Cinque cose da sapere per lavorare in Danimarca

La Danimarca e le sue leggi sul lavoro

Sociologi ed economisti nell’ultimo decennio ci hanno raccontato quello che, di fatto, già conoscevamo per esperienza personale: l’Italia, che ha avuto un passato di migrazioni piuttosto cospicue, è ritornata ad essere terra di esportazione di capitale umano, con l’unica differenza che se una volta ad andarsene erano i poveracci – che a volte finivano per ingrossare anche le fila della malavita all’estero – oggi sono soprattutto i laureati a lasciare lo stivale.

Una generazione aperta al mondo

Le cause sono ovviamente molte, ma due sono i fattori principali. Da un lato, i nostri giovani sono cresciuti con una maggior apertura al mondo che rende più facile gli spostamenti e il cambiamento di stile di vita. Dall’altro, la crisi economica ma anche l’immobilismo dell’economia italiana non lasciano molte speranze a chi è invece giovane e dinamico.

Ma una volta che si decide di partire, la domanda che sorge è: dove andare? C’è stato un periodo in cui l’unica meta possibile era la Spagna; poi è stata la volta della Gran Bretagna; ultimamente tira molto anche l’Australia. Eppure, al di là delle mode e delle tendenze del momento, in Europa la meta più sognata e vagheggiata sono i paesi nordici, soprattutto per la loro qualità della vita: iniziamo a scoprirli tramite questa prima guida alle cinque cose da sapere per lavorare in Danimarca.

 

Qualità della vita eccezionale

Anche per le donne

Il bello stile di vita dei danesiIl primo e probabilmente più importante fattore che può spingere un italiano a cercare lavoro in Danimarca è sicuramente la qualità della vita (ne avevamo già parlato anche noi in questo articolo sugli stati in cui si vive meglio).

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha stilato negli ultimi anni un indice, il Better Life Index, che tiene conto di tantissimi fattori, dalla facilità nel trovare alloggio agli stipendi, dal livello delle scuole a quello della sanità e così via.


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In questa classifica la Danimarca occupa il settimo posto globale (l’Italia è ventitreesima), con picchi soprattutto per quanto riguarda lo stato sociale, la qualità dell’ambiente, l’equilibrio tra lavoro e tempo libero (si vantano di avere la “regola dell’8”: 8 ore di lavoro, 8 di famiglia, 8 di riposo) e la soddisfazione dei cittadini; meno bene – ma comunque su livelli più che accettabili – i valori per quanto riguarda la sanità, il tasso di delinquenza e la disponibilità di case.

Ottima anche l’istruzione, con scuole e libri di testo moderni e gratuiti, mentre gli universitari non solo non pagano l’iscrizione ma ricevono anzi una quantità di denaro (circa 700 euro al mese, che crescono se si fa un lavoro part-time) per mantenersi.

Uno dei paesi più democratici del mondo

Ma non è solo questione di qualità della vita in generale. La Danimarca secondo l’Economist è anche il quarto paese più democratico del mondo (e tra l’altro ha una classe politica particolarmente giovane, nella quale non è raro trovare ministri sui trent’anni d’età), è il paese in tutto il mondo con meno variazione di reddito tra gli stipendi alti e quelli bassi e quindi con meno disparità sociali (l’Italia è addirittura cinquantaduesima, in questa graduatoria) ed è il settimo miglior paese al mondo per le pari opportunità.

Inoltre dispone dell’amministrazione pubblica meno corrotta al mondo ed è uno degli stati più competitivi a livello economico. Insomma, in generale il paese è alla pari, e a volte anzi supera, le migliori democrazie scandinave.

 

Flexicurity

Il mercato del lavoro e la disoccupazione

Laureati in cerca di un lavoro: tutti i datiMolto si è parlato in Italia in questi mesi del cosiddetto reddito di cittadinanza, facendo riferimenti, per la verità non sempre precisissimi, a sistemi come quello danese. Vediamo in realtà come funziona il mercato del lavoro in Danimarca.

Il principio cardine è quello della flexicurity, parola composta da flexibility e security: il sistema danese infatti permette licenziamenti e assunzioni molto facili, ma garantisce anche un sistema di coperture contro la disoccupazione. Per un’azienda, infatti, è possibile licenziare qualsiasi lavoratore con un preavviso che dipende dall’anzianità di servizio, ma che varia tra un minimo di uno e un massimo di sei mesi; non esistono criteri particolari: il datore di lavoro può licenziare per opportunità economica o per scelta, senza dover motivare in particolar modo le sue decisioni.


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Il disoccupato però è tutelato ma, al contrario di quanto si pensa, non tanto dallo Stato quanto da assicurazioni private. Lo Stato – tramite i Comuni – può infatti dare un piccolo contributo economico al disoccupato, ma la vera indennità di disoccupazione viene data dalle A-Kasse, fondi privati di assicurazione a cui il lavoratore si iscrive e ai quali versa una quota mensile del proprio stipendio (in genere poco superiore ai 50 euro).

Il sussidio

Una volta che diventa disoccupato, riceve da queste una quota anche abbastanza alta del salario precedente, ma proporzionata anche a quanto si è stati iscritti al fondo. Quindi chi inizia a lavorare in Danimarca è consigliato caldamente di sottoscrivere subito una di queste polizze.

Attenzione, però: il sussidio delle A-Kasse non è come il nostro, che si può ricevere anche senza far nulla. Il lavoratore deve infatti rimanere in Danimarca nei giorni lavorativi, dimostrare di aver mandato un certo numero di curriculum ogni settimana ed effettuare degli accessi al sito della A-Kasse: in pratica è pagato per cercare lavoro o per lanciare una propria nuova iniziativa economica. Quest’indennità può essere erogata al massimo per due anni su tre e può arrivare fino a 495 euro alla settimana.

 

Il CPR

Necessario per avere i privilegi dei danesi

Il CPR danesePer poter iscriversi alle A-Kasse ma anche per usufruire dei servizi sanitari e sociali, il cittadino europeo non danese ha bisogno di un CPR. Di cosa si tratta? Il CPR, chiamato anche Yellow Card, è un numero identificativo personale che si trova appunto in una card di colore giallo, che è un po’ come il codice fiscale in Italia o il numero di previdenza sociale negli Stati Uniti: permette di essere inseriti nel “sistema” danese e quindi di mandare i bambini a scuola, di andare dal medico, di aprire un conto in banca, di firmare i contratti e così via.

Lo si richiede all’Ufficio di Immigrazione e lo si può ottenere solo in presenza di alcune condizioni: prima di tutto bisogna avere un domicilio in Danimarca che si possa eleggere a propria residenza; poi sono necessari o un lavoro (anche part-time), o dimostrare di avere in banca almeno 8.700 euro per ogni adulto e 4.000 per ogni bambino, o infine essere iscritti a un’università danese.


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In alternativa, se si fa parte di una famiglia (formata dal matrimonio o da una convivenza con figli o ancora da una convivenza di almeno un anno e mezzo dimostrabile dalla residenza in comune) una persona può intanto ottenere il CPR per sé e poi gli altri componenti possono chiedere il ricongiungimento familiare. Dopo circa un mese si dovrebbe ottenere il proprio numero e, da qui, aprire un conto in banca, necessario anche per comunicare con la pubblica amministrazione, per pagare le tasse (che vengono calcolate direttamente dallo Stato) e così via.

In generale un lavoratore dell’Unione Europea ha diritto a cercare lavoro in ogni paese dell’Unione, Danimarca compresa, ed è quindi bene accetto, anche se nell’ultimo periodo la crisi economica ha dato vigore a partiti di destra antieuropeisti come il Partito Popolare Danese, che ha chiesto e ottenuto misure più severe contro l’immigrazione.

 

Tasse, auto e pensioni

Incentivi all’impresa e disincentivi all’inquinamento

I migliori film recenti catalogabili come commedie romanticheLa cosa forse più nota e particolare del vivere in Danimarca è il costo delle auto: l’imposta sui consumi, il corrispettivo della nostra IVA, si chiama MOMS ed ammonta al 25% del valore del bene; sulle auto però oltre al MOMS c’è un’ulteriore tassa del 180% che porta di fatto le auto a costare tre volte il loro prezzo netto.

Perché questa tassazione così elevata? Il motivo è che da un lato la Danimarca non ha industrie automobilistiche e quindi non ha da proteggere grandi produttori e posti di lavoro; dall’altro, ogni chilometro percorso in auto ha un costo per la collettività in peggioramento dell’ambiente, mentre un chilometro a piedi o in bicicletta porta beneficio alla società visto che si abbassano le spese sanitarie per i cittadini che usano questi mezzi: quindi la tassa è prima di tutto un incentivo ecologico.


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Per il resto, il livello delle tasse sui cittadini non è certo basso: secondo Eurostat, mentre in Italia la pressione fiscale supera il 45%, in Danimarca – il paese più tassato d’Europa – si arriva al 48% abbondante, con tra l’altro un’evasione fiscale praticamente nulla. Ma dai sondaggi il cittadino danese è contento di pagarle in cambio di ottimi servizi.

Dove le tasse sono più basse

Diverso è invece il discorso per le tasse sulle imprese e sul lavoro, visto che in Danimarca queste sono tra le più basse del continente, pari al 25%, ma è stato da poco approvato un ulteriore abbassamento che porterà l’aliquota al 22% entro il 2016 (in Italia siamo invece sopra al 42%). Ciò ovviamente stimola l’impresa e attira investimenti stranieri, che in Danimarca sono tradizionalmente abbastanza elevati.

Rimanendo su tasse e lavoro, bisogna citare anche il sistema pensionistico: al raggiungimento del sessantacinquesimo anno d’età ogni danese (ed ogni straniero in possesso di CPR, in proporzione a quanti anni ha passato nel paese) ha diritto a una pensione statale, che però è sostanzialmente la pensione minima ed è quindi piuttosto bassa: per questo ogni lavoratore tende a sottoscrivere una pensione integrativa alla quale versa parte del proprio stipendio. Per questo non ci sono molte trattenute in busta paga e gli stipendi netti sono mediamente più alti.

 

I lavoratori più richiesti

I siti dove cercare annunci

Legoland in DanimarcaDetto tutto questo, quali sono però i lavori più richiesti in Danimarca? Per farsi un’idea basta frequentare alcuni siti specializzati con offerte di lavoro in inglese: Work in Denmark è, ad esempio, un portale promosso dal governo danese, dove si trovano offerte di lavoro soprattutto per posizioni manageriali, ingegneri, esperti di marketing.

Molto richieste sono anche le professionalità nell’IT, nell’industria farmaceutica e nelle biotecnologie, mentre per ancora qualche anno ci dovrebbe essere una discreta domanda pure di medici. Più difficile trovare lavoro dall’Italia se non si è qualificati, ma in molti siti è possibile creare anche un proprio profilo in modo da venire avvisati qualora comparissero offerte di lavoro compatibili con le proprie capacità.

Senza dimenticare i Lego

Se poi siete appassionati di mattoncini, ogni tanto non è raro imbattersi in proposte di lavoro della stessa Lego, probabilmente la più celebre e amata delle industrie danesi, che ha la sua sede principale nella cittadina di Billund, al centro-sud del paese (cittadina di cui vi abbiamo raccontato anche qui).

Con la crisi economica degli ultimi anni la disoccupazione è un po’ cresciuta, ma gli uffici danesi stimano in tre mesi una media di tempo per trovare un nuovo lavoro, se qualificati. Ovviamente, all’inizio e soprattutto nelle aziende più grandi ci si può arrangiare con l’inglese, ma è poi opportuno frequentare anche un corso di lingua danese una volta giunti nel paese, anche perché in Danimarca si è molto orgogliosi delle proprie tradizioni culturali e linguistiche: i corsi si possono frequentare col CPR e sono gratuiti, ma se si programma di andare in Danimarca è conveniente darsi almeno un’infarinatura con alcuni corsi online.

 

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