Cinque cose da sapere su La passeggiata di Chagall

Alla scoperta di La passeggiata, capolavoro di Marc Chagall

La passeggiata è sicuramente uno dei quadri più famosi di Marc Chagall. Realizzato tra il 1917 e il 1918, è un olio su tela di forma quasi quadrata, conservato al Museo di Stato Russo di San Pietroburgo. E – nonostante sia stato dipinto in un periodo di grande fermento storico – non ha nulla a che vedere con la politica. Si occupa, piuttosto, di un sentimento molto più profondo e ancestrale, che l’arte contemporanea ha spesso trascurato: l’amore.

Una elaborata semplicità

Nonostante la fama del pittore bielorusso abbia impiegato parecchi decenni a svilupparsi ed imporsi in Europa, questo quadro negli ultimi anni è diventato celeberrimo.

Dalla sua ha infatti una grande semplicità ma allo stesso tempo profondità di elaborazione, sia a livello di colori che di temi. E soprattutto la capacità di cogliere qualcosa che è difficile comunicare a parole, ma che risalta sulla tela.

Nato a Vitebsk, nella Russia zarista, nel 1887, Chagall si chiamava in realtà Moishe Segal ed era ebreo. Si trasferì, giovanissimo, a Parigi per avvicinarsi alle avanguardie artistiche, ma ritornò presto in patria.

Qui visse alcuni degli anni migliori della sua vita, trovando amore e felicità (anche se la rivoluzione bolscevica, dopo un iniziale entusiasmo, gli diede qualche delusione). Trasferitosi poi in Francia, acquisì la nazionalità francese e morì molto anziano – dopo una breve fuga negli Stati Uniti durante l’occupazione nazista –, nel 1985.

Oggi ripercorriamo cinque cose che è importante sapere sul suo quadro più famoso, appunto La passeggiata.

 

1. Lui è l’artista, lei è Bella Rosenfeld

L’origine della storia d’amore

Il quadro La passeggiata di Marc Chagall
Il quadro La passeggiata di Marc Chagall

Partiamo intanto dai soggetti rappresentati nel quadro. Al centro della scena c’è infatti una coppia che si tiene per mano. Non è, però, una coppia scelta a caso. L’uomo, che guarda dritto verso l’osservatore, è infatti lo stesso Chagall. La donna è invece Bella Rosenfeld, sua moglie.

L’aveva sposata un paio d’anni prima della realizzazione di quest’opera, nel 1915. Ma la conosceva e frequentava già da tempo. A quanto sappiamo, l’amore era sbocciato attorno al 1909, a Vitebsk, città natale di Chagall.

All’epoca lui aveva 22 anni e non abitava più stabilmente in città, visto che si era trasferito a San Pietroburgo in cerca di fortuna. Di tanto in tanto, però, ritornava a trovare la famiglia in Bielorussia, e qui si era innamorato di Bella.

La descrizione di Chagall

Nella sua autobiografia Chagall descrive quell’incontro in toni entusiastici: «Il suo silenzio è il mio, i suoi occhi i miei. È come se lei sapesse tutto della mia infanzia, del mio presente, del mio futuro, come se mi potesse vedere attraverso». Lei era molto più giovane di lui e in quel momento aveva, in realtà, appena 14 anni.

La storia d’amore fu abbastanza osteggiata, soprattutto dalla famiglia Rosenfeld. Entrambi i ragazzi erano ebrei, ma i Rosenfeld erano ebrei ricchi – gioiellieri, per la precisione – mentre i Segal erano ebrei poveri. C’era poi da considerare la differenze d’età e il fatto che Marc non avesse certo un lavoro “tradizionale”.

Ciononostante, convolarono a nozze qualche anno più tardi. E rimasero sposati per quasi un trentennio, fino alla morte di lei, avvenuta prematuramente nel 1944.

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2. Vitebsk sullo sfondo

I colori della città

La casa-museo di Chagall a Vitebsk (foto di Paju via Wikimedia Commons)
La casa-museo di Chagall a Vitebsk (foto di Paju via Wikimedia Commons)

La scena, come detto, è dominata dai due amanti, che si tengono per mano mentre lei vola (e di questo tema parleremo più diffusamente a breve). Sullo sfondo, però, si intravede una città, quasi tutta rappresentata in verde.

Si tratta di Vitebsk, luogo d’origine sia di Chagall che di Bella. Il pittore, d’altra parte, vi era notevolmente legato. Lì aveva passato l’infanzia, difficile ma comunque gioiosa. Vi aveva trovato l’amore. Lì si sentiva a casa, anche quando – e gli capitò per gran parte della sua vita – era costretto a vivere all’estero.

«La mia patria esiste solo nella mia anima», usava dire mentre risiedeva a Parigi. E nella capitale francese, infatti, viveva quasi come un recluso, frequentando altri espatriati russi ma non gustandosi le bellezze e le attrazioni della metropoli.

Nei quadri parigini faceva, d’altra parte, sempre capolino Vitebsk, rappresentata in maniera surreale, quasi che uscisse da un sogno ad occhi aperti.


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Tornò là, come detto, per sposare Bella, con l’idea di portarla con sé a Parigi, dove sicuramente il mercato offriva più opportunità. Si trovò però bloccato in Bielorussia dallo scoppio della Prima guerra mondiale.

Inoltre arrivò, poco dopo, la Rivoluzione d’ottobre. In questa fase divenne anche commissario per l’arte della sua città natale, ma si dimise presto dall’incarico. E lasciò Vitebsk prima per Mosca e poi per la Francia.

La città appare sullo sfondo del quadro, visto che la scena rappresenta un pic-nic nella campagna bielorussa. Il verde delle case, quindi, venne scelto per fare da complemento al rosso della tovaglia, su cui si scorge una bottiglia di vino ed un bicchiere.

Tutte le case appaiono dipinte della stessa tonalità del prato, con un’unica eccezione. Sullo sfondo più lontano infatti appare quella che pare essere una chiesa o una sinagoga, più eterea e “rosata”. Una scelta cromatica dovuta al fatto che quel luogo si occupava di cose spirituali, meno concrete e materiali.

 

3. L’amore è come un volo

Un tema ricorrente

Il compleanno di Marc Chagall
Il compleanno di Marc Chagall

Arriviamo al punto chiave del quadro, alla cosa che si nota per prima: Bella vola. È l’aspetto più poetico e che più affascina l’osservatore. La cosa che trasforma il quadro in qualcosa di profondamente originale ed inatteso.

In realtà, però, non era la prima volta che Chagall rappresentava l’amore come un volo. Anzi, si può dire che questa metafora sia uno dei tratti ricorrenti della sua arte.

Già nel 1915 aveva realizzato infatti un capolavoro simile. Si intitola Il compleanno ed è conservato al MoMA di New York. Nonostante i soggetti siano gli stessi, a volare non è tanto Bella, che anzi appare sorpresa, ma lo stesso Chagall.

La tela venne dipinta poco dopo il ritorno del pittore in Bielorussia. Qui, proprio per festeggiare un compleanno, Bella portò a Marc un mazzo di fiori. E lui, entusiasta e pieno di trasporto, finì per baciarla. Si sarebbero sposati in quello stesso anno.


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Ne Il compleanno, però, non solo cambia la persona che vola, ma cambia anche il modo. Il volo del pittore è infatti strano, irreale. Lui letteralmente si contorce per riuscire a baciare lei, tanto che il collo gli si gira completamente. Bella sembra sorpresa di tale acrobazia, che però manifesta l’impossibilità di rimanere lontano da lei.

In La passeggiata a volare è invece la donna, quasi fosse un palloncino che rischia di volare via da Marc. Lui la tiene con la mano sinistra, la mano del cuore.

E a noi questa posa sembra – in tono più gioioso – quasi ricordare il celebre verso di De André da La canzone di Marinella: «Tu lo seguisti senza una ragione / come un ragazzo segue un aquilone». C’è d’altronde, nel viso di Chagall, tutto l’entusiasmo per un amore profondamente felice.

 

4. I vari simboli

L’uccello, la cavalla

Bella Rosenfeld, fotografata con addosso un vestito che spesso Chagall riproduceva nei suoi quadri

È ormai evidente che il quadro di Chagall presenta vari simboli. Cerchiamo, in velocità, di vedere i più importanti. Intanto abbiamo detto che Marc tiene Bella con la mano sinistra, ma avrete notato che pure nella mano destra c’è qualcosa.

Si tratta di un piccolo uccello, che rappresenta la libertà e il contatto con la natura che l’amore per Bella sembra donargli.

Guardando con attenzione, sullo sfondo a sinistra si nota un cavallo in lontananza. Anzi, si pensa si tratti di una cavalla, intenta a brucare l’erba. I critici vi leggono un ulteriore tentativo di mostrare la connessione con la natura, ma anche un simbolo della passione che si nutre, dell’impeto e della forza che si rifocillano.

 

Il vento

Bella è invece quasi trascinata via dal vento. Parlavamo, prima, non per nulla di un aquilone. Anche in questo caso l’intento è quello di simboleggiare la potenza del vero amore, una forza prorompente che “porta via”.

Da notare che anche Marc sembra quasi in procinto di librarsi in volo, trascinato da lei. Come se il piano terrestre tendesse ad andare verso quello celeste.

 

5. I richiami al cubismo

Le case sullo sfondo

Finestre simultanee sulla città, capolavoro del 1912 del cubismo orfico di Robert Delaunay
Finestre simultanee sulla città, capolavoro del 1912 del cubismo orfico di Robert Delaunay

Nel quadro, soprattutto per quanto riguarda la città sullo sfondo, si scorge fortissima l’influenza del periodo parigino. E soprattutto del cubismo e dell’arte di Robert Delaunay.

Quest’ultimo pittore francese, di cui abbiamo parlato anche altrove, aveva sposato un’espatriata ucraina, Sonia Terk, e frequentava spesso i vari pittori russi (o comunque slavi) che risiedevano a Parigi.

Proprio negli anni in cui Chagall si trovava in Francia, Delaunay aveva dato vita alla corrente del cubismo orfico, in cui le forme geometriche si moltiplicavano tramite i colori in veri e propri vortici cromatici.

La scomposizione dello spazio tipica del cubismo si sposava quindi con un’intensa gioia di vivere, che sfociava a tratti in alcune anticipazioni di arte astratta. D’altronde, Delaunay era amico anche di Kandinskij, altro russo che stava lavorando in quella direzione.

A Parigi

L’influenza cubista era emersa nell’opera di Chagall nei primi anni ’10, mentre viveva a Parigi. D’altronde, quella era all’epoca l’avanguardia dominante nella capitale francese. Gli avrebbe fatto compagnia per vari anni, ma l’avrebbe poi progressivamente abbandonata, cercando una cifra stilistica più personale.

 

 

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