Cinque cose che non sapete sui gatti siamesi

Cinque cose che non sapete sui gatti siamesi

Il gatto siamese è uno dei più eleganti e insieme originali disponibili oggi sul mercato; molte sono le caratteristiche, infatti, che lo differenziano dagli altri suoi cugini e che lo rendono, nel bene e nel male, un esemplare unico. Ma curiosa è anche la sua storia, fatta di aspetti poco noti che vale la pena di scoprire.

Nel giro di quasi centocinquant’anni, cioè a partire dalla sua prima introduzione in Europa, questo gatto ha fatto innamorare e incuriosire molti allevatori, che hanno cercato sovente di incrociarlo con altre razze e di modificarne – o, meglio, estremizzarne – i tratti. Scopriamo insieme tutto questo e molto di più con una nuova guida a cinque cose che non sapete sui gatti siamesi.

 

Il dono del re del Siam

La comparsa del gatto in Occidente e la sua fama

Le cronache ci dicono che il primo gatto siamese a mettere piede sul suolo europeo fu un animale proveniente dalla Thailandia – che allora era chiamata ancora Siam, da cui il nome dell’animale – che partecipò al Cat Show che si tenne a Londra nel 1871. Pochi anni dopo il re del Siam ne regalò altri quattro esemplari al console britannico a Bangkok, che non mancò di portarli in Inghilterra: da lì, la diffusione nel resto del mondo occidentale fu piuttosto rapida, anche perché in quel periodo tutto ciò che proveniva dall’Oriente era guardato con interesse e ammirazione.

Fu solo però nel dopoguerra, complice anche un miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie occidentali, che il siamese cominciò ad entrare stabilmente nelle case degli inglesi, degli americani e anche degli italiani. Un siamese che, come vedremo nel prossimo capoverso, non era però lo stesso delle origini, modificato dagli allevatori in modo da esaltarne alcune caratteristiche. Quello che è certo è che non sempre questo gatto è stato accompagnato da una buona fama; per motivi legati probabilmente ai suoi occhi a mandorla così profondamente azzurri – e quindi in qualche modo inquietanti – è spesso stato considerato, a torto, un gatto cattivo e subdolo. L’esempio più celebre di questa disgraziata etichetta è quello presente in Lilli e il vagabondo, celebre film Disney del 1955, in cui due terribili siamesi rendono la vita impossibile alla povera cocker.

 

L’evoluzione nel dopoguerra

La versione estremizzata

La prima cosa importante e che, a meno che non siate esperti del settore, probabilmente non sapete è che il gatto siamese di oggi è ben diverso dall’originale che si esibì a Londra nel 1871, come è diverso dagli esemplari che si trovavano in Thailandia a quel tempo. Come anticipavamo, nel dopoguerra gli allevatori cercarono – anche per differenziarlo da una serie di incroci che nel frattempo si erano venuti a creare senza troppo ordine – di estremizzarne alcune caratteristiche, in modo da renderlo più facilmente riconoscibile e diverso dalle varie “imitazioni”, oltre che per renderlo più conforme all’ideale del gatto asiatico.

Il siamese originale era un gatto di taglia media con dei tratti che vengono solitamente definiti “moderatamente” orientali; oggi invece il siamese tipico ha gli occhi più chiaramente a mandorla, muso molto meno rotondo e più scavato e un pelo più bianco, che entra più facilmente in contrasto con il colore dei points, punti di colorazione diversa di solito situati sulle orecchie, sul volto a mo’ di maschera, sulla coda e sulle zampe e di tonalità che variano dal crema al blu, dal rosso al nero.

 

Il siamese thai

Fedele alla linea

Se il siamese si è evoluto nel corso degli anni questo significa che non è più possibile scoprire com’era in origine? No, per fortuna non è così: il siamese “originale” vive ancora, anche se viene chiamato con un nome diverso. Se volete ritrovare il gatto originale dovete infatti andare in cerca di quello che oggi viene chiamato siamese thai, o siamese tradizionale o ancora più semplicemente gatto thai, sempre in onore della Thailandia da cui proviene.

Come detto, nel dopoguerra gli allevatori modificarono il carattere originario di questo gatto, che era più tondeggiante e meno slanciato di quello a cui siamo abituati oggi, fino a farlo quasi scomparire in Occidente. Furono soprattutto le federazioni russe, quindi, a premere per un riconoscimento ufficiale della razza tradizionale, cosa che avvenne tra il 1988 e il 1990. È stato però solo dalla fine degli anni ’90 che questa razza nuova e allo stesso tempo antica è giunta in Europa (e anche in Italia) e negli Stati Uniti, tra l’altro soppiantando altri tentativi che erano stati messi in atto da alcuni allevatori per recuperare la fisionomia originale del siamese.

 

Affezionato, vivace e arrogante

Un carattere particolare

Spendiamo ora qualche parola sul carattere, visto che è proprio questo l’aspetto su cui di solito ci si sofferma quando si vuole in qualche modo attaccare questa razza (e anche la già citata storia di Lilli e il vagabondo ce lo testimonia). In realtà il carattere del siamese è infatti sì un po’ particolare e ti obbliga ad avere certe attenzioni, ma al contempo notevolissimi sono i pregi, e numericamente superiori.

Ma partiamo pure dai difetti: in primo luogo, il gatto siamese è molto vivace e molto comunicativo, tanto che per alcuni può risultare snervante, anche a causa della forza della sua voce, che in certi casi esibisce oltre il dovuto; inoltre è molto restio a socializzare con gli estranei, ai quali può senza difficoltà rifilare una graffiata e non ama particolarmente gli altri gatti. Infine, sa essere veramente impaziente ed ha un carattere decisamente forte, che bisogna saper gestire. I pregi sono però molti: facile da addestrare, se abituato può essere addirittura portato al guinzaglio; ottimo compagno di giochi per i bambini, lega in maniera molto forte col suo padrone, col quale instaura un legame profondamente affettivo.

 

Un gatto che parla

L’indole comunicativa del siamese

La caratteristica però più evidente, o quantomeno quella che colpisce di più chi non conosce la razza, è la grande capacità che hanno questi gatti di modulare la loro voce a seconda delle esigenze e di quello che vogliono esprimere, tanto è vero che in certi casi sembrano quasi parlare come gli umani. Se fate un giro su YouTube, non a caso, troverete centinaia di video più o meno riusciti in cui i padroni di un siamese si mettono a parlare col loro gatto e registrano le risposte di quest’ultimo.

Questa particolarità, che si riscontra anche nei gatti thai ed era quindi propria della specie originaria, può a volte essere anche un problema: essendo impaziente, quando è ora di mangiare il gatto può fare vere e proprie scenate, facendosi ben sentire proprio come farebbe una persona in carne ed ossa un po’ viziata. In generale però è un pregio: mentre si fanno i lavori domestici non è raro che il siamese vi segua e vi tenga compagnia con i suoi discorsi da vero chiacchierone, non facendovi provare davvero mai la solitudine.

 

Segnala altre cose poco note sui gatti siamesi nei commenti.