Cinque cose che non sapete sul riccio africano

Solitari e schivi, i ricci africani sono caratterizzati da aculei color crema e sono considerati animali domestici esotici (a differenza del riccio comune europeo)

Il riccio africano — noto anche come riccio dal ventre bianco, quattro dita o riccio pigmeo – è un mammifero della famiglia Erinaceidae (gruppo di mammiferi che comprende ricci e gimnuri): il suo nome ufficiale è Atelerix albiventris. È un piccolo riccio originario dell’Africa subsahariana e lo si trova in natura dal Senegal e dalla Mauritania all’ovest fino al Sudan all’est, come anche al sud in Zambia.

Il riccio africano è ritenuto un animale domestico di tipo esotico e pertanto non è soggetto alla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (o CITES: dall’inglese Convention on International Trade of Endangered Species). Bisogna fare molta attenzione a non confonderlo con il riccio europeo (nome scientifico: Erinaceus europeus) o riccio comune che è presente anche in Italia: il riccio comune, infatti, è una specie selvatica ed è patrimonio dello Stato per cui non si può né cacciare, né detenere in cattività.

 

Caratteristiche fisiche del riccio africano

Una palletta spinosa, ma tanto tenera!

Un riccio africano che mette bene in mostra le sue caratteristicheIl riccio africano ha un corpo ovale lungo tra i 15 e i 25 centimetri; il suo peso varia tra i 350 e i 700 grammi e le femmine sono solitamente più grandi dei maschi (le femmine, inoltre, hanno due/cinque paia di mammelle). Hanno zampette corte, con cinque dita su quelle anteriori e quattro nelle posteriori. L’andatura del riccio africano è normalmente lenta, ma, se serve, può compiere scatti improvvisi.

Il colore del riccio africano può essere vario, anche se quello tipico è un marrone o grigio con spine di colore bianco o crema. Le centinaia di aculei che ricoprono la schiena dei ricci africani sono lisci e sono composti da cheratina, il che conferisce loro leggerezza ed elasticità. In media le spine sono lunghe 0,5-1 centimetro. Sotto le spine c’è uno strato adiposo e sotto ancora un muscolo che, contraendosi, permette al riccio africano (come succede a quello europeo) di appallottolarsi esponendo le spine.

 

Le abitudini del riccio africano in natura…

Dorme di giorno, vive di notte e si accoppia tutto l’anno: insomma, una pacchia!

Le abitudini del riccio africanoIl riccio africano è un animale notturno: passa le giornate nei tronchi degli alberi o dentro i crepacci del terreno e la notte esce per cacciare vermi, lumache e insetti che individua grazie a un olfatto molto sviluppato. Ha anche un udito spiccatissimo, il che gli permettere di comunicare con gli altri ricci e, soprattutto, di evitare il nemico. Quando il riccio africano percepisce il pericolo si arrotola su se stesso e, se minacciato, emette dei sibili e sputa.

Sono animali territoriale e solitari, tranne per il periodo degli accoppiamenti e quando mamma riccio accudisce i piccoli. A proposito: i ricci africani raggiungono la maturità sessuale intorno ai sei/sette mesi e dopo questo periodo vengono considerati adulti. In natura l’aspettativa di vita è al massimo di tre/quattro anni, mentre in cattività riescono a raggiungere anche i dieci anni.

I ricci africani non vanno in letargo (cosa che fa il riccio comune europeo); altra differenza con il riccio europeo è il periodo di accoppiamento: l’attività riproduttiva del riccio europeo inizia a primavera, mentre la specie africana si accoppia tutto l’anno.

 

…e in cattività

Spesso noi umani siamo fonte di stress per i ricci africani (e mica solo per loro!)

Il riccio africano in una foto di Pueri Michał Klimont via Wikimedia CommonsIn cattività il riccio africano ripete, grosso modo, lo stile di vita che ha in natura, con i necessari distinguo. Rimane sempre un animale notturno e solitario e il suo orologio biologico scandisce le ore di sonno e quelle di veglia: non va bene cercare di modificare questo stile di vita. Se siete tipi diurni allora vuol dire che non c’è compatibilità con il riccio africano.

Il riccio africano è diffidente nei confronti dell’uomo e tende a chiudersi a palla se si sente minacciato e, sempre per questa paura, potrebbe diventare minaccioso. Gli danno fastidio la luce accesa e spenta in continuazione, la televisione, la radio, il telefono che squilla, gli odori artificiali (profumi, detersivi, deodoranti ambientali): insomma, se avete una casa piccola è meglio non adottare un riccio africano. Può convivere con i gatti (dopo un periodo di studio vicendevole in genere si ignorano a vicenda), mentre è una preda naturale per cani e furetti e quindi la convivenza non va bene. Inoltre, vista la loro indole solitaria e schiva, non sopportano molto i bambini.

Al pari degli altri animali, il riccio africano è un animale molto abitudinario: una volta individuata la sua migliore sistemazione (un posto caldo intorno ai 25/30 gradi – eventualmente riscaldato con apposita lampada – perché se sente freddo il rischio è che si intorpidisca e sia soggetto a infezioni respiratorie), non spostategli la casetta né cambiatelo di stanza a ogni piè sospinto.

Ricordiamo, infine, che il riccio africano è un animale solitario e la scelta migliore è che se ne stia da solo: se proprio volete provare con un piccolo gruppo, ponete la massima attenzione al fatto che sia presente solo un maschio.

 

L’autounzione del riccio africano

«Fammi schiumare ché non ti conosco»

Primissimo piano di un riccio africano in una foto di Marcin Miczajka via Wikimedia CommonsSe un riccio africano si trova dinanzi a sostanze che non conosce come anche a oggetti per lui sconosciuti assume un atteggiamento particolare: l’anting (un termine preso in prestito dall’anting degli uccelli: si tratta infatti di un comportamento tipico dei volatili che depongono tra le proprie piume e sulla propria pelle delle formiche, forse per usare qualche sostanza secreta dalla formiche – come l’acido formico – per disinfettarsi). In pratica il riccio africano lecca ripetutamente l’oggetto sconosciuto fino a formare nella propria bocca una saliva schiumosa che poi distribuisce sulla propria pelle e sugli aculei: anche qui non è chiaro perché lo faccia, ma forse è un modo per trasferire il suo odore sull’oggetto e su se stesso.

 

Cosa mangia il riccio africano?

Tante proteine, pochi grassi e la giusta dose di calcio

Solitari e schivi, i ricci africani sono caratterizzati da aculei color crema e sono considerati animali domestici esotici (a differenza del riccio comune europeo)In cattività i ricci africani possono essere nutriti con insetti reperibili nei negozi per animali (come le tarme della farina, caimani, grilli e camole del miele). Si può somministrare loro del cibo leggero per cani o gatti (ma non quello per furetti, che è troppo grasso). Come premietti occasionalmente si può dare loro qualche pezzo di frutta, carne cotta, uova sode: in ogni caso è bene confrontarsi con un veterinario esperto di animali esotici che vi imposterà una dieta precisa, con un’elevata percentuale di proteine, pochi grassi e un’adeguata quantità di calcio. Mai somministrare al riccio latte o latticini, perché i ricci sono fortemente intolleranti al lattosio.

Le ciotoline del cibo devono essere sempre ben pulite e anche l’acqua deve essere sempre disponibile (anche se il riccio africano non è che beva poi molto): per l’acqua va benissimo un abbeveratoio a goccia (tuttavia alcuni ricci non imparano a usarlo e in quel caso è meglio optare per una ciotolina).

 

Segnala altre cose che non si sanno del riccio africano nei commenti.

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here