Cinque cose da non perdere a Mosca

Panoramica di Mosca (foto di Alvesgaspar via Wikimedia Commons)
Panoramica di Mosca (foto di Alvesgaspar via Wikimedia Commons)

Ciò che, per prima cosa, colpisce di Mosca è la sua vastità. Parlando della capitale di tutte le Russie si è portati frequentemente a usare superlativi per descriverne aspetti che, diversamente, non si potrebbero rendere. I numeri della capitale russa sono, infatti, impressionanti: con i suoi oltre dodici milioni di abitanti Mosca è la più grande città europea (testa a testa con Istanbul) e la settima fra i grandi centri urbani del mondo, oltre ad essere anche la più settentrionale, e la più fredda, fra le metropoli planetarie.

Il 40% della superficie urbana è occupata da piante e questo particolare non fa che dilatare le già ragguardevoli dimensioni della città; a Mosca ci sono aree in cui il tessuto urbano è così sfilacciato da indurre a pensare di essere in una sorta di perenne periferia, in attesa di un denso centro cittadino che non arriva mai. Questo è percepibile dall’alto con un colpo d’occhio immediato, dall’aereo o dalla torre televisiva di Ostankino, un edificio di 540 metri di altezza. Di recente la capitale della Federazione Russa si è imposta all’attenzione degli operatori turistici diventando così una tappa ambita per viaggiatori e turisti.


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Le immagini che la città richiama, oltre ai rigori dell’inverno, rimandano alla grande letteratura russa che ha composto nei secoli un profilo indimenticabile di Mosca. Si pensi, solo a titolo d’esempio, a Guerra e pace di Lev Tolstoj, in cui si descrivono i giorni concitati della guerra alla Francia e l’occupazione di Mosca da parte delle truppe napoleoniche, e al famoso Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov, ma anche Aleksandr Puškin, Fëdor Dostoevskij, Sergej Esenin sono legati alla vita culturale della capitale e un itinerario interessantissimo sarebbe proprio attraverso i luoghi frequentati dagli scrittori: le loro abitazioni, le chiese in cui furono battezzati, le vie del passeggio con l’unico inconveniente delle distanze che in una città come questa possono dilatarsi considerevolmente.

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Gli stagni dei Patriarchi

«Nell’ora di un tramonto primaverile insolitamente caldo apparvero presso gli stagni dei Patriarchi due persone» (Michail Bulgakov)

Gli stagni dei patriarchi (foto di Foma via Wikipedia)
Gli stagni dei patriarchi (foto di Foma via Wikipedia)
A Mosca un luogo in particolare merita senz’altro una visita: i Patriarshie Prudì, gli stagni dei Patriarchi. Da qui prende avvio il romanzo Il maestro e Margherita, un’ambientazione unica. L’intera zona è composta di edifici degli anni ’30 che circondano un laghetto che d’inverno si trasforma in pista da pattinaggio. Siamo a ridosso di una delle più importanti arterie moscovite: la trafficata Tverskaja, eppure nelle strade che partono dal laghetto o che lo contornano, si respira un’aria quieta come di un tempo sospeso. In effetti questa è una delle aree più belle ed eleganti della capitale. Siamo in zona centrale, all’interno dell’antico circuito delle mura e vicinissimi – in base alle distanze moscovite – all’Arbat.

Arbat è contemporaneamente il nome di una zona e di una via da sempre al centro delle attività culturali, artistiche e, più di recente, economiche. Via dell’Arbat è stata definita “un chilometro di Russia” per l’alta concentrazione di attrazioni in uno spazio relativamente contenuto. Nel tempo la via si è trasformata da zona di piccole botteghe artigianali a luogo preferito dalla nobiltà russa, poi dai rappresentanti della macchina burocratica sovietica, dagli oligarchi contemporanei e, sempre, luogo bohémien per definizione. L’Arbat, come è semplicemente chiamata dai moscoviti, stupisce per la gran quantità di gallerie d’arte, esposizioni, di ristoranti alla moda riservati quasi esclusivamente al turismo internazionale, locali costosissimi (vale la pena rammentare che Mosca è una delle città più care del mondo), di ritrovi per musicisti e artisti di strada.

 

Il Cremlino, la fortezza che racchiude e protegge il potere

«Il Cremlino di Mosca, il nostro santuario […]. Da queste mura e antiche torri Mosca ha inizio» (I. Butrimova)

Il Cremlino, forse il palazzo più famoso di Mosca (foto di Ludvig14 via Wikimedia Commons)
Il Cremlino, forse il palazzo più famoso di Mosca (foto di Ludvig14 via Wikimedia Commons)
A breve distanza cambiamo totalmente prospettiva di fronte al maestoso, quasi fiabesco Cremlino. Qui ci troviamo non solo nel centro nevralgico della capitale, ma forse nel cuore dell’immensa Russia. Il Cremlino, la fortezza, nella cultura russa rappresenta il luogo chiuso, l’estrema difesa per eccellenza nell’organizzazione urbana. Ogni città russa ha il suo Cremlino che racchiude e protegge i palazzi del potere e le chiese più importanti, ovvero i due valori identificativi delle comunità. Le dimensioni variano da luogo a luogo e sono espressione dell’importanza e della potenza delle città.

Il Cremlino moscovita, così come lo conosciamo oggi, è il risultato di un’evoluzione lenta che lo ha portato a passare da luogo di difesa ad autentico scrigno di meraviglie. Le mura perimetrali si estendono per oltre due chilometri e hanno un’altezza variabile, la forma ricorda un triangolo molto irregolare rafforzato da venti torri, rotonde ai vertici; la più alta, oltre ottanta metri, e la principale è la Torre della Trinità – Troitskaja –, che è a base quadrangolare e immette ai giardini di Alessandro I, che seguono il perimetro delle mura identificando il percorso dell’antico fossato.

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Tre sono i passaggi principali nell’evoluzione della fortezza: il Cremlino di legno, la prima realizzazione; il Cremlino Bianco, in cui il legno di quercia venne sostituito con pietra bianca, e l’ultima versione risalente al XV secolo realizzata dall’architetto italiano Aristotele Fioravanti a cui si deve anche la realizzazione della Cattedrale della Dormizione (Uspenskij sobor) in cui confluiscono aspetti della cultura russa classica e l’equilibrio rinascimentale italiano.

 

La Piazza delle Cattedrali e la Piazza Rossa

Rossa perché bella, stando all’etimologia

La Piazza Rossa è sicuramente una cosa da non perdere nella capitale russa (foto di Alvesgaspar via Wikimedia Commons)
La Piazza Rossa è sicuramente una cosa da non perdere nella capitale russa (foto di Alvesgaspar via Wikimedia Commons)
La Cattedrale, riaperta parzialmente al culto dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, si affaccia sulla Piazza delle Cattedrali, la più vasta e importante del Cremlino, su cui prospettano anche la Cattedrale dell’Arcangelo Michele, quella dell’Annunciazione e l’altissimo Campanile di Ivan il Grande, secondo alcune guide, il centro di Mosca. In un angolo della piazza si nota un curioso edificio chiamato Palazzo delle Faccette per il bugnato che ne orna la facciata: anche esso, una volta utilizzato per feste e incontri ufficiali, è stato realizzato da architetti italiani. Una menzione particolare va riservata alla Camera d’oro della zarina, un luogo di grande impatto e sfarzo dove le zarine ricevevano ospiti o rappresentanti del clero. Oggi la Camera è inglobata nel Gran Palazzo del Cremlino, dimora moscovita della famiglia imperiale e oggi del Presidente della Federazione Russa: questo particolare fa sì che l’intero complesso non sia aperto al pubblico, se non eccezionalmente.


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Attraversando la Torre del Salvatore (Spasskaja) si giunge nella Piazza Rossa, che stupisce per le dimensioni: infatti non è possibile abbracciare con lo sguardo lo spazio che ne fa la terza piazza più vasta al mondo. Il colpo d’occhio è impressionante e non è difficile esclamare: «Bella!», ed è proprio in questa esclamazione che va ricercato il senso originario del nome. “Krasnyj” infatti, nel russo antico aveva il significato di “bello” e solo successivamente è passato a significare “rosso”. Tra l’altro, popolarmente, questo luogo veniva chiamato “il posto degli incendi”, richiamando l’antica memoria dei frequenti incendi che avvenivano quando il Cremlino e buona parte della città erano di legno.

 

Il Tempio di Basilio il Benedetto

Una fiamma di pietre che si innalza verso il cielo

Il tempio di Basilio (foto di Petar Milošević via Wikimedia Commons)
Il tempio di Basilio (foto di Petar Milošević via Wikimedia Commons)
Sulla piazza Rossa, lasciando sulla sinistra il Mausoleo di Lenin da cui si dipanano lunghe file di turisti, si è subito catturati dalla mole variopinta di San Basilio, uno dei simboli di Mosca e, secondo il volere dei suoi costruttori, il punto focale per la crescita urbana. In effetti, guardando gli antichi dipinti, si può notare quanto l’edificio sacro svettasse sulle basse case dai tetti a tenda del quartiere dei mercanti. Diciamo subito che il Tempio di Basilio il Benedetto è il nome popolare della chiesa e si riferisce al diffuso culto che circondava un sant’uomo che pare sia morto durante l’edificazione della chiesa e che fu successivamente sepolto in una delle chiese laterali che compongono l’edificio; infatti la Cattedrale dell’Intercessione della Santissima Madre di Gesù sul Fossato, nome ufficiale del tempio, è composta da nove chiese che si sviluppano in altezza e sono coronate da cupole policrome a cipolla che però hanno assunto l’aspetto attuale nel corso dei secoli creando un unicum che non ha pari in Russia e che caratterizza così la chiesa moscovita.

San Basilio è stata definita “Gerusalemme”, testimonianza in terra della città celeste o fiamma che si innalza verso il cielo; provate a guardare bene l’intera struttura: avrete davvero l’impressione di star osservando una fiamma pietrificata.

 

La metropolitana di Mosca e il villaggio di Kolomenskoe

Dodici linee, 330 chilometri di ferrovia e anche rifugio antiatomico

La Chiesa dell'Ascensione a Kolomenskoe (foto di Ludvig14 via Wikimedia Commons)
La Chiesa dell’Ascensione a Kolomenskoe (foto di Ludvig14 via Wikimedia Commons)
Per avere un’idea di come fossero le chiese russe prima che San Basilio introducesse sostanziali innovazioni architettoniche, bisogna prendere la metropolitana e andare a Kolomenskoe – un tempo villaggio isolato su di un’altura e oggi parte della città – e visitare le sue splendide chiese fra cui quella dedicata all’Ascensione, patrimonio dell’Unesco, fondamentale per cogliere l’evoluzione dell’architettura sacra in Russia. Il luogo tranquillo e per lo più silenzioso permette di dimenticare quanto si sia immersi in una megalopoli che non ha momenti di stanca.

Il viaggio in metropolitana dal centro a Kolomenskoe, piuttosto lungo, permetterà di prendere non dico confidenza, ma contatto con la Metropolitana Lenin. Difficile comprenderne velocemente la logica: le informazioni in cirillico e la gran quantità di viaggiatori non sono d’aiuto per i turisti, ma non si può che restare impressionati dall’enormità dei lavori che hanno portato a compimento un’opera gigantesca – parliamo di dodici linee per uno sviluppo complessivo di circa trecentotrenta chilometri di ferrovia, solo parzialmente di superficie – che aggiunge alla semplice idea di servizio di trasporto un certo gusto per l’intrattenimento – e indottrinamento – dei viaggiatori mediante opere d’arte che ornano le quasi duecento stazioni e che risultano piacevoli e, al contempo, curiose.

Ognuna delle innumerevoli stazioni, infatti, ha uno stile particolare, identificativo, e ognuna reca un messaggio. Va detto che alcuni motivi decorativi sono pesantissimi, in uno stile roboante che può decisamente disturbare, ma ce ne sono di delicate ed eleganti come la stazione Majakovskaja, forse la più famosa dell’intera rete. Altro aspetto curioso è la profondità dei tunnel del metrò che non è dovuto a delle particolari condizioni territoriali, ma all’esigenza di fornire riparo ai moscoviti in caso di attacco nucleare.

 

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