa sono Sud Africa, Australia e California. Ma nessuno, in realtà, è al sicuro, poiché in passato si sono verificati attacchi anche nei mari italiani. Facendo nostro questo pensiero, andiamo ad analizzare cinque aspetti fondamentali del pericoloso animale.

 

Dimensioni e maturità sessuale del più grande predatore del pianeta

Sopra ai 7 metri, anche vicino all’Italia

Uno squalo bianco in tutta la sua maestositàLo squalo bianco raggiunge senza dubbio i sei metri di lunghezza e, molto probabilmente, arriva a dimensioni anche maggiori. La cattura del più grande squalo bianco è avvenuta a Malta nel 1986, e si trattava di una femmina di 7,14 metri di lunghezza. Attualmente, girano dei video su YouTube di uno squalo bianco enorme – anch’esso femmina – immortalato da alcuni subacquei mentre si trovavano dentro ad una gabbia. L’animale è conosciuto come Deep Blue e le sue dimensioni sono davvero impressionanti.

La maturità sessuale è raggiunta a 3,8 metri di lunghezza nei maschi e tra i 4,5 e 5 metri nelle femmine. La specie è vivipara aplacentale, con presenza di oofagia, cioè gli embrioni si nutrono delle uova non fecondate nell’utero materno. La gestazione dura probabilmente all’incirca un anno, e il parto avviene tra la primavera e l’estate. Nel Mare Mediterraneo, per esempio, vi è una zona di riproduzione che comprende Sicilia, Malta e Tunisia. I piccoli alla nascita hanno una taglia compresa tra 1,2 e 1,5 metri e hanno i denti dotati di minute cuspidi laterali: gli inferiori talora coi bordi lisci anziché seghettati. Il numero massimo di piccoli per figliata non è noto con certezza, ma potrebbe essere di quattro.

 

La dieta dello squalo bianco non comprende l’uomo

Ma si registrano comunque 60 attacchi all’anno contro esseri umani

In genere, lo squalo bianco non attacca l'uomo (con qualche eccezione)La dieta dello squalo bianco è estremamente varia. Nel Mediterraneo questi animali si nutrono principalmente di delfini, tonni, tartarughe marine, altre specie di squali, pesci spada e, talora, delle carcasse di grandi cetacei. In altre parti del mondo, una parte della loro dieta è rappresentata dai pinnipedi – otarie, foche, elefanti marini. Possono occasionalmente ingerire oggetti non commestibili, ma ciò si deve con ogni probabilità imputare alla natura curiosa di questo animale, che è solito “esplorare” con la bocca la sorgente dei differenti stimoli nei quali, di volta in volta, si imbatte. L’uomo non rientra nelle prede abituali dello squalo, sia chiaro.

Quest’ultimo predilige cibi più ricchi di grassi, che possano garantirgli riserve maggiori di energia. Ma lo squalo bianco rimane pur sempre un grande predatore, quindi quando viene tratto in inganno è l’essere umano solitamente a soccombere, anche se di norma l’animale dà un primo “assaggio” e poi si disinteressa della preda. Nonostante questo, ogni anno, in tutti i mari del globo, si verificano circa 60 attacchi non provocati, di cui 6-8 risultano mortali.

Le barbarie umane

Per contro, l’uomo cattura e uccide circa 100 milioni di squali, nei modi più atroci e disumani. Gli sventurati pesci rimangono impigliati per giorni ad agonizzare nelle sue reti. O ancora, vengono tagliate loro le pinne, ritenute afrodisiache e ricercate dai ristoranti orientali per la zuppa di pinna di pescecane, e gettati in mare ancora vivi. Una barbarie indicibile.

 

Un sistema efficace per galleggiare

E per essere più veloci quando si sale o si scende in acqua

Il particolare meccanismo di galleggiamento dello squaloGli squali non hanno un organo di galleggiamento pieno d’aria paragonabile alla vescica natatoria degli altri pesci; hanno comunque un sistema per ridurre il peso specifico: il fegato, che rappresenta circa un quarto del peso corporeo, contiene una grande quantità di sostanze oleose. Un animale acquatico che utilizzi olio anziché aria, per favorire il galleggiamento, possiede un notevole vantaggio, ovvero può risalire e scendere molto velocemente nelle profondità marine senza correre il rischio di esplodere o di implodere, visto che l’olio è un liquido e dunque incomprimibile.

Poiché egli è privo di vescica natatoria, è costretto a nuotare in continuazione per respirare. L’ossigeno viene filtrato dalle branchie, durante il movimento. Il fatto che debba muoversi in continuazione si riflette sull’appetito dello squalo bianco, che è, per forza di cose, molto vorace.

 

Le abilità esclusive della “morte bianca”

Un predatore guardingo, che non ama rischiare

Gli squali sanno essere anche incredibilmente agiliFra le abilità esclusive riconosciute allo squalo bianco vi è anche quella di attaccare le prede compiendo grossi salti fuori dall’acqua, come dimostrano alcuni studi condotti in Sud Africa, in particolare a False Bay. Qui i fotografi subacquei hanno immortalato incredibili evoluzioni di questo maestoso animale. L’enorme massa corporea unita alla velocità dell’attacco è tale da tramortire con l’urto la preda, e poi le potenti mascelle operano il resto. Molto spesso l’attacco fallisce, per un errore di valutazione dello squalo, e la preda riesce a fuggire. Nella maggior parte dei casi, lo squalo dà un primo morso devastante alla carne dello sventurato animale, e poi rimane nei paraggi e attende che egli muoia dissanguato. Solo in seguito dà inizio al suo banchetto.

Questa tipica caratteristica dello squalo, che protegge se stesso dall’eventuale reazione della vittima e che ne attende l’indebolimento e poi la morte, stride un po’ con quell’immagine di signore coraggioso ed incontrastato dei mari che ci hanno dipinto. Abitualmente egli si nutre quindi di animali deboli o malati, perché preferisce facilitarsi il compito della caccia. Nonostante la delusione, bisogna considerare che egli ha parti del corpo molto vulnerabili, quali per esempio occhi e ventre, che difficilmente gli permettono di osare. È l’istinto di conservazione che agisce per lui, imponendogli di attendere, onde evitare di procurarsi pericolose ferite.

 

Un carattere multiforme

Ogni squalo bianco possiede gusti propri, mica sono tutti uguali

Gli squali amano essere prudenti, con le loro predeEbbene sì. Come la maggior parte degli esseri viventi, anche lo squalo bianco possiede un suo carattere. Esistono squali più timidi e meno spavaldi di altri. Questo “carattere” è stato notato da alcuni ricercatori osservando per lungo tempo, gli squali di una stessa specie. Lo squalo bianco, ad esempio, non aggredisce necessariamente qualsiasi cosa si trovi in acqua, ma spesso è sospettoso e diffidente; altre volte è spavaldo ed irruente. La differenza non è data dal sesso, piuttosto si può intuire che possa essere determinata da una condizione ambientale, o magari temporale. Lo squalo sazio di cibo difficilmente intende attaccare. Altri fattori possono incidere sul suo modo di agire, questo spiega però che egli è comunque dotato di un temperamento, ed attua un comportamento a seconda della situazione che deve affrontare.

Lo squalo bianco caccia preferibilmente nelle ore prossime all’alba e al tramonto, poiché le condizioni di luce sono ottimali per sferrare attacchi dal basso verso l’alto e sorprendere la preda. Una volta agguantata, egli scuote la testa utilizzando la mascella come fosse una sega per provocare tagli più ampi e profondi, al fine di strappare pezzi di carne più grossi, proprio come farebbe un cane. Secondo uno studio del Journal of Zoology, pubblicato nel 2009, nel cacciare le foche lo squalo bianco utilizza tecniche paragonabili a quelle di un serial killer: sceglie e pedina le sue prede a distanza, in cerca del momento migliore per colpire, ed è in grado di trarre esperienza da ogni attacco al fine di aumentare la percentuale di successo e minimizzare il dispendio di energie. Altri studi dimostrano che uno squalo bianco venga attirato dai colori fosforescenti ed ignori, per esempio, il nero. Per questo quindi, è sempre meglio “vestirsi” in maniera sobria, quando si decide di andare a fare un bagno al largo.

Nessuna vendetta

Il mito di uno squalo che agisce per vendetta, retaggio di pellicole cinematografiche, è stato ampiamente sfatato. Tuttavia, quando entriamo in acqua, siamo noi ad invadere il suo territorio, e non viceversa. Quindi un attacco, per quanto improbabile, è sempre possibile. E a pagarne le conseguenze è chiunque si trovi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

 

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