Insegnando italiano e storia negli istituti tecnici e professionali, in questi brevi anni di carriera mi sono spesso trovata di fronte al muro della diffidenza verso la letteratura. «Che palle, prof! Ma questo non aveva niente di meglio da fare che scrivere ‘ste robe?» è una frase media all’inizio di un’entusiasmante lezione sull’ottimo Giacomo Leopardi. Ma se è vero che i miei studenti alla fine (fortunatamente) si appassionano, è vero anche che la letteratura, così come spesso viene proposta a scuola, è un poco noiosa.

Mentre mi arrovellavo per cercare metodi di animazione delle mie lezioni, ho compiuto 30 anni e un caro amico mi ha fatto un regalo che mi ha illuminato: Vite segrete dei grandi scrittori italiani di Lorenzo Di Giovanni e Tommaso Guaita.

Una letteratura del tutto alternativa dove sono raccontati aneddoti e fattacci della vita dei nostri vati.

Leggendolo ho capito: il segreto per non far odiare la letteratura è spiegare che anche i grandi autori sono stati umani (maldestri, perversi, irascibili, mammoni e chi più ne ha più ne metta). La biografia di un autore è fondamentale per comprenderlo fino in fondo e lo sono altrettanto i suoi altarini.

Per questo motivo ho deciso di rendervi partecipi di questi aneddoti – che, sia chiaro, sono tutti fatti documentati e non meri esempi di gossip – con un piccolo ciclo di cinquine sulle vite segrete dei grandi scrittori italiani.

Chi sono i vostri preferiti? Nel frattempo parto dal mio preferito: Luigi Pirandello. Siciliano, commediografo e romanziere di fama internazionale, Pirandello ha cambiato il volto della letteratura italiana a cavallo tra Ottocento e Novecento, spiegando, in estrema sintesi, come tutti indossino una maschera e come questa muti in base a chi la guarda.


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Da qui abbiamo tutta una serie di conseguenze: l’inautenticità dei rapporti umani, l’impossibilità di comunicare e di conoscere la verità, la solitudine a cui è destinato l’uomo.

Bene, tutti conosciamo Il fu Mattia Pascal, ma quanti sanno che il titolo della celebre commedia Sei personaggi in cerca d’autore nelle prime rappresentazioni venne cambiato in Sei personaggi in cerca di pubblico?

 

1. Chi è quel bell’uomo nello specchio?

Chi l’avrebbe mai detto che Pirandello era talmente narcisista, almeno in giovane età, da non resistere alla tentazione di baciare lo specchio che rifletteva la sua immagine? Ebbene, è proprio così.

Luigi Pirandello negli anni '30

Ed è stato lui stesso a confessarlo all’allora futura sposa Maria Antonietta Portulano in una lettera: «È un vizio a cui vorrei rinunciare per non appannare gli specchi», scriveva il giovane Luigi. Ma chissà se veramente voleva rinunciare alla possibilità di baciare l’immagine di se stesso.

 
Secondo quanto emerge dai carteggi, quindi, pare che questo vizio venisse espletato dal romanziere per perdonarsi di aver detto una fesseria, quando era arrabbiato, e, più semplicemente, perché si piaceva moltissimo. Era un bell’uomo, dunque; talmente bello che egli stesso non riusciva a resistersi.

 

2. Un professore irresistibile

A tutti è capitata una cotta tra i banchi di scuola e a più di qualcuno sarà capitato che l’oggetto del desiderio fosse un insegnante, seppur con tutta l’innocenza del mondo. Bene, a Pirandello, professore integerrimo di lettere, capitò più e più volte.

Pirandello negli ultimi anni della sua vita

D’altra parte, se lui stesso si trovava irresistibile, come potevano resistergli orde di giovani studentesse? Non potevano, appunto. E così, le lezioni del buon Luigi erano tutte un sospiro e una risatina per essere notate dal prof che, però, non gradiva e continuava, imperturbabile, la sua lezione.

 
Tre i casi più eclatanti: una studentessa gli scrisse una lettera dove minacciava d’uccidersi se lui avesse continuato ad ignorarla, un’altra gli riempì le tasche di bigliettini amorosi e una terza, addirittura, arrivò a spogliarsi davanti a lui.

Come avrà reagito quel Narciso di Pirandello? Con richiami, urli e note sul registro. Lui poteva anche baciarsi nello specchio, ma le sue studentesse non gli si potevano (giustamente) avvicinare! Era un uomo tutto d’un pezzo, lui.

 

3. Sei personaggi in cerca di… pubblico

Se oggi Sei personaggi in cerca d’autore è l’opera teatrale più nota di Pirandello, il suo esordio non fu proprio un successo. Alla prima, infatti, nel teatro Valle di Roma, il pubblico in sala urlò “buffone” e “manicomio”, a sottolineare che lo spettacolo proprio non era piaciuto.

Una compagnia impegnata nella rappresentazione di Sei personaggi in cerca d'autore

Non contento, però, Pirandello salì sul palcoscenico per ricevere gli insulti e venne bombardato da un lancio fitto di monetine che lo portò a scappare verso il taxi inseguito dai contestatori.

 
Sebbene chi avesse apprezzato tentasse di sottolineare l’innovazione di Sei personaggi, per le successive tre serate il teatro rimase quasi vuoto e l’impresario cambiò il titolo in cartellone in Sei personaggi in cerca di pubblico. La società dell’epoca, forse, non era ancora pronta.

 

4. La mamma è sempre la mamma

Il primo grande amore di Pirandello fu senza ombra di dubbio sua madre, donna Caterina. E quando il giovane scoprì che don Stefano, suo padre, la tradiva, non la prese affatto bene, anzi decise di seguirlo in uno degli incontri con l’amante.

Luigi Pirandello in gioventù

Così si intrufolò nel convento in cui il fedifrago si incontrava con la donna ed entrò come un ciclone nella camera che ospitava i due amanti.

 
Se suo padre riuscì a nascondersi dietro le tende di un confessionale, la donna non fu così fortunata e si beccò un bello sputo in faccia da parte di Luigi, sdegnato e schifato da tanta infedeltà. La madre, che non seppe mai della faccenda, però, ne fece le spese.

Don Stefano, infatti, infuriato per essere stato interrotto nell’idillio d’amor carnale, al suo rientro a casa la picchiò furiosamente senza spiegazioni. La poverina, quindi, non solo fu tradita, ma anche picchiata.

 

5. Folle di gelosia o folle e basta?

Quello tra Pirandello e Maria Antonietta Portulano fu un matrimonio combinato dalle famiglie che non faceva presagire nulla di buono. A dispetto delle attese, però, i due per qualche anno si amarono davvero. Ma l’amore ben presto finì e lasciò spazio a gelosie, scenate e atti di pura pazzia.

Luigi Pirandello mentre discute con i suoi attori Marta Abba e Lamberto Picasso

La causa scatenante? Pirandello aveva accettato una cattedra in una scuola femminile (che, come abbiamo visto, non lo turbava minimamente) e la moglie non sopportava questa cosa.

 
A questo si aggiungano che Pirandello aveva fatto amministrare la dote della moglie al padre, che però nel 1903 aveva perso tutto, e la scelta del figlio primogenito Stefano di arruolarsi nella Prima guerra mondiale (non fece in tempo ad arrivare al fronte che fu subito fatto prigioniero).

Il matrimonio tormentato con Antonietta

Così, tra deliri e scenate, una notte Pirandello si svegliò di soprassalto e trovò Antonietta ai piedi del letto con lo sguardo stralunato e un coltellaccio da cucina in mano.

In tutto ciò, nel suo delirio, la moglie lo accusò di un rapporto incestuoso con la figlia più piccola, Lietta (la giovane, esasperata, tentò il suicidio), e smise di mangiare per paura d’essere avvelenata dal marito. La soluzione si rivelò essere una sola: il manicomio.

Così, con il trasferimento di Antonietta in un istituto, Pirandello si dedicò alla scrittura a tempo pieno fino all’arrivo della giovanissima attrice Marta Abba, che diventò la sua ossessione fino alla morte.

 

Segnala altre cose della vita di Luigi Pirandello che forse non sapete nei commenti.