Cinque cose da sapere per vivere negli USA

Vivere negli USA: la firma della Costituzione degli Stati Uniti in un dipinto del 1940 di Howard Chandler Christy

Nonostante negli ultimi anni i giovani italiani abbiano imparato a scoprire la Svezia, la Danimarca, il Canada e l’Australia, gli Stati Uniti mantengono ancora un certo fascino per chi sogna di (o è costretto a) trasferirsi all’estero.

Hollywood e le sitcom, d’altra parte, continuano a rinfocolare la brace del mito americano e, nonostante le crisi economica e la violenza che ogni tanto compare fortissima in quelle strade, vivere negli USA è ancora un sogno per chi riconosce a quel paese di essere la patria del capitalismo e la terra delle opportunità (anche per le donne).


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Se però davvero si vuole compiere il “grande salto”, quali sono le cose a cui bisogna prepararsi? Per cercare di rispondere a questa domanda abbiamo preparato una guida agile ma anche tutto sommato completa sulle cose da sapere per vivere negli USA.

 

1. Il visto da immigrante

La procedura per ottenerlo

Nonostante gli Stati Uniti siano un paese fondato sull’immigrazione, la politica attuale degli USA nei confronti dei cittadini stranieri è piuttosto restrittiva.

Mentre negli anni ’90, infatti, ci fu un forte ingresso di immigrati, dopo l’11 settembre le regole per i visti sono diventate più severe, e la presidenza Trump, anzi, le ha ulteriormente complicate. Ciononostante, ogni anno un buon numero di persone può trasferirsi legalmente negli Stati Uniti.

Donald Trump con la bandiera statunitense alle spalle
Per entrare nel paese serve un visto (a meno che non lo si faccia per ragioni turistiche e comunque non si rimanga più di 90 giorni); ce ne sono di vari tipi, ma si dividono fondamentalmente in due categorie: quello per l’immigrante, cioè per chi desidera stabilirsi negli USA, e quello per il non-immigrante, cioè chi è solo di passaggio.

Occupiamoci del primo. Diciamo subito che questo visto è il più difficile da ottenere e ha bisogno di un lungo iter burocratico. In ogni caso, il consolato a cui far riferimento è quello di Napoli.

A questa pagina si trovano tutte le informazioni del caso.

Un datore di lavoro negli States

In generale bisogna presentare domanda con parecchi mesi di anticipo rispetto alla data in cui si prevede di recarsi oltreoceano, accompagnandola con una serie di documenti molto specifici (certificato di nascita, passaporto, certificati di polizia, traduzioni autenticate, esami medici e vaccinazioni e così via), a cui si deve aggiungere un Affidavit of Support, cioè una garanzia finanziaria.

In pratica, la cosa più importante – al di là di tutta la burocrazia e del colloquio che si dovrà sostenere a Napoli – è che esista uno sponsor negli Stati Uniti che garantisca economicamente per noi.

Cioè l’ingresso negli Stati Uniti è vincolato al fatto che ci sia qualcuno, là, disposto ad assumerci, presentando anche la sua dichiarazione dei redditi a comprovare il buono stato di salute della sua azienda.

Senza un lavoro già sicuro, entrare negli USA in maniera permanente è quasi impossibile: le uniche eccezioni sono vincere la lotteria delle Green Card o avere una gran quantità di denaro da portare con sé come investitore.

 

2. L’assicurazione sanitaria

Spesso compresa nel contratto di lavoro

La cosa più importante da sapere quando si decide di trasferirsi negli Stati Uniti sono però le enormi differenze a livello di copertura sanitaria.

In Italia, infatti, lo stato sociale fa sì che tutte le cure primarie, per cittadini italiani e non, siano a carico dello Stato; negli Stati Uniti, invece, per ricevere cure anche elementari c’è bisogno di una assicurazione sanitaria.

L'assicurazione sanitaria in America
Il problema, in realtà, non dovrebbe più di tanto porsi: se avete un datore di lavoro disposto ad assumervi e a farvi da sponsor presso il consolato, allora molto probabilmente questo datore di lavoro vi farà anche un contratto in cui è già compresa una qualche assicurazione sanitaria.

Nella maggioranza dei casi, infatti, queste assicurazioni vengono stipulate con l’assunzione – soprattutto se l’azienda è di dimensioni medio-grandi – e le quote vengono detratte direttamente dallo stipendio.

Questo però implica anche che, perdendo il lavoro, si perdano i benefici dell’assicurazione e se ne debba stipulare una da soli; cosa che è comunque assolutamente da fare, visto che anche solo per un parto (cioè tre giorni d’ospedale) vi possono venire addebitati senza problemi più di 10mila euro.

Il costo delle medicine

La recente riforma di Obama ha ampliato le forme di copertura statale, che si rivolgono però soprattutto agli anziani o alle fasce a reddito più basso; tutti gli altri sono fortemente incentivati a stipulare un’assicurazione che in molti casi copre anche i congiunti e i figli, almeno fino al ventiseiesimo anno di età.


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Ultima cosa da tener presente: il costo dei farmaci è spesso estraneo alla copertura sanitaria, e quindi pesa interamente sul malato. La spesa quindi per le medicine, senza i contributi statali ma neppure gli accordi tra Stato e industrie farmaceutiche per tenere bassi i prezzi (accordi che negli USA sono illegali), può quindi essere particolarmente alta.

 

3. Il costo della vita

I prezzi e gli stipendi

Gli Stati Uniti sono un paese immenso, fatto di grandissime metropoli e di ampie zone rurali, diversissime per mentalità ma anche per il costo della vita. Innanzitutto bisogna sottolineare come ci siano differenze abissali tra le grandi aree urbane e il resto del paese; quindi, se non volete svenarvi, dimenticate Manhattan.

In ogni caso, com’è normale, ci sono cose per cui si spende molto di più che non da noi, e cose per cui invece si spende molto meno. Partiamo dalle necessità più elementari: la spesa negli USA è spesso molto economica, ma i prodotti sono più scadenti dei nostri.

Il retro della banconota da 1 dollaro, coi presunti simboli della massoneria
Automobili e benzina costano notevolmente di meno, ma c’è da dire che l’auto è praticamente l’unico mezzo in cui ha senso spostarsi, perché i treni e le altre forme di trasporto pubblico sono piuttosto care; più economico, in genere, l’acquisto di case e il pagamento delle bollette, ma gli affitti in certe zone sono veramente proibitivi.

Infine è piuttosto a buon mercato sono i prodotti di marca, sia nel campo dell’abbigliamento che della tecnologia.

La questione degli stipendi

Un capitolo a parte meriterebbe lo stipendio: negli Stati Uniti i salari sono generalmente molto più alti del corrispettivo europeo. Non fatevi però ingannare dalle sole cifre: c’è, infatti, una differenza di fondo notevole.

In Italia in busta paga trovate un corrispettivo lordo, una serie di trattenute (tasse, sistema pensionistico ecc.) e un corrispettivo netto; negli States invece, al di là di qualche piccola trattenuta, quasi tutto lo stipendio lordo si trasforma in netto e finisce nelle tasche del lavoratore.

Cosa significa questo? Che, certamente, il salariato può gestire più denaro, ma anche che deve metterselo da parte da solo per ogni evenienza: fate conto che pagare l’università al proprio figlio ha costi che superano i 100mila dollari e a volte anche i 200mila.

La pensione, poi, bisogna garantirsela tramite piani di accumulo; inoltre si devono considerare le tasse, che sono più basse delle nostre ma vanno pagate per intero, senza che siano già trattenute in busta paga.

Infine tenete conto che andando in pensione si perde l’assicurazione sanitaria e si entra nel programma statale, che copre solo una parte delle spese mediche.

 

4. La scelta della città

Tasse, famiglia e clima: Austin, Omaha, Portland e North Carolina

Come abbiamo detto all’inizio, il vostro ingresso negli Stati Uniti è fortemente condizionato dalle vostre possibilità lavorative: senza un lavoro sicuro difficilmente potrete risiedere nel paese. E, se avrete già un lavoro, avrete anche una città in cui sarà obbligatorio andare a vivere. Ma mettiamo il caso che possiate scegliere: ecco dove è meglio vivere.

Dal punto di vista economico, le metropoli più care sono New York, Los Angeles, San Francisco, Washington, Miami, Chicago; le città meno care risultano essere, invece, Portland, in Oregon, e Winston-Salem, in North Carolina.

Portland, negli Stati Uniti
Infine bisogna considerare che le tasse variano da stato a stato: ad esempio Alaska, Delaware, Montana, New Hampshire e Oregon non hanno l’IVA (esatto: niente tasse aggiuntive sugli acquisti), e in certi altri stati non si pagano tasse individuali sul reddito, o tasse sulla casa e così via.

Ma non bisogna tenere conto solo del denaro: la vita nelle grandi metropoli può essere complicata se si vuole tirare su una famiglia, e lì – come d’altronde sempre più anche in Italia – è consigliabile far crescere i propri figli nei sobborghi o in provincia.

La bellezza di Austin e Omaha

Inoltre, un peso non indifferente l’ha anche il clima, visto che le temperature medie variano in maniera notevole da città a città: si va dai climi umidi della Louisiana a quelli perennemente ghiacciati dell’Alaska, dal semideserto dell’Arizona alle nevi del Minnesota.

In generale, le statistiche ci dicono che le città migliori in cui vivere sono Austin in Texas, Omaha in Nebraska, Boulder in Colorado, Boise in Idaho, San Francisco in California (che è molto cara, ma che dà anche stipendi molto alti), Charlotte in North Carolina, Kansas City nel Missouri, Portland in Oregon, San Diego in California e Raleigh in North Carolina.

 

5. Le abitudini e le usanze

Cibo, mancia, passeggiate e socievolezza

Concludiamo con un po’ di folklore, che può essere molto utile nei primi tempi, per sopravvivere in un paese completamente nuovo.

Partiamo dal cibo. Prima di tutto dovete sapere che le porzioni americane sono per noi una cosa spropositata: nei ristoranti quella che è la porzione per una persona è, per le nostre abitudini, decisamente esagerata, e sarà difficile da finire.

Hamburger e patatine, il cibo tipico americano
D’altro canto, l’americano medio è abituato a sprecare senza problemi: vige una cultura che porta preferibilmente a comprare un oggetto nuovo anche quando quello vecchio sarebbe, ai nostri occhi, ancora più che valido.

Inoltre, sempre nei ristoranti tenete conto che i prezzi esposti sono al netto delle tasse (il corrispettivo dell’IVA) e della mancia da lasciare al cameriere: le tasse sono piuttosto basse (a New York dell’8%, per dire), mentre la mancia di solito si aggira tra il 15% e il 20% del totale.

La mancia è bene lasciarla anche al bar per il servizio al banco (anche se lì può bastare un solo dollaro), al tassista (da 1 a 5 dollari in più a seconda della lunghezza del tragitto) e anche al ragazzo che vi porta la pizza a domicilio (sempre dai due ai cinque dollari).

Attenzione alla polizia

Altre cose da sapere: come già detto, gli spostamenti avvengono tutti in auto, ma non solo da città a città, bensì anche all’interno della città stessa.

Tranne in rarissime eccezioni (New York e, al limite, San Francisco), gli americani non sono soliti passeggiare, anche perché ogni cosa è distante parecchie miglia dall’altra e tutto è disegnato per una popolazione che si muove in automobile.


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Infine, vi dovrete abituare a una polizia molto più severa che non in Europa, a una perenne necessità di esibire i vostri documenti (soprattutto per bere alcolici), ma anche a un’estrema socievolezza degli americani che li porta a intavolare conversazioni con una frequenza che a noi può a volte sembrare invadente.

 

I gruppi etnici più diffusi negli Stati Uniti

Prima di concludere, vogliamo darvi qualche altro dato sulla composizione della società americana. Trasferirsi là, infatti, vuol dire relazionarsi con una comunità multietnica, che vive questa sua difformità non senza problemi.

L’idea che abbiamo di vari gruppi etnici, infatti, può non essere del tutto completa, sia perché le percentuali vanno mutando di anno in anno, sia perché la TV e i film non sempre rendono piena giustizia di tutte le comunità, che non vengono adeguatamente rappresentate.

I gruppi etnici negli Stati Uniti
Il censimento del 2019 dice che in generale, negli Stati Uniti, il 60,4% della popolazione è “bianca non ispanica” (questa la definizione ufficiale, che fotografa chi ha origini europee); il 18,3% è ispanica (perlopiù ha origine dal centro e dal sud America); il 13,4% è afroamericana; il 5,9% è asiatica; l’1,3% è nativa americana.

Interessante, poi, è però anche il dato sulla provenienza, o meglio sulla provenienza degli antenati. Il gruppo più popoloso è quello di origine tedesca (14,7% del totale), seguito da afroamericani, messicani, irlandesi, inglesi, italiani, francesi, polacchi, scozzesi, portoricani, norvegesi, olandesi, svedesi, cinesi, indiani.

Gli italoamericani, stando al censimento del 2015, sono circa 17 milioni, pari al 5,5% della popolazione complessiva.

La differente localizzazione geografica

Queste diverse zone d’origine, però, si diversificano molto a seconda delle zone degli Stati Uniti. La popolazione di origine tedesca si trova infatti perlopiù nel Midwest, o comunque nella parte settentrionale del paese.

La fascia meridionale che va dalla California al Texas, invece, vede come principale gruppo etnico quello di origine messicana. Gli stati del sud-est, quelli della Guerra di Secessione, invece hanno come principale gruppo etnico quello afroamericano.

Gli italoamericani rappresentano il gruppo di maggioranza relativa, invece, nello stato di New York e nel New Jersey, mentre nel Massachusetts e in generale nel New England dominano quelli di origine irlandese o inglese.

 

E voi, quale aspetto della vita negli USA preferite?

 

C’è altro da sapere per vivere negli USA? Segnalalo nei commenti.

1 COMMENTO

  1. Molto utile questo articolo, veramente molto! L’unico modo quindi di poter vivere per un po gli stati uniti d’America se NON abbiamo un datore di lavoro però…. NON l’avete detto! Non l’avete fatto perché non potete dire questo genere di cose vero?

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